Saturday, October 11, 2008

Pena di morte: uno sguardo sull'Africa.

Ieri era la Giornata Mondiale Contro la Pena di Morte, allora traduco due articoli di Pierre-François Naudé apparsi su L'État de l'Afrique 2008 (aprile 2008) sullo stato della pena di morte nei Paesi Africani. Sono un po' vecchi, ma contengono molti dati interessanti…


Giustizia – Verso l'abolizione della pena di morte.
Con il sostegno di alcuni Paesi africani, l'Organizzazione delle Nazioni Unite si è impegnata, nel dicembre 2007, per una moratoria delle esecuzioni.

Probabilmente non conosceremo mai le conseguenze esatte sull'opinione pubblica mondiale della diffusione, nel gennaio 2007, delle immagini dell'impiccagione di Saddam Hussein. Le circostanze particolarmente indegne della messa a morte dell'ex-rais, e forse ancora di più la loro pubblicità su supporto digitale, sono risuonate come un terremoto. Persino la coscienza di coloro che vi hanno attivamente contribuito – in prima linea i dirigenti inglese ed americano Tony Blair e George W. Bush – ha sembrato esserne scossa per un attimo.
Ironia della sorte, è proprio l'esecuzione di Saddam Hussein ad aver rilanciato il dibattito sulla pena capitale presso l'ONU. Se Israele e l'Iran sono stati i soli Paesi a rallegrarsi pubblicamente della morte del rais, l'Italia, per voce del suo Presidente del Consiglio, Romano Prodi, è stata uno dei pochi a condannarla pubblicamente, ed a più riprese. È quindi naturale che il governo italiano, accedendo per due anni, in gennaio 2007, allo status di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, si sia impegnato a prendere un'iniziativa mirante a condannare la pena di morte. Una decisione che beneficia dell'influente appoggio del Portogallo, che ha assunto la presidenza di turno dell'Unione Europea il 1° luglio dello stesso anno.

Dopo due fallimenti, uno nel 1994 ed uno nel 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato, il 18 dicembre 2007, una storica risoluzione volta "a istituire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell'abolizione della pena di morte". Una decisione simbolica, poiché priva di portata giuridica limitativa, ma che rafforza considerevolmente il peso degli abolizionisti, come testimoniano i violenti dibattiti che hanno accompagnato il voto. Alcuni Paesi opposti al progetto hanno tentato in tutti i modi di farlo fallire. Chi proponendo delle alterazioni alla lettera del progetto (legando per esempio il divieto d'aborto a quello della pena di morte), chi semplicemente accusando l'Europa di volere, come una potenza coloniale, imporre i propri "valori".
Ciò non toglie che, aldilà delle pressioni, reali ma allusive, dell'UE sui propri partner per lo sviluppo – in particolare africani – per ottenere la loro adesione alla moratoria, la risoluzione dell'ONU ha ricevuto una grande maggioranza: 104 voti contro 54, e 29 astensioni. Un mese prima, l'adozione del progetto di risoluzione (per 99 voti favorevoli contro 52 contrari e 33 astensioni) in seno alla terza commissione dell'Assemblea aveva già rivelato che numerosi Paesi africani erano interessati dal fenomeno di crescente simpatia in favore della moratoria ed avevano inoltre fortemente contribuito alla riuscita positive del progetto, nello specifico attraverso una forte astensione.
Secondo il primo scrutinio, sui 192 Paesi membri dell'ONU, solo 52 continuano a sostenere attivamente il principio della pena di morte. Ma tra questi ultimi, non se ne contano più di dieci africani: l'Egitto, la Libia, il Botswana, le Isole Comore, l'Etiopia, il Malawi, la Nigeria, il Sudan, l'Uganda e lo Zimbabwe. Malgrado una legislazione non-abolizionista, e nonostante intrattenga rapporti sempre più stretti con i Paesi del Golfo – fortemente opposti al progetto -, il Marocco si è astenuto. Fedele alla sua strategia di elusione, la Tunisia non ha partecipato al voto. Ugualmente assenti: la Repubblica Democratica del Congo e la Somalia, come pure le Seychelles, la Guinea-Bissau ed il Senegal (tutti e tre abolizionisti di fatto). Oltre al Marocco, gli astensionisti africani sono stati 18 e vanno dal Ciad al Madagascar, passando per il Camerun, la Repubblica Centrafricana, il Congo, la Guinea Equatoriale, il Niger ed il Togo, senza dimenticare il Ghana, la Guinea, il Kenya, la Tanzania e lo Zambia.

In definitiva, si tratta di un grande successo per i militanti dei diritti dell'uomo, che vi vedono la ricompensa di un lungo lavoro di lobbying. "Pur senza aver abolito la pena di morte da loro, alcuni Paesi africani sono diventati dei sostenitori attivi della moratoria universale, come l'Algeria, il Gabon, il Mali, il Burkina, il Benin ed il Burundi, mentre altri, ancora più numerosi, non le fanno ostacolo, che fa ben sperare per l'avvenire", si rallegra Antoine Bernard, il direttore esecutivo della Federazione Internazionale della Lega dei Diritti dell'Uomo. Oltretutto, tra questi ultimi, 11 fanno parte del gruppo dei 21 Paesi africani che non hanno, da oltre dieci anni, ufficialmente eseguito alcun condannato e che sono dunque considerati abolizionisti di fatto, per quanto fragile questa posizione sia.
Paradossalmente, questo miglioramento sul piano internazionale interviene su un contesto africano incerto, dove dei numerosi passi in avanti spesso procedono fianco a fianco con delle inquietanti ritirate. In materia di avanzata, da un lato, si conta certamente il numero crescente di Stati che hanno abolito di fatto la pena di morte in questi ultimi anni. Alla fine degli Anni '80, non erano che due in questa posizione: le Seychelles (1976) e Capo Verde (1981); oggi sono 14. Ultimi per data, il Ruanda (2007), la Liberia (2005), il Senegal (2004) e la Costa d'Avorio (2000) hanno raggiunto Gibuti, le Mauritius e l'Africa del Sud (1995), la Guinea-Bissau e l'Angola (1992), il Mozambico, São Tomé e Principe e la Namibia (1990). Chi sarà il prossimo? Le recenti evoluzioni permettono di sperare in progressi significativi, ossia un'abolizione totale, in Mali, in Gabon così come in Burundi ed in Marocco.
Altra nota positiva: se nessun Paese dell'Africa del Nord, al contrario dell'Africa australe, ha ancora abolito la pena capitale, il dibattito sulla posizione di quest'ultima nell'Islam progredisce (solo due Paesi a maggioranza musulmana, la Turchia ed il Senegal, sono abolizionisti). E secondo l'associazione Insieme contro la Pena di Morte (ECPM), gli appelli alla moratoria hanno trovato un eco molto favorevole presso il Gran Mufti d'Egitto, Sheikh Ali Jomaa, e presso il predicatore della catena televisiva Al-Jazeera, il Dott. Youssef al-Qaradawi. D'altra parte, dall'altro lato, la pena capitale è tornata la norma in numerosi Paesi sotto la copertura della recrudescenza degli attentati islamisti dall'11 settembre 2001 – nonostante si applichi di rado. Le condanne si moltiplicano. Da due anni, secondo Amnesty International, hanno avuto luogo in almeno una quindicina di Paesi africani, come l'Algeria, il Benin, la Tunisia, il Burkina, il Burundi, il Kenya, la Libia, il Mali, il Marocco, la Nigeria, la Repubblica Democratica del Congo, il Togo… Ma anche nei Paesi – meno numerosi – che continuano ad applicare queste sentenze, in primo luogo la Nigeria ed il Botswana – che praticano sempre delle esecuzioni segrete -, l'Egitto, la Guinea Equatoriale, l'Uganda, la Somalia e, soprattutto, il Sudan, che detiene la palma africana con almeno 65 esecuzioni nel 2006, che lo piazzano al quarto posto mondiale – ex aequo con l'Iraq.
Inoltre, indipendentemente dai progressi recentemente registrati in materia, l'abolizione della pena di morte non resolve tutto. "Il continente africano è molto lontano dal continente asiatico, che registra dei record macabri di esecuzioni, in particolare la Cina, precisa Michel Taube, scrittore francese e fondatore di ECPM. Ma siamo malgrado tutto preoccupati per l'Africa a causa del numero di assassini extragiudiziari". Un'analisi che l'evoluzione recente della situazione in Ciad o in Kenya, in particolare, conferma."

In Africa (dati presi dal sito di Nessuno Tocchi Caino):
Abolizionisti: Angola, Capo Verde, Costa d'Avorio, Gibuti, Guinea-Bissau, Mauritius, Mozambico, Namibia, Ruanda, São Tomé e Principe, Senegal, Seychelles, Sudafrica.
Abolizionisti di fatto (non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni; tra parentesi l’anno dell’ultima esecuzione): Benin (1993), Burkina Faso (1988), Camerun (1988), Congo Brazzaville (1982), Eritrea (non risultano esecuzioni dall’indipendenza del Paese nel 1993), Gabon (1985), Gambia (1981), Ghana (1993), Isole Comore (1997), Kenya (1987), Lesotho (1995), Liberia (2000), Madagascar (1958), Malawi (1992), Marocco (1993), Mauritania (1987), Niger (nessuna esecuzione o condanna a morte dal 1976), Repubblica Centrafricana (1982), Sierra Leone (1998), Swaziland (1982), Tanzania (1994), Togo (1978), Tunisia (1991), Zambia (1997).
Paesi che attuano una moratoria delle esecuzioni: Algeria, Mali.
Mantenitori: Botswana, Burundi, Ciad, Egitto, Etiopia, Guinea, Guinea Equatoriale, Libia, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Uganda, Zimbabwe.


In Ruanda, l'abolizione partecipa alla riconciliazione.
""La pena di morte non ha dissuaso la gente a prendere dei machete per massacrare i propri concittadini, è per questo che non siamo infastiditi dalla sua soppressione", dichiarava all'inizio del 2007 Théodore Simburudali, il presidente dell'Associazione di Difesa degli Interessi dei Superstiti del Genocidio (Ibuka). Qualche mese più tardi, il 25 luglio, il Ruanda è diventato il primo Paese della regione dei Grandi Laghi ad abolire la pena di morte, dopo numerose consultazioni popolari condotte dall'ottobre 2006.
L'abolizione, di cui il presidente ruandese e leader del Fronte Patriottico Ruandese (FPR), Paul Kagamé, si diceva un fervente partigiano, era anche un'esigenza del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda che condizionava il trasferimento di alcuni sospetti alla giustizia ruandese.
Questa misura faro dello sforzo di riconciliazione nazionale ha riguardato direttamente circa 600 persone. Ma ha permesso anche, grazie ad un effetto a catena, di decongestionare le prigioni. In effetti, numerosi detenuti condannati ad una semplice pena d'incarceramento beneficiano da allora di una libertà condizionata."


Allego i link ad un articolo di Nigrizia che spiega brevemente il background giuridico di alcuni paesi africani ed alla voce “Uso della pena di Morte nel Mondo” di Wikipedia (qui i dati sull’Africa sono diversi da quelli di Nessuno Tocchi Caino… in realtà il Gabon ha abolito la pena capitale nell’ottobre 2007 – merito della conferenza organizzata a Libreville dalla Mongi? ;-P – e il Mali ha dichiarato che la sospenderà il 25 dicembre di quest’anno). I metodi di esecuzione più utilizzati sono la fucilazione e l’impiccagione, mentre il Sudan, in pieno stile “islamista retrogrado”, per alcuni tipi di reato prevede la lapidazione o la crocifissione (non sono sicurissima, ma, rimembrando i corsi di Diritto islamico, immagino la lapidazione per il crimine di adulterio e la crocifissione per il reato di apostasia).

Burkina Faso: il Paese degli Uomini Giusti, ma poveri.


Nome Ufficiale: République du Burkina Faso
Capitale: Ouagadougou
Superficie: 274.000 km²
Popolazione (2007): 13,6 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 18,3% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 78,2% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: francese (ufficiale), more, dioula, peul, tamasheq
Religione: Islamismo, Cristianesimo, Animismo
Gruppi etnici: Mossi (chi si ricorda il personaggio Mo il Mossi creato dal grande Pennac?), Mandé, Peul, Bobo, Fulani, Malinke, Lobi, Malinke, Senufu, Gurunsi, Tuareg, Hausa… in Burkina vivono più di 60-e-dico-60 gruppi etnici… non devo elencarli tutti, vero?
PIL (2007): 6,8 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 5 agosto 1960 Capo di Stato:
Blaise Compaoré (in carica dall'assassinio dell'allora presidente Thomas Sankara nel 1987)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Burkina_Faso
Quando ero bambina ero appassionata di geografia e così studiavo sui libri che mia madre usava al liceo (molto più interessanti dei sussidiari delle elementari vero?!) e che erano rimasti a marcire nella cantina dei miei nonni. Io li usavo per fare le ricerche, le tesine di fine anno, prima dei compiti in classe… Quindi in pratica studiavo il mondo degli Anni '70, ma per fortuna poi la maestra mi "aggiornava" sugli sviluppi degli ultimi 20 anni… Beh, io quei libri me li ricordo ancora (tra l'altro dovrebbero esserci ancora a casa di mio padre…), mi ricordo le pagine ingiallite ed un po' raggrinzite per l'umidità della cantina, l'odore un po' di muffa, le cartine geografiche bellissime che c'erano e che mi sembravano dettagliatissime con tutti i paralleli e i meridiani, le montagne e le pianure, i fiumi e i deserti, le stelline rosse per le capitali e i quadratini neri per le grandi città e i pallini di dimensione variabile a seconda del numero di abitanti per le città più piccole… Mi ricordo anche che il nome di certi Stati mi sembrava proprio buffo. Per me i nomi più belli erano quelli africani e uno dei nomi che mi faceva ridere di più era quello di un Paese africano, non troppo grande, non troppo a nord e non troppo a sud, non troppo famoso, che si chiamava Alto Volta. Ed il nome della capitale era ancora più bello: Ouagadougou! Proprio come da bambini ci si immagina che parlino gli africani… Oua-ga-dou-gou! Ovviamente alle elementari non si studiano tutti i Paesi del mondo quindi per me l'Alto Volta è rimasto Alto Volta fino a quando avevo circa 12 anni: non vi dico il mio disappunto quando, leggendo un giornale (dovevo essere a casa di mia nonna perché era una specie di giornalino parrocchiale) scopro che c'era un'epidemia di "mosca tze-tze" in… Burkina Faso, ex-Alto Volta! "Burkina Faso… ma che razza di nome è!" devo aver pensato. Menomale che non avevano cambiato il nome della mia adorata Ouagadougou! Poi nel 2005, lavorando alla Maison des Association del 12° arrondissement di Parigi, alcuni burkinabé che gestivano un associazione con la sede nella stanza accanto alla nostra mi hanno raccontato che l'Alto Volta era stato rinominato Burkina Faso dall'allora presidente Thomas Sankara, il "padre della rivoluzione", nel 1984 per festeggiare il primo anniversario del putsch che lo portò al potere e che il nome significa "Paese degli Uomini Giusti" (dal moré "Burkina", ovvero "uomini integri", e dal Dioula "Faso", "la casa del padre": questo l'ho trovato su Wikipedia… grazie Wiki, mi fai sembrare colta!).
E allora Abdul era un burkinabé, un Uomo Giusto, poi ha avuto la cittadinanza italiana e forse lì è diventato un po' meno giusto, perché mentre in Burkina Faso convivono pacificamente 60 etnie diverse, in Italia non riusciamo nemmeno a rispettare gli italiani!
Però, purtroppo, gli Uomini Giusti non fanno mai troppa strada in questo mondo ingiusto e così accade che gli Uomini Giusti siano anche poveri e che il Paese degli Uomini Giusti sia il secondo più povero al mondo dopo il Sierra Leone (fonte: Rapporto Annuale UNDP 2007 sullo Sviluppo Umano).

"Vie chère tu veux notre chair!" è il grido che risuona nelle ormai decine di manifestazioni che raccolgono migliaia di cittadini per protestare contro l'aumento vertiginoso dei prezzi dei beni di prima necessità (chi ci ricorda?). Ormai sono molte le persone che arrivano a malapena a mangiare un pasto al giorno. L'allarme era stato dato dalla Lega dei Consumatori nel settembre 2007 quando i panettieri, in maniera unilaterale, avevano deciso di aumentare il prezzo del pane cui, a novembre/dicembre, era seguita un'esplosione dei prezzi delle derrate locali piuttosto strana per il periodo visto l'arrivo dei nuovi raccolti sul mercato. La situazione è degenerata ulteriormente nel gennaio 2008, con un aumento dei prezzi di grande consumo: dall'ottobre 2007 al maggio 2008 il riso sarebbe aumentato del 51%, le paste alimentari del 74%, il latte del 118% e gli olii alimentari del 142%! (fonte: Institut National de la Statistique et de la Démographie du Burkina Faso)
I prodotti alimentari però non sono stati i soli ad aumentare di prezzo: ci sono anche i trasporti, l'acciaio, il ferro da calcestruzzo ed i concimi.
Per il governo, questa "cavalcata" dei prezzi ha dei motivi sostanzialmente esogeni: l'aumento dei costi di produzione dei principali prodotti alimentari a causa del rincaro del petrolio, la cattiva stagione nei principali Paesi produttori ed esportatori di riso, la crescita del consumo e quindi della domanda di derrate alimentari dei Paesi emergenti, il crescente ricorso ai biocarburanti che provoca una drastica riduzione delle superfici coltivabili riservate al consume umano, la crisi finanziaria internazionale indotta dai prestiti ipotecari a rischio negli Stati Uniti… un po' come fa Tremonti insomma!
A queste cause esogene si devono aggiungere anche fattori propri al Burkina, come per esempio delle piogge che hanno perturbato la produzione agricola di quest'anno, la corruzione dilagante nel Paese che non favorisce la trasparenza ed il libero gioco di concorrenza, la disoccupazione dei giovani che pesa fortemente sulla redistribuzione dei redditi e sul potere d'acquisto delle famiglie. E, soprattutto, la forte dipendenza del Paese dall'importazione di generi alimentari a causa della politica agricola male orientata dei decenni scorsi, che era rivolta verso i prodotti da esportazione a discapito dell'autosufficienza alimentare. Da quattro anni il Burkina è il primo produttore di cotone della regione subsahariana, ma quest'anno le forti inondazioni hanno causato un calo del -44% sulla produzione cotoniera rispetto all'annata precedente. Allora il governo ha deciso di riprendere, a vent'anni di distanza, lo slogan sankarista "Consumiamo quello che produciamo, produciamo quello che consumiamo" e di diversificare la produzione agricola introducendo colture cerealicole in alcune zone del Paese. Inoltre sono state prese una serie di misure di tipo amministrativo e fiscale: la sospensione dei diritti di dogana (che rappresenta un enorme perdita di entrate per lo Stato) e di IVA su alcuni prodotti, la vendita di cereali a prezzi sociali ed il divieto di esportarli, il blocco dei margini di profitto e l'introduzione di un sistema di omologazione dei prezzi. Sono stati aperti "negozi-testimoni", che vendono i prodotti ai prezzi suggeriti dal governo e di cui è stata pubblicata una lista ad uso dei consumatori.
Il governo ha anche cercato di dare l'esempio ai cittadini e giovedì 3 luglio tutti i membri del governo sono andati al Consiglio dei Ministri in bicicletta o a piedi. Ormai ai veicoli amministrativi è vietato circolare nel week end e nei giorni festivi ed i controlli volti a punire i recalcitranti sono molto rigorosi.
Forse la buona volontà del governo è stata apprezzata, tanto che ora molti burkinabé dicono di voler iniziare a coltivare piccoli appezzamenti di terra che possiedono per aiutare il sostentamento della nazione.
Non so, queste misure possono sembrare populiste, ma almeno il loro governo sta facendo qualcosa per combattere il carovita… al contrario del governo di qualche altro Paese in cui agli uomini giusti non è dato vivere (e qui oltre ad Abdul mi vengono in mente altri uomini giusti – italiani – che non sono più tra noi).

Per la Mente (Libri):
Crépuscule des temps anciens (Nazi Boni);
Fille de le Volta (Moussa Savadogo);
Métisse façon (Sarah Bouyain);
Avec tes mots (Angèle Bassolé-Ouédraogo – poesie);
Sahéliennes (Angèle Bassolé-Ouédraogo – poesie)


Per le Orecchie (Musica):
Yeleen;
Saaba;
Jean-Claude Bamoko


Per gli Occhi (Cinema):
in Burkina Faso ogni due anni dal 1969 si tiene il FESPACO, il Festival Panafricano del Cinema e della Televisione di Ouagadougou, e la scena cinematografica burkinabé è tra le più dinamiche del continente
Yeelen (Souleymane Cissé);
Zan Boko (Gaston Kaboré);
Buud Yam (Gaston Kaboré);
Adanggaman (Roger Gnoan M'Bala);
Sankofa (Halie Gerima);
Code Phoenix (Boubacar Diallo);
Delwende, lève-toi et marche (Pierre Yameogo);
Yaaba (Idrissa Ouedraogo);
Tilaï (Idrissa Ouedraogo);
Samba Traoré (Idrissa Ouedraogo); Le Cri du Coeur (Idrissa Ouedraogo); La colère des dieux (Idrissa Ouedraogo);Idrissa Ouedraogo ha inoltre diretto uno dei contributi del film collettivo 11' 9" 2001 September 11. Indovinate quale? Sì, proprio quello dei ragazzini che cercano Bin Laden per le strade di Ouaga!