Sunday, November 30, 2008

Gibuti: guardando verso Oriente



Nome Ufficiale:جمهورية جيبوتي - République de Djibouti)
Capitale: جيبوتي (Gibuti)
Superficie: 23.200 km²
Popolazione (2007): 807.000 (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 86,1% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 35% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: arabo, francese (ufficiali), afar e somalo
Religione: Islam
Gruppi etnici: Afar, Issa, Gadabuursi, Isaaq, Arabi
PIL (2007): 834 milioni USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 27 giugno 1977
Capo di Stato:
Ismaïl Omar Guelleh (in carica dalle elezioni presidenziali del 9 aprile 1999)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gibuti

Sapete che qui ad Abu Dhabi ci sono moltissimi gibutini? Ma davvero tanti… L'ultima volta che ne ho conosciuti ero ad un party a casa di amici quando ha fatto irruzione 'sta ragazza bellissima circondata da ragazzetti con la faccia da etiopi (avete presente la tipica faccia del Corno d'Africa, sì?). Beh, la ragazza mi sente parlare in francese con qualcuno e si avvicina e mi inizia a parlare in francese, al che, io che pensavo che fosse etiope, faccio una figura di merda e le dico: "Cavolo come parli bene francese, dove l'hai imparato?" e lei "Veramente è la mia lingua madre", ed io (idiota) "Ma dai, e io che pensavo fossi etiope!". A quel punto m'ha guardato come per dire "ma ci sei o ci fai" e mi ha risposto, secca: "No, sono di Gibuti! Conosci Gibuti?" guardandomi con aria sprezzante. Superato questo piccolo "incidente diplomatico", forse perché era contenta che io sapessi perlomeno collocare Gibuti sulla carta geografica, si scioglie un po' e cominciamo a parlare. Quando mi sono allontanata, ho notato che immediatamente una mandria di inglesi si è gettata sulla ragazza, prontamente "difesa" dai suoi bodyguard adolescenti.
Qualche giorno più tardi un amico mi ha raccontato che alla fine del party c'è stata una rissa tra gli inglesi ed i gibutini: gli inglesi continuavano ad insinuare cose sulla ragazza ed a provarci in modo pesante ed i connazionali di lei hanno reagito a tono. Purtroppo, qui negli Emirati, alcune nazionalità sono segnate: per esempio, come mi raccontava anche Desiet (la ragazza eritrea di un vecchio post che mi vergogno a linkare perche' mi sono appena accorta che contiene un orrore di ortografia nel titolo), se sei una ragazza proveniente dal Corno d'Africa lo stereotipo vuole che tu sia una prostituta (e nemmeno di bordo troppo alto…). Lo so che fa schifo, ma qua funziona così. Purtroppo. Ma non preoccupatevi: io schifo solo gli italiani! ;-)

Oltretutto, Gibuti è famosa perché c'è una brigata della Legione Straniera francese. Come dite? Non è famosa per questo? E che ne so, io da piccola leggevo sempre la collezione di Segretissimo di mio padre (quelli originali, degli Anni '60 e '70, con le copertine disegnate a mano) e, in un modo o nell'altro, Gibuti veniva menzionata sempre… Ero convinta fosse una città magica, affascinante, un po' noir… poi ho visto le foto ed ho capito che mi sbagliavo.
Ora, per tornare ad argomenti più seri, e ad affari di famiglia (futura), sappiate che Gibuti sta conoscendo un incremento degli investimenti da parte di imprese provenienti dal Golfo Persico, che hanno già iniettato più di 600 milioni di dollari in grandi opere, che vanno dal rinnovamento delle infrastrutture portuali (per esempio a Doraleh) alla costruzione di raffinerie, passando per gli alberghi di lusso.
Gibuti, così come tutta la regione del Corno d'Africa, ha sempre avuto grandi contatti e scambi commerciali con la Penisola Arabica, specialmente con lo Yemen, che si trova solamente ad una ventina di chilometri dalle coste di Gibuti (una grande comunità di expatriates yemeniti vive nell'ex-colonia francese). Un altro progetto in fase di approvazione è quindi la costruzione di un ponte che colleghi Gibuti allo Yemen, progetto, questo, presentato dalla Middle East Development di Tariq Mohammed bin Laden (fratellastro del più famoso Osama, nonché zio di… Omar! Bravi, vedo che siete stati attenti!).
La costruzione del Bridge of the Horns è iniziata alla fine dello scorso mese di luglio e la data prevista per il completamento dei lavori e l'inaugurazione del ponte è il 2020: il ponte avrà una lunghezza di 29 km e includerà un'autostrada a 6 corsie, 4 linee ferroviarie leggere, un oleodotto ed un acquedotto, più due città gemelle alle due estremità del ponte (entrambe chiamate Al-Noor City), per un costo totale compreso tra i 20 ed i 30 milioni di dollari. Le stime prevedono che circa 100000 automobili e 50000 passeggeri della linea ferroviaria attraverseranno il ponte quotidianamente, oltre alle migliaia di tonnellate di carichi in camion e vagoni ferroviari: gli analisti credono che quindi il progetto aumenterà gli scambi commerciali tra la Penisola Arabica ed i Paesi del Corno d'Africa e, inoltre, che aiuterà milioni di pellegrini africani a raggiungere l'Arabia Saudita per l'hajj e faciliterà il trasporto di prodotti agricoli e bestiame dal continente africano ai mercati della regione del Golfo. A questo proposito, è stata proposta una nuova autostrada per connettere Al-Noor City a Dubai, mentre non ci sono progetti di strade che colleghino il poco popolato Gibuti con i popolosi centri di Addis Ababa o Khartum. The Economist, sottolineando che i pianificatori hanno dichiarato che il progetto farà di Al-Noor City il "centro finanziario, educativo e medico dell'Africa", ha commentato: "gli africani potrebbero chiedersi perchè il centro non venga costruito in una porzione d'Africa dove vivono più africani e che ha cibo ed acqua."
Effettivamente Gibuti ha ancora molti problemi a livello economico e sociale ed alcuni analisti, considerando anche la situazione altamente instabile del Corno d'Africa e la presenza di milizie jihadiste nella vicina Somalia, vedono nel Bridge of Horns una minaccia alla sicurezza del contingente AFRICOM (
qui un articolo in inglese, per esempio).
Comunque, tutti questi progetti, come anche il progetto di un oleodotto per portare il gas naturale dalla regione etiope dell'Ogaden al porto di Gibuti e gli investimenti di DP World (per esempio nel settore aereo, attraverso la Daallo Airlines), dovrebbero aiutare il Paese a far ripartire l'economia, che negli ultimi anni non era stata molto soddisfacente, soprattutto a causa del gran numero di importazioni di cui risente il Paese e dell'aumento dei prezzi di determinati beni d'importazione sui mercati internazionali: Gibuti, infatti, esporta soprattutto bestiame e pelli ed importa tutti gli alimenti di uso comune.
Finora l'economia era stata pesantemente dipendente dalle entrate militari e portuali, aiutando ben poco i gibutini (principalmente agricoltori e pastori), tanto che si stima che la maggioranza della popolazione è disoccupata. Una grave siccità inoltre si era abbattuta sulle regioni interne da ottobre 2006 ad aprile 2007, lasciando più di 50.000 dipendenti dagli aiuti umanitari.
Un altro problema del Paese è il fatto di avere dei vicini così grandi ed instabili: a giugno, per esempio, un conflitto è scoppiato tra Gibuti e l'Eritrea per questioni di confini. Pare che a gennaio di quest'anno l'Eritrea avesse chiesto il permesso di oltrepassare il confine nella regione di Ras Doumeira, nel nord del Paese, per prelevare sabbia da utilizzare per una strada e che invece abbia occupato delle colline della zona. A metà aprile Gibuti con una lettera ha chiesto l'intervento delle Nazioni Unite, dichiarando che l'Eritrea aveva messo su fortificazioni e scavato trincee su entrambi i lati del confine e rivendicato la zona come territorio eritreo.
Viste le relazioni tese tra il suo paese e l'Eritrea, ovviamente il Primo Ministro etiope Meles Zenawi non ha perso occasione per gettare legna al fuoco, dichiarando che il litigio era "una minaccia alla pace ed alla sicurezza dell'interna regione del Corno d'Africa" (certo, mannaggia a loro... altrimenti è una regione dalla sicurezza e stabilità impeccabili! Ma mi facci il piacere!) e che, in caso di guerra, l'Etiopia avrebbe protetto il proprio corridoio commerciale che passa attraverso Gibuti.
Le cose sono precipitate il 10 giugno, quando le forze armate eritree hanno aperto il fuoco contro Gibuti chiedendo che alcuni disertori dell'esercito eritreo che si erano rifugiati nel Paese facessero ritorno in patria. Gli scontri tra le due forze sono andati avanti per diversi giorni, finché, il 13 giugno, le milizie gibutine hanno annunciato che i combattimenti si erano placati.
La situazione tra i due Paesi, però, continua ad essere tesa e le relazioni diplomatiche sono ad un punto morto.


Per la Mente (Libri):
Le Pays sans Ombre (Abdourahman Waberi);
Transit (Abdourahman Waberi);
Aux Etats Unis d'Afrique (Abdourahman Waberi);
The Train to Djibouti (Lara Kassa);
Le Mal Djiboutien. Rivalités Ethniques et Enjeux Politiques (Ali Coubba);
Le Verdict de l'Arbre (Ali Moussa Iye)

Per la Bocca (Cibo):
So che, nonostante si mastichi, non è propriamente un cibo, ma anche a Gibuti il
qat è molto diffuso (probabilmente grazie ai traffici marittimi con lo Yemen ed all'importante comunità yemenita presente nel Paese) ed, anzi, viene usato soprattutto per aiutare la concentrazione durante le cerimonie religiose. Qui negli Emirati è proibito! (però si trova una specie di "surrogato di qat" pakistano, il nejwar, che non si mastica, ma fa più o meno lo stesso effetto di rincoglionimento…)


Thursday, November 27, 2008

Di tutto un po'... (post-polpetta)


stanotte, svegliandomi sudata dal mio sonno infestato dal ricordo del parcheggio di sabbie mobili nel centro di abu dhabi (esiste davvero!), mi e' balenato in mente di aver lasciato un sacco di argomenti in sospeso qui sul blog.
non sia mai che si dica che non vi penso, carissimi!

faccio un breve riassunto, mischiando tutto quello che mi viene in mente come l'impasto per fare le polpette:


1. intanto il pericolo-mohammed e' stato scampato, quindi mi sono riappropriata del mio laptop e, armadomi di un po' di buona volonta', riusciro' finalmente a postare qualcos'altro sull'africa (ed anche sulla donna).

2. devo ricordarmi di fare una lista dei libri raccolti per "a modest proposal" e, nel caso, accetto consigli sul da farsi.

3. a mr. k. e' passata la mid-life crisis e pare che stia aspettando un visto per l'italia dove ha vinto una borsa di studio per frequentare un master all'universita' di pavia.

4. la questione-facebook si e' risolta l'altro giorno (finalmente) e mi son ritrovata centinaia di notifications da controllare... non ce la faro' mai.

5. vi avevo detto che vi avrei raccontato la fine della storia dell'occupazione del 2001 di cui parlavo nel post "scuola di vita" (scusatemi, ma oggi sono cosi' pigra che proprio non mi va di mettere link...), ebbene: un anno dopo, nel luglio 2003, stavo lavorando in un ufficio di informazioni turistiche del parco nazionale del gran sasso e monti della laga quando mi chiama mio padre, dicendomi: "claudia, qua a casa c'e' la polizia che ti cerca" ed io "vabbe', pa', dai, non scherzare che sto in ufficio". al che mio padre (che e' sempre serio e serioso), mi fa: "no, guarda che non sto scherzando. c'e' davvero la polizia... gli ho dato l'indirizzo dell'ufficio e stanno venendo li'. volevo solo avvisarti." tempo 10 minuti e questi arrivano per notificarmi una denuncia. quel verme del dott. arch. alberto trivilino aveva denunciato me ed altre 5 persone... una denuncia con 6 -e dico 6- capi d'accusa, tra cui "furto con scasso" (???), "maltrattamento a disabile" (e li' e' stato geniale il commento della mamma del mio miglior amico, anche esso denunciato: "ma il disabile e' lui? il preside?"), qualcosa che aveva a che fare con la distruzione di atti pubblici (doppio ???), piu' i soliti capi d'accusa che si danno quando si denunciano dei ragazzi per l'occupazione di una scuola (cioe' molto raramente, a meno di avere un preside frustrato). 1300 euro di avvocato a testa e un anno per vedere il caso archiviato.

6. ah, e poi vi avevo detto che stavo cercando un lavoro a roma e che, forse, c'era in ballo qualcosa di nuovo. ecco, ora credo di potervi dare la news (per quanto ancora non sia ufficiale): mi hanno chiamato dall'ambasciata italiana qui ad abu dhabi per offrirmi un lavoro da traduttrice a partire dal 2009. beh, di piu' non posso dire, comunque son contenta (anche se mi sono davvero stufata di questo posto e dover aspettare circa 3 mesi qua col vecchio lavoro affinche' tutto l'iter per iniziare il nuovo lavoro sia finalizzato mi scoccia un po'... ma vabbe', meglio di niente!).



che altro? ah si', Uhuru na usalama mi ha assegnato il Premio Dardos (lo vedete qua sotto) per i blog "che hanno dimostrato il loro impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali". wow! intanto ringrazio di cuore Uhuru e poi, siccome il premio prevede di accettare e comunicare il relativo regolamento visualizzando il logo del premio, linkare il blog che ti ha premiato e premiare altri 15 blog ed avvisarli del premio, siore e siori, passo alla premiazione.

*rullo di tamburi*

riceveranno dalle mani virtuali di clauds il Premio Dardos i blog (oh ragazzi, 15 da premiare non ce li ho... io ne metto 3!):


- Coq Baroque, con la motivazione ufficiale di trasmettere valori culturali ed etici (e se non ci credete andatevi a rileggere tutta la serie de "Le Origini dell'Odio"... anzi, andatevi a rileggere tutto il suo divertentissimo blog) e con la motivazione ufficiosa che Coq Baroque e' l'uomo (o l'animale? o l'entita' superiore? devo ancora scoprirlo...) che vorrei sposare nella mia prossima vita... eh, che volete farci? sono masochista!

- L'Incarcerato, con la motivazione ufficiale di trasmettere valori ed emozioni in ogni suo (bellissimo e super-informato) post. e poi perche' porta avanti delle battaglie importanti, cui spesso non diamo abbastanza attenzione. e poi perche' e' un compaesano. eh, beh, son campanilista!

- iMelon, perche'... beh, andatevi a vedere il suo blog e capirete! quest'uomo e' un genio! (forse a volte e' addirittura troppo avanti...).


ah, eccovi il premio (carino, eh?!):





inoltre, visto che questo e' il "post-polpetta" (anche detto "post-porco": nun ze butta via gnente...) e dato che a quanto pare siete tutti parte della grande tribu' dei facebookiani, lancio un appello che spero raccoglierete in tanti. lo so, e' una stronzata, ma vediamo se funziona...
il caro Giorgio, lo stagista che mi aveva contattata tramite il blog (a proposito: grazie Wil, ora ho scoperto come sono andate le cose...) e con cui sono diventata molto amica, sta facendo un esperimento di popolarita' ed ha deciso di creare una pagina su facebook per diventare suoi fan: qui il link (clicca sulle parole in verde, cazo!). se volete, e soprattutto se non avete nulla di meglio da fare (dubito), potete dargli una mano anche voi diventando suoi fan (magari riuscite a trovare anche me :-P): vi assicuro che non e' stupido come sembra... e poi, magari, se diventa famoso, si ricordera' di voi! ;-) (ci metto io una buona parola, tranquilli...)


un'ultima cosa: siccome si avvicina natale che siamo tutti piu' bbuoni e blablabla, e siccome non ho soldi per far regali, pensavo di fare una specie di calendario dell'avvento (che non ho mai capito bene cos'e' e come funziona) e di farvi scegliere il tema dei post che pubblichero' nelle prossime 4 domeniche (si comincia gia' dal 30 novembre, ragazzi) ed il 25 dicembre (tanto saro' l'unica che lavorera'... vi immagino a farvi i vostri bei pranzi coi tortellini in brodo, mentre io sono in ufficio a lavorare... vabbe', postero' per me stessa!).

potete chiedermi di tutto (anche cose personali) e, vi prometto, sarete esauditi!
ah, no! chiedere soldi non vale... meglio specificare ;-)

quindi, chi vuole farsi i cazi miei, cominci a chiedere fin da ora o taccia per sempre! (lo so, sono democratica...)


baci baci

clauds


Monday, November 24, 2008

Update sullo stato di Facebook negli EAU. Ovvero: due o tre cose che so di questo Paese e che il MAE non vi dira' mai.


carissimi, lo so che a voi magari non ve ne puo' fregare di meno, ma mi sembra il caso di dirvi cosa sta succedendo, sia perche' e' una cosa che mi sta innervosendo non poco, sia perche'... beh, perche' si'!


allora, pare che molte persone siano riuscite ad aprire facebook utilizzando Anchor Free-Hotspot, un software che di solito si usa per navigare sui siti censurati (siti porno, ma anche Skype o altri siti di social networking...).
la cosa strana e' che, di solito, quando un sito e' bloccato esce una schermata come quella qui sotto


mentre invece per facebook questo non succede: si puo' tranquillamente visualizzare la homepage, ma non si puo' navigare nelle altre pagine. pero' tutti si sono muniti di software anti-censura (tanto che ormai etisalat, la maggiore compagnia emiratina di telecomunicazioni, ha bloccato anche il sito Anchor Free ed ho sentito gente che oggi provava ad accedervi smadonnare in aramaico antico), ma, anche con Hotspot, io non riesco ad aprire facebook (mentre invece, per scrupolo, ho provato Skype e funziona). comunque non vi dico i giri di telefonate tra expats per consigliarsi questo piuttosto che quello e per aggiornarsi (peggio del personal status ragazzi).

a questo punto pare non si tratti di censura, ma piuttosto di linee sovraccariche (da due giorni ed a qualsiasi ora? bah, strano!).


pero' a me la cosa scoccia come se si trattasse di censura perche' in questo paese, cosi' osannato dai nostri bravi manager e diplomatici, essa e' solo una delle mille restrizioni che gli expatriates incontrano. e allora, le vogliamo elencare? e si', dai, elenchiamo un po' di aneddoti su questo bel paese "libero e democratico" e cosi' "accogliente verso gli stranieri, senza dimenticare il rispetto per le proprie radici", come ce lo vogliono vendere i vari shuyukh e gli ambasciatori (tutti filo-americani). libero e democratico? un bel paio di coglioni! accogliente verso gli stranieri? almeno quanto un carcere di massima sicurezza.



innanzitutto potrei parlarvi della censura mediatica, che si esprime sia mediante il controllo dei quotidiani (le prime 5 pagine dedicate agli impegni mondani -inutili: di solito sono lettere, telefonate, incontri "volti a rafforzare i rapporti bilaterali tra gli eau e [inserire il nome di un qualsiasi stato del mondo conosciuto]" come dice l'espressione standard usata da al-ittihad, giornale filogovernativo in lingua araba, poi qualche notizia di politica interna ed estera -senza mai parlare, pero', dei crimini che avvengono all'interno del paese per non rovinare l'impressione che si tratti di un paradiso per ricchi polli) e del web (secondo le autorita', oltre 1000 siti sono bloccati e, nonostante ad agosto pareva dovessero essere sbloccati, il numero e' in aumento -cfr. Anchor Free). ma non lo faro'.


potrei continuare raccontandovi la "vita" che fanno coloro che la sfavillante dubai la stanno costruendo pezzo per pezzo, mattone dopo mattone, vetrata a specchio dopo vetrata a specchio, morte dopo morte, come avevo fatto in questo post sul blog di Wil o come avevo fatto di qua, di come i "diversamente ariani" vengano trattati in questo paese, usati, schiavizzati e poi gettati via come un kleenex sporco di merda in un cesso pubblico, di come la dignita' qui sia pari al tuo passaporto e direttamente proporzionale al tuo conto in banca e per chi, come accade di solito, viene privato del passaporto per lavorare, beh, ecco, la dignita' e' un bel problema. ma non avrebbe senso parlarne, qui ed ora poi.


oppure potrei dirvi che questo paese e' talmente ospitale verso gli expatriates che tutte le notizie di cronaca nera che hanno per protagonisti degli emiratini vengono abilmente sottaciute, mentre quelle cui si da' rilievo sono solo quelle aventi per protagonisti indiani, pakistani, afghani e bengalesi (cioe' gli unici che lavorano sul serio): l'anno scorso, facendo la rassegna stampa dei giornali in lingua araba, mi sono imbattuta in un trafiletto minuscolo che diceva piu' o meno "grossa operazione contro lo spaccio di droga porta al sequestro di una nave carica di hashish, cocaina ed eroina. il bravo comandante della polizia di dubai [nome] dice che la droga non era destinata agli emirati", mentre ad agosto di quest'anno tutte le prime pagine dei giornali mostravano la foto di 13 uomini afghani rei di importare droga nelle cassette della frutta (tra l'altro questi ultimi saranno condannati alla pena di morte alla fine del processo-farsa). eh, si', perche' qui la droga e' vietata in toto (ne sa qualcosa il ragazzo italiano che sta marcendo in carcere da piu' di due anni perche' aveva con se' uno sputo di hashish), ma stranamente il figlio di uno sheykh qualche anno fa e' morto di overdose.

e gli emiratini sono talmente ospitali che a dubai una donna e' morta perche' stava scendendo da un taxi e l'emiratino che era in coda dietro di lei si e' stufato e le e' passato sopra con il suo hummer davanti agli occhi del marito (qui la notizia da un giornale inglese e qui la versione di un giornale emiratino: notate la porcata di far passare per ubriaca una donna su cui uno e' passato sopra con l'hummer. tra l'altro ora l'avvocato difensore dell'emiratino invoca come scusante il fatto che uno dei passeggeri del taxi avrebbe fatto un gestaccio al povero 22enne omair abdullah eissa thani al thani mentre lui suonava il clacson... senza parole).


potrei anche dirvi che i non-musulmani devono ottenere una licenza per poter comprare alcolici e che se vengono trovati in possesso di alcolici senza avere la licenza possono andare in galera. ma nei club e nelle discoteche nessuno ti chiede una licenza quando ordini una birra, tant'e' vero che i musulmani bevono liberamente e tantissimi di loro muoiono (o provocano morti) sull'autostrada (gli incidenti stradali sono la principale causa di morte in questo paese, anche perche' tutti se ne fregano delle regole).


potrei spiegare inoltre che le donne qui giocano ad essere emancipate, che' le emiratine sono a capo di grandi imprese, ma, in realta', se lo sono e' perche' sono prestanome per i loro padri o mariti o fratelli perche' e' il nome che importa, che vengano da grandi famiglie, non la professionalita', che' tanto poi assumiamo un paio di europei a dirigere la ditta e ci pariamo il culo per la nostra incompetenza. e la societa' e' talmente libera ed aperta qui e le donne cosi' emancipate, che potrei anche dirvi che quasi tutti gli emiratini ancora fanno l'equazione donna occidentale=zoccola e si comportano di conseguenza. ma, d'altronde, perche' dovrei?



quindi non vi diro' queste cose, e me ne staro' zitta nel mio "paradiso" artificiale a far finta che questa sia la vita vera e ad aspettare che si risolva questo "caso facebook" che sta scombussolando me ed altre migliaia di expats che hanno bisogno di un aiuto per evadere, almeno virtualmente, da questa democrazia tarocca.


perche', checche' ne dicano gli psicologi, per alcune persone che vivono in determinati surrogati di realta', il web e' meglio della vita reale...




p.s.: scusate per il linguaggio piuttosto scurrile. e pensare che oggi volevo scrivere qualcosa di mieloso sulla mia famiglia!


Sunday, November 23, 2008

Karma, se ci sei batti un colpo!


sto cazo di karma mi sta facendo pagare il fatto di aver bragged about il mio account facebook finora ed il non aver mai avuto problemi con esso in oltre un anno.

stanotte sono stata taggata in ben 11 foto (di cui almeno 5 di quand'ero piccola) ed e' da stamattina alle 9 che cerco inutilmente di accedere al mio account. volevo parlarvi del trashissimo party a tema anni 20 a cui sono andata venerdi' sera (e magari mettervi anche una mia foto in versione anni 20, tanto non sembro nemmeno io tutta truccata - pero' per essere la prima volta sono stata brava...) ed invece... nisba. non riesco ad andare oltre la home.

allora, visto che adesso anche la mia amica F. mi ha mandato un sms per dire che neppure lei riesce a controllare il suo account, qua le cose sono due:
1. o il dio del karma (noto fondamentalista bigotto) ci vuole punire per la vita debosciata che conduciamo ad abu dhabi (ed a questo punto faccio un appello affinche' sia clemente con me, visto che io non esco quasi mai...)
2. oppure quel grandissimo stronzo di sheykh khalifa ha deciso di bandire definitivamente facebook come da tempo andava prospettando.

tempi di vacche magre qua per gli expatriates ragazzi...


Thursday, November 20, 2008

Arte a parte...


ok ok, ieri sono stata un po' tragica... lo spleen mi sta lentamente passando e a questo ha contribuito anche il fatto che ieri sono andata all'Emirates Palace a vedere la fiera Artparis-AbuDhabi.
la fiera in se' non e' stata un granche' (non l'ho ancora finita di girare tutta, per cui mi riservo il diritto di cambiare opinione), voglio dire: ero stata un paio di volte all'ArteFiera di Bologna e mi era piaciuta di piu', non per le opere esposte (che spesso erano piuttosto banali e "datate"), ma semplicemente per il modo di presentarle. ricordo che a Bologna era facile trovare brochures, o quantomeno stampati attaccati al muro, con informazioni sugli artisti, sulla loro poetica e sul loro linguaggio espressivo, mentre qui c'erano solo un po' di opere e poi l'etichetta con nome e cognome, paese, titolo dell'opera, tecnica (di solito un vago "tecnica mista su tela"... ma va?), dimensioni e (qualche volta) prezzo. e' vero che sono fiere fatte per gli specialisti ed i collezionisti, ma credo che il fatto di avere maggiori informazioni sulla visione di un artista invogli anche di piu' un compratore a documentarsi e a seguire dato artista.
ma il mondo dei galleristi non mi e' mai piaciuto troppo (e pensare che quando ero piu' piccola avevo anche fatto il test d'ingresso per un corso di laurea in Museologia per diventare curatrice di mostre... meno male che, dopo esser passata, ho deciso di ritornare alla lingua araba... vabbe', comunque...): la maggior parte dei galleristi (escluse ovviamente Claudia Cellini e Sunny Rahbar della galleria The Third Line, che, non a caso, lavorano col mio amico Omar) mi da' l'impressione di essere quanto di piu' snob il genere umano abbia da offrire. cioe', parliamoci chiaro: molti di loro sono semplicemente degli artisti falliti che disprezzano i normali visitatori delle mostre perche' l'80% di loro alla fine non compra nulla e, paradossalmente, disprezzano anche i collezionisti ed i compratori perche' sono dei semplici parvenu che decidono di investire in opere d'arte, ma che non ne capiranno mai quanto loro.
ehi, se c'e' qualche gallerista la' fuori e si sente offeso dalle mie parole... beh, dimostrami il contrario, darling!

comunque, voi direte: e se schifi tanto queste fiere, chi te l'ha fatto fare ad andarci?
giusta osservazione cari. la mia pronta risposta non sara' sorprendente: avevo un ottimo motivo, per quanto un po' sciocco forse.

ieri, uno dei miei fotografi preferiti, Youssef Nabil, era li' ad autografare il suo ultimo libro I won't let you die.


mi sembra una motivazione oltremodo valida, no?

ebbene, dato che mi era arrivata la notizia tramite la mailing list della Third Line, mi ero segnata questo appuntamento in agenda: mercoledi' 19 novembre, ore 19.30, Emirates Palace, Ballroom, stand A1.

non vi dico che batticuore! (anche per i 250 dirham spesi per accattare il libro... li vale, li vale!)


la prima volta che avevo visto i lavori del nostro e' stato nel novembre 2005, quando facevo un tirocinio presso Arab Art, un'associazione culturale parigina, ed avevo avuto l'invito per l'inaugurazione della mostra Regards des Photographes Arabes Contemporains, allestita presso l'Institut du Monde Arabe. e' stato amore a prima vista con le sue foto! c'erano anche diversi altri artisti che ho apprezzato, ma in quel momento ero in una fase di stallo nel cercare materiale per la mia tesi di laurea (che verteva sull'omosessualita' nelle societa' arabo-islamiche) che le sue foto dall'ambientazione omoerotica mi hanno fatto uscire dall'impasse, tanto da dedicare al suo lavoro un capitolo della mia tesi ed inserire il suo nome anche nel titolo (nonostante, alla fine, l'argomento fosse molto piu' vasto).




Ahmed in djellaba (New York, 2004)



Lumiere (Cairo, 2001)




Mohammed (Cairo, 2002 - non sono sicura pero' di titolo ed anno di quest'opera...)




comunque, avrei dovuto intervistare M. Nabil per quest'associazione culturale poi, in seguito ad uno scambio di e-mail, non se ne fece piu' nulla perche' lui mi spiego' che in tre giorni partiva per New York, dove risiede tuttora.

e da allora mi e' sempre rimasto il rimpianto di non averlo potuto conoscere (anche perche', diciamocelo, l'e' un bel fiol! e, si sa, l'occhio vuole sempre la sua parte...).

che gioia sapere che sarebbe venuto proprio a due passi da casa mia! quindi ho presso l'occasione al volo e ieri sera, alle 19.30, puntualissima (strano!) mi sono presentata allo stand della Third Line: oddio, non vi dico la scena! sembravo una di quelle invasate quattordicenni fan di Riccardo Scamarcio! ero l'unica che sapeva chi fosse 'sto giovincello (Nabil e' del 1972), che conoscesse tutto il suo percorso artistico e le sue mostre, che sapesse la sua eta'... insomma, sembravo una stalker!


alla fine arriva il mio turno ed io, imbarazzatissima e tutta rossa, gli comincio a dire che ero cosi' contenta per il suo libro e che finalmente avevo l'occasione di incontrarlo dopo lintervista fallita in quel di Parigi e che seguivo i suoi lavori fin dal 2005, dalla mostra all'IMA (e la' mi ha messo un po' in crisi perche' ha switchato di botto verso il francese, che parla davvero bene. onore al merito!) e mi dice che si', quella e' stata la sua prima mostra importante e che non si ricordava dell'intervista, ma sai scusami, Claudia, forse era un periodo un po' cosi' ed io lo guardavo dietro gli occhiali, in quegli occhi di un colore indefinibile un po' liquido e... mi sentivo cosi' idiota!

che figuraccia! questo avra' pensato che davvero sono una pazza stalker...



vabbe' questo e' lui (donne, adesso mi capirete un po' meglio! che' dal vivo e' anche piu' carino, io me lo immaginavo molto piu' scuro come colori...)




Sun in my eyes (Naples [?], 2005)




Funfair (Paris, 2005)




vabbe', comunque devo ammettere che i suoi lavori mi piacciono molto (soprattutto la serie "omoerotica" e la serie di autoritratti), ma, ultimamente lo trovo un po' ripetitivo e tutti i ritratti fotografici di personaggi famosi che ha fatto (per quanto alcuni, come quello di Shirin Neshat o di Tzipora Salomon, siano davvero belli) hanno cominciato a stufarmi un po' (e poi non incarnano molto il mio ideale di arte come contestazione dell'esistente).

pero' sono contenta!



altri lati positivi della fiera: ho conosciuto una gallerista di Milano (molto simpatica, al contrario della maggiornza dei galleristi francesi, tedeschi e libanesi) che mi ha dato un invito per la mostra di AlighieroBoetti e Shirin Neshat che hanno organizzato in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia (e son contenta che i primi lavori della Neshat -tipo la serie Donne di Allah- mi fanno impazzire e Boetti e' comunque uno degli artisti piu' importanti degli Anni '70 in Italia e non ho mai avuto il piacere di vedere sue opere dal vivo). l'unico problema e' che il suo assistente mi ha invitato a portare anche compratori... mmmhhh, chiedero' un po' in giro a stagisti sottopagati e taxisti pakistani... e chi conosco io che e' un riccone a cui piace investire nell'arte?!


altra chicca: ho scoperto che c'e' un altro artista che fa una specie di brutta copia delle opere di Nabil, tale Osama Esid, siriano. ecco alcuni suoi lavori che sono esposti in questi giorni:





no vabbe' dai, che cattiva! ho controllato il suo sito e ci sono anche altre serie (molto belle oltretutto).


comunque la conclusione alla quale sono arrivata dopo aver visitato la fiera ieri e' che, come sospettavo da parecchio, per il mio gusto personale l'arte contemporanea "occidentale" non vive un buon periodo e va verso l'estinzione (non so, troppo autoreferenziale -ma il mio e' comunque un parere da profana- e poi si continuano sempre a riproporre artisti "vecchi" o sopravvalutati), mentre (almeno per il mio gusto) il futuro e' l'arte contemporanea del Medio ed Estremo Oriente (soprattutto di Paesi come l'Iran, l'Egitto, il Marocco ed in parte il Libano).


a questo punto spero di trovare un attimo di tempo il prima possibile per andare a vedere Zan'it al Sittat di Huda Lutfi a Dubai...



lo so, lo so: che post lungo! :-P




all the images reproduced in this post have been found on Internet. if they break any copyright, please inform me by e-mail and i will remove them.



Wednesday, November 19, 2008

Triste. Triste. Vuota.

non so se avete mai letto Angeli di Solitudine di Jack Kerouac...
nel libro c'e' un haiku scritto da Kerouac (uno dei tanti):

Triste.
Triste.
Vuoto.

ecco, mi sento un po' cosi' dopo aver scritto il post precedente.
mi sento triste, si', a pensare a tante cose (i fatti, le sentenze, la morte di Carlo Giuliani, ma anche le strade che le nostre vite prendono senza che ce ne rendiamo conto...), ma soprattutto mi sento svuotata, come se tutto quello che avevo da dire ormai l'abbia detto.
ho tante idee, tante frasi, tante cose che voglio dire nei post, ma ad un certo punto mi blocco, non riesco a concretizzarle e si smaterializzano... che e' un po' quello che mi succede anche nella vita reale.

l'altro giorno ho buttato fuori tutti quei ricordi per la prima volta ed ora mi sento come se avessi regalato a qualcuno una cosa a me molto cara. era una specie di segreto...
c'ho pensato quando mia sorella nel commento ha scritto "quelle cose che non mi hai mai raccontato": e' vero, loro non sapevano nulla. nella mia famiglia non ne abbiamo mai parlato. mai. forse per rispetto, ma non mi hanno mai chiesto nulla. ed anche con i miei amici non se n'e' mai parlato. forse perche' in fondo non ci riuscivo. solo una volta avevo iniziato a raccontare qualcosa durante un incontro che avevamo organizzato a scuola, ma dopo un po' non sono riuscita a continuare.
sicuramente dallo schermo di un computer e' piu' facile, perche' nessuno puo' vedere le lacrime che rigano le tue guance e farti quella faccia da "poverina, quanto mi dispiace, non sai come ti compatisco" che mi ha sempre dato problemi a parlarne con gli altri.

non sono piu' tornata a Genova dal 21 luglio 2001, ma mi piacerebbe farlo. vorrei vedere se riuscirei a ricordare tutto il percorso fatto in quel venerdi' maledetto, vorrei vedere se tornare mi aiuterebbe a ricordare, ad aggiungere pezzi alla memoria frammentata che ho di quei due giorni terribili. io non ricordo molto, davvero. tutto cio' che ricordo l'ho scritto qui, ma ci sono ancora tanti pezzi che rimangono bui.
e' un segreto che condivide tanta gente, certo, non un segreto mio personale ed esclusivo, eppure continuo a pensare a quello che ho scritto ed al fatto di averlo scritto, quasi come se il fatto stesso di averlo scritto (scritto cosa, poi? ci sarebbero cosi' tante altre cose da dire) sia per me una seduta di terapia dallo psicanalista. come se finalmente fosse un problema risolto, almeno tra me e la mia coscienza.
e quindi mi sento vuota, oltre che triste.

non ho palle per scrivere in questo momento, anche se avrei tante altre cose da dire. chissa', forse mi prendo una pausa. o forse pubblico qualche post che avevo preparato sull'Africa, o magari solo la canzone che continua a ronzarmi in testa in 'sti giorni...

boh, ci vediamo quando mi passa lo spleen.

Sunday, November 16, 2008

Genova. Per me.


17 luglio 2001, ore 23 circa - via Saffi, Parma (sotto la sede del WWF)

salgo sulla Panda 750 bianca del 1995.
mamma: "allora? com'e' andata?"
io: "ma, tutto ok... partiamo dopodomani notte cosi' arriviamo la mattina presto. B. non c'era alla riunione, ma, sai, c'erano un sacco di persone di una certa eta'... dovresti essere piu' tranquilla, no? c'erano anche delle signore sui 60 anni. se c'erano loro vuol dire che sara' una cosa pacifica credo... rilassati, dai."
mamma: "va bene, ma che hanno detto? serve qualcosa?"
io: "no, no. niente di particolare... B. mi aveva detto che possiamo andare con la sua tenda, poi mi portero' il sacco a pelo di L. se per lui va bene... poi nient'altro. giusto un cambio. ah, ecco! e dei limoni... ce li abbiamo a casa dei limoni?"
mamma: "si', i limoni ce li abbiamo, ma a cosa ti servono?"
io: "boh, non so. hanno detto che i limoni ce li dobbiamo strofinare sugli occhi se lanciano dei lacrimogeni..."


la mattina del 20 luglio 2001 siamo arrivati a Genova, dopo che il nostro pullman era stato fermato e controllato dalla polizia stradale. un pullman della Rete Lilliput pieno di manifestanti pacifisti di una certa eta' e di qualche giovane di Legambiente e della Rete Lilliput.
all'arrivo si respira un po' aria di gita scolastica: non ho mai visto Genova prima di allora, ma la citta' mi piace. aiuto B. a montare la tenda in un'aiuola sul lungomare e poi ci avviamo verso Piazza Manin, dove prenderemo parte alla piazza tematica organizzata da Rete Lilliput, Legambiente e Commercio Equo & Solidale.
c'e' il sole e, con il mio zainetto in spalla, sono contenta di essere li' e mi chiedo se tutte le preoccupazioni dei miei genitori avessero un senso. le persone che mi circondano sono serene, gentili, completamente non violente. scherzo un po' con le signore che fanno parte del nostro gruppo, che mi prendono in giro per la maglietta che mi ero disegnata, con un angioletto sul petto e un diavoletto sulla schiena.

arriviamo e ritrovo il mio amico D., di Roma, con cui avevo fatto un campo di volontariato qualche settimana prima e che coordinava i volontari internazionali di Legambiente: ci sono ragazzi francesi, spagnoli, addirittura un giapponese, Tetsuya, arrivati apposta per far sentire la loro voce in modo pacifico, con striscioni e palloncini colorati. la piazza e' bella e io sto vicino a Tetsuya che e' gentilissimo e mi offre dell'acqua per rinfrescarmi un po'. il mio inglese non e' perfetto e, ora che il corteo si muove, mi riavvicino a B., che, essendo piu' grande, son sicura che sapra' guidarmi.
ci accodiamo ad uno dei cortei dietro uno striscione e cominciamo a scendere lungo via Assarotti. B., protettivo com'e', cerca sempre di rimanere verso l'esterno del corteo in modo da fare "servizio d'ordine" e mi tiene d'occhio costantemente per paura che mi possa succedere qualcosa. che cosa puo' succedermi? c'e' solo tanta gente che grida, canta, con le mani dipinte di bianco e bandiere della pace...
arriviamo in fondo a via Assarotti, dove, mi dicono, c'e' la "zona rossa" che tutti vogliono cercare di violare. delle grate di ferro alte alte e tanti, tantissimi poliziotti in tenuta antisommossa. ecco, qualcuno si avvicina alle grate ed i poliziotti dopo un po' caricano con gli idranti. B. e' in contatto costante con altri amici suoi che sono in altre piazze e mi tiene informata. "ecco, li' hanno violato la zona rossa!" "oddio, ci sono dei manifestanti vestiti di nero che hanno cominciato a fare casino." "ce ne dobbiamo andare, torniamo nella piazza perche' qua c'e' il rischio che ci caricano."
io non capisco nulla... risaliamo verso Piazza Manin, ma l'atmosfera e' diversa. le persone non sono piu' allegre e tranquille come prima. poi vedo che ci sono alcuni manifestanti vestiti di nero con la polizia che li insegue. tutti alzano le mani dipinte di bianco e gridano che sono pacifisti. ma la polizia avanza verso la piazza.

"ce ne dobbiamo andare!" mi fa B. e, da allora, ho solo ricordi sfumati: immagini e rumori che mi accompagnano da 7 anni, ma che, al momento, non capivo.

non capivo nulla.
non capivo come tutte quelle cose belle che avevo visto poco prima potessero essersi trasformate in tutto quel sangue e quel fumo che vedevo dappertutto.
io avevo sempre avuto fiducia nelle forze dell'ordine... che succedeva?

non ricordo bene, non avevo la cognizione del tempo. quanto tempo era passato? che ore erano?
quello che ricordo e' una specie di corsa contro il tempo in una citta' sconosciuta, come un gioco del gatto col topo, correre per non fermarsi perche' chi si ferma... e' perduto.
ci allontaniamo da Piazza Manin: la polizia e' gia' passata, ci sono manifestanti vestiti di nero con dei bastoni in mano. c'e' veramente un camion vicino a loro? non mi ricordo. una donna, sui 60 anni, sul sedile posteriore di una macchina con una gamba sanguinante. vicino a lei c'e' un prete e B. mi dice che si chiama Don Benzi. ma sono sicura del nome? ci allontaniamo sempre di piu' e B. mi dice che stiamo andando verso la stazione di Brignole. qua le strade sono diverse, sono piu' larghe, ma il senso di cio' che vedo e' lo stesso: fumo, cassonetti e macchine ribaltati, fumo, fumo, delle persone che hanno assaltato un supermarket ed anche qui un sacco di manifestanti vestiti di nero con la faccia coperta.
vicino la stazione di Brignole incontriamo N., un'amica di B.: e' carina, avra' sui 21 anni ed ha un braccio appeso al collo con una sciarpa. "ma che fai? vai all'ospedale" gli dice B. "non posso andare, senno' dall'ospedale mi portano direttamente in questura. non hai sentito quello che e' successo ad altri?". ce ne andiamo. N. ci segue per un tratto e poi si ferma a via Tolemaide, dove ci sono le "Tute Bianche" di Casarini. sembra un campo di battaglia medievale: dappertutto ci sono ragazzi a terra, sanguinanti, con quello che rimane delle loro "armature" fatte di gommapiuma e bottiglie di plastica. "ricompattiamoci e riformiamo la testuggine" urla un ragazzo al megafono. i poliziotti sono dietro di loro. B. mi tira per un braccio e mi fa cenno di andarcene. giriamo nella prima viuzza che troviamo, giusto alle spalle del corteo, nella terra di nessuno tra i manifestanti e i poliziotti. e' una stradina in salita e, mentre saliamo, vediamo 3 camionette della polizia scendere, in direzione di via Tolemaide. erano 3? 5? non ricordo... ricordo che con noi c'era un fotografo che ci racconta che era con le Tute Bianche e che i poliziotti gli hanno preso la macchina fotografica ed i rullini. adesso vuole solo scappare. anche lui non e' messo troppo bene. o forse sono io che ricordo male. "oddio, sono pazzi! sono scesi con i Defender e i manifestanti erano tutti a terra. che cosa cazzo vogliono fare?" che cos'e' un Defender? non ho tempo per chiederlo... ce ne dobbiamo andare. dove? nessuno lo sa, ma l'importante e' andarsene, correre, scappare.

ho perso la cognizione del tempo. che ore sono? quanto dura questa giornata che sembra non finire mai? quando arriva la notte che porta consiglio?
non lo so quanto tempo e' passato. so solo che corriamo, corriamo, ad un certo punto il fotografo non c'e' piu'. ci ritroviamo in un posto piu' tranquillo. B. si incammina per una stradina che scende giu' ed alla fine della stradina, come un miraggio, la luce del sole sul mare.
siamo sul lungomare. lontani da dove eravamo partiti la mattina, ma sempre sul lungomare. ci sono altri ragazzi che manifestano, alcuni forse sono stranieri. di lato un gruppo di poliziotti. passiamo. ci chiedono da dove veniamo. non lo so. sento B. che snocciola uno dopo l'altro i nomi delle strade e delle piazze per le quali abbiamo corso tutto il pomeriggio e quello che abbiamo visto zona per zona. io non so nulla. non capisco nulla. non ricordo nulla. non ricordo se quelle cose le ho vissute sul serio o se sono solo state un brutto sogno dovuto alle preoccupazioni di mia madre. forse e' un icubo. forse devo ancora arrivare e mi sono addormentata sul pullman. ma non puo' essere. guardo il mare. vorrei farmi un bagno, lavare tutto quello che ho visto, tutto lo sporco che mi sento addosso e dentro. vorrei scappare. ma non si puo'. non capisco cosa sia successo. qui sembra tutto piu' tranquillo.
arriviamo finalmente dove avevamo messo la tenda. "hanno ucciso un ragazzo" dice qualcuno. "no, sono due!" dice un altro. "no, e' una ragazza." un'altra voce ancora. "scusa, hai un cellulare? me lo presti per fare una chiamata?" mi chiede una ragazza bassina. glielo do. chiama, ma non c'e' campo. "al telegiornale hanno detto che un ragazzo e' morto" grida qualcuno. "forse dovresti chiamare tua madre" mi fa B.

un ragazzo e' morto. Carlo Giuliani avrebbe potuto essere ognuno di noi. Carlo Giuliani e' ognuno di noi, perche' da allora qualcosa e' morto dentro ognuno di noi.
io oggi, scrivendo queste righe, non sono riuscita a trattenere le lacrime di nuovo. e' la prima volta che butto tutto fuori. forse oggi ho fatto pace con la mia memoria. ma, per il momento, nessuno di noi puo' far pace con lo stato italiano, che ancora una volta ha negato la Verita' e la Giustizia.



Lottavano così come si gioca/i cuccioli del maggio era normale/loro avevano il tempo anche per la galera/ad aspettarli fuori rimaneva/la stessa rabbia la stessa primavera...

Cambiamenti climatici.


una tempesta di sabbia fortissima, poi, l'altra notte, la pioggia. finalmente.
mi sono svegliata con un rumore strano. "piove!'", mi sono detta. incredula perche' i pochi giorni di pioggia dell'anno di solito si hanno a gennaio-febbraio.
mi sono alzata e sono andata alla finestra: le gocce sui vetri, le strade allagate, la gente per strada con gli ombrelli. "piove!", ho ripetuto. ed era vero.
ha smesso dopo circa mezz'ora, ma e' bastato per rinfrescare l'aria e depurarla di tutta la sabbia.
"finalmente il clima cambia" ho pensato uscendo di casa per andare in ufficio.
arrivo in ufficio, accendo il computer e sul sito della reuters leggo l'articolo sulle ultime sentenze per i fatti di genova del 2001.

il clima non e' cambiato affatto...


Thursday, November 13, 2008

Scuola di Vita


l'altro giorno leggevo questo post sul blog di Wil e mi hanno fatto riflettere (per non dire incazzare) i commenti di un certo utente anonimo che si firma "andrea".
li riporto in toto, in modo da "goderne" tutti:

1) l'8 novembre 2008 alle ore 19.37 Anonimo ha detto...
"non vedo perchè dica che c'è bisogno di una vittima perchè le forze dell'ordine intervengono.la violenza c'è già stata, di tutti coloro che hanno occupato scuole ed aule di studio impedendo a studenti che volevano seguire le lezioni di poterlo fare. studenti che pagano le tasse per questo servizio.fosse nelle polizia entrerei intimerei lo sgombro dei locali, qualora si riufiutassero di fare ciò che lo stato ha ordinato procederei con la rimozione forzosa dei manifestanti. li prendi di peso e li porti fuori, se qlcn reagisce, colpendo un agente delle forze dell'ordine, oltre a macchiarsi di un reato gravissimo, farei, senza esitare, scattare l uso delle manieri forti e violente nei confronti di quell'individuo, che ha infranto la legge, e di tutti colori che colpiranno gli agenti nel tentativo di difenderlo.anche se le toghe rosse invece di punire i soggetti applicheranno la pena più leggere che potranno, come al solito.andrea"

2) l'8 novembre 2008 alle ore 21.00 Anonimo ha detto...
"se io voglio andare a seguire una lezione per cui pago delle tasse per poterlo fare non c'è giustificazione accettabile per l impedimento provocato dai manifestanti. sono loro a infrangere la legge. oppure sono io che voglio solo seguire le lezioni per avere possibilità maggiori di superare gli esami e laurearmi il più in fretta possibile ?ma qua si pensa sempre alla mediocrità e non agli studenti migliori. questa riforma ha nei suoi ideali il premio agli ateneti e agli studenti migliori, giusto che sia cosi e, per me, giusto che chi non ha voglia di fare un caxxo e non passa gli esami paghi di più, se ci tengono tanto a fare l'università sarà un sacrificio che accetteranno.bisogna tornare ad un discorso incentrato su un università elitaria, fatta per i migliori, non fatta per studenti mediocri che non fanno altro che screditare il titolo stesso.andrea"

3) il 9 novembre 2008 alle ore 10.15 Anonimo ha detto...
"Se io sono contrario allo sciopero, e posso esserlo (oppure decidete voi cosa devo pensare?) non ho intenzione di perdere neanche un minuto di lezione per una cosa che non condivido, è un soppruso bello e buono, ma voi lo giustificate ?voi giustificate un reato come l occupazione di aule e relativo impedimento di seguire la lezione ?allora che si vada nelle case della gente a buttare le televisioni perchè non si segua mediaset, voi dareste ragione anche a questo.per mauro: che si laureino con voti bassi i figli dei ricchi non me ne frega niente. ma i figli di persone "normali" che saranno bravi e con voti alti, come te, non avranno problemi ad andare avanti con l università.ormai all'università si iscrivie chiunque, gente uscita col 65-70-75 dalle superiori che senza pensarci su tanto si iscrive, gente che si iscrive perchè non trova un lavoro o perchè non ha voglia di lavorare. invece dovrebbero iscriversi solo quelli veramente bravi, gente uscita con voti alti circa dall'85 in su, o anche 80.perchè tu non ti iscrivi sei non hai le capacità, va bene che adesso promuovono tutti o quasi, ma è questo andazzo che è sbagliato.poi ci ritroviamo con disoccupati o sottooccupati laureati, che tra l'altro si lamentano pure. La maggior parte di loro si è laureata con voti bassi, in ambiti con poco lavoro disponibile. Ad esempio uno che si laurea in storia, in lettere e filosofia ecc sa benissimo che avrà grosse difficoltà a trovare lavoro, allora se lo fai per passione va bene, ma nessuno deve pretendere un lavoro inerente. Ci pensavi prima di iscriverti. Perchè lo stato non può e non deve mantenere la gente. C'era sfilze di supplenti e professori di sostegno assunti solo per dare lavoro a questi laureati. Allora che lo stato si preoccupi anche di tutti i laureati o diplomati in ambiti tecnici, che solitamente trovano lavoro presso fabbriche, perchè non assumere anche questi per non far niente e preoccuparsi di farlo per i laureati in materie tipiche da insegnamento scolastico.Andrea"


ecco, e' questa la mentalita' dei giovani italiani che mi fa paura e che mi ha spinto a lasciare il paese che sento sempre meno mio.
anche perche', un paio di giorni dopo mi imbatto in questo post sul blog di LuCa, in cui alcuni commentatori si scagliano contro il titolare del blog per il semplice fatto di aver esercitato il suo diritto al dissenso, occupando pacificamente la sua scuola (insieme ad altri compagni) per protesta contro il decreto gelmini di riforma dell'istruzione.


non voglio entrare nel merito della questione "riforma gelmini" perche', seguendo la situazione italiana solo di sfuggita, non ho abbastanza elementi concreti per farlo (per es.: non ho mai letto effettivamente il decreto), ma sono dell'idea che una riforma il cui unico intento e' tagliare posti di lavoro e dare un'istruzione standardizzata, ma divisa per "classi economico-sociali", di certo non puo' far del bene al futuro del nostro paese. mi sembra che la strada imboccata gia' in precedenza da altri governi e sulla quale sta accelerando il ministro gelmini porti dritto dritto ad un'aziendalizzazione del sapere cosi' come lo intende la cultura americana e come l'ha presentato la scrittrice Naomi Klein in alcuni capitoli dell'ottimo No Logo.
ed e' sicuramente un male per la scuola italiana, che per decenni e' stata tra le migliori del mondo conosciuto.


in questo post voglio solo mostrare solidarieta' a LuCa ed a tantissimi altri ragazzi italiani che sono scesi nelle strade o si sono chiusi nelle aule (scolastiche ed universitarie) e spiegare a gente tipo l'anonimo-andrea che manifestare e' un diritto degli studenti e che "seguire le lezioni per avere possibilità maggiori di superare gli esami e laurearmi il più in fretta possibile" (!!!) senza imparare ad esercitare lo spirito critico e' la cosa piu' idiota che uno studente possa fare: la "mediocrita'" di cui parla lui nei commenti e' proprio quella di immagazinare nozioni in una corsa contro il tempo a chi prende la laurea piu' in fretta, senza farsi domande sul significato reale di tali nozioni e senza aprire la mente sul mondo circostante.
sono proprio quelli come te, caro "anonimo-andrea" a de-qualificare la laurea ed i laureati in genere!




nelle foto che seguono: L.A.S. "Giuseppe Misticoni" di Pescara (dicembre 2001)



di giorno...




... e di notte.




l'occupazione del 2001 credo sia stato uno dei momenti piu' belli della mia vita... 23 giorni in cui ho condiviso ideali e lotte con altri 300 ragazzi (sui 465 totali) della mia scuola, con i professori ed anche i bidelli.

quell'anno io ed il mio migliore amico N. eravamo rappresentanti d'istituto (insieme ad un altro ragazzo del IV anno) e, essendo tutti e due persone che cercano di guardare la realta' con occhio critico, abbiamo preso le distanze dalle solite occupazioni ed abbiamo deciso (insieme ad altri) di procedere con un' "assemblea permanente": certo, c'erano barricate davanti all'ingresso principale, ma a nessuno e' stato impedito di entrare a scuola dall'ingresso secondario ed anzi alcuni professori hanno continuato a fare lezione.

in realta' la maggior parte dei professori ha appoggiato la nostra protesta: con moltissimi di loro abbiamo organizzato incontri per discutere della riforma scolastica (allora era la riforma moratti) insieme a studenti e genitori (anche molti di loro erano dalla nostra parte), altri addirittura venivano a scuola la sera a portare viveri a noi occupanti.


nella palestra (che fungeva anche da aula magna) avevamo organizzato una mostra di nostri lavori sul tema dell'invasione americana all'Afghanistan (altro argomento scottante di quell'anno), nelle aule si facevano gruppi di studio sulla riforma moratti (si', ci siamo letti tutto il decreto, aiutati anche dalla professoressa di diritto) e sulla storia dell'Afghanistan (e' li' che e' nata la mia passione per quel paese), all'ingresso avevamo messo un banchettino per distribuire pezzi di lenzuolo bianchi contro la guerra e raccogliere fondi per sostenere Emergency (alla fine qualcosa abbiam tirato su e l'abbiamo consegnato personalmente a Teresa Sarti durante un incontro organizzato al palazzo della provincia...), abbiamo fatto circolare libri sulla storia della scuola italiana e spezzoni del suddetto No Logo, abbiamo dipinto striscioni e cartelloni per una manifestazione che ha raccolto 3000 studenti, abbiamo ospitato riunioni di tutti i rappresentanti d'istituto della provincia di Pescara per organizzare "la lotta", abbiamo organizzato una cena ed un dj-set per autofinanziarci (dopo piu' di 20 giorni non avevamo piu' una lira nemmeno per comprarci un panino, menomale che il pizzaiolo di un'altra scuola -mitico Massimo!- ci aveva iniziato a rifornire aggratis), abbiamo organizzato un cineforum, abbiamo fatto un collegamento radio con il ragazzi del Liceo Tasso di Roma (che in quel periodo facevano lo sciopero della fame), siamo andati a parlare nel programma Coca Scuola di Radio Citta'-Popolare Network, io volevo pure organizzare un incontro con Serafini del Manifesto e Pablo Echaurren (anche se poi non c'e' stata la possibilita')... e ci siamo pure divertiti, la sera, quando dicevamo buonanotte a quella merda di governo, asservito agli interessi di pochi padroni e che stava (come sta ora) rovinando il futuro nostro e di altri piu' o meno giovani studenti ed ex-studenti, e ci raccontavamo le nostre speranze davanti ad una bottiglia di vino (sempre gentilmente offerta da qualcuno ;-) che lo produceva e che non finiro' mai di ringraziare per avermi fatto "svegliare fuori").


tutto questo e' durato per 23 giorni... intervallati da due visite della digos e due sgomberi, ma abbiamo continuato e ci siamo ripresi il nostro spazio nella nostra scuola. quell'occupazione e' finita poco prima di natale, quando il preside ("dott. arch. alberto trivilino", non vi dico cosa penso di lui, senno' va a finire che mi becco un'altra denuncia. anzi no, ve lo dico: un verme, un grandissimo pezzo di merda frustrato che sa farsi bello solo perseguitando dei ragazzini) mi ha telefonato mentre ero in viaggio verso Foligno per un incontro di studenti di sinistra provenienti da tutta italia, per "informarmi" che la scuola era tornata sotto il suo totale controllo e minacciandomi di "aspettarmi provvedimenti". la mobilitazione pero' non e' finita e per tutto quell'anno abbiamo continuato ad informare i ragazzi sulla riforma e sulla situazione internazionale (con conferenze sul G8 di Genova, sull'Iraq, sull'Afghanistan, sulla "lotta al terrorismo" e sulla situazione israelo-palestinese) e a fare i gruppi di studio di pomeriggio.



tutto quello che ho descritto ci ha fatto male? ci ha fatto perdere tempo prezioso a scuola? no! a me (e credo a molti altri) e' servito per capire meglio come va l'italia, per capire che quando si lotta per un'idea si deve innanzitutto conoscerla ed essere coscienti di farlo nel modo che ci sembra piu' giusto e che non danneggia altri cittadini. a mio parere, l'occupazione di una scuola o di un'universita' non danneggia nessuno ed anzi e' un'occasione di crescita per i ragazzi che sempre piu' spesso vivono la scuola come un luogo di annientamento dell'essere e di standardizzazione conoscitiva di concetti astratti.



uno dei ricordi piu' belli in assoluto e' di quando abbiamo preso parte alla street parade studentesca organizzata a Pescara: il tg3 regionale ha ripreso i nostri striscioni ed ha intervistato alcuni studenti della mia scuola del I anno sul significato della manifestazione, dell'occupazione e della riforma moratti; ecco, i "nostri ragazzi" erano preparatissimi e ne sapevano molto piu' dei giornalisti. giuro che quando mi hanno raccontato la scena (io non l'ho potuta vedere purtroppo perche' eravamo ancora barricati a scuola) mi sono venute le lacrime agli occhi.

cosi' come mi sono venute quando, l'anno dopo essermi diplomata, sono tornata a scuola a ritirare il diploma e su un muro dell'aula 6 ho visto la scritta "C. e N., da quando ve ne siete andati voi questa skuola fa schifo".



anch'io vi ringrazio ragazzi, per tutto quello che m'avete dato quell'anno e per tutto quello che v'ho fatto passare con le mie idee del cazzo di fare i gruppi di studio! :-)




p.s.: la fine della vicenda ve la racconto tra un paio di giorni.

ah, e per chi volesse commentare che chi fa le occupazioni e' sempre uno che fa casino ed un ignorante posso rispondere presentando il mio "educational record" dalle elementari fino alla laurea e posso dire che, mentre chi quell'anno e' rimasto in classe adesso sta lavorando come estetista o sta ancora cercando di finire la facolta' di architettura a Pescara, la maggior parte di quelli che vi hanno contribuito attivamente adesso vivono all'estero e lavorano in campo artistico, cinematografico e pubblicitario. e non mi si venga a dire che siamo figli di papa', che' la mia famiglia e' quanto di piu' piccoloborghese possa esistere (anzi, se l'italia continua di 'sto passo, tra un po' ci inseriranno di diritto -insieme a molti altri- nel piu' famoso dei quadri di Pellizza da Volpedo).



PECCHE' NU SEM' NU! ;-)

MI MANCATE RAGAZZI...



Tuesday, November 11, 2008

News dalla Terra Santa (perche' e' sempre bene non dimenticare...)



oggi e’ il quarto anniversario della morte di Yasser Arafat.


so che questo blog di solito parla di cazzate, frizzi e lazzi (e tra poco riprendo a farlo…), ma spesso questo avviene perche’ parlare di altre cose fa male. al cuore.
come per esempio parlare di Palestina

e gia’ mi faccio del male parlando tutti i giorni di Palestina con la mia collega R., palestinese con passaporto giordano che non ha mai visto la casa in cui suo padre e’ nato e che quasi ogni giorno mi racconta con le lacrime agli occhi le storie della sua famiglia e dei loro ulivi.
o mi faccio del male ripensando ad A., studente di informatica di Nablus che doveva far parte di una conferenza ad Alessandria alla quale ho partecipato anch’io, ma che non e’ potuto essere con noi perche’ gli hanno rifiutato il visto 6 volte e, quando sembrava che ce l’avesse finalmente fatta, i militari israeliani l’hanno bloccato e gli hanno impedito di lasciare il SUO paese.
o anche quando sul giornale leggo le notizie provenienti da “Gerusalemme Occupata” (come la chiamano qui) o da Gaza, dove la mia amica M. ha vissuto tutti i 24 anni della sua vita di donna forte e coraggiosa, con una speranza nel cuore ed il sorriso sulle labbra, scrivendo e-mail del tipo “Non preoccupatevi, va tutto bene. Io sto bene ed e’ tutto come al solito: non preoccupatevi per me.”

come disse un amico libanese una volta: “alcune persone sono nate per resistere”.


allora pubblico solamente una mail appena ricevuta da Roberta, un’amica italiana (alcuni suoi scritti li trovate qui), contenente “notizie e aggiornamenti alla rinfusa” (testuali parole):

"Gaza:
- sempre bloccati i rifornimenti (medicinali compresi, dal giugno 2007sono morte 255 persone perche` le autorita` israeliane non fanno entrare i farmaci o non fanno uscire i malati).
http://www.gcmhp.net/.
- La settimana scorsa gli israeliani hanno assassinato altre 5 persone.
- Il fine sett scorso e` attraccata la nave con aiuti umanitari per bloccare l`assedio, personalita` internazionali a bordo (tra cui amira hass, intervista di Haniyeh pubblicata su Haaretz).
- Fuochi d`artificio
Cisgiordania in generale niente di nuovo:
- soliti arresti (24 solo nel fine settimana), qualche morto, soldi internaz in arrivo
Da Ramallah notizie un po` piu` allegre: e` iniziato il festival del cinema delle donne, domani inizia quello internaz del cinema... finalmente e` uscito Ein Shams.., a fine mese in programma festa per raccolta fondi contro chiusura del manifesto.
Gerusalemme sempre al centro della notizia:
- Costruzione del nuovo museo della tolleranza sopra l`antico cimitero musulmano sul monte degli ulivi! Israeliani 10+ anche questo giro
- Nuove espulsioni a Gerusalemme est, tra cui la famiglia dei vecchietti AlKurd espulsi dalla loro casa due gg fa dall`esercito alle 6 di mattina. Il piano e` di costruire 250 unita` abitative per i poveri israeliani ebrei che a ovest non hanno piu` spazio
- Ieri l`esercito ha chiuso anche il teatro nazionale palestinese di gerusalemme est perche` stava organizzando un festival sovversivo.. festival di arte popolare!
- Oggi elezioni per il sindaco di Gerusalemme, della Gerusalemme capitale di israele, boicottate dai palestinesi residenti in citta`.. Scacco matto!
Indiscrezioni: tra i candidati a sindaco c`e` pure un russo, sospetto trafficante d`armi...”




e poi vi consiglio di visitare questo sito internet, in cui ci sono foto realizzate dai ragazzi nati e cresciuti nel campo di Balata, vicino Nablus.
spero di conoscerli presto questi ragazzi.


perche’ credo che ci sara’ un giorno, non troppo lontano, in cui R. potra’ finalmente usare la sua “chiave del ritorno” e tornare a vivere nella casa dei suoi nonni circondata dagli ulivi, M. potra’ finalmente viaggiare liberamente senza essere fermata negli aeroporti americani come “sospetta terrorista”, A. potra’ finalmente avere un passaporto vero e non vedersi rifiutare il visto per l’Egitto sei volte di fila e noi potremo dire che, si’, ci sono persone nate per resistere. Ed alla fine vincono.



فلسطين حرة