Sunday, August 30, 2009

Chi vuol essere emiratino?

Seguendo l'esempio di altri Paesi, anche gli Emirati stanno pensando di introdurre un "cultural awareness test" per il rilascio del visto di residenza nella federazione a cittadini stranieri.

Il Presidente del Parlamento emiratino, Abdul Aziz Abdullah Al Ghurair, il mese scorso ha presentato una proposta di legge per introdurre un test culturale atto a determinare la conoscenza di "cultura, usi e tradizioni degli Emirati Arabi Uniti" ed obbligatorio per tutti gli stranieri richiedenti un visto di residenza negli EAU. Questo dovrebbe rassicurare i cittadini nazionali, preoccupati del fatto che "la scarsa conoscenza da parte degli expatriates dello stile di vita del Paese stava intaccando la loro identita' nazionale".



Mmmmhhh, idea interessante... facciamo un esempio di come potrebbe essere strutturato il test...


Domanda n.1 - Da cosa deriva, durante il Ramadan, la proibizione di ascoltare musica dal vivo, mentre e' consentita la vendita di alcolici (nei locali autorizzati)?
a) dal Corano
b) non e' previsto in alcun testo giurisprudenziale islamico
c) dalla fervida mente degli sceicchi regnanti

Domanda n.2 - Qual'e' il significato dell'acronimo IBM?
a) Insha'Allah, Bismillah, Masha'Allah (se Dio vuole, nel nome di Dio, tale e' la volonta' di Dio)
b) International Business Machines
c) Insha'Allah Bukra Maalesh (forse, domani, lascia perdere)


Domanda n.3 - In quale attivita' un facoltoso abitante di Abu Dhabi nel 2007 ha speso oltre 25 milioni di dirham (circa 5 milioni di euri)?
a) in
zakat
b) per la costruzione di un centro per aiutare i piu' bisognosi
c) per
l'acquisto della targa "5" per la sua automobile


Domanda n.4 - Che cosa vuol dire il termine Emiratization?
a) aiutare gli emiratini in difficolta' a superare i problemi economici causati dalla recente crisi
b) riservare una quota-lavoro ad emiratini con specifiche competenze settoriali
c) in periodo di crisi,
se sei emiratino non puoi essere licenziato, anche se la tua produttivita' e' la piu' bassa nell'azienda

Domanda n.5 -
IRENA, l'Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili, avra' il suo quartier generale ad Abu Dhabi. Quale fattore ha particolarmente influito su questa decisione?
a) l'attenzione che il Paese ha sempre dimostrato per la salvaguardia del suo patrimonio naturale (leggi: petrolio)
b) i soldi. Ops, volevo dire la costruzione di
Masdar, la prima citta' "zero-carbonio" al mondo
c) il fatto che gli EAU siano tra i
Paesi con le maggiori emissioni di CO2 per abitante


Domanda n.6 - Quale settimanale e' stato recentemente censurato negli EAU?
a) FHM
b)
Jasad
c)
Jeune Afrique

Domanda n.7 - Un bambino nato negli Emirati Arabi da genitori stranieri...
a) ... prende automaticamente la nazionalita' emiratina se i genitori sono residenti negli Emirati
b) ... al raggiungimento della maggiore eta' puo' scegliere tra la nazionalita' emiratina e quella dei genitori
c) ... ottiene un visto di residenza da rinnovare ogni 3 anni. Se maschio, quando diventa adulto deve essere sponsorizzato da un'azienda con sede negli EAU e/o, nell'eventualita' che rimanesse disoccupato, deve rientrare nel Paese d'origine dei genitori


Risultati

Maggioranza di risposte "a": Credi davvero che gli EAU siano un Paese arabo-musulmano? Tze', povero illuso! REJECTED
Maggioranza di risposte "b": Mi congratulo per il Suo buonsenso, ma La invito ad applicarsi maggiormente nello studio delle contorsioni di cui la mente umana e' capace quando sottoposta a condizioni climatiche estreme. Le faremo sapere... REJECTED!

Maggioranza di risposte "c": Ok, solo due ipotesi possibili... 1) sei emiratino/a o 2) sei un soggetto bipolare con tendenze maniaco-omicide... Fratello! Abbiamo bisogno di gente come te, benvenuto! APPROVED


p.s.: cavolo se mi e' mancato scrivere sul blog!

Tuesday, April 7, 2009

Premonizioni



Ieri notte mi sono svegliata alle 5.37, improvvisamente preda, chissà, di un incubo, o forse della sete e del caldo.
Non potevo sapere che nello stesso momento, a L'Aquila, alcune persone avrebbero chiuso definitivamente i loro occhi, non svegliandosi mai più da quella notte di sonno.


La mattina, arrivando in ufficio, sono stata accolta dalle domande dei miei colleghi e dalle immagini brutali che Rai News24 sembrava quasi scagliarmi addosso con violenza quasi a farmi ammettere qualche colpa o a farmi abbandonare alla vergogna. Come aveva potuto il mio sonno essere così tranquillo?, sembrava chiedermi lo schermo. Ero impietrita.
Poi ho realizzato. L'Aquila. Mia sorella, Manuela, studia a L'Aquila.
Cazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzo.
L'ho chiamata, il suo cellulare era spento. Ho sentito il sangue gelarmisi nelle vene.
Ho chiamato mia madre, squillava. "Pronto. Hai saputo?" "Manuela. Come sta? Il cellulare è spento." "Non ti preoccupare, sta bene. Era qui a Pescara stanotte. A casa sua c'erano le sue coinquiline, c'è stata qualche lesione, ma niente di grave. Stanno bene."
DiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzie.


5,8° della Scala Richter. Non è uno scherzo.
Circa 180 vittime finora. Non sono uno scherzo.
La settimana scorsa mia madre mi aveva scritto via e-mail che c'era stata una scossa di terremoto a L'Aquila e che mia sorella era stata svegliata nel cuore della notte dalla Protezione Civile e che il quartiere in cui abita era stato evacuato. Io avevo letto distrattamente, senza dar troppo peso alla cosa, conscia che l'interno dell'Abruzzo è quasi interamente zona sismica e che i terremoti sono avvenimenti ricorrenti, per fortuna senza finora aver eguagliato il vecchio "record" detenuto dal
Terremoto di Avezzano del 1915.


17.000 sfollati. Una cifra enorme.
Già me li immagino i nostri amministratori, rapaci come avvoltoi che sorvolano una carogna, riuniti tra i calcinacci nel Palazzo dell'Emiciclo, a fregarsi le mani pensando ai soldi della ricostruzione.
Pensando a come sfruttare la tragedia per fare un po' di promozione spiccia a questa regione "forte e gentile" dimenticata da Dio, ma non dai politici disonesti.
Finalmente, l'Abruzzo sarà un po' più conosciuto.
Finalmente, il terremoto aiuterà gli italiani ad imparare a situare questa regione sulla cartina geografica.
Per tantissimi anni l'Abruzzo è stata una regione sconosciuta, tanto che, quando sono andata a studiare a Venezia, i miei compagni di corso mi chiedevano da dove venivo e, non appena saputa la risposta, incalzavano: "E in che regione si trova Pescara?". La mia migliore amica, una che sa che Yaoundé è la capitale del Camerun, pensava che Pescara fosse nelle Marche.


Ora, finalmente, questa terra bellissima, con mare e montagne, parchi, boschi, cascate, chiese e castelli, diventerà un po' più famosa.
Eh sì, perché almeno stavolta è salita agli onori delle cronache nazionali per il terremoto, per le vittime che commuovono lo spettatore e lo muovono a pietà.
Un bel passo avanti rispetto agli scandali politici, l'unico altro parametro grazie al quale l'Abruzzo non cade nell'oblio.












p.s.: Se vi fidate di un'altra mia premonizione, il prossimo dovrebbe essere Franco Marini.
Ma il vecchio lupo appenninico è troppo furbo per farsi fregare come quegli altri fessi.


Tuesday, February 24, 2009

In the meanwhile...


Ho avvisato S., il mio sponsor, dell'offerta dell'ambasciata.
D., il nuovo boss (appena posso vi metto il link al suo blog… voglio sapere che impressione ne avete), ha rilanciato parlando di posizione manageriale e di occuparmi del lancio di 4 nuovi programmi (emiratization, academy, cine club ed un altro paio di cosine…).
L'ho mandato cortesemente a fanculo e domenica 1 marzo comincio il lavoro in ambasciata, mentre, dopo quasi due anni di onorato lavoro, Onwan (ora Avantgarde) chiudera'.
"Tutto passa".

Poi, che altro? Ah, si'! Il mese scorso ha nevicato! Non ad Abu Dhabi, certo, ma sulle montagne nella zona di Ras Al Khaimah, uno degli emirati "settentrionali" (se cliccate sui link in verde si aprono le foto…)
E poi? Beh, e poi mi e' mancato confrontarmi con voi… Insha'llah, a breve ricomincio a farmi i consueti giretti quotidiani sui vostri blog… a prestissimo!
Stay tuned!

clauds


Wednesday, December 31, 2008

Lo so, lo so...

… che sono scomparsa (anche se qualche messaggio subliminale ve l'avevo lanciato…) e non vi ho neppure dato gli auguri di buon solstizio d'inverno…
per ora vi basti sapere che sono davvero impegnatissima (e pure un po' depressa) "grazie" al nuovo super-mega-ultra-manager che abbiamo in ufficio.
e poi vi faccio gli auguri per il nuovo anno, il secondo nuovo anno nel giro di una settimana (questa al massimo ve la spiego venerdi', se riesco a connettermi): spero che il 2009 sia l'anno della realizzazione dei vostri desideri (tipo, per qualcuno, il threesome con Mira Aroyo ed Emiliana Torrini :-P ).

a parte gli scherzi, vi auguro di lasciare l'anno vecchio in grande stile stasera e di cominciare al meglio l'anno nuovo, un anno, spero, ricco di soddisfazioni.


miss you, guyz.
clauds


Saturday, December 6, 2008

Il Dubai Mall e' una cagata pazzesca!!!


omg! ieri sono andata a dubai con F. e M. ed ho finalmente visitato il dubai mall, il nuovo mall che hanno aperto da un mesetto circa...
credo che abbiate capito che non sono tipa da mall, ma questo non e' un normale centro commerciale, gente. e no! il dubai mall e' il "mall piu' grande del mondo", accanto al "grattacielo piu' alto del mondo", di fronte alla "fontana piu' grande del mondo", vicino all' "hotel piu' lussuoso del mondo" nella citta' piu' sopravvalutata del mondo.

in teoria, nell'itinerario programmato da F., saremmo dovuti andare anche ad atlantis, la nuova meraviglia di dubai, l'albergo con l'acquario per il cui lancio hanno organizzato un party cui hanno partecipato centinaia e centinaia di personaggi del jet-set mondiale, poi, causa una lunga serie di imprevisti (partenza in ritardo a causa della bisboccia della notte prima, ulteriore ritardo per comprare i biglietti per le ferie di F., sosta al primo autogrill per fare benzina, foratura di una gomma e conseguente cambio della suddetta gomma nel bel mezzo della strada deserta e desertica che porta da abu dhabi a dubai, sosta al secondo autogrill per gonfiare un'altra gomma e controllare che tutto fosse a posto, sosta al terzo autogrill per comprare il salik -la targhettina del pedaggio per attraversare dubai- traffico, ecc. ecc. ecc.), abbiamo dovuto rinunciare al piano originario ed accontentarci di visitare solo il dubai mall (come se me ne potesse fregare qualcosa).

ed ora, solo per voi, miei cari, una piccola recensione del "centro commerciale piu' grande del mondo": fa schifo!
innanzitutto immaginatevi una struttura tipo capannone industriale, con pareti completamente bianche stile ospedale ed ampi spazi vuoti ed asettici. c'e' l'acquario (grande, con dentro squali, mante ed ogni sorta di pesce tropicale) al centro, ma, se devo dirvi la verita', la cosa non mi ha impressionato piu' di tanto: provavo solo pieta' per quei poveri pesci, ridotti ad attrazioni turistiche e storditi dai flash continui. il mall era affollatissimo (ovviamente: l'hanno appena aperto, quindi e la nuova attrazione della citta') e caotico, anche a causa della struttura escheriana che dopo un po' rincoglionisce anche il piu' interessato dei visitatori. tantissimi spazi non sono ancora stati venduti (eheh, il credit crunch ha colpito anche dubai...), molti negozi non erano ancora aperti e, nel complesso, non c'e' molto di piu' degli altri mall della citta' (forse qualche negozio "di lusso", ma sinceramente sono proprio gli ultimi a cui io sia interessata).
unica nota positiva: kinonukiya, una libreria di singapore, grande almeno il doppio della biblioteca comunale di montesilvano (ok, ve lo concedo: non ci vuole molto) che vende libri interessanti anche in lingue che non siano l'inglese e l'arabo (bello: c'era la sezione in francese, quella in tedesco, quella in cinese, in coreano e poi una parte enorme in giapponese). pero' il libro che volevo comprare (Adama di Turki al Hamad) non ce l'avevano! vabbe', mi son rifatta con altri tre titoli e, quando tornero', ho gia' deciso che mi accattero' l'edizione inglese di Q!

insomma, non riesco a capire tutto questo febbrile eccitamento nei confronti del dubai mall. per citare un maestro di vita: "il dubai mall e' una cagata pazzesca!!!"
ma saro' io che sono snob?! a volte me lo chiedo...


p.s.: ci vediamo mercoledi' (insha'llah!), che' da domani cominciano i tre giorni di festa per l'eid al-kabir... mabruk!


Post di ringraziamento. E poi mi chiedo: "Ma perche'???"


post estemporaneo di ringraziamento al carissimo Wil, che mi ha segnalato via e-mail l'edizione di giovedi' 4 dicembre de L'Unita', in cui, a pag. 37, nella rubrica "Blog", la giornalista Alessia Grossi parla di fake glasses (e' questo blog, per chi se ne fosse dimenticato :-P ).

ovviamente il ringraziamento e' esteso alla Grossi, alla redazione ed ai lettori del L'Unita' che passeranno di qui (sperem!).


un paio di piccole precisazioni ad uso degli stimati lettori di questo blog:

Ma perche' tutti credono che io viva a dubai???

Ma perche' questi mi recensiscono proprio uno dei post piu' stupidi???


lo so, mi dispiace molto scriver cazzate (anche se ultimamente l'ho fatto alla grande), ma purtroppo in questo periodo non ho molto tempo per preparare post piu' approfonditi... insomma, spero che voi continuerete a leggermi in ogni caso. cioe', lo so che di solito non faccio la sentimentale, ma... ecco... io ci tengo a voi, mi siete simpatici... vabbe', diciamo che vi voglio bene e finiamola qui.


comunque sono in buona compagnia... se aprite il link al quotidiano, noterete che uno dei miei "colleghi di recensione" e' un blog che parla di santini: http://collezionaresantini.blogspot.com. una chicca, ragazzi!


il mio nuovo big boss sta per manifestarsi, quindi devo chiuder tutto; comunque vi saluto con un grande abbraccio e vi dico solo... GRAZIE!



p.s.: che bello, ha appena finito di piovere che il sosia riccioletto di Marx la mandava!



Thursday, December 4, 2008

Beh, che dire?

solo...


BUON WEEK END! ;-)


da sabato non so quanto potro' essere presente...

a presto


clauds

Monday, December 1, 2008

Ritenta, sarai piu' fortunato...


Ah, le chiavi di ricerca!
Domani e’ la festa nazionale emiratina, quindi ho un giorno di ferie. Tornero’ dopodomani piu’ nervosa di prima… tremate! ;-)
Nel frattempo date un’occhiata a chi arriva su questo blog. (come se ve ne potesse fregare qualcosa...)
Anche questo mese si riconferma vincitore quello che cerca gli occhiali finti (li ha cercati di tutti i modi: da uomo, da donna, da bambino, da Craig David…) e chi cerca i fakes (di diamanti, occhiali, tappeti, mastercard, addirittura della Prestigiacomo, della Clerici e di Carmen Russo… ma quando mai le ho nominate su questo blog? Boh!)
Poi tutti a cercare notizie sulle elezioni in Ghana (non saro’ mica l’unica ad averne parlato??? … comunque 11 “elezioni ghana” 4 “elezioni in ghana” e 4 “ghana elezioni”, senza contare tutti gli altri con chiavi di ricerca piu’ dispersive).
Ah beh, poi ci son quelli che cercano il mio nome e la cosa non e’ che mi rassicuri molto…
E poi vado per categorie.

Quelli che… sono confusi

you tube musica egiziana (3)cercare direttamente su youtube pareva brutto?
“alexandrie encore et toujours” emuleidem come sopra
'il n'y a pas d'os sans la langue' de nourredine saadi dans wikipidia
bernard binlin dadié wikipedia in francese
da dove posso scaricare le canzoni di tamer hosnysicuramente non da qui… a me fa schifo!
facebook alex abdel mohamed taha egitto
hakim e la sua musica araba su you tube
musica egiziana youtubecambiando l’ordine degli addendi…
netlog.samuele giordano.
nome del capo di stato africano wikipediaperche’ non cerchi su wikipedia anche il nome del presidente del mondo?
qualcuno sa dirmi dove posso trovare le foto di tamer hosnyancora? E’ brutto, lascia perdere!
tuareg wikipedia comportamento
wikipedia cucina gabonese
wikipedia etiopia sito governo
www.musicaegiziana.it
you tube douala camerun popolazione
youtub musica egiziana nancynon solo mi scrivi youtub, ma non sai nemmeno che Nancy e’ libanese…
youtube summer seems padri e figli


Quelli che… hanno problemi con l’italiano

arestati din data de 27 11 2008 din paternoquesto andrebbe bene anche nella categoria “I criptici”
belle donne etiope
belle ragazze etiope
cazo i ngola - una delle mie chiavi di ricerca preferite in questa lista...
dimostrami fote porne - questo ancora non ha ben capito il plurale e gli accordi... sara' in terza elementare? la cosa sarebbe preoccupante...
donne etiope a dubai
emirati arbi gioelli
festa di agnello pert musulmani 2008 data
la storia di il colonialismo cote d'ivoire - le preposizioni articolate, queste sconosciute...
mozart prese pr in culo
paasaparola
quando si inserisce i coloranti nella glassa
quanti citta ha ethiopia

Quelli che… hanno problemi con l’inglese

bbc news about egyptians tristforse sono ignorante io, ma… che significa “trist” in inglese?
burj al-arab sweet il costose intendevi “suite”, il costo lo trovi sul sito dell’albergo. Se poi non ti viene un coccolone, puoi anche chiedere il prezzo dei dolci nel loro bar
month or ramadan 2003
pollo cip an ceap - questa se la batte con "cazo i ngola"...
war is peace freedom is ignorancequesto non avra’ letto 1984, ma gia’ ha capito come gira il mondo…

Quelli che… anche loro hanno problemi con facebook

come mai non riesco ad aprire facebook - allora non sono l'unica...
cosa vuol dire taggata nel linguaggio di facebook
face book di volpedo
facebook di volpedoquesto e’ anche un po’ criptico, comunque
facebook ex compagni di liceo artisticonon sai piu' come liberartene? poverino, come ti capisco…
fake profilo facebook cosa fare
h2opia - ti do un consiglio: non comiciare! e' peggio di una droga, non uscirai mai dal tunnel...
linguaggio facebookiano
stati di facebook

I criptici

2008 new gamal mubarak.notare il punto.
foto in giornale o manifesto facebook
i re magi ed asilo
palmina trabocchi
rude .con - ma 'sta gente come c'arriva qua?
storia dell

I porcelloni

akram khan cerco nudo - metti un annucio. AAA...
deflorazionequesto merita, che’ cercava su google images
fake celebrity nuda fake anni 40qualcos’altro?
fatina con manette
ministro gelmini nuda fake
montesilvano nudaquesta andrebbe bene anche nei criptici… mi sto ancora arrovellando il cervello per capire che diavolo cercava cussu’
photo senior et bestie umano gay

Varie ed eventuali

“ a scuola con rinnovata energia” (ben 5!) - Ma quando mai l’ho scritto?
figlia di er pecora (2) – posso assicurare che non sono io
a chi piace la gambia? - rispondete! a chi piace la gambia?
adriano smaldone spam - ihihih
belle donne etiopiva bene lo stesso una brutta donna italiana?
bin laden prima moglie - non la conosco, santa donna...
de talebano internet addresse pensi che se ce l’avessi non l’avrei gia’ rivenduto alla cia per qualche migliaio di dollari?
discoteche n'djamena
donne coi pantaloni foto
donne etiopia questo vanno bene anche brutte, purche’ etiopi
donne fakesnon capisco perche’ cercarne una fake quando puoi averne una real, darling! Come dici? Quella fake non parla?
elezioni ghana+chi vince'senza + non e’ altrettanto poetica…
fakes persone normali
firma originale di che guevara
gerry scotti sua mogliema io ho mai parlato di gerry scotti qua? Se l’ho fatto e non me ne sono accorta, per favore, insultatemi!
hossam guida egizianascusa, ma io conosco solo Sherif!
icona della culla di gesù bambino - ???
il cous cous nelle opere di fatema mernissioddio, credo sia piu’ facile trovarci il femminismo, comunque cerca ancora che' forse trovi...
interprete italiano/inglese a dubaiguarda che mi faccio pagare salato, sai?
isaias afewerki dittatori top 10e chi sara’ in prima posizione questa settimana, cari amici?
kriolu traduttoreguarda, per l’inglese ce la faccio, ma per il kriolu devo ancora attrezzarmi…
la lega degli uomini giustisicuramente NON e’ la lega nord…
la moglie con i pantaloni
meglio le stan smith o le superstar?perdonate l’ignoranza, eccheccazzo sono le stan e le superstar?
misantropasi’, sono misantropa. E allora???
moglie con i pantaloni
my favourite advertisingse t’interessa posso dirti qual e’ la mia
nancy ajram rifattaquanta verita’ in cio’ che scrivi caro amico sconosciuto
nancy ajram quando era piccoloera un cesso, fidati!
pantaloni da cricketquesto e’ tutto tuo, Coq!
ragazze gabonesiha cambiato nazionalita’, le etiopi l’hanno stufato…
rocco siffredi rai fictionragazzi, ricordatevi di spedirmi una videocassetta please!
sfondi con le stelle fiori glitteratiqui non li trovi di certo!
si pensa male dell'italia all'esteroSI’!!!
tasso del pil in benin(africa)fondamentale specificare che il Benin si trova in Africa!
terrorista dalla Mauritaniano, dalla Mauritania proprio non lo conosco…
un posto al sole fakes
vecchietti grotteschi
vignette sul cucùanche questo cercava Coq…
vikipedia: mubarak egittoquesta, col due punti, e’ pura poesia…
voglio vedere la foto di anwar sadat mortoe io vorrei vedere la faccia di uno che cerca ‘sta roba
what's the worst that could happen? fake glassesgrazie. Stronzo!


Caro papa'...





... e' bella questa foto, eh?! questo e' il regalo che ti faccio oggi per il tuo compleanno, oltre alla telefonata che ti faro' piu' tardi.

ti regalo questa foto per ricordarti quanto e' stato bello un tempo essere una famiglia, e non degli ex-coinquilini con problemi di comunicazione.
la regalo anche a me per ricordarmi quanto ti ho voluto bene quando ero una bambina e tu mi adoravi. ed anch'io ti adoravo papa'. ero la tua principessa e tu eri il mio eroe. eri il mio eroe anche quando a casa non c'eri mai per lavoro, oppure c'eri ma eri troppo preso dai progetti per accorgerti che la tua indifferenza ci faceva male. l'ho capito tardi che la tua non era indifferenza, ma voglia di proteggerci e di permetterci una vita decente, ma forse, a posteriori, ci sarebbe bastato un papa' in piu' e qualche sfizio in meno. ma non ti voglio giudicare, pa', ti capisco.

crescendo e' cresciuto anche il divario tra noi, il divario di vedute accentuato da troppi anni di differenza. entrambi abbiamo tanti difetti, ma ce ne sono due che tu hai e che non riesco a sopportare: che per te tutto e' bianco oppure nero, senza accorgerti delle mille sfumature di mezzo che rendono bella la vita ed interessanti le persone, e quella tua laconicita' da "una parola e' poco e due sono troppe" che rende impossibile il dialogo tra noi. purtroppo.
abbiamo smesso di parlare e ridere, ma i valori che mi hai dato da piccola mi sono rimasti: l'onesta', soprattutto.

non dimentico quando sono venuti a casa quei signori dell'impresa edile, quelli che ti hanno offerto un pacco di pezzi da 100.000 "per comprare le bambole alla bambina", a cui hai risposto "alla bambina non servono altre bambole oltre a quelle che ha. andatevene, per favore". gelido, come sempre con le persone che non apprezzi.
non dimentico neppure tutti i sacrifici che hai fatto, quando ti sei ammazzato di lavoro ed hai rinunciato alle ferie per anni. era la tua idea di meritocrazia: bisogna lavorare sodo per farsi strada nella vita, come quando agli esami prendevo sempre il massimo dei voti ed ai miei compagni di scuola regalavano la bicicletta o il motorino e quando venivo a dirtelo mi rispondevi "hai fatto solo il tuo dovere". lo so che sei sempre stato orgoglioso di me, ma a volte avresti potuto almeno dimostrarmelo.
non dimentico tutto il bene che mi hai voluto e che ancora mi vuoi, che mi portavi in giro ovunque tu andassi, anche alle cene importanti con i tuoi capi, che facevamo gli scherzi alla maestra dell'asilo che non ci credeva che mi avevi gia' insegnato a leggere e scrivere, che quando la sera non riuscivo ad addormentarmi mi facevi fare i giretti con la macchina finche' crollavo dal sonno, nonostante tu la mattina dopo dovessi svegliarti alle 6 e mezza.
e non dimentico neanche tutto il male che hai fatto a mamma, e di riflesso a noi. non dimentico quando cercavi di attirare manuela e luca a stare con te con dei mezzucci squallidi, tipo i regalini e le paghette. con me non c'hai mai provato, che' sapevi che te li avrei sbattuti in faccia.
ma non posso dimenticare nemmeno il male che ti ho fatto io, quando ho convinto mamma ad andarcene, quando per colpa mia ti sei ritrovato solo in quella casa da un momento all'altro, quando per due anni non ci siamo parlati nemmeno per gli auguri di natale. mi sento in colpa nei tuoi confronti per questo, ma soprattutto nei confronti di manuela e luca, che si sono ritrovati al centro di una situazione instabile.

adesso sei piu' vecchio, hai 67 anni oggi, e sei ancora mio padre. piano piano ci sto provando a ricostruire il castello della principessa, ma e' ancora fragile.
sei mio padre e so che mi hai perdonato, perche' i genitori perdonano sempre i figli. ti ho perdonato anch'io, perche' un figlio non puo' portare rancore ad un padre per sempre e perche' ti vedo vecchio e fragile. e mi fa pena vedere cosi' il mio eroe di bambina.
e allora forse dovrei starti un po' piu' vicina quando vengo a casa e dovrei imparare dai nostri errori passati per non ripeterli in futuro.
dai, te lo prometto: ci provero'. provero' anche a dimenticare.
perche' sei mio padre e, nonostante non te l'abbia mai detto, sei stato anche il mio eroe.

e' la prima lettera che ti scrivo in 25 anni e forse e' tardi per dirtelo pero', pa', nonostante tutto, ti voglio bene. tanti auguri.


Sunday, November 30, 2008

Gibuti: guardando verso Oriente



Nome Ufficiale:جمهورية جيبوتي - République de Djibouti)
Capitale: جيبوتي (Gibuti)
Superficie: 23.200 km²
Popolazione (2007): 807.000 (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 86,1% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 35% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: arabo, francese (ufficiali), afar e somalo
Religione: Islam
Gruppi etnici: Afar, Issa, Gadabuursi, Isaaq, Arabi
PIL (2007): 834 milioni USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 27 giugno 1977
Capo di Stato:
Ismaïl Omar Guelleh (in carica dalle elezioni presidenziali del 9 aprile 1999)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gibuti

Sapete che qui ad Abu Dhabi ci sono moltissimi gibutini? Ma davvero tanti… L'ultima volta che ne ho conosciuti ero ad un party a casa di amici quando ha fatto irruzione 'sta ragazza bellissima circondata da ragazzetti con la faccia da etiopi (avete presente la tipica faccia del Corno d'Africa, sì?). Beh, la ragazza mi sente parlare in francese con qualcuno e si avvicina e mi inizia a parlare in francese, al che, io che pensavo che fosse etiope, faccio una figura di merda e le dico: "Cavolo come parli bene francese, dove l'hai imparato?" e lei "Veramente è la mia lingua madre", ed io (idiota) "Ma dai, e io che pensavo fossi etiope!". A quel punto m'ha guardato come per dire "ma ci sei o ci fai" e mi ha risposto, secca: "No, sono di Gibuti! Conosci Gibuti?" guardandomi con aria sprezzante. Superato questo piccolo "incidente diplomatico", forse perché era contenta che io sapessi perlomeno collocare Gibuti sulla carta geografica, si scioglie un po' e cominciamo a parlare. Quando mi sono allontanata, ho notato che immediatamente una mandria di inglesi si è gettata sulla ragazza, prontamente "difesa" dai suoi bodyguard adolescenti.
Qualche giorno più tardi un amico mi ha raccontato che alla fine del party c'è stata una rissa tra gli inglesi ed i gibutini: gli inglesi continuavano ad insinuare cose sulla ragazza ed a provarci in modo pesante ed i connazionali di lei hanno reagito a tono. Purtroppo, qui negli Emirati, alcune nazionalità sono segnate: per esempio, come mi raccontava anche Desiet (la ragazza eritrea di un vecchio post che mi vergogno a linkare perche' mi sono appena accorta che contiene un orrore di ortografia nel titolo), se sei una ragazza proveniente dal Corno d'Africa lo stereotipo vuole che tu sia una prostituta (e nemmeno di bordo troppo alto…). Lo so che fa schifo, ma qua funziona così. Purtroppo. Ma non preoccupatevi: io schifo solo gli italiani! ;-)

Oltretutto, Gibuti è famosa perché c'è una brigata della Legione Straniera francese. Come dite? Non è famosa per questo? E che ne so, io da piccola leggevo sempre la collezione di Segretissimo di mio padre (quelli originali, degli Anni '60 e '70, con le copertine disegnate a mano) e, in un modo o nell'altro, Gibuti veniva menzionata sempre… Ero convinta fosse una città magica, affascinante, un po' noir… poi ho visto le foto ed ho capito che mi sbagliavo.
Ora, per tornare ad argomenti più seri, e ad affari di famiglia (futura), sappiate che Gibuti sta conoscendo un incremento degli investimenti da parte di imprese provenienti dal Golfo Persico, che hanno già iniettato più di 600 milioni di dollari in grandi opere, che vanno dal rinnovamento delle infrastrutture portuali (per esempio a Doraleh) alla costruzione di raffinerie, passando per gli alberghi di lusso.
Gibuti, così come tutta la regione del Corno d'Africa, ha sempre avuto grandi contatti e scambi commerciali con la Penisola Arabica, specialmente con lo Yemen, che si trova solamente ad una ventina di chilometri dalle coste di Gibuti (una grande comunità di expatriates yemeniti vive nell'ex-colonia francese). Un altro progetto in fase di approvazione è quindi la costruzione di un ponte che colleghi Gibuti allo Yemen, progetto, questo, presentato dalla Middle East Development di Tariq Mohammed bin Laden (fratellastro del più famoso Osama, nonché zio di… Omar! Bravi, vedo che siete stati attenti!).
La costruzione del Bridge of the Horns è iniziata alla fine dello scorso mese di luglio e la data prevista per il completamento dei lavori e l'inaugurazione del ponte è il 2020: il ponte avrà una lunghezza di 29 km e includerà un'autostrada a 6 corsie, 4 linee ferroviarie leggere, un oleodotto ed un acquedotto, più due città gemelle alle due estremità del ponte (entrambe chiamate Al-Noor City), per un costo totale compreso tra i 20 ed i 30 milioni di dollari. Le stime prevedono che circa 100000 automobili e 50000 passeggeri della linea ferroviaria attraverseranno il ponte quotidianamente, oltre alle migliaia di tonnellate di carichi in camion e vagoni ferroviari: gli analisti credono che quindi il progetto aumenterà gli scambi commerciali tra la Penisola Arabica ed i Paesi del Corno d'Africa e, inoltre, che aiuterà milioni di pellegrini africani a raggiungere l'Arabia Saudita per l'hajj e faciliterà il trasporto di prodotti agricoli e bestiame dal continente africano ai mercati della regione del Golfo. A questo proposito, è stata proposta una nuova autostrada per connettere Al-Noor City a Dubai, mentre non ci sono progetti di strade che colleghino il poco popolato Gibuti con i popolosi centri di Addis Ababa o Khartum. The Economist, sottolineando che i pianificatori hanno dichiarato che il progetto farà di Al-Noor City il "centro finanziario, educativo e medico dell'Africa", ha commentato: "gli africani potrebbero chiedersi perchè il centro non venga costruito in una porzione d'Africa dove vivono più africani e che ha cibo ed acqua."
Effettivamente Gibuti ha ancora molti problemi a livello economico e sociale ed alcuni analisti, considerando anche la situazione altamente instabile del Corno d'Africa e la presenza di milizie jihadiste nella vicina Somalia, vedono nel Bridge of Horns una minaccia alla sicurezza del contingente AFRICOM (
qui un articolo in inglese, per esempio).
Comunque, tutti questi progetti, come anche il progetto di un oleodotto per portare il gas naturale dalla regione etiope dell'Ogaden al porto di Gibuti e gli investimenti di DP World (per esempio nel settore aereo, attraverso la Daallo Airlines), dovrebbero aiutare il Paese a far ripartire l'economia, che negli ultimi anni non era stata molto soddisfacente, soprattutto a causa del gran numero di importazioni di cui risente il Paese e dell'aumento dei prezzi di determinati beni d'importazione sui mercati internazionali: Gibuti, infatti, esporta soprattutto bestiame e pelli ed importa tutti gli alimenti di uso comune.
Finora l'economia era stata pesantemente dipendente dalle entrate militari e portuali, aiutando ben poco i gibutini (principalmente agricoltori e pastori), tanto che si stima che la maggioranza della popolazione è disoccupata. Una grave siccità inoltre si era abbattuta sulle regioni interne da ottobre 2006 ad aprile 2007, lasciando più di 50.000 dipendenti dagli aiuti umanitari.
Un altro problema del Paese è il fatto di avere dei vicini così grandi ed instabili: a giugno, per esempio, un conflitto è scoppiato tra Gibuti e l'Eritrea per questioni di confini. Pare che a gennaio di quest'anno l'Eritrea avesse chiesto il permesso di oltrepassare il confine nella regione di Ras Doumeira, nel nord del Paese, per prelevare sabbia da utilizzare per una strada e che invece abbia occupato delle colline della zona. A metà aprile Gibuti con una lettera ha chiesto l'intervento delle Nazioni Unite, dichiarando che l'Eritrea aveva messo su fortificazioni e scavato trincee su entrambi i lati del confine e rivendicato la zona come territorio eritreo.
Viste le relazioni tese tra il suo paese e l'Eritrea, ovviamente il Primo Ministro etiope Meles Zenawi non ha perso occasione per gettare legna al fuoco, dichiarando che il litigio era "una minaccia alla pace ed alla sicurezza dell'interna regione del Corno d'Africa" (certo, mannaggia a loro... altrimenti è una regione dalla sicurezza e stabilità impeccabili! Ma mi facci il piacere!) e che, in caso di guerra, l'Etiopia avrebbe protetto il proprio corridoio commerciale che passa attraverso Gibuti.
Le cose sono precipitate il 10 giugno, quando le forze armate eritree hanno aperto il fuoco contro Gibuti chiedendo che alcuni disertori dell'esercito eritreo che si erano rifugiati nel Paese facessero ritorno in patria. Gli scontri tra le due forze sono andati avanti per diversi giorni, finché, il 13 giugno, le milizie gibutine hanno annunciato che i combattimenti si erano placati.
La situazione tra i due Paesi, però, continua ad essere tesa e le relazioni diplomatiche sono ad un punto morto.


Per la Mente (Libri):
Le Pays sans Ombre (Abdourahman Waberi);
Transit (Abdourahman Waberi);
Aux Etats Unis d'Afrique (Abdourahman Waberi);
The Train to Djibouti (Lara Kassa);
Le Mal Djiboutien. Rivalités Ethniques et Enjeux Politiques (Ali Coubba);
Le Verdict de l'Arbre (Ali Moussa Iye)

Per la Bocca (Cibo):
So che, nonostante si mastichi, non è propriamente un cibo, ma anche a Gibuti il
qat è molto diffuso (probabilmente grazie ai traffici marittimi con lo Yemen ed all'importante comunità yemenita presente nel Paese) ed, anzi, viene usato soprattutto per aiutare la concentrazione durante le cerimonie religiose. Qui negli Emirati è proibito! (però si trova una specie di "surrogato di qat" pakistano, il nejwar, che non si mastica, ma fa più o meno lo stesso effetto di rincoglionimento…)


Thursday, November 27, 2008

Di tutto un po'... (post-polpetta)


stanotte, svegliandomi sudata dal mio sonno infestato dal ricordo del parcheggio di sabbie mobili nel centro di abu dhabi (esiste davvero!), mi e' balenato in mente di aver lasciato un sacco di argomenti in sospeso qui sul blog.
non sia mai che si dica che non vi penso, carissimi!

faccio un breve riassunto, mischiando tutto quello che mi viene in mente come l'impasto per fare le polpette:


1. intanto il pericolo-mohammed e' stato scampato, quindi mi sono riappropriata del mio laptop e, armadomi di un po' di buona volonta', riusciro' finalmente a postare qualcos'altro sull'africa (ed anche sulla donna).

2. devo ricordarmi di fare una lista dei libri raccolti per "a modest proposal" e, nel caso, accetto consigli sul da farsi.

3. a mr. k. e' passata la mid-life crisis e pare che stia aspettando un visto per l'italia dove ha vinto una borsa di studio per frequentare un master all'universita' di pavia.

4. la questione-facebook si e' risolta l'altro giorno (finalmente) e mi son ritrovata centinaia di notifications da controllare... non ce la faro' mai.

5. vi avevo detto che vi avrei raccontato la fine della storia dell'occupazione del 2001 di cui parlavo nel post "scuola di vita" (scusatemi, ma oggi sono cosi' pigra che proprio non mi va di mettere link...), ebbene: un anno dopo, nel luglio 2003, stavo lavorando in un ufficio di informazioni turistiche del parco nazionale del gran sasso e monti della laga quando mi chiama mio padre, dicendomi: "claudia, qua a casa c'e' la polizia che ti cerca" ed io "vabbe', pa', dai, non scherzare che sto in ufficio". al che mio padre (che e' sempre serio e serioso), mi fa: "no, guarda che non sto scherzando. c'e' davvero la polizia... gli ho dato l'indirizzo dell'ufficio e stanno venendo li'. volevo solo avvisarti." tempo 10 minuti e questi arrivano per notificarmi una denuncia. quel verme del dott. arch. alberto trivilino aveva denunciato me ed altre 5 persone... una denuncia con 6 -e dico 6- capi d'accusa, tra cui "furto con scasso" (???), "maltrattamento a disabile" (e li' e' stato geniale il commento della mamma del mio miglior amico, anche esso denunciato: "ma il disabile e' lui? il preside?"), qualcosa che aveva a che fare con la distruzione di atti pubblici (doppio ???), piu' i soliti capi d'accusa che si danno quando si denunciano dei ragazzi per l'occupazione di una scuola (cioe' molto raramente, a meno di avere un preside frustrato). 1300 euro di avvocato a testa e un anno per vedere il caso archiviato.

6. ah, e poi vi avevo detto che stavo cercando un lavoro a roma e che, forse, c'era in ballo qualcosa di nuovo. ecco, ora credo di potervi dare la news (per quanto ancora non sia ufficiale): mi hanno chiamato dall'ambasciata italiana qui ad abu dhabi per offrirmi un lavoro da traduttrice a partire dal 2009. beh, di piu' non posso dire, comunque son contenta (anche se mi sono davvero stufata di questo posto e dover aspettare circa 3 mesi qua col vecchio lavoro affinche' tutto l'iter per iniziare il nuovo lavoro sia finalizzato mi scoccia un po'... ma vabbe', meglio di niente!).



che altro? ah si', Uhuru na usalama mi ha assegnato il Premio Dardos (lo vedete qua sotto) per i blog "che hanno dimostrato il loro impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali". wow! intanto ringrazio di cuore Uhuru e poi, siccome il premio prevede di accettare e comunicare il relativo regolamento visualizzando il logo del premio, linkare il blog che ti ha premiato e premiare altri 15 blog ed avvisarli del premio, siore e siori, passo alla premiazione.

*rullo di tamburi*

riceveranno dalle mani virtuali di clauds il Premio Dardos i blog (oh ragazzi, 15 da premiare non ce li ho... io ne metto 3!):


- Coq Baroque, con la motivazione ufficiale di trasmettere valori culturali ed etici (e se non ci credete andatevi a rileggere tutta la serie de "Le Origini dell'Odio"... anzi, andatevi a rileggere tutto il suo divertentissimo blog) e con la motivazione ufficiosa che Coq Baroque e' l'uomo (o l'animale? o l'entita' superiore? devo ancora scoprirlo...) che vorrei sposare nella mia prossima vita... eh, che volete farci? sono masochista!

- L'Incarcerato, con la motivazione ufficiale di trasmettere valori ed emozioni in ogni suo (bellissimo e super-informato) post. e poi perche' porta avanti delle battaglie importanti, cui spesso non diamo abbastanza attenzione. e poi perche' e' un compaesano. eh, beh, son campanilista!

- iMelon, perche'... beh, andatevi a vedere il suo blog e capirete! quest'uomo e' un genio! (forse a volte e' addirittura troppo avanti...).


ah, eccovi il premio (carino, eh?!):





inoltre, visto che questo e' il "post-polpetta" (anche detto "post-porco": nun ze butta via gnente...) e dato che a quanto pare siete tutti parte della grande tribu' dei facebookiani, lancio un appello che spero raccoglierete in tanti. lo so, e' una stronzata, ma vediamo se funziona...
il caro Giorgio, lo stagista che mi aveva contattata tramite il blog (a proposito: grazie Wil, ora ho scoperto come sono andate le cose...) e con cui sono diventata molto amica, sta facendo un esperimento di popolarita' ed ha deciso di creare una pagina su facebook per diventare suoi fan: qui il link (clicca sulle parole in verde, cazo!). se volete, e soprattutto se non avete nulla di meglio da fare (dubito), potete dargli una mano anche voi diventando suoi fan (magari riuscite a trovare anche me :-P): vi assicuro che non e' stupido come sembra... e poi, magari, se diventa famoso, si ricordera' di voi! ;-) (ci metto io una buona parola, tranquilli...)


un'ultima cosa: siccome si avvicina natale che siamo tutti piu' bbuoni e blablabla, e siccome non ho soldi per far regali, pensavo di fare una specie di calendario dell'avvento (che non ho mai capito bene cos'e' e come funziona) e di farvi scegliere il tema dei post che pubblichero' nelle prossime 4 domeniche (si comincia gia' dal 30 novembre, ragazzi) ed il 25 dicembre (tanto saro' l'unica che lavorera'... vi immagino a farvi i vostri bei pranzi coi tortellini in brodo, mentre io sono in ufficio a lavorare... vabbe', postero' per me stessa!).

potete chiedermi di tutto (anche cose personali) e, vi prometto, sarete esauditi!
ah, no! chiedere soldi non vale... meglio specificare ;-)

quindi, chi vuole farsi i cazi miei, cominci a chiedere fin da ora o taccia per sempre! (lo so, sono democratica...)


baci baci

clauds


Monday, November 24, 2008

Update sullo stato di Facebook negli EAU. Ovvero: due o tre cose che so di questo Paese e che il MAE non vi dira' mai.


carissimi, lo so che a voi magari non ve ne puo' fregare di meno, ma mi sembra il caso di dirvi cosa sta succedendo, sia perche' e' una cosa che mi sta innervosendo non poco, sia perche'... beh, perche' si'!


allora, pare che molte persone siano riuscite ad aprire facebook utilizzando Anchor Free-Hotspot, un software che di solito si usa per navigare sui siti censurati (siti porno, ma anche Skype o altri siti di social networking...).
la cosa strana e' che, di solito, quando un sito e' bloccato esce una schermata come quella qui sotto


mentre invece per facebook questo non succede: si puo' tranquillamente visualizzare la homepage, ma non si puo' navigare nelle altre pagine. pero' tutti si sono muniti di software anti-censura (tanto che ormai etisalat, la maggiore compagnia emiratina di telecomunicazioni, ha bloccato anche il sito Anchor Free ed ho sentito gente che oggi provava ad accedervi smadonnare in aramaico antico), ma, anche con Hotspot, io non riesco ad aprire facebook (mentre invece, per scrupolo, ho provato Skype e funziona). comunque non vi dico i giri di telefonate tra expats per consigliarsi questo piuttosto che quello e per aggiornarsi (peggio del personal status ragazzi).

a questo punto pare non si tratti di censura, ma piuttosto di linee sovraccariche (da due giorni ed a qualsiasi ora? bah, strano!).


pero' a me la cosa scoccia come se si trattasse di censura perche' in questo paese, cosi' osannato dai nostri bravi manager e diplomatici, essa e' solo una delle mille restrizioni che gli expatriates incontrano. e allora, le vogliamo elencare? e si', dai, elenchiamo un po' di aneddoti su questo bel paese "libero e democratico" e cosi' "accogliente verso gli stranieri, senza dimenticare il rispetto per le proprie radici", come ce lo vogliono vendere i vari shuyukh e gli ambasciatori (tutti filo-americani). libero e democratico? un bel paio di coglioni! accogliente verso gli stranieri? almeno quanto un carcere di massima sicurezza.



innanzitutto potrei parlarvi della censura mediatica, che si esprime sia mediante il controllo dei quotidiani (le prime 5 pagine dedicate agli impegni mondani -inutili: di solito sono lettere, telefonate, incontri "volti a rafforzare i rapporti bilaterali tra gli eau e [inserire il nome di un qualsiasi stato del mondo conosciuto]" come dice l'espressione standard usata da al-ittihad, giornale filogovernativo in lingua araba, poi qualche notizia di politica interna ed estera -senza mai parlare, pero', dei crimini che avvengono all'interno del paese per non rovinare l'impressione che si tratti di un paradiso per ricchi polli) e del web (secondo le autorita', oltre 1000 siti sono bloccati e, nonostante ad agosto pareva dovessero essere sbloccati, il numero e' in aumento -cfr. Anchor Free). ma non lo faro'.


potrei continuare raccontandovi la "vita" che fanno coloro che la sfavillante dubai la stanno costruendo pezzo per pezzo, mattone dopo mattone, vetrata a specchio dopo vetrata a specchio, morte dopo morte, come avevo fatto in questo post sul blog di Wil o come avevo fatto di qua, di come i "diversamente ariani" vengano trattati in questo paese, usati, schiavizzati e poi gettati via come un kleenex sporco di merda in un cesso pubblico, di come la dignita' qui sia pari al tuo passaporto e direttamente proporzionale al tuo conto in banca e per chi, come accade di solito, viene privato del passaporto per lavorare, beh, ecco, la dignita' e' un bel problema. ma non avrebbe senso parlarne, qui ed ora poi.


oppure potrei dirvi che questo paese e' talmente ospitale verso gli expatriates che tutte le notizie di cronaca nera che hanno per protagonisti degli emiratini vengono abilmente sottaciute, mentre quelle cui si da' rilievo sono solo quelle aventi per protagonisti indiani, pakistani, afghani e bengalesi (cioe' gli unici che lavorano sul serio): l'anno scorso, facendo la rassegna stampa dei giornali in lingua araba, mi sono imbattuta in un trafiletto minuscolo che diceva piu' o meno "grossa operazione contro lo spaccio di droga porta al sequestro di una nave carica di hashish, cocaina ed eroina. il bravo comandante della polizia di dubai [nome] dice che la droga non era destinata agli emirati", mentre ad agosto di quest'anno tutte le prime pagine dei giornali mostravano la foto di 13 uomini afghani rei di importare droga nelle cassette della frutta (tra l'altro questi ultimi saranno condannati alla pena di morte alla fine del processo-farsa). eh, si', perche' qui la droga e' vietata in toto (ne sa qualcosa il ragazzo italiano che sta marcendo in carcere da piu' di due anni perche' aveva con se' uno sputo di hashish), ma stranamente il figlio di uno sheykh qualche anno fa e' morto di overdose.

e gli emiratini sono talmente ospitali che a dubai una donna e' morta perche' stava scendendo da un taxi e l'emiratino che era in coda dietro di lei si e' stufato e le e' passato sopra con il suo hummer davanti agli occhi del marito (qui la notizia da un giornale inglese e qui la versione di un giornale emiratino: notate la porcata di far passare per ubriaca una donna su cui uno e' passato sopra con l'hummer. tra l'altro ora l'avvocato difensore dell'emiratino invoca come scusante il fatto che uno dei passeggeri del taxi avrebbe fatto un gestaccio al povero 22enne omair abdullah eissa thani al thani mentre lui suonava il clacson... senza parole).


potrei anche dirvi che i non-musulmani devono ottenere una licenza per poter comprare alcolici e che se vengono trovati in possesso di alcolici senza avere la licenza possono andare in galera. ma nei club e nelle discoteche nessuno ti chiede una licenza quando ordini una birra, tant'e' vero che i musulmani bevono liberamente e tantissimi di loro muoiono (o provocano morti) sull'autostrada (gli incidenti stradali sono la principale causa di morte in questo paese, anche perche' tutti se ne fregano delle regole).


potrei spiegare inoltre che le donne qui giocano ad essere emancipate, che' le emiratine sono a capo di grandi imprese, ma, in realta', se lo sono e' perche' sono prestanome per i loro padri o mariti o fratelli perche' e' il nome che importa, che vengano da grandi famiglie, non la professionalita', che' tanto poi assumiamo un paio di europei a dirigere la ditta e ci pariamo il culo per la nostra incompetenza. e la societa' e' talmente libera ed aperta qui e le donne cosi' emancipate, che potrei anche dirvi che quasi tutti gli emiratini ancora fanno l'equazione donna occidentale=zoccola e si comportano di conseguenza. ma, d'altronde, perche' dovrei?



quindi non vi diro' queste cose, e me ne staro' zitta nel mio "paradiso" artificiale a far finta che questa sia la vita vera e ad aspettare che si risolva questo "caso facebook" che sta scombussolando me ed altre migliaia di expats che hanno bisogno di un aiuto per evadere, almeno virtualmente, da questa democrazia tarocca.


perche', checche' ne dicano gli psicologi, per alcune persone che vivono in determinati surrogati di realta', il web e' meglio della vita reale...




p.s.: scusate per il linguaggio piuttosto scurrile. e pensare che oggi volevo scrivere qualcosa di mieloso sulla mia famiglia!


Sunday, November 23, 2008

Karma, se ci sei batti un colpo!


sto cazo di karma mi sta facendo pagare il fatto di aver bragged about il mio account facebook finora ed il non aver mai avuto problemi con esso in oltre un anno.

stanotte sono stata taggata in ben 11 foto (di cui almeno 5 di quand'ero piccola) ed e' da stamattina alle 9 che cerco inutilmente di accedere al mio account. volevo parlarvi del trashissimo party a tema anni 20 a cui sono andata venerdi' sera (e magari mettervi anche una mia foto in versione anni 20, tanto non sembro nemmeno io tutta truccata - pero' per essere la prima volta sono stata brava...) ed invece... nisba. non riesco ad andare oltre la home.

allora, visto che adesso anche la mia amica F. mi ha mandato un sms per dire che neppure lei riesce a controllare il suo account, qua le cose sono due:
1. o il dio del karma (noto fondamentalista bigotto) ci vuole punire per la vita debosciata che conduciamo ad abu dhabi (ed a questo punto faccio un appello affinche' sia clemente con me, visto che io non esco quasi mai...)
2. oppure quel grandissimo stronzo di sheykh khalifa ha deciso di bandire definitivamente facebook come da tempo andava prospettando.

tempi di vacche magre qua per gli expatriates ragazzi...


Thursday, November 20, 2008

Arte a parte...


ok ok, ieri sono stata un po' tragica... lo spleen mi sta lentamente passando e a questo ha contribuito anche il fatto che ieri sono andata all'Emirates Palace a vedere la fiera Artparis-AbuDhabi.
la fiera in se' non e' stata un granche' (non l'ho ancora finita di girare tutta, per cui mi riservo il diritto di cambiare opinione), voglio dire: ero stata un paio di volte all'ArteFiera di Bologna e mi era piaciuta di piu', non per le opere esposte (che spesso erano piuttosto banali e "datate"), ma semplicemente per il modo di presentarle. ricordo che a Bologna era facile trovare brochures, o quantomeno stampati attaccati al muro, con informazioni sugli artisti, sulla loro poetica e sul loro linguaggio espressivo, mentre qui c'erano solo un po' di opere e poi l'etichetta con nome e cognome, paese, titolo dell'opera, tecnica (di solito un vago "tecnica mista su tela"... ma va?), dimensioni e (qualche volta) prezzo. e' vero che sono fiere fatte per gli specialisti ed i collezionisti, ma credo che il fatto di avere maggiori informazioni sulla visione di un artista invogli anche di piu' un compratore a documentarsi e a seguire dato artista.
ma il mondo dei galleristi non mi e' mai piaciuto troppo (e pensare che quando ero piu' piccola avevo anche fatto il test d'ingresso per un corso di laurea in Museologia per diventare curatrice di mostre... meno male che, dopo esser passata, ho deciso di ritornare alla lingua araba... vabbe', comunque...): la maggior parte dei galleristi (escluse ovviamente Claudia Cellini e Sunny Rahbar della galleria The Third Line, che, non a caso, lavorano col mio amico Omar) mi da' l'impressione di essere quanto di piu' snob il genere umano abbia da offrire. cioe', parliamoci chiaro: molti di loro sono semplicemente degli artisti falliti che disprezzano i normali visitatori delle mostre perche' l'80% di loro alla fine non compra nulla e, paradossalmente, disprezzano anche i collezionisti ed i compratori perche' sono dei semplici parvenu che decidono di investire in opere d'arte, ma che non ne capiranno mai quanto loro.
ehi, se c'e' qualche gallerista la' fuori e si sente offeso dalle mie parole... beh, dimostrami il contrario, darling!

comunque, voi direte: e se schifi tanto queste fiere, chi te l'ha fatto fare ad andarci?
giusta osservazione cari. la mia pronta risposta non sara' sorprendente: avevo un ottimo motivo, per quanto un po' sciocco forse.

ieri, uno dei miei fotografi preferiti, Youssef Nabil, era li' ad autografare il suo ultimo libro I won't let you die.


mi sembra una motivazione oltremodo valida, no?

ebbene, dato che mi era arrivata la notizia tramite la mailing list della Third Line, mi ero segnata questo appuntamento in agenda: mercoledi' 19 novembre, ore 19.30, Emirates Palace, Ballroom, stand A1.

non vi dico che batticuore! (anche per i 250 dirham spesi per accattare il libro... li vale, li vale!)


la prima volta che avevo visto i lavori del nostro e' stato nel novembre 2005, quando facevo un tirocinio presso Arab Art, un'associazione culturale parigina, ed avevo avuto l'invito per l'inaugurazione della mostra Regards des Photographes Arabes Contemporains, allestita presso l'Institut du Monde Arabe. e' stato amore a prima vista con le sue foto! c'erano anche diversi altri artisti che ho apprezzato, ma in quel momento ero in una fase di stallo nel cercare materiale per la mia tesi di laurea (che verteva sull'omosessualita' nelle societa' arabo-islamiche) che le sue foto dall'ambientazione omoerotica mi hanno fatto uscire dall'impasse, tanto da dedicare al suo lavoro un capitolo della mia tesi ed inserire il suo nome anche nel titolo (nonostante, alla fine, l'argomento fosse molto piu' vasto).




Ahmed in djellaba (New York, 2004)



Lumiere (Cairo, 2001)




Mohammed (Cairo, 2002 - non sono sicura pero' di titolo ed anno di quest'opera...)




comunque, avrei dovuto intervistare M. Nabil per quest'associazione culturale poi, in seguito ad uno scambio di e-mail, non se ne fece piu' nulla perche' lui mi spiego' che in tre giorni partiva per New York, dove risiede tuttora.

e da allora mi e' sempre rimasto il rimpianto di non averlo potuto conoscere (anche perche', diciamocelo, l'e' un bel fiol! e, si sa, l'occhio vuole sempre la sua parte...).

che gioia sapere che sarebbe venuto proprio a due passi da casa mia! quindi ho presso l'occasione al volo e ieri sera, alle 19.30, puntualissima (strano!) mi sono presentata allo stand della Third Line: oddio, non vi dico la scena! sembravo una di quelle invasate quattordicenni fan di Riccardo Scamarcio! ero l'unica che sapeva chi fosse 'sto giovincello (Nabil e' del 1972), che conoscesse tutto il suo percorso artistico e le sue mostre, che sapesse la sua eta'... insomma, sembravo una stalker!


alla fine arriva il mio turno ed io, imbarazzatissima e tutta rossa, gli comincio a dire che ero cosi' contenta per il suo libro e che finalmente avevo l'occasione di incontrarlo dopo lintervista fallita in quel di Parigi e che seguivo i suoi lavori fin dal 2005, dalla mostra all'IMA (e la' mi ha messo un po' in crisi perche' ha switchato di botto verso il francese, che parla davvero bene. onore al merito!) e mi dice che si', quella e' stata la sua prima mostra importante e che non si ricordava dell'intervista, ma sai scusami, Claudia, forse era un periodo un po' cosi' ed io lo guardavo dietro gli occhiali, in quegli occhi di un colore indefinibile un po' liquido e... mi sentivo cosi' idiota!

che figuraccia! questo avra' pensato che davvero sono una pazza stalker...



vabbe' questo e' lui (donne, adesso mi capirete un po' meglio! che' dal vivo e' anche piu' carino, io me lo immaginavo molto piu' scuro come colori...)




Sun in my eyes (Naples [?], 2005)




Funfair (Paris, 2005)




vabbe', comunque devo ammettere che i suoi lavori mi piacciono molto (soprattutto la serie "omoerotica" e la serie di autoritratti), ma, ultimamente lo trovo un po' ripetitivo e tutti i ritratti fotografici di personaggi famosi che ha fatto (per quanto alcuni, come quello di Shirin Neshat o di Tzipora Salomon, siano davvero belli) hanno cominciato a stufarmi un po' (e poi non incarnano molto il mio ideale di arte come contestazione dell'esistente).

pero' sono contenta!



altri lati positivi della fiera: ho conosciuto una gallerista di Milano (molto simpatica, al contrario della maggiornza dei galleristi francesi, tedeschi e libanesi) che mi ha dato un invito per la mostra di AlighieroBoetti e Shirin Neshat che hanno organizzato in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia (e son contenta che i primi lavori della Neshat -tipo la serie Donne di Allah- mi fanno impazzire e Boetti e' comunque uno degli artisti piu' importanti degli Anni '70 in Italia e non ho mai avuto il piacere di vedere sue opere dal vivo). l'unico problema e' che il suo assistente mi ha invitato a portare anche compratori... mmmhhh, chiedero' un po' in giro a stagisti sottopagati e taxisti pakistani... e chi conosco io che e' un riccone a cui piace investire nell'arte?!


altra chicca: ho scoperto che c'e' un altro artista che fa una specie di brutta copia delle opere di Nabil, tale Osama Esid, siriano. ecco alcuni suoi lavori che sono esposti in questi giorni:





no vabbe' dai, che cattiva! ho controllato il suo sito e ci sono anche altre serie (molto belle oltretutto).


comunque la conclusione alla quale sono arrivata dopo aver visitato la fiera ieri e' che, come sospettavo da parecchio, per il mio gusto personale l'arte contemporanea "occidentale" non vive un buon periodo e va verso l'estinzione (non so, troppo autoreferenziale -ma il mio e' comunque un parere da profana- e poi si continuano sempre a riproporre artisti "vecchi" o sopravvalutati), mentre (almeno per il mio gusto) il futuro e' l'arte contemporanea del Medio ed Estremo Oriente (soprattutto di Paesi come l'Iran, l'Egitto, il Marocco ed in parte il Libano).


a questo punto spero di trovare un attimo di tempo il prima possibile per andare a vedere Zan'it al Sittat di Huda Lutfi a Dubai...



lo so, lo so: che post lungo! :-P




all the images reproduced in this post have been found on Internet. if they break any copyright, please inform me by e-mail and i will remove them.



Wednesday, November 19, 2008

Triste. Triste. Vuota.

non so se avete mai letto Angeli di Solitudine di Jack Kerouac...
nel libro c'e' un haiku scritto da Kerouac (uno dei tanti):

Triste.
Triste.
Vuoto.

ecco, mi sento un po' cosi' dopo aver scritto il post precedente.
mi sento triste, si', a pensare a tante cose (i fatti, le sentenze, la morte di Carlo Giuliani, ma anche le strade che le nostre vite prendono senza che ce ne rendiamo conto...), ma soprattutto mi sento svuotata, come se tutto quello che avevo da dire ormai l'abbia detto.
ho tante idee, tante frasi, tante cose che voglio dire nei post, ma ad un certo punto mi blocco, non riesco a concretizzarle e si smaterializzano... che e' un po' quello che mi succede anche nella vita reale.

l'altro giorno ho buttato fuori tutti quei ricordi per la prima volta ed ora mi sento come se avessi regalato a qualcuno una cosa a me molto cara. era una specie di segreto...
c'ho pensato quando mia sorella nel commento ha scritto "quelle cose che non mi hai mai raccontato": e' vero, loro non sapevano nulla. nella mia famiglia non ne abbiamo mai parlato. mai. forse per rispetto, ma non mi hanno mai chiesto nulla. ed anche con i miei amici non se n'e' mai parlato. forse perche' in fondo non ci riuscivo. solo una volta avevo iniziato a raccontare qualcosa durante un incontro che avevamo organizzato a scuola, ma dopo un po' non sono riuscita a continuare.
sicuramente dallo schermo di un computer e' piu' facile, perche' nessuno puo' vedere le lacrime che rigano le tue guance e farti quella faccia da "poverina, quanto mi dispiace, non sai come ti compatisco" che mi ha sempre dato problemi a parlarne con gli altri.

non sono piu' tornata a Genova dal 21 luglio 2001, ma mi piacerebbe farlo. vorrei vedere se riuscirei a ricordare tutto il percorso fatto in quel venerdi' maledetto, vorrei vedere se tornare mi aiuterebbe a ricordare, ad aggiungere pezzi alla memoria frammentata che ho di quei due giorni terribili. io non ricordo molto, davvero. tutto cio' che ricordo l'ho scritto qui, ma ci sono ancora tanti pezzi che rimangono bui.
e' un segreto che condivide tanta gente, certo, non un segreto mio personale ed esclusivo, eppure continuo a pensare a quello che ho scritto ed al fatto di averlo scritto, quasi come se il fatto stesso di averlo scritto (scritto cosa, poi? ci sarebbero cosi' tante altre cose da dire) sia per me una seduta di terapia dallo psicanalista. come se finalmente fosse un problema risolto, almeno tra me e la mia coscienza.
e quindi mi sento vuota, oltre che triste.

non ho palle per scrivere in questo momento, anche se avrei tante altre cose da dire. chissa', forse mi prendo una pausa. o forse pubblico qualche post che avevo preparato sull'Africa, o magari solo la canzone che continua a ronzarmi in testa in 'sti giorni...

boh, ci vediamo quando mi passa lo spleen.

Sunday, November 16, 2008

Genova. Per me.


17 luglio 2001, ore 23 circa - via Saffi, Parma (sotto la sede del WWF)

salgo sulla Panda 750 bianca del 1995.
mamma: "allora? com'e' andata?"
io: "ma, tutto ok... partiamo dopodomani notte cosi' arriviamo la mattina presto. B. non c'era alla riunione, ma, sai, c'erano un sacco di persone di una certa eta'... dovresti essere piu' tranquilla, no? c'erano anche delle signore sui 60 anni. se c'erano loro vuol dire che sara' una cosa pacifica credo... rilassati, dai."
mamma: "va bene, ma che hanno detto? serve qualcosa?"
io: "no, no. niente di particolare... B. mi aveva detto che possiamo andare con la sua tenda, poi mi portero' il sacco a pelo di L. se per lui va bene... poi nient'altro. giusto un cambio. ah, ecco! e dei limoni... ce li abbiamo a casa dei limoni?"
mamma: "si', i limoni ce li abbiamo, ma a cosa ti servono?"
io: "boh, non so. hanno detto che i limoni ce li dobbiamo strofinare sugli occhi se lanciano dei lacrimogeni..."


la mattina del 20 luglio 2001 siamo arrivati a Genova, dopo che il nostro pullman era stato fermato e controllato dalla polizia stradale. un pullman della Rete Lilliput pieno di manifestanti pacifisti di una certa eta' e di qualche giovane di Legambiente e della Rete Lilliput.
all'arrivo si respira un po' aria di gita scolastica: non ho mai visto Genova prima di allora, ma la citta' mi piace. aiuto B. a montare la tenda in un'aiuola sul lungomare e poi ci avviamo verso Piazza Manin, dove prenderemo parte alla piazza tematica organizzata da Rete Lilliput, Legambiente e Commercio Equo & Solidale.
c'e' il sole e, con il mio zainetto in spalla, sono contenta di essere li' e mi chiedo se tutte le preoccupazioni dei miei genitori avessero un senso. le persone che mi circondano sono serene, gentili, completamente non violente. scherzo un po' con le signore che fanno parte del nostro gruppo, che mi prendono in giro per la maglietta che mi ero disegnata, con un angioletto sul petto e un diavoletto sulla schiena.

arriviamo e ritrovo il mio amico D., di Roma, con cui avevo fatto un campo di volontariato qualche settimana prima e che coordinava i volontari internazionali di Legambiente: ci sono ragazzi francesi, spagnoli, addirittura un giapponese, Tetsuya, arrivati apposta per far sentire la loro voce in modo pacifico, con striscioni e palloncini colorati. la piazza e' bella e io sto vicino a Tetsuya che e' gentilissimo e mi offre dell'acqua per rinfrescarmi un po'. il mio inglese non e' perfetto e, ora che il corteo si muove, mi riavvicino a B., che, essendo piu' grande, son sicura che sapra' guidarmi.
ci accodiamo ad uno dei cortei dietro uno striscione e cominciamo a scendere lungo via Assarotti. B., protettivo com'e', cerca sempre di rimanere verso l'esterno del corteo in modo da fare "servizio d'ordine" e mi tiene d'occhio costantemente per paura che mi possa succedere qualcosa. che cosa puo' succedermi? c'e' solo tanta gente che grida, canta, con le mani dipinte di bianco e bandiere della pace...
arriviamo in fondo a via Assarotti, dove, mi dicono, c'e' la "zona rossa" che tutti vogliono cercare di violare. delle grate di ferro alte alte e tanti, tantissimi poliziotti in tenuta antisommossa. ecco, qualcuno si avvicina alle grate ed i poliziotti dopo un po' caricano con gli idranti. B. e' in contatto costante con altri amici suoi che sono in altre piazze e mi tiene informata. "ecco, li' hanno violato la zona rossa!" "oddio, ci sono dei manifestanti vestiti di nero che hanno cominciato a fare casino." "ce ne dobbiamo andare, torniamo nella piazza perche' qua c'e' il rischio che ci caricano."
io non capisco nulla... risaliamo verso Piazza Manin, ma l'atmosfera e' diversa. le persone non sono piu' allegre e tranquille come prima. poi vedo che ci sono alcuni manifestanti vestiti di nero con la polizia che li insegue. tutti alzano le mani dipinte di bianco e gridano che sono pacifisti. ma la polizia avanza verso la piazza.

"ce ne dobbiamo andare!" mi fa B. e, da allora, ho solo ricordi sfumati: immagini e rumori che mi accompagnano da 7 anni, ma che, al momento, non capivo.

non capivo nulla.
non capivo come tutte quelle cose belle che avevo visto poco prima potessero essersi trasformate in tutto quel sangue e quel fumo che vedevo dappertutto.
io avevo sempre avuto fiducia nelle forze dell'ordine... che succedeva?

non ricordo bene, non avevo la cognizione del tempo. quanto tempo era passato? che ore erano?
quello che ricordo e' una specie di corsa contro il tempo in una citta' sconosciuta, come un gioco del gatto col topo, correre per non fermarsi perche' chi si ferma... e' perduto.
ci allontaniamo da Piazza Manin: la polizia e' gia' passata, ci sono manifestanti vestiti di nero con dei bastoni in mano. c'e' veramente un camion vicino a loro? non mi ricordo. una donna, sui 60 anni, sul sedile posteriore di una macchina con una gamba sanguinante. vicino a lei c'e' un prete e B. mi dice che si chiama Don Benzi. ma sono sicura del nome? ci allontaniamo sempre di piu' e B. mi dice che stiamo andando verso la stazione di Brignole. qua le strade sono diverse, sono piu' larghe, ma il senso di cio' che vedo e' lo stesso: fumo, cassonetti e macchine ribaltati, fumo, fumo, delle persone che hanno assaltato un supermarket ed anche qui un sacco di manifestanti vestiti di nero con la faccia coperta.
vicino la stazione di Brignole incontriamo N., un'amica di B.: e' carina, avra' sui 21 anni ed ha un braccio appeso al collo con una sciarpa. "ma che fai? vai all'ospedale" gli dice B. "non posso andare, senno' dall'ospedale mi portano direttamente in questura. non hai sentito quello che e' successo ad altri?". ce ne andiamo. N. ci segue per un tratto e poi si ferma a via Tolemaide, dove ci sono le "Tute Bianche" di Casarini. sembra un campo di battaglia medievale: dappertutto ci sono ragazzi a terra, sanguinanti, con quello che rimane delle loro "armature" fatte di gommapiuma e bottiglie di plastica. "ricompattiamoci e riformiamo la testuggine" urla un ragazzo al megafono. i poliziotti sono dietro di loro. B. mi tira per un braccio e mi fa cenno di andarcene. giriamo nella prima viuzza che troviamo, giusto alle spalle del corteo, nella terra di nessuno tra i manifestanti e i poliziotti. e' una stradina in salita e, mentre saliamo, vediamo 3 camionette della polizia scendere, in direzione di via Tolemaide. erano 3? 5? non ricordo... ricordo che con noi c'era un fotografo che ci racconta che era con le Tute Bianche e che i poliziotti gli hanno preso la macchina fotografica ed i rullini. adesso vuole solo scappare. anche lui non e' messo troppo bene. o forse sono io che ricordo male. "oddio, sono pazzi! sono scesi con i Defender e i manifestanti erano tutti a terra. che cosa cazzo vogliono fare?" che cos'e' un Defender? non ho tempo per chiederlo... ce ne dobbiamo andare. dove? nessuno lo sa, ma l'importante e' andarsene, correre, scappare.

ho perso la cognizione del tempo. che ore sono? quanto dura questa giornata che sembra non finire mai? quando arriva la notte che porta consiglio?
non lo so quanto tempo e' passato. so solo che corriamo, corriamo, ad un certo punto il fotografo non c'e' piu'. ci ritroviamo in un posto piu' tranquillo. B. si incammina per una stradina che scende giu' ed alla fine della stradina, come un miraggio, la luce del sole sul mare.
siamo sul lungomare. lontani da dove eravamo partiti la mattina, ma sempre sul lungomare. ci sono altri ragazzi che manifestano, alcuni forse sono stranieri. di lato un gruppo di poliziotti. passiamo. ci chiedono da dove veniamo. non lo so. sento B. che snocciola uno dopo l'altro i nomi delle strade e delle piazze per le quali abbiamo corso tutto il pomeriggio e quello che abbiamo visto zona per zona. io non so nulla. non capisco nulla. non ricordo nulla. non ricordo se quelle cose le ho vissute sul serio o se sono solo state un brutto sogno dovuto alle preoccupazioni di mia madre. forse e' un icubo. forse devo ancora arrivare e mi sono addormentata sul pullman. ma non puo' essere. guardo il mare. vorrei farmi un bagno, lavare tutto quello che ho visto, tutto lo sporco che mi sento addosso e dentro. vorrei scappare. ma non si puo'. non capisco cosa sia successo. qui sembra tutto piu' tranquillo.
arriviamo finalmente dove avevamo messo la tenda. "hanno ucciso un ragazzo" dice qualcuno. "no, sono due!" dice un altro. "no, e' una ragazza." un'altra voce ancora. "scusa, hai un cellulare? me lo presti per fare una chiamata?" mi chiede una ragazza bassina. glielo do. chiama, ma non c'e' campo. "al telegiornale hanno detto che un ragazzo e' morto" grida qualcuno. "forse dovresti chiamare tua madre" mi fa B.

un ragazzo e' morto. Carlo Giuliani avrebbe potuto essere ognuno di noi. Carlo Giuliani e' ognuno di noi, perche' da allora qualcosa e' morto dentro ognuno di noi.
io oggi, scrivendo queste righe, non sono riuscita a trattenere le lacrime di nuovo. e' la prima volta che butto tutto fuori. forse oggi ho fatto pace con la mia memoria. ma, per il momento, nessuno di noi puo' far pace con lo stato italiano, che ancora una volta ha negato la Verita' e la Giustizia.



Lottavano così come si gioca/i cuccioli del maggio era normale/loro avevano il tempo anche per la galera/ad aspettarli fuori rimaneva/la stessa rabbia la stessa primavera...

Cambiamenti climatici.


una tempesta di sabbia fortissima, poi, l'altra notte, la pioggia. finalmente.
mi sono svegliata con un rumore strano. "piove!'", mi sono detta. incredula perche' i pochi giorni di pioggia dell'anno di solito si hanno a gennaio-febbraio.
mi sono alzata e sono andata alla finestra: le gocce sui vetri, le strade allagate, la gente per strada con gli ombrelli. "piove!", ho ripetuto. ed era vero.
ha smesso dopo circa mezz'ora, ma e' bastato per rinfrescare l'aria e depurarla di tutta la sabbia.
"finalmente il clima cambia" ho pensato uscendo di casa per andare in ufficio.
arrivo in ufficio, accendo il computer e sul sito della reuters leggo l'articolo sulle ultime sentenze per i fatti di genova del 2001.

il clima non e' cambiato affatto...


Thursday, November 13, 2008

Scuola di Vita


l'altro giorno leggevo questo post sul blog di Wil e mi hanno fatto riflettere (per non dire incazzare) i commenti di un certo utente anonimo che si firma "andrea".
li riporto in toto, in modo da "goderne" tutti:

1) l'8 novembre 2008 alle ore 19.37 Anonimo ha detto...
"non vedo perchè dica che c'è bisogno di una vittima perchè le forze dell'ordine intervengono.la violenza c'è già stata, di tutti coloro che hanno occupato scuole ed aule di studio impedendo a studenti che volevano seguire le lezioni di poterlo fare. studenti che pagano le tasse per questo servizio.fosse nelle polizia entrerei intimerei lo sgombro dei locali, qualora si riufiutassero di fare ciò che lo stato ha ordinato procederei con la rimozione forzosa dei manifestanti. li prendi di peso e li porti fuori, se qlcn reagisce, colpendo un agente delle forze dell'ordine, oltre a macchiarsi di un reato gravissimo, farei, senza esitare, scattare l uso delle manieri forti e violente nei confronti di quell'individuo, che ha infranto la legge, e di tutti colori che colpiranno gli agenti nel tentativo di difenderlo.anche se le toghe rosse invece di punire i soggetti applicheranno la pena più leggere che potranno, come al solito.andrea"

2) l'8 novembre 2008 alle ore 21.00 Anonimo ha detto...
"se io voglio andare a seguire una lezione per cui pago delle tasse per poterlo fare non c'è giustificazione accettabile per l impedimento provocato dai manifestanti. sono loro a infrangere la legge. oppure sono io che voglio solo seguire le lezioni per avere possibilità maggiori di superare gli esami e laurearmi il più in fretta possibile ?ma qua si pensa sempre alla mediocrità e non agli studenti migliori. questa riforma ha nei suoi ideali il premio agli ateneti e agli studenti migliori, giusto che sia cosi e, per me, giusto che chi non ha voglia di fare un caxxo e non passa gli esami paghi di più, se ci tengono tanto a fare l'università sarà un sacrificio che accetteranno.bisogna tornare ad un discorso incentrato su un università elitaria, fatta per i migliori, non fatta per studenti mediocri che non fanno altro che screditare il titolo stesso.andrea"

3) il 9 novembre 2008 alle ore 10.15 Anonimo ha detto...
"Se io sono contrario allo sciopero, e posso esserlo (oppure decidete voi cosa devo pensare?) non ho intenzione di perdere neanche un minuto di lezione per una cosa che non condivido, è un soppruso bello e buono, ma voi lo giustificate ?voi giustificate un reato come l occupazione di aule e relativo impedimento di seguire la lezione ?allora che si vada nelle case della gente a buttare le televisioni perchè non si segua mediaset, voi dareste ragione anche a questo.per mauro: che si laureino con voti bassi i figli dei ricchi non me ne frega niente. ma i figli di persone "normali" che saranno bravi e con voti alti, come te, non avranno problemi ad andare avanti con l università.ormai all'università si iscrivie chiunque, gente uscita col 65-70-75 dalle superiori che senza pensarci su tanto si iscrive, gente che si iscrive perchè non trova un lavoro o perchè non ha voglia di lavorare. invece dovrebbero iscriversi solo quelli veramente bravi, gente uscita con voti alti circa dall'85 in su, o anche 80.perchè tu non ti iscrivi sei non hai le capacità, va bene che adesso promuovono tutti o quasi, ma è questo andazzo che è sbagliato.poi ci ritroviamo con disoccupati o sottooccupati laureati, che tra l'altro si lamentano pure. La maggior parte di loro si è laureata con voti bassi, in ambiti con poco lavoro disponibile. Ad esempio uno che si laurea in storia, in lettere e filosofia ecc sa benissimo che avrà grosse difficoltà a trovare lavoro, allora se lo fai per passione va bene, ma nessuno deve pretendere un lavoro inerente. Ci pensavi prima di iscriverti. Perchè lo stato non può e non deve mantenere la gente. C'era sfilze di supplenti e professori di sostegno assunti solo per dare lavoro a questi laureati. Allora che lo stato si preoccupi anche di tutti i laureati o diplomati in ambiti tecnici, che solitamente trovano lavoro presso fabbriche, perchè non assumere anche questi per non far niente e preoccuparsi di farlo per i laureati in materie tipiche da insegnamento scolastico.Andrea"


ecco, e' questa la mentalita' dei giovani italiani che mi fa paura e che mi ha spinto a lasciare il paese che sento sempre meno mio.
anche perche', un paio di giorni dopo mi imbatto in questo post sul blog di LuCa, in cui alcuni commentatori si scagliano contro il titolare del blog per il semplice fatto di aver esercitato il suo diritto al dissenso, occupando pacificamente la sua scuola (insieme ad altri compagni) per protesta contro il decreto gelmini di riforma dell'istruzione.


non voglio entrare nel merito della questione "riforma gelmini" perche', seguendo la situazione italiana solo di sfuggita, non ho abbastanza elementi concreti per farlo (per es.: non ho mai letto effettivamente il decreto), ma sono dell'idea che una riforma il cui unico intento e' tagliare posti di lavoro e dare un'istruzione standardizzata, ma divisa per "classi economico-sociali", di certo non puo' far del bene al futuro del nostro paese. mi sembra che la strada imboccata gia' in precedenza da altri governi e sulla quale sta accelerando il ministro gelmini porti dritto dritto ad un'aziendalizzazione del sapere cosi' come lo intende la cultura americana e come l'ha presentato la scrittrice Naomi Klein in alcuni capitoli dell'ottimo No Logo.
ed e' sicuramente un male per la scuola italiana, che per decenni e' stata tra le migliori del mondo conosciuto.


in questo post voglio solo mostrare solidarieta' a LuCa ed a tantissimi altri ragazzi italiani che sono scesi nelle strade o si sono chiusi nelle aule (scolastiche ed universitarie) e spiegare a gente tipo l'anonimo-andrea che manifestare e' un diritto degli studenti e che "seguire le lezioni per avere possibilità maggiori di superare gli esami e laurearmi il più in fretta possibile" (!!!) senza imparare ad esercitare lo spirito critico e' la cosa piu' idiota che uno studente possa fare: la "mediocrita'" di cui parla lui nei commenti e' proprio quella di immagazinare nozioni in una corsa contro il tempo a chi prende la laurea piu' in fretta, senza farsi domande sul significato reale di tali nozioni e senza aprire la mente sul mondo circostante.
sono proprio quelli come te, caro "anonimo-andrea" a de-qualificare la laurea ed i laureati in genere!




nelle foto che seguono: L.A.S. "Giuseppe Misticoni" di Pescara (dicembre 2001)



di giorno...




... e di notte.




l'occupazione del 2001 credo sia stato uno dei momenti piu' belli della mia vita... 23 giorni in cui ho condiviso ideali e lotte con altri 300 ragazzi (sui 465 totali) della mia scuola, con i professori ed anche i bidelli.

quell'anno io ed il mio migliore amico N. eravamo rappresentanti d'istituto (insieme ad un altro ragazzo del IV anno) e, essendo tutti e due persone che cercano di guardare la realta' con occhio critico, abbiamo preso le distanze dalle solite occupazioni ed abbiamo deciso (insieme ad altri) di procedere con un' "assemblea permanente": certo, c'erano barricate davanti all'ingresso principale, ma a nessuno e' stato impedito di entrare a scuola dall'ingresso secondario ed anzi alcuni professori hanno continuato a fare lezione.

in realta' la maggior parte dei professori ha appoggiato la nostra protesta: con moltissimi di loro abbiamo organizzato incontri per discutere della riforma scolastica (allora era la riforma moratti) insieme a studenti e genitori (anche molti di loro erano dalla nostra parte), altri addirittura venivano a scuola la sera a portare viveri a noi occupanti.


nella palestra (che fungeva anche da aula magna) avevamo organizzato una mostra di nostri lavori sul tema dell'invasione americana all'Afghanistan (altro argomento scottante di quell'anno), nelle aule si facevano gruppi di studio sulla riforma moratti (si', ci siamo letti tutto il decreto, aiutati anche dalla professoressa di diritto) e sulla storia dell'Afghanistan (e' li' che e' nata la mia passione per quel paese), all'ingresso avevamo messo un banchettino per distribuire pezzi di lenzuolo bianchi contro la guerra e raccogliere fondi per sostenere Emergency (alla fine qualcosa abbiam tirato su e l'abbiamo consegnato personalmente a Teresa Sarti durante un incontro organizzato al palazzo della provincia...), abbiamo fatto circolare libri sulla storia della scuola italiana e spezzoni del suddetto No Logo, abbiamo dipinto striscioni e cartelloni per una manifestazione che ha raccolto 3000 studenti, abbiamo ospitato riunioni di tutti i rappresentanti d'istituto della provincia di Pescara per organizzare "la lotta", abbiamo organizzato una cena ed un dj-set per autofinanziarci (dopo piu' di 20 giorni non avevamo piu' una lira nemmeno per comprarci un panino, menomale che il pizzaiolo di un'altra scuola -mitico Massimo!- ci aveva iniziato a rifornire aggratis), abbiamo organizzato un cineforum, abbiamo fatto un collegamento radio con il ragazzi del Liceo Tasso di Roma (che in quel periodo facevano lo sciopero della fame), siamo andati a parlare nel programma Coca Scuola di Radio Citta'-Popolare Network, io volevo pure organizzare un incontro con Serafini del Manifesto e Pablo Echaurren (anche se poi non c'e' stata la possibilita')... e ci siamo pure divertiti, la sera, quando dicevamo buonanotte a quella merda di governo, asservito agli interessi di pochi padroni e che stava (come sta ora) rovinando il futuro nostro e di altri piu' o meno giovani studenti ed ex-studenti, e ci raccontavamo le nostre speranze davanti ad una bottiglia di vino (sempre gentilmente offerta da qualcuno ;-) che lo produceva e che non finiro' mai di ringraziare per avermi fatto "svegliare fuori").


tutto questo e' durato per 23 giorni... intervallati da due visite della digos e due sgomberi, ma abbiamo continuato e ci siamo ripresi il nostro spazio nella nostra scuola. quell'occupazione e' finita poco prima di natale, quando il preside ("dott. arch. alberto trivilino", non vi dico cosa penso di lui, senno' va a finire che mi becco un'altra denuncia. anzi no, ve lo dico: un verme, un grandissimo pezzo di merda frustrato che sa farsi bello solo perseguitando dei ragazzini) mi ha telefonato mentre ero in viaggio verso Foligno per un incontro di studenti di sinistra provenienti da tutta italia, per "informarmi" che la scuola era tornata sotto il suo totale controllo e minacciandomi di "aspettarmi provvedimenti". la mobilitazione pero' non e' finita e per tutto quell'anno abbiamo continuato ad informare i ragazzi sulla riforma e sulla situazione internazionale (con conferenze sul G8 di Genova, sull'Iraq, sull'Afghanistan, sulla "lotta al terrorismo" e sulla situazione israelo-palestinese) e a fare i gruppi di studio di pomeriggio.



tutto quello che ho descritto ci ha fatto male? ci ha fatto perdere tempo prezioso a scuola? no! a me (e credo a molti altri) e' servito per capire meglio come va l'italia, per capire che quando si lotta per un'idea si deve innanzitutto conoscerla ed essere coscienti di farlo nel modo che ci sembra piu' giusto e che non danneggia altri cittadini. a mio parere, l'occupazione di una scuola o di un'universita' non danneggia nessuno ed anzi e' un'occasione di crescita per i ragazzi che sempre piu' spesso vivono la scuola come un luogo di annientamento dell'essere e di standardizzazione conoscitiva di concetti astratti.



uno dei ricordi piu' belli in assoluto e' di quando abbiamo preso parte alla street parade studentesca organizzata a Pescara: il tg3 regionale ha ripreso i nostri striscioni ed ha intervistato alcuni studenti della mia scuola del I anno sul significato della manifestazione, dell'occupazione e della riforma moratti; ecco, i "nostri ragazzi" erano preparatissimi e ne sapevano molto piu' dei giornalisti. giuro che quando mi hanno raccontato la scena (io non l'ho potuta vedere purtroppo perche' eravamo ancora barricati a scuola) mi sono venute le lacrime agli occhi.

cosi' come mi sono venute quando, l'anno dopo essermi diplomata, sono tornata a scuola a ritirare il diploma e su un muro dell'aula 6 ho visto la scritta "C. e N., da quando ve ne siete andati voi questa skuola fa schifo".



anch'io vi ringrazio ragazzi, per tutto quello che m'avete dato quell'anno e per tutto quello che v'ho fatto passare con le mie idee del cazzo di fare i gruppi di studio! :-)




p.s.: la fine della vicenda ve la racconto tra un paio di giorni.

ah, e per chi volesse commentare che chi fa le occupazioni e' sempre uno che fa casino ed un ignorante posso rispondere presentando il mio "educational record" dalle elementari fino alla laurea e posso dire che, mentre chi quell'anno e' rimasto in classe adesso sta lavorando come estetista o sta ancora cercando di finire la facolta' di architettura a Pescara, la maggior parte di quelli che vi hanno contribuito attivamente adesso vivono all'estero e lavorano in campo artistico, cinematografico e pubblicitario. e non mi si venga a dire che siamo figli di papa', che' la mia famiglia e' quanto di piu' piccoloborghese possa esistere (anzi, se l'italia continua di 'sto passo, tra un po' ci inseriranno di diritto -insieme a molti altri- nel piu' famoso dei quadri di Pellizza da Volpedo).



PECCHE' NU SEM' NU! ;-)

MI MANCATE RAGAZZI...



Tuesday, November 11, 2008

News dalla Terra Santa (perche' e' sempre bene non dimenticare...)



oggi e’ il quarto anniversario della morte di Yasser Arafat.


so che questo blog di solito parla di cazzate, frizzi e lazzi (e tra poco riprendo a farlo…), ma spesso questo avviene perche’ parlare di altre cose fa male. al cuore.
come per esempio parlare di Palestina

e gia’ mi faccio del male parlando tutti i giorni di Palestina con la mia collega R., palestinese con passaporto giordano che non ha mai visto la casa in cui suo padre e’ nato e che quasi ogni giorno mi racconta con le lacrime agli occhi le storie della sua famiglia e dei loro ulivi.
o mi faccio del male ripensando ad A., studente di informatica di Nablus che doveva far parte di una conferenza ad Alessandria alla quale ho partecipato anch’io, ma che non e’ potuto essere con noi perche’ gli hanno rifiutato il visto 6 volte e, quando sembrava che ce l’avesse finalmente fatta, i militari israeliani l’hanno bloccato e gli hanno impedito di lasciare il SUO paese.
o anche quando sul giornale leggo le notizie provenienti da “Gerusalemme Occupata” (come la chiamano qui) o da Gaza, dove la mia amica M. ha vissuto tutti i 24 anni della sua vita di donna forte e coraggiosa, con una speranza nel cuore ed il sorriso sulle labbra, scrivendo e-mail del tipo “Non preoccupatevi, va tutto bene. Io sto bene ed e’ tutto come al solito: non preoccupatevi per me.”

come disse un amico libanese una volta: “alcune persone sono nate per resistere”.


allora pubblico solamente una mail appena ricevuta da Roberta, un’amica italiana (alcuni suoi scritti li trovate qui), contenente “notizie e aggiornamenti alla rinfusa” (testuali parole):

"Gaza:
- sempre bloccati i rifornimenti (medicinali compresi, dal giugno 2007sono morte 255 persone perche` le autorita` israeliane non fanno entrare i farmaci o non fanno uscire i malati).
http://www.gcmhp.net/.
- La settimana scorsa gli israeliani hanno assassinato altre 5 persone.
- Il fine sett scorso e` attraccata la nave con aiuti umanitari per bloccare l`assedio, personalita` internazionali a bordo (tra cui amira hass, intervista di Haniyeh pubblicata su Haaretz).
- Fuochi d`artificio
Cisgiordania in generale niente di nuovo:
- soliti arresti (24 solo nel fine settimana), qualche morto, soldi internaz in arrivo
Da Ramallah notizie un po` piu` allegre: e` iniziato il festival del cinema delle donne, domani inizia quello internaz del cinema... finalmente e` uscito Ein Shams.., a fine mese in programma festa per raccolta fondi contro chiusura del manifesto.
Gerusalemme sempre al centro della notizia:
- Costruzione del nuovo museo della tolleranza sopra l`antico cimitero musulmano sul monte degli ulivi! Israeliani 10+ anche questo giro
- Nuove espulsioni a Gerusalemme est, tra cui la famiglia dei vecchietti AlKurd espulsi dalla loro casa due gg fa dall`esercito alle 6 di mattina. Il piano e` di costruire 250 unita` abitative per i poveri israeliani ebrei che a ovest non hanno piu` spazio
- Ieri l`esercito ha chiuso anche il teatro nazionale palestinese di gerusalemme est perche` stava organizzando un festival sovversivo.. festival di arte popolare!
- Oggi elezioni per il sindaco di Gerusalemme, della Gerusalemme capitale di israele, boicottate dai palestinesi residenti in citta`.. Scacco matto!
Indiscrezioni: tra i candidati a sindaco c`e` pure un russo, sospetto trafficante d`armi...”




e poi vi consiglio di visitare questo sito internet, in cui ci sono foto realizzate dai ragazzi nati e cresciuti nel campo di Balata, vicino Nablus.
spero di conoscerli presto questi ragazzi.


perche’ credo che ci sara’ un giorno, non troppo lontano, in cui R. potra’ finalmente usare la sua “chiave del ritorno” e tornare a vivere nella casa dei suoi nonni circondata dagli ulivi, M. potra’ finalmente viaggiare liberamente senza essere fermata negli aeroporti americani come “sospetta terrorista”, A. potra’ finalmente avere un passaporto vero e non vedersi rifiutare il visto per l’Egitto sei volte di fila e noi potremo dire che, si’, ci sono persone nate per resistere. Ed alla fine vincono.



فلسطين حرة



Monday, November 10, 2008

Facebook e la Lotta di Classe


nella foto: quadrato nero su sfondo nero (lo so, fa molto Malevich... e' semplicemente che volevo fare un fotomontaggio del Quarto Stato mettendo facce di nerd brufolosi, adolescenti emo con l'i-pod e ragazzine in bikini, ma un po' non volevo insultare Pellizza da Volpedo ed un po'... beh, semplicemente non avevo voglia di sbattermi)



be forewarned: per un paio di post credo che vi raccontero' i cazi miei... vecchi cazi miei oltretutto! quindi, visto che sono l'autrice del blog, se non v'interessano... v'attaccate!



innanzitutto: IO HO UN PROFILO SU FACEBOOK! e non me ne vergogno, perche' il mio profilo, che esiste da oltre un anno, mi serve per restare in contatto con gli amici rimasti in italia e con quelli sparsi in giro per il mondo. e poi, ovvio, per un po' di sano gossip.

ma, sinceramente, mi sembra che ormai facebook sia diventato "la moda dell'estate 2008" e quindi vedo un fiorire di profili di gente a cui serve solo per parlare piu' agevolmente con il vicino di casa (cfr. post Il Colmo di Coq Baroque) o per rimorchiare ragazze finte in rete... vabbe', il mondo e' bello perche' e' avariato!


ora, c'era un tempo in cui facebook non esisteva (e neanche skype, msn, netlog -che ancora non ho capito cos'e'- twitter -un altro mistero per me- et similia) e la gente aveva delle relazioni dirette con gli altri esseri umani circostanti, i cosiddetti "rapporti umani".


e c'era un tempo in cui io ero un membro attivo di un partito di sinistra (e non metto le virgolette perche' non c'entra nulla col pd...) ed andavo a manifestazioni, riunioni, assemblee di partito, volantinaggi contro qualcosa... ecc, ecc, ecc.

tutti questi "eventi" erano belli proprio per i rapporti che si creavano con gli altri, per le amicizie che nascevano, per gli ideali che sentivi condivisi, per le cazzate "di gioventu'", per le balle dette ai genitori... per la liberta' che, in fondo, si respirava in quelle occasioni.

non scordero' mai quando io ed altri siamo andati alla conferenza nazionale del settore giovanile del partito in quanto delegati della nostra provincia (quell'anno si teneva a Marina di Massa, comunque mia madre non ha mai saputo che quello era lo scopo del viaggio in Toscana...) ed una sera ce ne siamo scappati, abbiam (han) guidato fino ad Arezzo e siamo andati a vedere il concerto dei Sonic Youth, per poi tornare a Massa in nottata.

oppure quando, alla manifestazione a Roma contro la riforma moratti, io ed un mio amico abbiamo incontrato Massimo Iovine dei 99 Posse (che quella sera suonavano a Chieti). con delle facce di tolla degne della nostra eta' gli abbiamo chiesto se voleva tornare a Chieti con il nostro pullman e lui ha detto: "no, guardate ragazzi, proprio non posso. gli altri gia' mi cazziano sempre perche' sono in ritardo, se vengo con il vostro pullman e' un casino... ci vediamo stasera al concerto, comunque!" noi: "eh, veramente noi i biglietti per il concerto di stasera non ce li abbiamo..." e lui: "vabbe', come vi chiamate? vi lascio io due biglietti riservati all'ingresso." la sera siamo andati con altri amici (che i biglietti ce li avevano), sconsolati per la figura di merda fatta, arriviamo all'entrata e, senza false illusioni, chiediamo se magari c'erano dei biglietti a nostro nome... cazo, c'erano! il tipo all'ingresso ci fa: "si', siete nella lista per entrare. ce l'ha detto Massimo quando e' arrivato..." e quella sera siamo anche saliti sul palco con i manifesti che avevamo portato in corteo ad "arringare" gli studenti sulla riforma moratti e sul perche' e percome bloccarla (vabbe', noi ci credevamo...)



ecco, lo sapevo, mi sto facendo trasportare dalla nostalgia e dalla logorrea.

ma mi sembra che questo mio "piccolo mondo antico" (che risale solo a 6 anni fa, non a 20 o 30) si sia un po' perso. adesso per contestare c'e' facebook!

censura mediatica? apriamo un gruppo su facebook per dire "no alla censura mediatica"! tagli alla ricerca? gruppo su facebook "no ai tagli alla ricerca"! riforma gelmini? apriamo un gruppo su facebook! (no, ok, per fortuna c'e' anche chi si mobilita...)


adesso tantissimi italiani hanno scoperto facebook e, quelli piu' "cool", si son subito creati un profilo... ovviamente anche tanti miei ex-compagni si son creati un profilo e mi hanno "aggiunta come amica" (ragazzi, questo e' linguaggio tecnico eh!), il che, soprattutto per alcuni, mi fa molto piacere.

il problema e' che, all'epoca dei fatti, avevo fatto l'errore, quando sono andata a Venezia a studiare, di iscrivermi alla mailing list dei giovanicomunistiabruzzo (ecco, l'ho detto!) per tenermi informata e, giuro, ho dovuto cancellare il mio vecchio indirizzo e-mail perche' i messaggi e lo spam dei giovanicomunistiabruzzo mi avevano intasato la casella di posta elettronica.

adesso purtroppo succede la stessa cosa su facebook: in un paio di mesi ho ricevuto inviti per gruppi ed eventi di qualsiasi genere, anche per la manifestazione nazionale a Roma (al che mi sono un po' girate ed ho risposto acida: "ma il partito prevede rimborsi aerei per gli ex-tesserati residenti in altri continenti. vi prego di non mandarmi inviti per manifestazioni cui, per forza di cose, non posso essere presente"... embe', quando ce vo, ce vo!)


quindi, se qualche compagno facebookiano (o magari qualche giovanecomunistaabruzzo) e' all'ascolto (o meglio alla lettura), lancio un appello: riprendetevi la vostra vita, uscite a manifestare nella strada e... smettetela di invitarmi via-facebook alle manifestazioni pescaresi!


se penso a quante ore della mia giovinezza ho "sprecato" davanti al ciclostile mi vien male... ah, bei vecchi tempi!



Sunday, November 9, 2008

Figlio di papà


Eh, è dura la vita dei celebuspawn, i figli delle celebrities! Mi immagino i poveri gemellini Brangelina, o la dolce Suri Cruise, o i Beckham boys… sempre sotto i riflettori, dover reggere il paragone con dei genitori così famosi, imparare prima la parola "paparazzo" che la parola "mamma"… certo, è dura!

Ma ancora più dura dev'essere per i pargoli di una celebrità "sui generis" come
OBL (se qualcuno indovina da dove ho preso l'acronimo gli dedico un post sull'argomento che preferisce… anche la fisica quantistica), come dimostra la storia del "piccolo" Omar, 27 anni ed una rischiesta d'asilo politico rifiutata.


È di mercoledì la notizia che
Omar Bin Laden ha chiesto asilo politico in Spagna, dopo che gli era stato rifiutato il permesso di vivere in Gran Bretagna con sua moglie inglese (qui una foto dei piccioncini...).
Ma aspettate perchè i risvolti della vicenda sono abbastanza interessanti, anzi, non saprei se definirli comici o grotteschi… che personaggio questo Bin Laden junior!

Omar, che si professa pacifista, ha chiesto asilo politico immediatamente dopo il suo arrivo all'aeroporto di Madrid con un volo dal Cairo, dove risiede.
Le autorità britanniche avevano rifiutato la sua richiesta di un visto da residente ad aprile, quando aveva spiegato di voler stabilirsi in Inghilterra con la sua nuova moglie inglese, Zaina Alsabah Bin Laden, 52 anni, il cui nome prima del matrimonio era Jane Felix-Browne (e già mi puzza la cosa).
L'ambasciata britannica al Cairo in una nota ha detto di aver basato la propria decisione sul timore che la sua presenza nel Paese possa causare "una considerevole preoccupazione a livello pubblico".


Omar è il quarto degli 11 figli nati dal matrimonio del padre con la prima moglie (Osama Bin Laden in totale è padre di 19 figli): in un'intervista trasmessa dalla CNN (qui) a gennaio, Omar aveva esortato il padre a rinunciare alla violenza con parole pregne di significato (le riporto in inglese come da articolo di Khaleej Times perché meritano): "I try and say to my father: 'Try to find another way to help or find your goal. This bomb, this weapons [sic], it's not good to use it for anybody."
Inoltre ha dichiarato di non aver più parlato con suo padre dal 2000, quando ha lasciato un campo di addestramento di Al Qaeda in Afghanistan con "la benedizione di Osama" (ah beh, e allora stiam tranquilli…) e di non sapere dove si trovi il leader di Al Qaeda (te lo dico io Omar: in una villetta in riva al Lago di Ginevra a godersi la plastica facciale e i soldi derivanti dagli affari con la famiglia Bush).

Oltretutto 'sto genio ha chiesto asilo proprio ai due Paesi europei che hanno sofferto dei più gravi attacchi terroristici dopo l'11 settembre 2001 rivendicati da organizzazioni facenti parte della galassia di Al Qaeda… priceless!

Secondo le leggi spagnole, il Ministro dell'Interno, Alfredo Perez Rubalcaba, ha 72 ore per prendere una decisione ed il richiedente ha diritto di appellarsi. Per il momento, mentre la sua pratica sarà vagliata dal Ministero dell'Interno, Omar Bin Laden rimarrà all'aeroporto.


Bene, le 72 ore sono scadute e devo assolutamente sapere se Omar ha ricevuto asilo o no. Ormai questa vicenda mi sta appassionando… go Omar go!




foto: vid' Omar quant'è bello... (talis pater...)



Update: oggi leggo che anche la Spagna ha rifiutato la sua richiesta di asilo… acc'! Chissà se ora ci riproverà con l'Italia...

Ma secondo voi su Facebook esiste una pagina per diventare fan di Omar? Beh, se non c'è a questo punto la creo io!



Finalmente un buon partito! (per me...)


Eeeeeh, qua tutti a parlar di Obama, Obama, il giovane Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti… E al re più giovane del mondo non ci pensa nessuno?

Beh, io ci penso, visto che sono in età da matrimonio e preferirei un giovane di belle speranze ad uno sugar-daddy rattuso…
Ed allora… ho trovato la mia preda!


Sul cucuzzolo dell'Himalaya, nel corso di un antica cerimonia, giovedì un giovane e bel principe è stato incoronato a capo della più giovane democrazia del mondo, vestendo la Corona del Corvo Imperiale del Bhutan.
Beh, lo dice anche il Khaleej Times: "Con la sua incoronazione formale di giovedì, il ventottenne Jigme Khesar Namgyel Wangchuck (qui il link in inglese, più aggiornato) , laureato ad Oxford, diventa il più giovane monarca regnante del mondo e forse uno degli scapoli più ambiti d'Asia."

Tutto questo fa parte di un cauto e calibrato processo di modernizzazione condotto dal padre del nuovo re, il 52enne Jigme Singye Wangchuck, che ha abdicato due anni fa dopo aver costretto i suoi sudditi adoranti ad abbracciare la democrazia. Dopo un'attesa di due anni per trovare una data astrologicamente di buon auspicio, il Quarto Re ha posato la corona sulla testa di suo figlio, terminando formalmente il suo regno durato 34 anni.
Nonostante, in seguito alle prime elezioni del Paese tenutesi lo scorso marzo, il nuovo re non governerà come ha fatto suo padre, egli sarà comunque un importante simbolo di unità nazionale e stabilità, come ha detto il Primo Ministro Jigmi Thinley in un'intervista alla Reuters: "Anche se in termini di governo adesso siamo una democrazia, nessuna persona eletta godrà mai del tipo di rispetto, fiducia e riverenza di cui gode il nostro re."

Il Quarto Re era stato anche l'artefice della filosofia nazionale del Bhutan, della felicità nazionale, l'idea che anche il benessere spirituale e mentale sono importanti, che la prosperità materiale non dovrebbe nuocere all'ambiente o alla cultura.
Può essere difficile per il giovane re confrontarsi con una figura paterna così importante, ma, secondo il regista, giornalista e direttore di Centennial Radio Dorji Wangchuck, il nuovo re ha già fatto un buon passo in avanti sforzandosi di raggiungere ed indentificarsi con la nuova generazione di giovani bhutanesi. Tutto questo ha già fatto guadagnare all'ex-"Principe Azzurro", come era stato soprannominato durante una visita in Thailandia, la nomea di "Re del Popolo".

Con l'abuso di droga, la disoccupazione ed il crimine tutti in aumento nel piccolo paradiso himalayano, e l'emergere di una nuova generazione "ribelle", la modernizzazione del Bhutan non sembra essere tutta rose e fiori.
Come dice Wangchuck: "I giovani, per sperare in un futuro migliore, si sentono un po' più rinvigoriti da un monarca giovane."

In conclusione: urge un viaggio a Thimpu! ;-)

p.s.: per chi non avesse mai sentito parlare del Bhutan (lo so, vi sto sottovalutando ;-P …), invece di correre ad aprire Wikipedia, andatevi a scaricare i film The Cup (it.: La Coppa) e Travelers and Magicians (sorry, non so se sia uscito in italiano) di Khyentse Norbu.

Saturday, November 8, 2008

Yes, we are different!


ci stiamo abituando a tutto in italia. ci stiamo abituando alle porcate di questo governo in materia di giustizia, istruzione, sanita', lavoro, immigrazione, ambiente, informazione... ci stiamo abituando ad un modo di pensare che non ha mai fatto parte della nostra cultura, ma che, a causa di vent'anni di martellanti messaggi mediatici, e' ormai entrato in tutte le case degli italiani. ci stiamo abituando a dichiarazioni che hanno del grottesco e del paradossale. ci stiamo abituando alla logica del "forte coi deboli, debole coi forti". ci stiamo abituando al razzismo.

l'ultima uscita di berlusconi sull'abbronzatura di obama e' stata solo l'ennesima cazzata uscita dalla bocca del nostro (sic) presidente del consiglio, ma ha avuto il merito di far scoppiare un caso a livello internazionale.
non che il fatto che venga insultato obama sia piu' grave del fatto che venga insultato un "negro" qualsiasi, ma almeno stavolta la cazzata e' stata di dimensioni cosi' enormi che ne hanno parlato tutti.
non avrei mai pensato di doverlo fare un giorno, ma stamattina ho inviato una mail al sito internat di obama, non perche' il fatto che sia stato insultato mi faccia star talmente male da non dormirci la notte, ma semplicemente per prendere le distanze (una volta di piu') da questo governo di ignoranti razzisti che io non ho votato. per dire al presidente statunitense (come se gliene fregasse qualcosa) che non tutti gli italiani si rispecchiano nelle parole e nella politica di quel buffone che ci ritroviamo a palazzo chigi.


a questo proposito, vi segnalo l'iniziativa, partorita da Il Russo e Silvano, contro il clima di razzismo generalizzato ed impunito che si sta diffondendo in italia e per dire al mondo






Siamo milioni di italiani e siamo invisibili.
Siamo milioni e non siamo volgari.
Siamo milioni e non siamo razzisti.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato la nostra storia.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato di essere di essere un popolo di emigranti.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato che eravamo dalla parte sbagliata nella seconda guerra mondiale.
Siamo milioni e siamo onesti e civili.
Siamo milioni e NON CI riconosciamo nelle parole del signor Berlusconi.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NON PARLA PER NOI - SI' NOI SIAMO DIFFERENTI



There are millions of us Italians and we are invisible.
There are millions of us and we are not vulgar.
There are millions of us and we are not racists.
There are millions of us and we have not forgotten our history.
There are millions of us and we have not forgotten that we are a people of emigrants.
There are millions of us and we have not forgotten that we were on the wrong side in the Second World War.
There are millions of us and we are honest and civil.
There are millions of us Italians who DO NOT recognize ourselves in Mr. Berlusconi's statements.
THE PRIME MINISTER DOES NOT SPEAK FOR US – YES, WE ARE DIFFERENT



Elezioni in vista in Ghana


Nome Ufficiale: Republic of Ghana
Capitale: Accra
Superficie: 238.540 km²
Popolazione (2007): 22,5 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 47,8% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 42,1% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: inglese (ufficiale), gha, akan, dagaare, twi, gonja, ewe, dagbani, dangme, fante, kasem, nzema, gurma, grusi, hausa…
Religione: Islamismo, Animismo, Cristianesimo
Gruppi etnici: Akan, Dagomba, Ewe, Ashanti, Akwapim, Krobo, Guan, Gurma, Gurunsi, Mande-Busanga, Fulani, Hausa…
PIL (2007): 14,9 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dal Regno Unito dal 6 marzo 1957
Capo di Stato: John Kofi Agyekum Kufuor (in carica dalle elezioni del dicembre 2000)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ghana

Dove eravate il 3 febbraio 2008? Io me lo ricordo benissimo: ero al Ninar Café di Abu Dhabi con uno dei rappresentanti con cui lavoriamo, F., un ragazzo siriano molto simpatico, Sales Executive di una tipografia con cui abbiamo avuto una fruttuosa collaborazione per un annetto.
Davanti ad una bella tazza di the verde al gelsomino, F. cercava di spiegarmi che da parecchio tempo voleva dirmi di provare ad andare oltre l'amicizia perché sentiva che ero "la ragazza giusta" e che… beh, ecco… insomma era "in love with me". Tutto questo mentre io cercavo di guardare in TV la finale della African Cup of Nations, il Campionato Africano di Calcio (tipo i nostri Europei, insomma, solo che si svolgono ogni due anni), che quest'anno si è tenuto in Ghana, la patria delle Black Stars (vincitori di 4 Coppe d'Africa): Egitto-Camerun. E non vi dico che urlo ho mollato quando l'Egitto ha segnato, vincendo così il secondo Campionato Africano consecutivo (eh sì, avevo visto anche la finale del 2006, vinta ai rigori contro il Senegal). E non vi dico neanche quanto fosse incazzato F. quando gli ho spiegato che stavo con un ragazzo egiziano (in realtà mentivo, perchè erano già un paio di mesi che la storia era finita in un tripudio di grida, litigi e parolacce): "Ho sempre odiato gli egiziani, ma ora li odio ancora di più" mi ha detto con un'espressione sprezzante.
Giuro che all'epoca m'era dispiaciuto per F., un bravo ragazzo, così come mi era dispiaciuto per il Ghana che non era arrivato in finale, un Paese che prende il calcio molto seriamente, almeno quanto la politica.
Ed infatti, in questo periodo di euforia per le elezioni americane, quanti sanno quali altre elezioni si tengono nel mondo in questa fine di 2008? Diverse, tra cui le elezioni ghanesi che si terranno il 7 dicembre per eleggere un nuovo presidente ed un nuovo parlamento.
Il Ghana presenta un innegabile dinamismo economico ed una stabilità politica invidiata da numerosi Paesi della regione, un bilancio che il presidente John Kufuor non mancherà di evocare alla fine dell'anno, quando lascerà la sua carica al termine del suo secondo ed ultimo mandato. Dalla sua elezione nel 2000, il successore di Jerry John Rawlings ha progressivamente liberalizzato i settori strategici della vecchia Costa d'Oro, attirando in questo modo investimenti stranieri e riuscendo a mantenere un livello di crescita sostenuto – una media annuale del 6% dal 2004 – nonostante l'instabilità climatica e la crisi attraversata dal Volta River Authority, l'impresa statale incaricata di produrre e fornire l'elettricità.
Inoltre, nel corso dell'anno passato, una serie di buone notizie ha alimentato il morale del Paese, prima fra tutte la scoperta, nel giugno 2007, di un giacimento di petrolio al largo della costa occidentale ghanese di una capacità pari, secondo la britannica Tullow Oil, a 400 milioni di barili (due mesi più tardi, la stessa compagnia ha scoperto un altro giacimento tra il porto di Takoradi e la frontiera ivoriana, portando così la capacità delle riserve provate a 1,2 miliardi di barili). In attesa dello sfruttamento di questi giacimenti, il settore minerario, ed in particolare quello aurifero, che vede il Paese al secondo posto nel continente per produzione dopo l'Africa del Sud, continua a sostenere la bilancia commerciale. Un'altra notizia che fa prevedere un futuro economico più roseo per il Paese è il boom del settore del cacao, che nel 2007, con 700.000 tonnellate, si è attestato al secondo posto mondiale dopo la Costa d'Avorio.
Nonostante le buone prestazioni economiche e nonostante il Ghana sia al di sopra della media africana in termini di reti stradali ed elettriche, rimane molto indietro per quanto riguarda l'accesso all'acqua potabile, gli impianti igienici e la connessione internet e la Banca Mondiale ammette che il Ghana necessita di spendere in infrastrutture circa il 12% in più all'anno per la prossima decade. Sicuramente qualcosa con cui il nuovo Presidente della Repubblica dovrà confrontarsi.
Nonostante 9 partiti si siano registrati per partecipare alle elezioni, pare che gli unici contendenti con buone probabilità di vittoria siano il National Patriotic Party (NPP) al potere ed il National Democratic Party (NDC) fondato dall'ex-presidente Jerry John Rawlings, una figura populista ancora difficile da ignorare.
Il NPP mette in campo Nana Addo Dankwa Akufo-Addo, luminare in campo giuridico e finanziariamente ben dotato, figlio del secondo Presidente del Ghana William Akufo-Addo. Con un gran numero di importanti finanziatori dalla sua parte, il NPP sta facendo la miglior campagna possibile ed i suoi PR si stanno ancora una volta dimostrando tra i migliori del Paese, ma, nonostante la minore disponibilità economica, il NDC non è assolutamente tagliato fuori dalla corsa.
Fino a qualche anno fa, il NDC era il partito più brillante del Ghana. Sia detto a suo credito, Rawlings lasciò il Paese nel 2000 in uno stato molto migliore di come l'aveva trovato quand'era salito al potere con il colpo di Stato del 1981: ha lasciato al Ghana le forze armate più disciplinate dell'Africa Occidentale, istituzioni che funzionano bene come l'Electoral Commission e la Commission for Human Rights and Administrative Justice (CHIRAJ) e, last but not least, ha passato il potere all'opposizione in modo pacifico in seguito alle elezioni libere e democratiche del 2000, in cui non aveva potuto presentarsi perché la Costituzione proibisce un terzo mandato presidenziale ed in cui il suo delfino Mills correva contro John Kufuor, risultato vincitore. Un'altra eredità lasciata da Rawlings è la pletora di media di cui il Ghana gode attualmente. Insomma, Rawlings rimane uno dei pochi ex-presidenti golpisti dell'Africa che può girare liberamente per la strada senza il rischio di venire linciato dalla popolazione.
Ironicamente, la popolarità di Rawlings è una sorta di spada di Damocle che pende sulla testa del suo partito. Il candidato presidenziale del NDC, il Prof. John Atta Mills, era un eminente professore di legge e capo dell'Internal Revenue Service prima che Rawlings lo nominasse suo vice. Questo è il terzo tentativo di Mills alla presidenza, dopo aver perso due volte contro Kufuor nel 2000 e nel 2004. Diversamente dal suo accattivante e loquace ex-capo, Mills è un uomo di buone maniere che parla placidamente, esattamente come il professore che è, e proprio per questo i suoi oppositori lo chiamano "il cagnolino di Rawlings", dicendo che un voto per lui non sarebbe altro che un voto per l'ex-presidente.
Non sono pochi a non digerire le ingerenze dell’ex-presidente: qualche anno fa, alcuni giovani dirigenti del NDC che non potevano più reggere il carattere prepotente di Rawlings provocarono una scissione all'interno del partito, abbandonandolo e formando il loro nuovo partito, il Democratic Freedom Party (DFP).
Neanche il NPP sembra privo di contraddizioni interne: dopo il rischio di uno spaccamento del partito durante l'ultimo congresso e dopo mesi di speculazioni, pressioni e pettegolezzi, il 15 agosto Nana Akufo-Addo ha scelto il Dott. Mahamudu Bawumiah, vice-governatore della Bank of Ghana, come vice. Prima dell'annuncio, diversi nomi erano stati fatti come possibili candidati: Hajia Alima Mahama, Ministro degli Affari delle Donne e dei Bambini, Boniface Abubakar Saddique, Ministro delle Risorse Acquatiche, del Lavoro e degli Alloggi, e Alhaji Mohammed Nurudeen Dauda Jawula, ex-Direttore Generale del Ministero della Sanità. Nonostante il Dott. Bawumiah, 44 anni, sia virtualmente sconosciuto all'interno dei circuiti politici, la sua selezione sembra servire a prevenire una frattura all'interno del partito: egli è infatti considerato un candidato di compromesso che può radunare sostegno per il partito nella parte settentrionale del Paese. Inoltre, per i commentatori politici, la scelta del Dott. Bawumiah dovrebbe contenere l'impatto del suo oppositore del NDC, John Dramani Mahama, che continua ad attrarre molti elettori. Al NPP, comunque, sono convinti che le buone prestazioni del Dott. Bawumiah alla Bank of Ghana siano una carta a favore suo e del partito.
Una tendenza preoccupante della campagna in corso è l'introduzione di etnicismo e violenza. Negli anni passati, i periodi elettorali erano occasioni gioiose in Ghana, ma la campagna di quest'anno ha assistito diversi scontri ed il linguaggio politico è spesso stato incivile.
Le violenze sono avvenute soprattutto tra sostenitori del NPP e del NDC, con il NDC che sostiene che la polizia è in combutta con il partito di governo. Molti ghanesi sono talmente preoccupati da aver iniziato ad organizzare preghiere collettive pubbliche per chiedere a Dio che le elezioni siano pacifiche ed una radio di Accra ha anche trasmesso programmi per sensibilizzare i ghanesi sulla necessità di un'elezione pacifica.
Varie strategie sono state impiegate dai partiti per attirare i votanti, ma quella che sembra aver avuto maggiore successo è quella delle 4 squadre adottata dal NPP, capeggiate rispettivamente dal presidente Kufuor, dal vice-presidente Aliu Mahama, da Nana Akufo-Addo e dal Dott. Bawumiah, prevede che esse girino parti diverse del Paese allo stesso tempo in ciò che la leadership descrive come "l'approccio multi-sistema per mantenere il potere", mentre il team di tre uomini del NDC del Prof. Mills, l'ex-presidente Jerry John Rawlings e John Mahama ha una missione simile. Queste elaborate strategie elettorali hanno ricevuto uno stimolo supplementare quando anche le mogli dei candidate presidenziali si sono imbarcate in campagne separate per sollecitare sostegno e voti per i loro mariti. L'unica che non si è gettata nella mischia è l'ex-first lady Nana Konadu Agyemang Rawlings, che, secondo alcuni analisti ghanesi, starebbe protestando contro la scelta del Prof. Mills di John Mahama come vice invece della preferita della signora Rawlings, Betty Mould Iddrisu.
Insomma, chi vincerà? Nonostante ci siano 9 partiti coinvolti, le elezioni sembrano una corsa a due tra Nana Akufo-Addo del NPP ed il Prof. John Atta Mills del NDC. Il terzo incomodo è il candidato del Convention People's Party (CPP, il partito del primo Presidente del Ghana, Kwame Nkrumah, che governò il Paese dal 1957 al 1966), il Dott. Papa Kwesi Nduom, che è stato ministro nel governo di Kufuor in entrambe le legislature. Eppure sembra comunque destinato ad arrivare terzo.
Akufo-Addo è oltremodo sicuro della sua vittoria e la sua sicurezza è stata rinforzata negli ultimi mesi delle grandi folle presenti ai raduni del partito. Ma gli osservatori indipendenti dicono che sarà un testa a testa, che il NDC non è una forza esaurita e che il Prof. Atta Mills potrebbe essere "third-time lucky": di certo, trattandosi della terza volta in cui guida il partito alle presidenziali, l'affabile Atta Mills deve vincere oppure scordarsi di condurre di nuovo il NDC in battaglia.
La posta in gioco è alta, ma i giochi sono ancora aperti.
Fate il vostro gioco allora.*

Per la Mente (Libri):
The Beautiful Ones are not yet born (Avi Kwei Armah);
Two Thousand Seasons (Avi Kwei Armah – un'epica sulla storia dell'Africa e sulla tratta degli schiavi: da molti critici definito banale e verboso, apprezzato dal Premio Nobel Wole Soninka. A chi crediamo?);
The Healers (Avi Kwei Armah);
Why are we so Blest? (Avi Kwei Armah);
Fragments (Avi Kwei Armah);
Anowa (Ama Ata Aidoo);
An Angry Letter in January (Ama Ata Aidoo – poesie);
In My Father's House (Kwame Anthony Appiah);
Cutting the Rose (Efua Doorkenoo – libro sul tema delle mutilazioni genitali femminili. La Doorkenoo è una delle fondatrici dell'associazione FORWARD – Foundation for Women's Health, Research and Development);
Ghana: The Authobiography of Kwame Nkrumah (Kwame Nkrumah);
Sosu's Call (Meshack Asare – per bambini);
Faceless (Amma Darko);
Beyond the Horizon (Amma Darko)

Per le Orecchie (Musica):
Selasee
George Darko
Reggie Rockstone
Obrafour
Daniel Amponsah
Akyeame
Okukuseku
Ashanti Brothers
Hi-Life International

Per gli Occhi (Cinema):
Heritage Africa (Kwa Ansah)

Per il Cuore (Arte):
Momodou Ceesay

Per la Bocca (Cibo):
Jollof Rice (riso servito con pollo e salsa al pomodoro);
Fufu (una specie di polenta fatta con cassava e platano e servita con una zuppa);
Kenkey (impasto di farina di granturco fermentata avvolto in foglie di banana e cotto al vapore);
Akara (fritti di fagioli);
Kontomire (foglie di cocoyam ridotte in purea, spesso servite con un po' di tonno e semi di zucca e condite con olio di palma);
Kelewele (platano fritto speziato);
Gari Biscuits (biscotti alla cassava)



* ho visto le foto dei candidati: così, a pelle, preferisco Mills. Però scommetto che vince Akufo-Addo.

Thursday, November 6, 2008

Hasta la esperanza siempre!


ero indecisa se inserire la foto sopra oppure questa con il titolo "Sant'Obama aiutaci tu!"...
ma girando un po' sul web noto che Obama e' subito diventato un'icona di certa sinistra, un'icona alla stregua di Che Guevara.

sono sinceramente contenta che abbia vinto e che questa sua vittoria sia un segnale cosi' forte per cosi' tante persone, ma... non staremo esagerando?

tutto il web e' tappezzato di post a sostegno di Obama. e, ripeto, mi fa piacere.
ieri apro Skype e vedo che la mia amica Mongi nel profilo ha scritto "... dopo Miss Italia avere un presidente nero non me par vero...". vabbe'.
la mia migliore amica, Sara, tornata ieri al lavoro (e ad una connessione internet) dopo un mese, mi manda una mail (oggetto: yes, we can) in cui mi parla un po' delle sue vicissitudini dell'ultimo mese ed in calce mi mette la frase pronunciata dal rapper americano Jay-Z alla vittoria di Obama: "Rosa Parks sat so Martin Luther King could walk, Martin Luther King walked so Obama could run, Obama ran so we could fly!". bella, non c'e' che dire.
poi ieri sera Mr. K. mi manda un sms, scrivendomi: "Today everybody believe that dreams realize. i have one..."
poi mi arriva una sfilza di sms da un caro amico, diplomatico ad abu dhabi, il primo dei quali e': "abbiamo.liberato.l'amerika.adesso.che.l'amerika.ci.liberi.da.anzio.a.kogelo.a.piazzale.loreto..." vabbe', forse era ubriaco...
infine Shareef (vedi post precedente) m'ha chiesto in prestito dei soldi ;-)


unica voce fuori dal coro, la mia amica F. (giusto per tornare al tema toccato 3 post fa di come gli expats frequentino persone con cui non hanno molto in comune):
F.: "allora, vieni alla festa hawaiana? io non so che mettermi..."
Clauds: "no, io non vengo. ma tu mi avevi detto che avevi deciso cosa metterti..."
F.: "si', avevo comprato una gonna hawaiana, ma non mi sta bene... mi fa i fianchi troppo larghi, adesso cerco qualcosa al marina mall... speriamo che trovo, senno' mi metto una gonna qualsiasi, una maglietta tirata un po' su e delle hawaianas..."
Clauds: "senno' vestiti da Obama, in fondo e' hawaiano pure lui! ho visto che ad halloween c'era una vestita come la palin..." (travestimento riuscitissimo oltretutto...)
F.: "e basta co' 'sto Obama! tutti co' Obama, Obama... a me m'ha gia' rotto 3/4..."


beh, non sarei cosi' drastica (anche perche' fino a gennaio non si insediera'...)
attendo con ansia che il nostro non ci deluda dopo tutta questa gioia e queste speranze (saranno ben riposte?) e, tra un annetto, mi riservo il diritto anch'io di cospargermi il capo di cenere e di entrare a far parte del club degli "obami" (la definizione e' del blogger Articolo21)...
per il momento... Obama attento: i'm watching you!
;-)

Shareef for VP!


quello nella foto e' Shareef, il "Kitchen Manager" del mio ufficio: purtroppo non si vede bene nella foto, ma non son riuscita a trovarne una migliore... :-( ... eppure ce l'avevo...
vi basti sapere che e' una persona deliziosa e sempre con il sorriso sulle labbra, anzi, molto spesso scoppia a ridere in maniera contagiosa e ci aiuta a mandare giu' le perle di stupidita' dei nostri boss e di molti dei clienti con cui abbiamo a che fare.

questo e' un post per chiedere ufficialmente la revoca della nomina di VP per Biden e la conseguente nomina di Shareef.
Obama, mettitela via: senza Shareef non ce l'avresti mai fatta!

a parte gli scherzi, Shareef e' un musulmano salafista (o salafita che dir si voglia), una persona moooolto religiosa (pur senza sconfinare nel radicalismo), e quello che mi ha detto ieri mi ha fatto molta tenerezza.
premetto (per l'ennesima volta) che ho sempre preferito Obama agli altri aspiranti democratici e repubblicani alla presidenza degli stati uniti, ma, nonostante questo, sono abbastanza scettica sulla sua politica (soprattutto sulla sua politica estera, che in definitiva e' cio' che mi interessa di piu' personalmente ed in quanto cittadina del mondo di cui Obama e' il "nuovo imperatore" -per usare un'espressione mutuata da Rouge: andatevi a leggere i suoi ultimi post che rispecchiano molto il mio umile pensiero sull'argomento Obama...).

vabbe', gia' mi sono dilungata abbastanza.
dicevo che ieri mattina per qualche strano motivo a me sconosciuto verso le 6 ho fatto una specie di strano sogno (ero in dormiveglia, quindi non son sicura se fosse un sogno o la mia coscienza che vacillava...) in cui vedevo i titoli dei giornali e le edizioni speciali dei telegiornali acclamare il nuovo presidente degli stati uniti... John McCain! John McCain? oddio, eppure l'altra sera m'ero tenuta leggera con la cena...
allora sono andata in ufficio, un po' spaventata per la verita'.
entro e vedo Shareef. sorridente, come al solito.
chiedo a lui...
Clauds: "Shareef, so what? Obama or McCain?"
Shareef s'illumina, mi fa uno di quei sorrisi enormi che mettono in mostra i suoi denti che non hanno avuto la fortuna di conoscere un dentista fino ad ora. denti veri, insomma, non come i miei riallineati con l'apparecchio. "un sorriso: un buon segno. e' fatta!" penso io.
Shareef: "you like Obama or this white man Glady?" (ok, mi chiamo Claudia, ma Shareef e' l'unico da me autorizzato a storpiare il mio nome... con gli altri m'incazzo, specie quando mi chiamano Clodia!)
Clauds: "come on Shareef tell me! Obama aw la?" (dimenticavo di dirvi che Shareef parla almeno 5 lingue tra cui l'arabo...)
ride. ride lui! io mi sto scagazzando addosso e lui ride!
poi mi prende la faccia con entrambe le mani e, sempre ridendo, mi fa: "Obama, Glady, Obama!"
Clauds: "evvai!" e gli ho dato un highfive.
Shareef: "you also like Obama, Glady? this other man not good, Glady. this not smiling. this too much war."
Clauds: "yes Shareef, i like Obama too. you are right: this McCain not good."
Shareef: "you know Glady? yesterday evening i'm praying for this Obama. i'm telling Allah: please Obama... today i see Obama, i'm too much happy!"
e ride.


io lo guardo ridere e viene da ridere anche a me. poi penso alle foto che mi mostra ogni tanto dei suoi figli in India e per una volta sorrido di cuore. penso a quanto questa vittoria di Obama possa significare per lui, a quanto le parole "hope" and "yes, we can" debbano avergli dato forza. penso che dovrei essere un po' meno cinica e che davvero per molte persone Obama rappresenta almeno un simbolo di speranza per un futuro migliore.

YES, WE CAN.

Wednesday, November 5, 2008

And the winner is...




dai, ditemelo voi!

Tuesday, November 4, 2008

Elogio dell'Amicizia da parte di una misantropa


e-mail di un amico (italiano) di Abu Dhabi: "In bocca al lupo, in groppa al riccio, in culo alla balena. Insomma break the leg. Stai tranquilla e non preoccuparti."

e-mail di un amico in Italia (che non sentivo da 5 anni e con cui ultimamente ho avuto uno scambio di e-mail. giuro che Facebook in questo caso non c'entra nulla!): "Spero che la vita ti abbia irrobustito bene e ti abbia imparato [sic] ad inquadrare le persone con mezzo secondo di sguardo; sono certo che stai sulla strada giusta perché ho sempre percepito in te una forza e caparbietà non comune:guarda sempre in profondità e non pentirti mai se il tuo sguardo acuto causerà imbarazzi."


io non ci credo che "siamo cio' che mangiamo". credo piuttosto che "siamo chi frequentiamo".

tante persone tra quelle che conosco e frequento ad Abu Dhabi probabilmente si sono fatte l'idea che io sia una misantropa.
ed in parte e' vero. nel senso che, se devo uscire con persone con cui non ho nulla in comune, preferisco stare a casa da sola, cosi' da "frequentare qualcuno che stimo". sono presuntuosa? boh, forse si'! ma la vita e' troppo breve per perder tempo ad uscire con gente con cui bere una birra e dire cinque parole in croce (solitamente "hai visto quella?" "eh si', che gnocca!").


e' successo qualche sera fa che la mia amica F. (cui, nonostante la mancanza di qualsiasi punto in comune con me, voglio bene perche' si e' sempre dimostrata un'amica ed e' una "cara ragazza" -per quanto confusa) mi ha chiamato dicendomi: "Noi stiamo andando a farci una carbonara a casa di D., poi ci trucchiamo ed andiamo al party di Halloween. Vieni?" "No, grazie F. Non mi va." "va bene, se non vuoi venire al party, vieni almeno a casa di D." "No, grazie. Non ne ho voglia. Divertitevi e salutami tutti." "ma dai, vieni! Anche ieri sei stata a casa, vieni cosi' almeno ti svaghi un po'!" "No grazie F., ti ripeto, non mi va di venire. E poi cosi' non mi svago..."
ed e' vero (che non mi svago), perche' sostanzialmente, le persone che frequento (poco) qui, in Italia non le frequenterei mai. anzi, probabilmente non le degnerei neppure di una parola.
perche'? perche' non abbiamo nulla in comune.

ne parlavo ieri sera con G., con cui mi trovo bene perche' anche a lui fa piacere discutere di alcuni temi che piu' o meno mi interessano ed andare un po' piu' in profondita' nei rapporti umani e che ha piu' o meno la mia stessa sensazione: ad Abu Dhabi viviamo in una societa' di plastica, dove anche i rapporti umani sono di plastica, una societa' per mediocri in cui chi osa "volare alto" e' un emarginato. [lungi da me pensare che io sia particolarmente intelligente o una che "vola alto", ma vi assicuro che la media delle persone qui e' "sottoterra" come dice G.]
allora, per non compromettermi moralmente, mi auto-emargino ed esco il minimo indispensabile per non esser tacciata di snobismo.



l'amicizia e' come un delfino.


con alcune persone il rapporto non puo' che essere superficiale, quindi il delfino nuota a pelo d'acqua.

con altre, il delfino capisce di poter andare piu' in profondita', ma c'e' sempre un limite che sa di non poter oltrepassare.

poi ci sono gli Amici con cui sa di potersi spingere alle profondita' piu' remote, e talvolta andare a fondo. ecco, a me ora mancano quegli Amici.


perche', ad Abu Dhabi, il mio delfino sfiora il pelo dell'acqua.



si capisce che ho nostalgia di casa?




p.s.: tutti 'sti delfini e non vi ho neppure parlato del nuovo Atlantis a Dubai... my bad! rimediero' presto, anche se sono sicura che con tutta la pubblicita' che hanno fatto, ne sapete piu' di me...


p.p.s.: oggi e' il compleanno di Stefania... TANTI AUGURI CARISSIMA!

Sunday, November 2, 2008

Il Gambia e il divino Jammeh


Nome Ufficiale: Republic of The Gambia
Capitale: Banjul
Superficie: 11.300 km²
Popolazione (2007): 1,5 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 53,9% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 62% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: inglese (ufficiale), mandingo, wolof, peul…
Religione: Islamismo, Cristianesimo
Gruppi etnici: Metinka, Fula, Wolof, Jola, Serahuli…
PIL (2007): 379 milioni USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dal Regno Unito dal 18 febbraio 1965
Capo di Stato: Yahya A. J. J. Jammeh (in carica dal colpo di Stato del luglio 1994) Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gambia

Dopo la generazione dei Bokassa, dei Mobutu e degli Amin, la saga dei dittatori pazzi africani continua. Eccone uno ancora in vita, ma non molto conosciuto: il Presidente del Gambia Yahya A. J. J. Jammeh (almeno questo sembra non essere cannibale…).
Capo dell'Armed Forces Provisional Ruling Council (AFPRC), il Luogotenente Yahya Jammeh arrivò al potere nel 1994 in seguito ad un colpo di Stato che rovesciò il governo del Presidente Sir Dawda Kairaba Jawara e bandì ogni tipo di opposizione politica.
Prima del colpo di Stato, il Gambia era una delle più vecchie democrazie multipartitiche in Africa, che teneva libere elezioni ogni 5 anni fin dal momento dell'indipendenza. A seguito del golpe, agli esponenti del partito del presidente rovesciato, il People's Progressive Party (PPP), e ad altre personalità governative fu proibita l'attività politica fino al luglio 2001.
Nell'agosto 1996 venne adottata una nuova Costituzione che prevede un governo presidenziale forte ed un parlamento monocamerale. Nel settembre dello stesso anno si tennero le elezioni presidenziali, che Jammeh vinse con il 96% delle preferenze, così come nel 2001 (93%) e nel 2006; facile quando uno dichiara: "Svilupperò le aree che votano per me, ma se non votate per me non aspettatevi nulla".
E, dopo 14 anni di potere, colui che ha dichiarato di essere a capo del Gambia "per almeno altri quarant'anni" sembra essere più che mai deciso ad aprirsi la strada verso la presidenza a vita. Con ogni mezzo. Intimidazioni e arresti di giornalisti ed uomini politici di ogni tendenza, purghe in seno all'esercito e violazioni ricorrenti dei diritti umani si moltiplicano in questo piccolo Paese di un milione e mezzo di abitanti, instaurando un clima di terrore.
Per meglio controllare la stampa, una legge approvata nel 2002 creò una commissione con il potere di emettere le licenze e di imprigionare i giornalisti e nel 2004 una legislazione complementare introdusse pene carcerarie per diffamazione e cancellò tutte le licenze giornalistiche, radiofoniche e televisive, costringendo i media a richiedere nuove licenze ad un prezzo cinque volte maggiore di quello originale. In questo modo, le spese da sostenere per le licenze sono diventate troppo elevate per i quotidiani e le radio e gli unici media di portata nazionale possono essere strettamente controllati dal governo.
Il redattore del quotidiano indipendente The Point, Deyda Hydara fu ucciso in circostanze ancora non chiarite, solo pochi giorni dopo l'entrata in vigore della nuova legge del 2004.
Jammeh, almeno per il futuro prossimo, non allenterà il suo stato d'allerta a qualsiasi minaccia alla sua autorità, specialmente per quanto riguarda le forze armate. La scoperta di un piano per un golpe nel marzo 2006 (non fu mai provato realmente e molti dicono che l'intero fatto sia stato montato da Jammeh per scopi personalistici) risultò in una serie di condanne a vita per i presunti colpevoli, tra i quali l'ex-Capo della Difesa, il Colonnello Ndure Cham. Il Presidente, per l'ennesima volta, cercò di incolpare le autorità senegalesi, aggravando le relazioni con il potente vicino, già non ottime a causa della stretta relazione di Jammeh con i leader del movimento separatista della Casamance, il Mouvement des Forces Démocratiques de la Casamance (MFDC).
Una delle ultime "sparate" del Presidente Jammeh è stata la sua dichiarazione del 15 maggio 2008, che avvisava gli omosessuali residenti in Gambia di lasciare il Paese nel giro di 24 ore o altrimenti sarebbero stati uccisi per decapitazione.
Il Capo di Stato però ci tiene a curare la sua popolarità presso i suoi elettori ricorrendo al misticismo più eccentrico e continuando a pubblicizzare la sua abilità personale nel risolvere i più scottanti problemi internazionali, dall'AIDS al confronto tra Stati Uniti ed Iran. Così, nel gennaio 2007 ha inaugurato, davanti alle telecamere dell'emittente televisiva nazionale, una serie di sessioni "mediche" che, a suo dire, dovrebbero guarire delle persone malate di AIDS grazie ad un cocktail di piante medicinali. E la rappresentante dell'ONU a Banjul Fadzai Gwaradzimba, che aveva osato dubitare degli effetti terapeutici del suo rimedio miracoloso, è stata espulsa dal Paese su due piedi.
Non si critica impunemente un leader che ama definirsi come il "dono di Dio" al Gambia

Per la Mente (Libri):
Chaff on the wind (Ebou Dibba);
Alhaji (Ebou Dibba);
Angry Laughter (Baba Galleh Jallow);
The second round (Lenrie Peters)


Per le Orecchie (Musica):
Egalitarian
Foday Musa Suso
Ifang Bondi
Ebrima "King" Marong
Labah Sosseh
Musa Afia Ngum
Bubacar Jammeh
Singateh
Masla bi
Da Fugitivz
Dance Hall Masters
Lamin Saho

Per il Cuore (Arte):
Momodou Ceesay

Il meraviglioso mondo delle chiavi di ricerca


la settimana scorsa, esattamente domenica sera, ho deciso di mettere un contatore ShinyStat a questo blog: tutti si divertono con le chiavi di ricerca, allora volevo vedere anch'io che razza di gente visita questo blog digitando chissa' che cosa.

insomma, lo faccio anche un po' per spiarvi... ;-)


devo dire che pero' questo blog finora non offre grandi spunti di intrattenimento quindi il massimo che ho ricevuto, a parte qualcuno che cercava Melonauta ed e' finito qui ed uno che probabilmente vuole aprire una rivendita di occhiali finti (fake glasses, cheap school girl fake glasses, fake glases, fake glasses au, fake glasses for men, fake glasses license, fake school girl glasses -e qui non ho capito se ad essere finta e' la scolaretta o sono gli occhiali), e' un "giochi sessuali glasses" (???) e un malato che cercava "deflorazione" su googleimages...

quindi vi invito a riempire i commenti di parolacce, in modo da permettermi di farmi quattro risate in piu' alle spalle dei googlizzatori della domenica.


a parte gli scherzi, posto anche perche', se vi piace l'Africa, godetevi il post sul Gambia (che aggiungero' a breve) perche' probabilmente sara' l'ultimo della serie per il momento.

non me ne frega piu' di tanto il fatto che a quanto pare l'Africa non "tiri" molto, il vero problema e' che oggi ho dovuto riconsegnare il mio laptop (aziendale) in ufficio per farlo usare a mohamed. chi e' mohamed? diciamo che e' uno che non mi sta troppo simpatico, ma tra un po' vi daro' maggiori delucidazioni (forse).

quindi, siccome in ufficio non ho molto tempo per scrivere (di solito lo faccio a casa, di notte, e poi la mattina posto dall'ufficio) e questi post africani prendono tantissimo tempo cristo santo, non so se e quando sara' il prossimo.

per ora, se volete, vi dovete accontentare di cazzate (tipo la mia banale vita). perche' su questo blog (come sui media italiani del resto), la politica italiana e', per mia scelta, tabu'.


larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia.



p.s.: Coq, sentiti in obbligo di commentare ogni volta che ti passa per la testa e per le dita! :-P

Saturday, November 1, 2008

Avevate dei dubbi?

e se il mondo potesse votare per l'elezione del presidente degli stati uniti d'america?




finalmente potete scoprire chi vincerebbe, grazie al sito

If the world could vote?




lo so, lo so che non potevate vivere senza...

Friday, October 31, 2008

Gabon, l'emirato africano di Bongo


Nome Ufficiale: République Gabonaise
Capitale: Libreville
Superficie: 267.670 km²
Popolazione (2007): 1,4 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 83,6% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 16% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: francese (ufficiale), fang, punu, myené, teké, kota...
Religione: Animismo, Cristianesimo (Cattolici e Protestanti)
Gruppi etnici: Fang, Nzebi, Punu, Myené, Teké, Kota, Eshira, Adouma…
PIL (2007): 10,3 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 17 agosto 1960
Capo di Stato: El Hadj Omar Bongo Ondimba (in carica dalla morte del suo predecessore Léon M'ba il 28 novembre 1967. Bongo è il dirigente africano contemporaneo in carica da più tempo, ma molti vedono la sua presidenza come un'usurpazione poiché, alla morte di Léon M'ba, chi avrebbe dovuto succedergli avrebbero dovuto essere Paul Marie Yembi –il primo Primo Ministro dopo l'indipendenza– e non l'allora Vice-Presidente Bongo. Ma la Costituzione fu emendata pochi giorni prima dell'improvvisa e misteriosa morte di M'ba, tanto che alcuni ci vedono il coinvolgimento della Francia, desiderosa di controllare questa piccolo nazione ricca di petrolio attraverso l'"uomo di fiducia" Bongo)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gabon

Voi avete mai visto le Schede Geografiche del Mondo della De Agostini? Beh, io purtroppo sì! Le maestre di mio fratello avevano chiesto alle famiglie di comprare questi "pratici raccoglitori ad anelli A5 con schede patinate a colori" di tutti gli Stati del mondo, le capitali, i fiumi e le montagne più importanti, con foto, grafici, esercizi… oddio, quando ci ripenso godo. Erano bellissime! Vabbé, "ecchissenefrega delle tue perversioni geografiche" direte voi. C'avete ragione, allora vengo al punto: per mia sfortuna un giorno sfogliando in religiosa contemplazione le Schede Geografiche del Mondo vedo la scheda sul Gabon e cado in estasi mistica. Da allora il Gabon è diventato, dopo la Mongolia e l'Afghanistan, la meta della mia vita. Ragazzi: è bellissimo! Cioé, Libreville non è niente di che, ma l'interno del Paese… canyon, foreste… una cosa eccezionale.
Beltà confermata in toto da un mio amico senegalese che ci ha vissuto per un paio d'anni: "Il più bel Paese dell'Africa!" mi ha detto lui (anche se dubito che abbia vissuto in altri Paesi africani oltre al Senegal ed al Gabon). "Sì, sì, è bellissimo!", mi ha detto anche la mia amica Mongi che c'è andata l'anno scorso per una conferenza sulla pena di morte.
Grrr! Insomma, qua ci vanno tutti tranne io… e allora, scrivo!
Allora mettiamola così, il Gabon è un po' come lo stereotipo della bionda (senza offesa per Stefania che ha un cervello di tutto rispetto): bello, ma stupido.
Effettivamente si tratta di un Paese molto meno dinamico dal punto di vista sociale e culturale rispetto ad altri della regione. Anzi, ormai il Gabon sta diventando un vero e proprio "emirato" africano: Omar Bongo è ormai definitivamente orientato verso una presidenza a vita (e probabilmente ereditaria), l'economia si basa quasi esclusivamente sullo sfruttamento delle risorse petrolifere, l'opposizione politica è praticamente inesistente… oddio, un po' come l'Italia, ma almeno loro hanno il petrolio!
Ma andiamo con ordine signori.
Lo scorso dicembre sono stati festeggiati i 40 anni al potere del presidente El Hadj Omar Bongo Ondimba e né lui né il suo partito, il Parti Démocratique Gabonais (PDG), sembrano contemplare l'idea di un piano per la successione presidenziale: infatti, i due argomenti tabù nel Paese son oil dopo-Bongo ed il dopo-petrolio.
Nonostante questo molti speculano sul destino dei figli del presidente: Pascaline, direttrice del gabinetto presidenziale e dal 2005 moglie dell'ex-Ministro dell'Economia, delle Finanze, del Tesoro e della Privatizzazione Paul Toungui (dal 7 ottobre scorso successore di Jean Ping agli Affari Esteri); il Ministro della Difesa Ali Ben e, in misura minore, Christian, Presidente della Banque Gabonaise de Développement. Sicuramente esistono altri pretendenti, ma Bongo, rispondendo a domande sulla propria successione, ha messo tutti a tacere parlando di una sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2012.
E non sembra avere troppo di cui preoccuparsi il presidente, visto che ha riempito il governo di persone a lui vicine: al posto del genero Paul Tougui ora alle Finanze siede Blaise Louembe, intimo di Pascaline, mentre negli altri ministeri "strategici" per Bongo (quelli finanziari) gli alti funzionari, in maggioranza provenienti dal sud-est del Paese, hanno eretto da tempo delle potenti baronie che fanno sì che tutti i principali servizi siano controllati esclusivamente da cittadini provenienti dalla regione dell'Haut-Ogooué (quella d'origine del presidente), come per esempio il Ministro del Budget Juste-Valère Okologo, il Ministro della Pianificazione Ange Macaire Longo ed il Ministro della Contabilità Pubblica Rufin Pouho Ondimba, tutti "fedeli al Boss".
Questo "mischiare le carte" in maniera solo apparente ben rappresenta la "Bongo way": al fine di evitare frodi, ai gabonesi era stato promesso un nuovo sistema elettorale con nuove tessere contenenti le informazioni biometriche dell'elettore, ma, dopo aver emesso un'ordinanza per farle entrare in circolazione nell'agosto 2007, il governo ha fatto marcia indietro con il pretesto che il nuovo dispositivo era troppo costoso e difficile da stabilire.
Il Gabon ha un reddito pro-capite pari a quattro volte quello medio dei Paesi dell'Africa Sub-sahariana, dopato dalla sua produzione di petrolio offshore. Quest'anno è stato particolarmente favorevole, visto che il petrolio ha superato i 100 dollari al barile: grazie all'aumento delle entrate legate agli idrocarburi, il Gabon ha potuto rivedere il suo budget al rialzo, +68% rispetto alle previsioni iniziali (fatte con il barile a 71 dollari). C'è da dire in realtà che nel 2008 si è assistito ad una leggera diminuzione della produzione (12 milioni di tonnellate), ma, con l'aumento stratosferico del costo del greggio, gli introiti petroliferi hanno raggiunto i 1.358 miliardi di franchi CFA, ovvero un aumento del 32% rispetto all'anno precedente.
Il governo però finora non ha investito questi redditi per diversificare e modernizzare l'economia del Paese, che dipende in larghissima parte dalle proprie risorse naturale, ma, al contrario, li utilizzerà per la riduzione del debito esterno del Paese, mettendo sul tavolo 1.163 miliardi di franchi CFA, il doppio del previsto, per il rimborsamento anticipato di circa l'85% del debito.
L'unico oppositore di un certo calibro del Presidente Bongo al momento sembra essere il Presidente del Rassemblement Démocratique du Peuple Gabonais (RDPG) Siméon J. Francis Ekoga, in esilio in Francia. Ekoga milita da una ventina d'anni in diversi movimenti politici aventi come idea la "liberazione del Gabon" attraverso una transizione dolce per evitare le brutture della guerra civile.

Trascrivo alcuni estratti della sua intervista pubblicata da New African di novembre/dicembre 2008:

N.A.: Lei è uno degli oppositori più virulenti al presidente gabonese Omar Bongo. Lei denuncia, tra l'altro, la concussione, la demagogia, il nepotismo, il malgoverno e la gestione clanica del regime. Pensa realmente tutte queste critiche o le fa per esistere nella sfera politico-mediatica del suo paese?
S.E.: […] Nel suo discorso di fine anno alla nazione, il Presidente Bongo ha ricordato la necessità di restaurare l'autorità dello Stato. Ma, come si può ristabilire uno Stato sfiancato dalla corruzione e dal non-rispetto delle disposizioni regolatrici? È un vero ostacolo alla ricostruzione della fiducia tra i cittadini e le istituzioni del Paese, rappresentando, in maniera concomitante, un intralcio allo sviluppo nazionale. D'altronde, tutto l'anno è stato marcato dalla rivelazione mediatica di grossi scandali finanziari, di casi di corruzione e di altri abusi, implicanti persone vicine al Capo dello Stato gabonese che non saranno stati sotto inchiesta che il tempo di un comunicato stampa. Questo nonostante la presenza in seno all'esecutivo di un ministero incaricato del controllo della lotta contro l'arricchimento illecito. Transparency International non ha sbagliato classificando il nostro Paese tra i più corrotti al mondo. […] Il sistema clientelare stabilito dal regime di Bongo ha brillato per il recupero degli oppositori al regime quando non ne ha fabbricati esso stesso per i bisogni della causa. Un uomo politico dev'essere visionario e l'esempio della fine del regime in diversi Paesi africani deve servirci da lezione, cause uguali producono effetti uguali.

N.A.: Lei denuncia "la pseudo democrazia che conosciamo in Gabon nei fatti è una dittatura che ha imbavagliato il popolo e creato una parvenza di opposizione per darsi una buona coscienza democratica". Non sta esagerando?
S.E.:
Per niente! Il regime di Libreville ed il clan al potere governano questo Paese in maniera egoistica. Si riempiono le tasche, senza preoccuparsi del popolo. Bongo ed il suo regime hanno messo il bavaglio alle popolazioni del Gabon. Le elezioni organizzate non sono niente altro che fumo negli occhi, una parvenza di democrazia. Tutti i giochi sono fatti in anticipo. E per addormentarci e divertirci in rapporto ai veri problemi ai quali le popolazioni gabonesi sono confrontate, ci parlano di invalidare l'elezione del tale o tal'altro candidate, per tenerci in permanenza in questa atmosfera elettorale. Bongo è solidamente impiantato al potere, sostenuto politicamente all'interno come all'estero. […]

N.A.: Nel 2004, un rapporto congiunto della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale indicava che "il 3% della popolazione gabonese beneficiava del 90% delle risorse dello Stato"?
S.E.:
L'enorme maggioranza della popolazione è unita nella sua sofferenza. I gabonesi hanno gli stessi problemi: povertà, disoccupazione, istruzione dei bambini, accesso alla sanità ed all'alloggio. Gli abitanti hanno bisogno di strade per collegare le loro regioni e riversare i loro prodotti sul mercato. L'ospedale pubblico scarseggia di medicine. Le scuole scoppiano. L'acqua potabile è rara e l'elettricità è un lusso per molti. La miseria esiste e la situazione non è cambiata da otto anni, anzi, non ha fatto altro che peggiorare. Il costo finanziario ed economico della crisi è astronomico a causa della cattiva gestione. Lo Stato ogni anno subisce una perdita finanziaria stimata a circa il 4% del Prodotto Interno Lordo, ovvero circa 400 miliardi di franchi CFA. […] Dove vanno a finire questi soldi? Dove sono i "guru" internazionali che parlano di "trasparenza" e di "buon governo"? Centinaia di migliaia di gabonesi si sentono abbandonati a se stessi e traditi nei loro sogni.

Per la Mente (Libri):
Brothers in Spirit: the Correspondence of Albert Schweitzer and William Larimer Mellon Jr. (Albert Schweitzer e Jeannette Q. Byers);
Autobiographie d'un Gabonais: du villageois au ministre (Vincent de Paul Nyonda);
Le combat de Mbombi: tragi-comédie en XII scènes Libreville (Vincent de Paul Nyonda);
La mort de Guykafi: Drame en cinq actes; suivi de deux albinos à la M'Passa; et le soûlard (Vincent de Paul Nyonda);
Le roi Mouanga: tragédie en VI actes (Vincent de Paul Nyonda);
G'amèrakano (Angèle Rawiri);
Fureurs et cris de femme (Angèle Rawiri);
Mema (Daniel M. Mengara)

Per le Orecchie (Musica):
Pierre Akendengué
Oliver N'Goma
Hilarion Nguema
Patience Dabany
Professeur T
Annie-Flore Batchiellilys
Siya po'ossi.x
Onoye Sissai
François N'Gwa
Angèle Assélé
Masta Geez

Per gli Occhi (Cinema):
Le grand blanc de Lambaréné (Bassek Ba Kohbio);
Le silence de la forêt (Bassek Ba Kohbio);
La chambre des filles: exclusion VIH (André Ottong Come);
Les couilles de l'éléphant (Henri-Joseph Koumba Bididi);
Djogo (Henri-Joseph Koumba Bididi);
L'ombre de Liberty (Imunga Ivanga);
Dôlé (Imunga Ivanga);
Ayouma (Pierre-Marie Dong e Charles Mensah)


Wednesday, October 29, 2008

Datemi un Cornetto!


aiuuuutoooo!!!

sono stata contattata da alcuni amici dell'ambasciata perche' arrivano da dubai degli imprenditori italiani che hanno bisogno di un'interprete italiano-inglese-italiano... tra 1 ORA!
e' un lento stillicidio, cazo, continuo a torturarmi con domande tipo "saro' all'altezza?", "e se devo tradurre parole troppo difficili di cui non so il significato?", "e se parlano di fisica quantistica o nanotecnologie?"... mi hanno rassicurata: no, si parlera' solo di investimenti di milioni di euro... ah, bene! ora si' che sono piu' tranquilla! annamo bbene: gia' non capivo quello che mi dicevano in italiano per telefono...

inoltre da stamattina alle 9,02 ora locale ho gia' preso una quindicina di incazzature quindi quando arrivero' all'appuntamento (tra l'altro con una delle maggiori ditte di real estate di abudhabi...) immaginatevi come saro' bella fresca fresca...

beh ragazzi, accendete un cero al santo patrono della vostra citta' perche' oggi pomeriggio vada tutto bene ed anche per... no, non ve lo dico!
voi accendete il cero e fatemi sapere da che santi verro' raccomandata... cosi' in caso so con chi prendermela! ;-P

Monday, October 27, 2008

La Grande Etiopia


Nome Ufficiale: የኢትዮጵያ ፌዴራላዊ ዲሞክራሲያዊ ሪፐብሊክ (traslitterazione dei quadratini: Ityop'iya Federalawi Demokrasiyawi Ripeblik – traduzione: Repubblica Democratica Federale d'Etiopia)
Capitale: Addis Ababa
Superficie: 1.104.300 km²
Popolazione (2007): 79,3 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 16% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 64,1% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: amharico (ufficiale), oromo, somalo, arabo, tigrino, bussa, afar, gurage, harari… oddio, mi sembra di stare ripassando filologia semitica… Peccato che Wikipedia mi dice che il ge'ez è il nome dell'alfabeto etiopico, mentre il pallosissimo libro che ci aveva appioppato la Cussini per l'esame spiegava che il ge'ez è una lingua del gruppo semitico parlata sugli altipiani dell'Etiopia. Diciamo che mi fido più della Cussini: Ca' Cappello rulez!
Religione: Cristianesimo (Copti), Islamismo, Ebraismo (ormai in Etiopia è rimasta un'esigua minoranza di falasha, ebrei etiopi che dicono di discendere dal Re Salomone e dalla Regina di Saba. La maggior parte di loro è stata mandata in Israele in cambio di armi israeliane usate dall'Etiopia per combattere i ribelli eritrei. Quando si dice la religione…)
Gruppi etnici: Ahmara, Tigré, Oromo, Afar, Sidamo…
PIL (2007): 15,9 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dall'Italia dal 27 novembre 1941 (anche qui ci sarebbe da discutere, che, a parte la breve dominazione fascista, l'Etiopia è stata un regno indipendente per oltre due millenni)
Capo di Stato: Girma Wolde Giorgis (in carica dalle elezioni del giugno 1995)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Etiopia

L’Etiopia è uno dei paesi africani che più mi affascina. Si mormora che qui si trovava il mitico regno di Saba di cui parla la Bibbia. La famosa regina di questo regno ha molti nomi, ma che voi la chiamiate Sheba, Saba, Makeda o Bilqis è indissolubilmente legata a Re Salomone. Gli etiopi credono infatti che dall’unione di questi due grandi monarchi sia nato il glorioso regno di Axum, uno dei più potenti dell’antichità. Ad Axum è anche stata riportata la celeberrima stele, rubata dai fascisti dopo la conquista dell’Etiopia nel 1935. Ci causa grande vergogna e infamia ricordare la conquista dell’Etiopia ad opera fascista, come l’operato del viceré Rodolfo Graziani o quello di Badoglio, che ha usato i gas irpini quando questi erano vietati dalle convenzioni internazionali. Tutto sommato, però, se a mia nonna l’Etiopia può ricordare una certa terribile canzone colonialista, a me ricorda di più i mezzofondisti alle Olimpiadi. L’Etiopia è il paese dei negus, gli imperatori. Sì, perché sebbene l’Etiopia sia stata conquistata dall’Italia fascista, è sempre stato un paese con mire imperiali, basti notare le sue politiche in materia di confini. L’Etiopia ha dato i natali alla parola ras, che designava in origine i signori feudali etiopici, ma che dopo la conquista dell’Etiopia è diventata sinonimo di capo di squadra d’azione fascista. L’Etiopia è anche, ovviamente, il paese simbolo della cultura rastafari, il cui nome deriva da Ras Tafari, cioè l’imperatore d’Etiopia Haile Selassie I, che secondo alcuni credenti era la reincarnazione di Gesù.

Questa bellissima introduzione me l'ha inviata Stefania, che ringrazio dal profondo del cuore (e non solo per l'introduzione e per il tempo che ha impiegato per scriverla): volutamente non ho cambiato neanche una virgola perché la sento molto "vicina" alle mie sensazioni e si tratta, parola più parola meno, di quello che avrei voluto scrivere io se fossi dotata di una prosa altrettanto fluida.
Rastafari, fondisti e mezzofondisti (quando ero adolescente e correvo i 5000 e le campestri il mio mito assoluto era Abebe Bikila… poi ho aggiunto anche Gebreselassie)… alle suggestioni aggiungerei solo l'amharico, che è una lingua che mi sarebbe sempre piaciuto imparare.
Giustamente la Stef accenna ai negus ed alle mire imperiali (ed imperialistiche) dell'Etiopia, che si riscontrano ancora oggi nei suoi controversi rapporti con i Paesi vicini.


Secondo Presidente della Repubblica Federale Democratica d'Etiopia democraticamente eletto dopo Negasso Gidada, l'8 ottobre 2007 Girma Wolde Giorgis è stato rieletto per ulteriori sei anni. L'avvenimento però è passato piuttosto inosservato. Ed a ragione, visto che in Etiopia la presidenza è un titolo puramente onorifico e chi concentra l'essenza del potere è il Primo Ministro, ovvero il "padre padrone" Meles Zenawi.
Inizialmente presidente ad interim, poi Primo Ministro eletto nel 1995, 2000 e 2005, Zenawi nel 2008 ha collezionato il suo 17° anno consecutivo al potere.

Tigré (del nord), 53 anni, ex-studente di medicina prima di darsi alla macchia nel 1974 e raggiungere i ribelli del Tigrayan Peoples' Liberation Front (TPLF), Zenawi ha saputo stabilizzare un Paese devastato dal "terrore rosso" di Menghistu Haile Mariam che ha fatto centinaia di migliaia di morti. Un tempo citato tra i dirigenti africani garanti di un certo "rinascimento democratico" e sostenuto da tutte le potenze occidentali, a partire dal 2005 il suo governo è stato oggetto di pesanti condanne da parte della comunità internazionale ed ha perso legittimità anche tra gli etiopi.
Le controverse elezioni del maggio 2005, infatti, hanno dato luogo a numerose manifestazioni represse nel sangue dalle autorità. Bilancio: 199 cittadini morti e 60000 arrestati, tra cui i leader dei principali partiti d'opposizione, con l'accusa di "oltraggio alla Costituzione". Poi, nel luglio 2007, 35 dei 38 membri dell'opposizione indagati per "complotto contro la Costituzione" ed "incitazione alla ribellione armata" sono stati condannati all'ergastolo. Tra loro, Hailu Shawel, capo del principale partito d'opposizione (la Coalition for Unity and Democracy), ed il sindaco eletto di Addis Ababa, Berhanu Nega. Qualche giorno dopo il verdetto i due sono stati graziati e liberati, facendo sorgere sospetti che tanta clemenza improvvisa sia stata ordinata dagli Stati Uniti, grande alleato dell'Etiopia. In seguito all'11 settembre 2001 gli USA forniscono ogni anno all'Etiopia un importante aiuto militare ed umanitario, adducendo la mtivazione che il Paese rappresenta un'isola di stabilità in una regione dominata da scontri armati. Più verosimilmente gli Stati Uniti hanno molto a cuore le sorti dell'Etiopia perché essa è il Paese più popoloso della regione e, ancora più importante, perché è l'unico Paese a maggioranza cristiana in un'area dominata dalla fede musulmana, spesso nelle sue componenti più radicali. Infatti, il governo di Washington ha bisogno dell'Etiopia per tenere sotto controllo la regione e nel 2007 ha accordato al Paese 200 milioni di euro per finanziare la lotta al terrorismo islamico. Che però non è l'unico "fronte di guerra" che l'Etiopia tiene aperto attualmente.
Sul piano interno, movimenti di opposizione armata, principalmente l'Ogaden National Liberation Front (ONLF) e l'Oromo Liberation Front (OLF), continuano nell'opera di destabilizzazione del governo, pur non costituendo una minaccia diretta.
Il 24 aprile 2007 l'ONLF aveva attaccato un sito petrolifero nell'est dell'Etiopia gestito dalla compagnia cinese Zhongyuan, filiale di Sinopec, uccidendo 74 persone. Al raid, che voleva essere un avvertimento alle multinazionali straniere operanti in una regione privata del suo "diritto all'autodeterminazione", l'esercito di Meles Zenawi (uno dei meglio equipaggiati del continente) ha risposto con una repressione violentissima nella regione interessata (chiamata Ogaden dagli autoctoni, ufficialmente Sud-Est, al confine con la Somalia): villaggi bruciati, assalti ai civili, donne violentate ed uomini torturati, blocco commerciale, arresti. Tutto ciò ha prodotto una crisi umanitaria non da poco causata dalle fughe e dalla carenza di cibo. Le attività della Croce Rossa e di Medecins sans Frontières sono state sospese e le due organizzazioni non sono state autorizzate a recarsi in zona, mentre numerosi giornalisti che seguivano la storia sono stati arrestati e deportati.

Non lontano dall'Ogaden, l'esercito etiope è implicato in un'altro conflitto che alla lunga potrebbe definirsi disastroso. Il 24 dicembre 2006 Zenawi ha infatti impegnato le sue truppe in Somalia al fianco del governo federale di transizione diretto da Abdallahi Yusuf Ahmed allo scopo di rovesciare i tribunali islamici al potere a Mogadishu. Non ci volle molto (con il sostegno logistico degli Stati Uniti che ne approfittarono per lanciare degli attacchi "mirati" contro dei siti che secondo loro servivano da rifugio a militanti di Al-Qaida), ma da allora la situazione sta assumendo i contorni di un incubo per l'esercito etiope, attaccato persino nelle zone urbane da militanti che ormai non esitano a ricorrere agli attacchi suicidi.
Ma ora è difficile per Zenawi ritirarsi: un ritiro unilaterale agli occhi dei ribelli somali apparirebbe come una ritirata, galvanizzandoli, ed il governo provvisorio non durerebbe più di un paio di giorni. Ed a questo punto il soccorso non arriverebbe né dall'Unione Africana (che nel quadro dell'Operazione "Amisom" ha schierato solo 1600 soldati ugandesi) né tantomeno dalle Nazioni Unite, che non vogliono veder ripetersi in alcun caso gli esiti catastrofici dell'Operazione "Restore Hope" del 1993. Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-Moon infatti ha mandato un messaggio chiaro che le Nazioni Unite non corse al salvataggio dell'Etiopia, dicendo che l'ipotesi di un intervento in Somalia non è "fattibile né realistico", mentre il Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari John Holmes ha "consigliato" alle truppe etiopi di evitare "attacchi indiscriminati e sproporzionati che possano colpire i civili".

Impantanata in questi conflitti, l'Etiopia accusa l'Eritrea di Isaias Afewerki di attizzare il fuoco rifornendo di armi non solo i ribelli somali, ma anche l'ONLF e l'OLF.
Le relazioni con i cugini eritrei sono avvelenate anche a causa del rifiuto del governo di Zenawi di piegarsi, dal 2002, alla frontiera tracciata dalla Eritrea – Ethiopia Boundary Commission, che aveva in un primo momento accettato. La mobilitazione di forze da parte di Addis Ababa lungo la frontiera contesa ha esaperato i diplomatici internazionali che cercano di risolvere questa pericolosa impasse.
Ma a Zenawi non piacciono le critiche: sei diplomatici norvegesi sono stati espulsi dal Paese nell'agosto 2007 per "nuocere agli interessi dell'Etiopia" essendo intervenuti su questo dossier.

A chi lo critica, Zenawi risponde sottolineando le buone prestazioni economiche che l'Etiopia registra da quando il suo governo è al potere, citando un tasso annuo di crescita medio del 10,7% tra il 2003 ed il 2007 contro la media del 5,8% degli altri Paesi sub-sahariani.
La popolazione etiope però soffre ancora a causa di gravi carenze sociali: 3 milioni di etiopi ogni anno hanno bisogno di assistenza alimentare, l'aspettativa media di vita è di circa 43 anni, il consumo elettrico è pari a 30 KWh per abitante e l'acqua potabile è accessibile solo al 22% della popolazione (ultimo posto nella graduatoria dei Paesi africani, peggio anche della Somalia).
Con un aumento del budget militare del 16% (ovvero 36,5 milioni di euro supplementari), come farà il governo ad assicurare agli etiopi un miglioramento del livello di vita che vada di pari passo con la crescita economica?

Per la Mente (Libri). Anche la bibliografia è gentilmente a cura della bibliofila (o bibliomane? ;-P ) Stefania:
Regina di Fiori e di Perle – Gabriella Ghermandi (scrittrice e performer italo-etiope);
Tempo di Uccidere – Ennio Flaiano (romanzo storico sulla colonizzazione italiana in Etiopia);
Cera e Oro – Mauro Curradi (un viaggio in Etiopia);
Dal ventre della iena. Ricordi della mia Giovinezza in Etiopia - Nega Mezlekia;
Ebano - Ryszard Kapuscinski;
Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate - Ryszard Kapuscinski;
Negus – Angelo Del Boca (il nostro storico del colonialismo);
Lemn Sissay (un poeta inglese di origini etiopiche, spesso scrive sulla ricerca delle proprie origini);
Le Cose che Porta il Cielo - Dinaw Mengestu (autore americano-etiope il cui libro citato ha vinto il Guardian First Book Award)


Per le Orecchie (Musica). Non sapevo nulla della musica etiope (non sapevo neppure che esistesse) finché alla biblioteca dell’Institut du Monde Arabe non mi sono imbattuta nella serie Ethiopiques: per curiosità ho comprato un CD e… bello bello bello! Il sito è http://www.ethiopiques.info/ e la maggior parte degli artisti che cito nella lista è presente nella collezione:
Alemayehu Eshete
Mahmoud Ahmed
Gigi
Alegu Ama
Asnaketch Worku
Tilahun Gessesse
Teddy Afro
Ali Birra
Aster Aweke
Temesgen
Tedmak
Tadesse Alemu

Per gli Occhi (Cinema):
Vas, vis et deviens (Radu Mihaileanu – IT: Vai e vivrai. La storia di un bambino cristiano che dall'Etiopia viene portato in Israele nel corso dell'Operazione Mosé e che finge di essere un falasha. Lo so, lo so: è pura propaganda ebraica, ma a me 'sto film fa piangere ogni volta. E poi il bimbo che interpreta Shlomo è tenerissimo! Comunque l'avete visto di sicuro anche voi…);
Téza (Haile Gerima – premiato alla Mostra del Cinema di Venezia con il Premio Speciale della Giuria ed il premio per la Miglior Sceneggiatura);
Harvest: 3000 years (Haile Gerima);
Sankofa (Haile Gerima);
Adwa, an African victory (Haile Gerima);
Child of Resistance (Haile Gerima);
Cela s'appelle l'aurore (Yemane Demissié)


Per il Cuore (Arte):
Loulou Cherinet


Per la Bocca (Cibo):
Berberé (un misto di spezie piccantissime. Dai, ve l’ho già raccontata quella della Festa dei Popoli di Giavera…);
Injera;
Doro Wat (è il "pollo piccante" che il padre di Chef Kumalé ricorda della sua prigionia in Etiopia! … Dite che leggo troppi libri di cucina?);
Kitfo (manzo crudo macinato ed aromatizzato con nither kebbeh -burro chiarificato speziato- e spezie varie);
Fitfit (injera spezzettata condita con spezie: la colazione del campione… adesso ho capito come fanno i mezzofondisti: sono dopati di chilli!);
Dulet (trippa, fegato, manzo e peperoni accompagnati da injera e spezie piccanti… anche questo si mangia a colazione);
Tej (idromele aromatizzato con foglie e rametti polverizzati di una pianta di nome gesho);
Tella (birra tradizionale etiope, ricavata dalla fermentazione di teff e mais, o, in alcune regioni, sorgo, orzo o miglio, ed aromatizzata col gesho)



So che non c’entra nulla, ma non siete d’accordo con me che le donne etiopi sono tra le più belle al mondo? Io ogni volta che ne vedo una rimango incantata... Allora ecco una cosa che mi aveva scritto Stefania: “[...] secondo gli antichi greci, gli etiopi erano persone di una bellezza talmente straordinaria da essere adorati persino dagli dei. Secondo la mitologia greca, il colore scuro della loro pelle è dovuto al fatto che un giorno il sole si avvicinò troppo alla terra.”


Colonna sonora: Abay (Gigi)

DIAMINE!

CONTINUO AD AVERE PROBLEMI AD "EDITARE" I POST... MALEDETTO BLOGSPOT!
MI VENDICHERO', AH SE MI VENDICHERO'...

Sunday, October 26, 2008

Eritrea da prima pagina


Nome Ufficiale: ሃገረ ኤርትራ - دولة إرتريا (Stato dell'Eritrea) - e pensare che m'ero pure sbattuta a scaricare l'alfabeto ge'ez... ecco il risultato!
Capitale: Asmara
Superficie: 117.600 km²
Popolazione (2007): 4,5 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 19,4% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 43% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: tigrino, arabo (ufficiali), tigré, dahlik, afar, beja, blin, saho, kunama, nara… inglese ed italiano sono molto diffusi.
Religione: Islam, Cristianesimo (Copti), Animismo
Gruppi etnici: Tigrini, Tigré, Saho, Afar, Hedareb, Bilen, Kunama, Nara, Arabi Rashaida
PIL (2007): 1.425 milioni USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dall'Italia dal novembre 1941; fu annessa all'Etiopia nel 1962 e le fu riconosciuta totale indipendenza solo il 24 maggio 1993
Capo di Stato: Isaias Afewerki (in carica dall'indipendenza, ottenuta il 24 maggio 1993)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Eritrea

È vero che in un Paese come l'Eritrea, al 157° posto su 177 Paesi nella classifica UNDP sull'indice di sviluppo umano, un Paese con un debito estero pari al 69% del PIL, in cui il reddito medio per abitante è pari a circa 200 USD all'anno ed il consumo elettrico a 56 KWh per abitante, dove l'aspettativa di vita arriva a malapena a 55 anni, un Paese circondato da vicini "ingombranti" e non ancora del tutto pacificato… ecco, dicevo, è vero che in un Paese come l'Eritrea ci sarebbero questioni più serie a cui pensare, ma volevo condividere un articolo che avevo letto un po' di tempo fa su Jeune Afrique e che mi aveva lasciata un po' perplessa.
Ci sarebbero tante riflessioni da fare, ma intanto lo trascrivo:

Media – L'Eritrea, peggio della Corea del Nord!
di Jean-Dominique Geslin - Jeune Afrique

86 giornalisti uccisi, 887 interrogati, 67 rapiti, 1511 aggrediti o minacciati… Pubblicato il 13 febbraio, il Rapporto Annuale di Reporters sans Frontières (RSF) è, ancora una volta, più che preoccupante. Il caso più grave, tanto in Africa quanto su scala planetaria, è indiscutibilmente quello dell'Eritrea. Questa piccolo repubblica indipendente dal 1993 figura all'ultima posizione del palmares di RSF sulla libertà di stampa nel mondo, soppiantando per la prima volta la Corea del Nord ed il Turkmenistan.
"Ogni critica al regime di Issayas Afewerki è ormai tacciata di attentato alla sicurezza nazionale.", spiega la ONG, che rivela che tre giornalisti arrestati nel 2001 sono morti nel corso della detenzione negli ultimi anni. L'11 gennaio 2007, per esempio, il drammaturgo Fessehaye Yohannes, detto "Joshua", una delle grandi figure intellettuali del Paese, non ha resistito a delle condizioni d'incarcerazione estremamente rigorose.
Dopo aver qualificato i prigionieri politici di criminali comuni, poi di spie, il governo eritreo è arrivato semplicemente a negare la loro esistenza. È uno scandalo, certo, ma, per RSF, il silenzio della comunità internazionale è quasi altrettanto condannabile. Questo Paese diretto col pugno di ferro da un piccolo clan ultranazionalista continua in effetti a beneficiare dei sussidi dell'Unione Europea, a titolo di aiuti allo sviluppo…
"La codardia di alcuni Stati occidentali e delle grandi istituzioni internazionali nuoce alla libertà d'espressione, stima Robert Ménard, (ex) segretario generale di RSF, nella prefazione al rapporto 2008. La mancanza di determinazione delle democrazie nel difendere i valori che dovrebbero incarnare è inquietante." È il minimo che si possa dire.


Allora, innanzitutto quando nell'articolo si legge "diretto col pugno di ferro da un piccolo clan ultranazionalista" mi viene un dubbio… ma il People's Front for Liberation and Justice al potere in Eritrea non è una costola diretta dell'Eritrean People's Liberation Front d'ispirazione marxista? Ok, sorvoliamo su questo particolare, che poi per la comunità internazionale è quello più importante, però ci sono una serie di questioni che mi sono posta leggendo l'articolo.

Che cosa si può definire esattamente "ingerenza straniera" in un Paese? Ovvero: le parole di Geslin quando scrive "Questo Paese […] continua in effetti a beneficiare dei sussidi dell'Unione Europea, a titolo di aiuti allo sviluppo…" o di Ménard quando parla di "mancanza di determinazione delle democrazie nel difendere i valori che dovrebbero incarnare" significano che in effetti è giusto tagliare gli aiuti allo sviluppo ad uno dei Paesi più poveri del mondo in nome della difesa della libertà di stampa?
Non si tratterebbe di nuovo di un'imposizione di tipo colonialista? Della serie: noi siamo la civiltà, dovete seguire i nostri valori altrimenti ve lo scordate che vi aiutiamo a far progredire il Paese.

E fino a che punto le "democrazie occidentali" possono osare chiedere a Paesi che hanno prima invaso (assoggettando ed uccidendo le popolazioni indigene e distruggendo le forme di civiltà e di Stato -inteso in senso lato- già presenti sul territorio) e a cui hanno poi "concesso" l'indipendenza senza però sostenere alcun processo di democratizzazione o nation-building, ma lasciandoli semplicemente allo sbaraglio dopo aver cancellato le loro consuetudini millenarie per rimpiazzarle con altre che non hanno avuto tempo di essere recepite, di adottare tout court pratiche ed ideali -la libertà di stampa era solo un pretesto, in realtà il discorso è ben più ampio- che ancora non appartengono ad alcune zone del mondo, non per difetto loro, ma a causa nostra che abbiamo destabilizzato completamente il loro equilibrio socio-politico-culturale distruggendo tutti i loro valori di riferimento? (Rileggetela due volte ché è molto confusa…)

Personalmente credo che ogni popolo debba avere la possibilità di fare il proprio percorso di crescita e maturazione senza interferenze esterne da parte di nessuno (eccetto in condizioni di palese illegalità, ma qui ci sarebbero da fare diversi distinguo), per riuscire a completare un percorso democratico "personalizzato". Abbiamo ostacolato il loro percorso storico già (più di) una volta: forse ora è il caso di smetterla di spingere per riforme imposte dall'esterno ed invece ripensare i nostri di valori e la nostra di civiltà. In fondo, chi ha detto che la democrazia "all'americana" o "alla francese" sia migliore di quella, chessò, "alla senegalese" o "alla tanzanese"?
Non so, oggi vi lascio con delle domande…

Per la Mente (Libri):
The Five Dimensions of the Eritrean Conflict 1941 – 2004: Deciphering the Geo-Political Puzzle (Daniel Kendie);
Against All Odds: A Chronicle of the Eritrean Revolution With a New Afterword on the Postwar Transition (Dan Connell);
Conversations with Eritrean Political Prisoners (Dan Connell);
A Story of a Conscript (Ghebreyesus Hailu);
Dawn of Freedom (Teklai Zeweldi)
Entrambi i romanzi sono moooooolto vecchi e raccontano di uomini che si oppongono alla dominazione italiana… quindi ci riguardano da vicino.

Per le Orecchie (Musica):
Abraham Afewerki
Dehab Faytinga
Yemane Baria

Per la Bocca (Cibo): Berberé (un misto di spezie piccantissime. Sono sicura che, chi di voi l'ha assaggiato ed è sopravvissuto/a, ce l'ha ben presente! E dire che io mangio piuttosto piccante, ma quando l'ho assaggiata alla Festa dei Popoli di Giavera -dove mi avevano detto che era "light" per venire incontro ai gusti italiani- le mie papille gustative avevano quasi raggiunto il limite massimo di sopportazione…);
Injera (una specie di crèpe fatta con grano, sorgo o con un cereale chiamato tiff. Gli eritrei ed etiopi la usano anche come "piatto da portata");
Zighinì (una specie di spezzatino di manzo –piccante, c'è bisogno di dirlo?)
Cucina eritrea ed etiope hanno in commune la maggior parte dei piatti, quindi aspettatevi di ritrovarvi la stessa lista nel post di domani sull'Etiopia.
Purtroppo, nonostante l'altissimo numero di eritrei ed etiopi che abitano qui, ad Abu Dhabi non c'è alcun ristorante di questo tipo: avevo letto su Time Out che c'è un ristorante etiope a Dubai, ma sugli ultimi numeri era scomparso… mmmhhh eppure ci vorrei andare. Vabbé, sono masochista!

Breve "storia" della musica egiziana. Ovvero "decadance" - 1

Se avessi anch’io un terrazzino come quello di F. credo che ci passerei la mia vita…
Di sera potrei appoggiarmi all’alta balaustra ed incantarmi a guardare quello che si presenta ai miei occhi.
Decine di moschee illuminate dal neon verde, tetti bianchi con i panni stesi ad asciugare, automobili per le strade e figure solitarie che escono dalle villette del quartiere. E poi luci, luci all’orizzonte, a non finire, fin dove arriva l’occhio.
Saranno le luci verdi dei minareti, ma io ho sentito l’aria intorno a me diversa, non era l’aria di Abu Dhabi. Sentivo come di essere ritornata al Cairo, quella Cairo che vedevo dai balconi, eppure una Cairo diversa, piu’ tranquilla, piu’ pulita, piu’ ricca, piu’ curata.
Una Cairo come stilizzata. O come un falso d’autore di un quadro famoso. Eh si’ perche’ in fondo la cosa piu’ importante, l’aria, l’atmosfera, era la stessa. ma quello che mancava era il segno distintivo: il rumore. Rumore che sovrasta ogni cosa. Rumore che ti costringe a gridare anche per farti sentire dalla persona che ti sta accanto. La persona che ti sta accanto…
Era come essere la spettatrice senza invito di un film ambientato al Cairo, ma, per qualche guasto tecnico, privo di colonna sonora. Hanno fermato la musica. Un film muto sul Cairo, quanto di piu’ paradossale possa esserci…
Poi, d’improvviso, tu, gatto, mi hai leccato il piede. La prima volta che mi fai le fusa da quando ti conosco. Di colpo mi sono risvegliata dai miei sogni e ti ho guardato… No, tu, con quel collare di glitter dorato, tu, cosi’ bello ed in carne, tu, gatto, no, tu non sei un gatto egiziano.


Sayyed Darwish (1892 - 1923): Masruna

Ecco fatto!

via il post via il problema!
e vabbe', ho voluto strafare... 10 video in una botta sola avrebbero azzerato anche la piu' sofisticata delle piattaforme blogger...

Saturday, October 25, 2008

Egitto: nel nome del Padre... e del Figlio.



Nome Ufficiale: جمهورية مصر العربية (Repubblica Araba d'Egitto)
Capitale: القاهرة (Il Cairo. Il nome arabo significa "La Vittoriosa", ma la maggioranza degli egiziani chiama la città Masr, come il Paese, quindi per esempio esistono i quartieri di Masr el-Gedeeda – lett.: Egitto Nuovo – e Masr el-Qadeema – lett.: Egitto Vecchio. Che campanilisti!)
Superficie: 1.001.450 km²
Popolazione (2007): 75,4 milioni (fonte: World Bank). Su The Africa Report mi dicono che la densità (media) di popolazione del Paese è pari a 75 ab/ km². Sì, però secondo me dovrebbero fare una colonnina a parte con la densità di popolazione al Cairo… impressionante! 22 milioni di abitanti! (fonte: statistiche "ufficiose" 2004)
Popolazione urbana (2006): 42,8% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 19,6% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: arabo (dialetto egiziano)
Religione: Islam, Cristianesimo (Copti)
Gruppi etnici: Arabi, Berberi, Nubiani, Greci (in realtà il numero di expatriates è altissimo – basti pensare che nella sola Cairo ci sono circa 100.000 italiani)
PIL (2007): 127,9 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dal Regno Unito dal 22 febbraio 1922, ma de facto fu governato da re-fantoccio fino al 18 giugno 1953, quando i cosiddetti Ufficiali Liberi proclamarono l'Egitto una repubblica retta dal Gen. Muhammad Naguib
Capo di Stato: Hosni Mubarak (in carica dalla morte del suo predecessore Anwar Sadat, assassinato durante una parata militare il 6 ottobre 1981)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Egitto

*flap eyelashes* Oooohhh! Ci sarebbero così tante cose da dire sull'Egitto di oggi, ma per "rallegrare" la vostra giornata vi voglio raccontare una storia di amore paterno.
È la storia di come Hosni "La Sfinge" Mubarak, dopo 27 anni e dico 27 anni di potere, stia cercando a tutti i costi di creare una dinastia ereditaria in Egitto, facendo eleggere suo figlio Gamal come Presidente della Repubblica e creando un precedente pericoloso per altri Paesi africani (adesso anche il senegalese Wade ha iniziato a pensarci… Bravo Hosni, sempre in anticipo sui tempi!)

Anche per gli standard di longevità dei governanti arabi, Hosni Mubarak è un caso particolare: è colui che ha governato l'Egitto più a lungo dai tempi di Mohammed Ali, il pasha di origine albanese che iniziò la dinastia che ha governato l'Egitto fino alla rivoluzione del 1952.
Con quella rivoluzione si pensava di terminare una tradizione dinastica che rimonta ai tempi dei Faraoni, ma oggi, grazie a Mubarak, l'Egitto è scosso dalla possibilità che la vecchia tradizione torni in auge attraverso l'elezione di suo figlio Gamal.
Nato nella provincia di Minufiya, nella regione del Delta del Nilo, Mubarak era un comandante dell'aeronautica conosciuto soprattutto per il suo ruolo di primo piano nella preparazione degli attacchi contro Israele nella Guerra dello Yom Kippur (all'epoca era Vice-Ministro della Guerra! Ad oltre 30 anni dalla Guerra dello Yom Kippur, i cartelloni elettorali lo raffigurano ancora giovane comandante dell'aeronautica con tanto di occhiali da top gun e ritocco di rughe e capigliatura… se non è culto della personalità questo…). La sua fama di eroe di guerra quindi convinse molti egiziani che il Paese arabo più popoloso sarebbe stato in mani sicure.
Dal momento che Sadat aveva già firmato gli Accordi di Camp David (uno dei principali motive del suo assassinio), a Mubarak non rimase che continuare la trasformazione economica dell'Egitto e gestire il massiccio flusso di aiuti occidentali (soprattutto statunitensi), la giusta ricompensa per aver fatto pace con Israele (l'unico Paese al mondo a ricevere dagli USA aiuti maggiori di quelli ricevuti dall'Egitto).
Privo del carisma dei suoi due predecessori, Mubarak è riuscito a mantenere finora un potere "assoluto" sul Paese tramite l'instaurazione della legge marziale all'indomani dell'assassinio del precedente presidente Anwar Sadat ad opera di un gruppo di fondamentalisti islamici facenti parte dell'esercito durante la parata commemorative della "vittoria" egiziana su Israele nella Guerra dello Yom Kippur, parata in cui, essendo seduto accanto a Sadat, anche lui aveva rischiato di essere ucciso (in proposito potete leggere il bellissimo Il Profeta e il Faraone di Gilles Kepel, edito da Laterza: credo il miglior studio sulla nascita -e la rinascita- del fondamentalismo islamico in Egitto).
27 anni dopo l'assassinio del Presidente Sadat e l'ascesa al potere del suo Vice-Presidente Hosni Mubarak, in Egitto vige ancora la legge militare, rafforzata ed indurita di tanto in tanto (ad esempio dopo un altro tentativo di assassinio ad Addis Abbeba nel 1995 ad opera di ufficiali del regime islamista allora al potere in Sudan).
L'ossessione di Mubarak per la sicurezza e ed il controllo politico sono costati all'Egitto in termini di governance e di welfare.
Le ondate di violenta militanza islamista sono una piaga del Paese, ma la pressione governativa sui militanti di tutte le correnti e sfumature, dai partiti islamisti non-violenti agli attivisti della società civile, ha effettivamente sgombrato la scena politica da qualsiasi opposizione significativa al presidente ed al suo Al-Hizb al-Watani al-Dimukrati (National Democratic Party – NDP).
Nel 2005, la ONG Freedom House ha stimato i diritti politici in Egitto a 6 (in una scala in cui 1 rappresenta la maggiore libertà e 7 la totale mancanza di libertà) e le libertà civili a 5, dando nel totale al Paese la classificazione di "Non Libero" ed aggiungendo che "nel 2005 l'Egitto ha assistito alle proprie elezioni presidenziali e legislative più trasparenti e competitive in oltre mezzo secolo e ad un dibattito pubblico sempre più sfrenato sul futuro politico del Paese." (link)
Nonostante le riforme economiche che hanno visto il 7% di crescita annuale del PIL dal 2005 (crescita largamente basata su settori non produttivi, come il turismo, l'edilizia e le telecomunicazioni), la privazione economica e sociale che ha fatto sollevare una violenta opposizione politica e civile è ancora molto evidente ed i critici di Mubarak dicono che il suo lascito sarà minimo. L'editore ed attivista per i diritti umani Hisham Kassem dice: "Stagnazione è la parola che userei [per descrivere il suo periodo al potere]. Il Paese aspettava un uomo che agisse. Mubarak piuttosto che guidarlo lo ha gestito su base quotidiana."
Malgrado per anni sia riuscito ad alzarsi al di sopra della mischia e a godere una deferenza pubblica considerevole nonostante la sua performance appannata, tutto ciò è cambiato con l'invasione dell'Iraq, quando le sue strette relazioni con gli Stati Uniti hanno nociuto alla sua popolarità. Le critiche hanno assunto un carattere sempre più personale e le sue risposte sono state seri provvedimenti contro la stampa e la pressione per cambiamenti della Costituzione che aumenteranno il monopolio dello Stato sul potere politico.

Il Presidente potrebbe appuntare le sue speranze su suo figlio per aiutarlo a riguadagnare la sua statura politica, ma il passato recente rema contro di lui. Dal 1952 ogni presidente egiziano è stato vice-presidente del suo predecessore, ma Mubarak, per ragioni su cui si è speculato a lungo, non ha mai nominato un vice-presidente. Invece Gamal, un civile, è stato catapultato in una posizione di potere nel partito di governo ed ha lanciato un efficace programma di riforme economiche.
Si iniziò a speculare su una possibile successione Mubarak-Mubarak nel giugno 2000, quando il siriano Bashar al-Asad subentrò al potere giusto poche ore dopo la morte del padre Hafez: tutto ciò fece sorgere un infuocato dibattito nella stampa egiziana sulle probabilità che un simile scenario potesse ripetersi in Egitto. Entrambi gli interessati hanno sempre negato questa possibilità, ma ultimamente i segni che questa sia effettivamente la volontà del presidente egiziano stanno diventando sempre più evidenti.

44 anni, laureato in Business Administration all'American University in Cairo, il minore dei due figli del Capo di Stato e di Suzanne Mubarak si atteggia a delfino.
Caro agli americani, con un percorso professionale nel settore bancario e finanziario (dopo la laurea presso la AUC, ha lavorato per la filiale egiziana della Bank of America, per poi essere trasferito presso la sede londinese e diventarne un executive, e per EFG-Hermès. Con alcuni colleghi ha poi fondato Medinvest Associates Ltd., che gestisce un fondo azionario privato, e si è affermato come consulente finanziario), Gamal Mubarak rappresenta l'ala riformatrice del regime e finora non ha occupato alcuna funzione ufficiale, se non quella di Vice-Segretario Generale. È però molto vicino al Primo Ministro Ahmed Nazif ed ai ministri incaricati del settore economico, in maggioranza formatisi presso università anglosassoni e provenienti da ambienti affaristici.
Per poter essere il candidato del NDP alle prossime elezioni presidenziali (previste per il 2011), doveva essere ufficialmente membro del comitato politico del partito da almeno un anno. L'ostacolo è stato aggirato lo scorso novembre con la fusione del comitato politico e della segreteria (di cui Gamal era membro) in un Consiglio Politico Supremo, del quale è ormai un membro ufficiale.
Inoltre, il suo matrimonio (celebrato il 4 maggio 2007 a Sharm el-Sheikh) con Khadiga el-Gammal, figlia del ricco uomo d'affari Mahmoud el-Gammal e laureata in management all'AUC, ha contribuito a renderlo più popolare.

Il 26 febbraio 2005, in previsione delle "libere e transparenti" elezioni presidenziali che si sarebbero tenute nel settembre dello stesso anno, il presidente ordinò di cambiare la Costituzione per permettere elezioni con diversi candidati, cosa che il Parlamento avvallò tramite l'emendamento dell'art. 76 della Costituzione. Questo cambiamento costituzionale è visto da molti analisti come un escamotage per permettere a Gamal Mubarak di ereditare la presidenza: la loro previsione è che Gamal Mubarak potrebbe essere uno dei candidati delle prossime elezioni presidenziali e che godrebbe di tutto il sostegno del partito di governo e dei media controllati dal governo. Gli altri candidati di un certo livello sarebbero dequalificati dalla People Assembly (una delle due camere del parlamento, controllato dal NDP), lasciando in corsa solo i candidati meno popolari. In questo modo, l'ereditarietà del potere avverrebbe in maniera "democratica".
Nonostante la diffusissima opposizione alla successione ereditaria, alcuni sporadici sostenitori sostengono che questo sarebbe l'unico modo di dare al Paese il suo primo presidente civile (non proveniente dall'esercito) e finalmente terminare gli oltre 50 anni di monopolio dell'esercito sulla presidenza egiziana, iniziato con il colpo di Stato militare del 1952 che rovesciò la monarchia nel 1953, ma l'opposizione preferisce comunque altri civili molto popolari.

L'establishment militare da cui Mubarak senior proviene rimane una forza politica potente, ma opaca, e di certo intende continuare la tradizione di fornire il presidente al Paese, magari attraverso due figure di un certo peso nella vita politica egiziana come il capo dei servizi segreti Omar Suleiman o il Ministro della Difesa Mohammed Hussein Tantawi, entrambi però settantenni e quindi in una posizione di svantaggio rispetto al più giovane Gamal.
Gli egiziani non avranno molta scelta su chi governerà, ma la maggior parte di essi ha una forte avversione per il potere ereditario.
Molti egiziani non sono contrari a priori all'elezione di Gamal Mubarak, ma si oppongono veeementemente all'idea che il potere diventi ereditario e che si torni alla vecchia tradizione dinastica che per oltre 3000 ha governato il Paese.
Come mi disse un amico l'anno scorso: "We are not a kingdom and he's not a Pharaoh".


Per la Mente (Libri). Se siete particolarmente interessati all'Egitto, la potrete integrare con quelli che avevo inserito a conclusione del post Whatever happened to Egyptians?* del 23 settembre:
Qasr al-Shawq (Naguib Mahfouz – IT: Il palazzo del desiderio);
Bayn al-Qasrain (Naguib Mahfouz – IT: Tra i due palazzi);
Al-Sukkariyah (Naguib Mahfouz – IT: La via dello zucchero);
Yawm Maqtal al-Za’im (Naguib Mahfouz – IT: Il Giorno in cui fu ucciso il Leader);
Mawt al-Rajul al-Wahid (Nawal el-Saadawi – IT: Dio muore sulle rive del Nilo);
Imra’a ‘ind Nuqtat al-Sifr (Nawal el-Saadawi – IT: Firdaus. Storia di una donna egiziana);
Al Ayyam (Taha Hussain - IT: I giorni);
Emarat Yacoubian ('Ala al-Aswani – IT: Palazzo Yacoubian);
Shikagu ('Ala al-Aswani – IT: Chicago -> qui la recensione di Stefania);
Taxi (Khaled al-Khamissi – IT: Taxi, le strade del Cairo si raccontano);
Zayni Barakat (Gamal al-Ghitani – IT: Zayni Barakat. Storia del Gran Censore della città del Cairo);
Hadith nusf al-mitr (Sabri Musa - IT: L'incidente del mezzo metro. Mannaggia a me che dopo aver vagato per una settimana nel mercato dei libri usati di Atabba per trovare la versione in arabo l'ho regalato!);
L’Egypte nassérienne (Samir Amin);
Accumulation on a World Scale (Samir Amin);
Le développement inégal (Samir Amin);
Spectres of capitalism: a critique of current intellectual fashions (Samir Amin);
Mondialisation, comprehendre pour agir (Samir Amin);
Obsolescent Capitalism (Samir Amin);
The Liberal Virus: Permanent War and the Americanization of the World (Samir Amin);
Women and Gender in Islam: Historical Roots of a Modern Debate (Leila Ahmed);
Parias. Gays and lesbians in the Arab world (Brian Whitaker. Scusate, ma questo è il mio campo d'interesse. Ero tentata di leggerlo già da tempo, ma ora vedo che è consigliato anche da Qantara, la rivista dell'Institut du Monde Arabe, quindi…);
Egypte. L'envers du décor (Sophie Pommier);
Ti ho amata per la tua voce (Selim Nassib, autore libanese racconta la storia della "stella d'Oriente" Umm Khulthum e dell'Egitto dalla monarchia all'epoca di Sadat. Non so quale sia il titolo originale, ma in Italia si trova presso le Edizioni e/o. Davvero, leggetelo! Io l'ho trovato commovente, ma anche se non conoscete molto la figura di Oum Khulthum secondo me vi appassionerete…);
Dossier: L'Egypte sous pression (Politique Africaine n. 108, dicembre 2007, Ed. Karthala: qui trovate degli estratti)


Per le Orecchie (Musica): Umm Khulthum, "la stella d'Oriente"
Mohamed Mounir, "il re"
Natacha Atlas
Dalida
Hakim
Sayed Darwish
Mohamed Abdel Wahad
Abdel Halim Hafez
Farid el-Atrash
Mohamed Fouad
Amr Diab
Ehab Tawfiq
Hani Shaker
Hisham Abbas
Shaaban Abdel Rahim, quello della "canzone contro Israele"
Ruby
Shireen Wagdy
Tamer Hosny
Amira Salah (questa sarà un po' difficile da eMulizzare: è un'amica mia, ma è anche una bravissima musicista. Anzi, mi dicono dalla regia, una delle migliori suonatrici di qanoun in Egitto…)
Wust al-Balad, band fusion: bravissimi!


Per gli Occhi (Cinema). Preparatevi ad un'invasione di film nella lista. Gli "studios" egiziani (Misr Studio) sono molto antichi e prolifici ed hanno dato al cinema internazionale diversi registi ed attori di indiscussa fama e bravura:
Iskandariyah leh? (Youssef Chahine - EN: Alexandria… why?; FR: Alexandrie… pourquoi?. Essendo il film più famoso negli oltre 50 anni di carriera di Chahine, credo si trovi anche in italiano, con il titolo Alessandria… perché? Io sono molto legata a questo film, che sembra un po' fare capolino nella mia vita ogni tanto, e vi consiglio di vederlo);
Hadduta Masriyah (Youssef Chahine - EN: An Egyptian Tale; FR: Une histoire égyptienne);
Iskandariyah kaman wa kaman (Youssef Chahine - EN: Alexandria again and again; FR: Alexandrie encore et toujours. Anche questo non so se esista in italiano…);
Iskandariyah – New York (Youssef Chahine - EN: Alexandria-New York; FR: Alexandrie-New York. Questo è uno degli ultimi film di Chahine, girato nel 2004, ed è il capitolo finale del "quartetto autobiografico": a mio avviso non uno dei migliori, ma l'ho messo per completezza);
Wadaan Bonabart (Youssef Chahine - FR: Adieu Bonaparte. Interessante, sulla campagna d'Egitto napoleonica);
Al-Massir (Youssef Chahine - EN: The Destiny; FR: Le déstin; IT: Il destino. Questo sono sicura che si trova in italiano, perchè io l'ho visto in italiano. È la storia del filosofo Averroé nell’Andalusia del XII secolo);
Al-Mohager (Youssef Chahine - EN: The Emigrant; FR: L'émigrant. Racconta la storia del profeta Giuseppe, figlio di Giacobbe. Per questo film Chahine ebbe molti problemi con i fondamentalisti);
Bab al-Hadid (Youssef Chahine - EN: Cairo Station);
Al-Asfour (Youssef Chahine - EN: The Sparrow. Non so se si trova in italiano, comunque parla della Guerra dei Sei Giorni tra Egitto ed Israele);
Al Nasser Salah ed-Din (Youssef Chahine - EN: The Victorious Saladin. La sceneggiatura è stata scritta dal Premio Nobel per la Letteratura Naguib Mahfouz e nella figura del Saladino molti vedono un ritratto dell'ex-Presidente Gamal Abdel-Nasser);
Al-Medina (Youssri Nasrallah - EN: The City; FR: La ville. Gran parte del film si svolge a Parigi. Molto bello, con Roshdy Zem e Bassem Samra. Prima di intraprendere la sua carriera da regista, Nasrallah è stato aiuto-regista di Chahine per vari anni);
Bab al-Shams (Youssri Nasrallah - EN: The Gate of Sun; FR: La porte du soléil. Film famosissimo, tratto dal romanzo di Elias Khoury ed ambientato in Libano e Siria: tratta della questione palestinese);
Zawgat Ragul Mohim (Mohamed Khan - EN: The Wife of an Important Man);
Ahlam Hind wa Kamilia (Mohamed Khan - EN: Dreams of Hind and Kamilia);
Ayyam al-Sadat (Mohamed Khan - EN: Days of Sadat. Film sulla vita dell'ex-Presidente Anwar Sadat, interpretato dal più grande attore egiziano, il fu Ahmed Zaki);
Sahar al-Layali (Hani Khalifa - EN: Sleepless Nights);
Awkat Faragh (Mohamed Mostapha - EN: Free Times);
Emarat Yacoubian (Marwan Hamed - Palazzo Yacoubian… è uscito in Italia, giusto?! Il film più costoso nella storia del cinema egiziano, tratto dal best-seller di Al-Aswani… beh, una gran delusione! Salvo solo Adel Imam -per una volta- e quello che interpreta Hatem, il giornalista gay);
Hassan wa Morkos (Ramy Imam - attualmente nelle sale, una specie di "commedia degli equivoci" con Adel Imam ed Omar Sharif… mi sa che mo' me lo vado a vedere e vi faccio sapere…);
Ein Shams (Ibrahim el-Batout - EN: Eye of the Sun)


Per la Bocca (Cibo):
Koshari (penso sia il piatto tipico nazionale, addirittura degli amici mi avevano spiegato che risale al tempo dei Faraoni… Comunque si tratta di un piatto molto sostanzioso, fatto con riso, lenticchie, ceci, maccheroni –scotti – ed una salsa piccante al pomodoro e poi guarnito con aglio e cipolla fritti nell'olio. 'Na bbotta de vita! Detto così non sembra, però è buono… ed è anche economico! Un piatto come quello che si vede nella foto costa sulle 2 ghinee (circa 0,25 euri);
Mulukhiyah (una zuppa fatta con un'erba dello stesso nome: buona, ma non è esattamente tra i miei piatti preferiti a causa della consistenza viscida e collosa);
Ful medammes (la mia colazione tipica ;-) : fave parzialmente schiacciate e cotte con tantissimo olio, cipolla, aglio e succo di limone. Poi di solito ci aggiungono la tahina, cioé una salsa di sesamo vagamente amarognola. Si mangiano con il pane tradizionale, l'eish (in arabo = vita). In arabo "pane" si dice "khubz": personalmente trovo magnifico che gli egiziani lo chiamino "vita");
Taameyah (sono praticamente le famosissime falafel, ma vengono fatte con fave invece che ceci… ed anche un sacco di aglio!);
Bastrami (manzo marinato essiccato);
Bassbousah (un dolce buonissimo fatto con semolino, burro, latte e yoghurt e coperto da sciroppo e granella di pistacchi);
Umm Ali (una specie di tortina all'uvetta annegata nel latte);
Erfah (infuso di cannella, dall'arabo qerfah = cannella); Sahlab (una bevanda calda buonissima fatta con latte, amido di riso o grano, uva sultanina e pezzetti di mandorla);
'Asir al-Hasab (succo di canna da zucchero, spremuta al momento).
Vi risparmio il racconto di altri piatti tipici un po' più "estremi" che ho molto apprezzato (no, sul serio!).


Per il Cuore (Arte):
Youssef Nabil
Susan Hefuna
Ghada Amer
Ahmed Askalany
Rehab el-Sadek
Amina Mansour

Blogs:
Donkeys, Elephants and Crocs: le elezioni americane viste dai bloggers egiziani;
The Sandmonkey;
Bab Al Shams;
Egyptian Chronicles;
Manal & Alaa’s bit bucket;
Baheyya: Egypt Analysis and Whimsy;
Fustat;
Salam(e)lik, già Sherif’s Blog: blog del giornalista Sherif el-Sebaie, in italiano



colonna sonora: Che Guevara (Wust al-Balad)

Wednesday, October 22, 2008

Côte d'Ivoire, le elezioni dei rancori.


Nome Ufficiale: République de Côte d'Ivoire (nonostante il nome ufficale sia diventato Côte d'Ivoire in tutte le lingue, io nel post continuerò a chiamare il Paese Costa d'Avorio - semplicemente per la mia pigrizia nel metter gli accenti)
Capitale: Yamoussoukro (sempre perché ho studiato geografia sui libri degli Anni '70, io ero convinta che la capitale fosse Abidjan…)
Superficie: 322.460 km²
Popolazione (2007): 18,4 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 45% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 51,3% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: francese (ufficiale), dioula, baoulé, bété, senoufo…
Religione: Cristianesimo, Islam
Gruppi etnici: Senoufo, Dan, Agri, Beté, Baoulé, Dioula, Malinke…
PIL (2006): 19,5 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 7 agosto 1960
Capo di Stato:
Laurent Gbagbo (in carica dalle elezioni presidenziali del 22 ottobre 2000)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Costa_d'Avorio

Il 2008 era stato indicato da ribelli ed ufficiali filo-governativi come l'anno della riunificazione dopo oltre cinque anni di divisioni, giusto completamento del processo di pace iniziato con l'accordo firmato il 4 marzo 2007 a Ouagadougou dal Presidente Laurent Gbagbo e dal rappresentante delle Forces Nouvelles (FN) Guillaume Soro, attuale Primo Ministro.
Questo documento prevedeva l'identificazione dei numerosi sans papiers che vivono nel Paese, la spedizione di carte d'identità e l'aggiornamento delle liste elettorali in vista di un' "elezione presidenziale democratica e trasparente". Inizialmente prevista per gennaio 2008, la consultazione elettorale era stata rimandata sine die, ma, in un'intervista esclusiva a Jeune Afrique (n. 2490), Guillaume Soro conferma che la data delle elezioni è stata fissata al 30 novembre prossimo (qui il link all'intervista originale in francese; per chi volesse una traduzione in italiano, potete chiedermela ed in un paio di giorni ve la invio per e-mail. Comunque, pur non condividendo tutte le sue idee, trovo Soro un personaggio molto affascinante. Ho deciso, da grande voglio diventare anch'io come lui!)
Le elezioni si presentano già infuocate, dato che tra i candidati non corre esattamente buon sangue.
I tre candidati alla presidenza della Costa d'Avorio sono Laurent Gbagbo (63 anni), l'ex-Presidente Aimé Henri Konan Bédié (74 anni) e l'ex-Primo Ministro Alassane Dramane Ouattara (66 anni).
Tre leader, tre scuole politiche ed una poltrona. La corsa è incontestabilmente serrata.
Quando nell'ottobre 2000, nel quartier generale del suo comitato elettorale di Cocody ad Abidjan, il candidato socialista del Front Populaire Ivoirien (FPI) si autoproclama Presidente della Repubblica di fronte al Gen. Robert Gueï che aveva annunciato la sua vittoria, Laurent Gbagbo sapeva di rischiare grosso: sapeva che questo bluff poteva o essergli fatale o essere la fine del suo status di oppositore. Allora, quel giorno, ha selezionato le parole, pesato le frasi e lanciato agli ivoriani, per la prima volta nella storia del Paese, l'idea di un'insurrezione popolare: "Chiedo a tutti i militanti di alzarsi per fare da barriera all'impostura. Chiedo che in tutte le città della Costa d'Avorio ed in tutti i quartieri, i patrioti scendano in strada fino a che il diritto sia riconosciuto, fino a che il generale faccia marcia indietro." Gbagbo aveva sentito che la sua ora era venuta e, dal 26 ottobre 2000, è il Presidente della Costa d’Avorio eletto in “condizioni di calamità”. E vuole restarlo, ripresentandosi per un altro mandato.
Malgrado la situazione di crisi politico-militare verificatasi nel paese dal 2002 con la ribellione condotta da Guillame Soro, Gbagbo si è impegnato a rifinire le sue ambizioni, di modo che oggi i rapporti di forza sul fronte politico pendano leggermente in suo favore. Al termine di otto anni di presidenza, questo presidente “atipico”, storico di formazione, che detiene il record di durata al Palazzo Presidenziale (escludendo il defunto Félix Houphouët-Boigny), dorme sonni tranquilli sul confortevole materasso finanziario rappresentato dai 55 miliardi di franchi CFA accordati annualmente al Capo di Stato della Costa d’Avorio. Tutto ciò, unito ad una visione “personalistica” dell’economia, gli ha permesso di rendere il FPI una vera macchina da guerra che spazza via tutto al proprio passaggio. Parecchi militanti e quadri di altre formazioni politiche hanno cambiato bandiera ed attualmente militano nel partito del presidente. Gbagbo intende appoggiarsi a queste personalità che hanno dato una forma alla Costa d’Avorio di oggi (la più importante delle quali è Laurent Dona Fologo, attualmente presidente del Conseil Economique et Social e più volte ministro nei diversi governi di Houphouët-Boigny). Un altro elemento messo in funzione per favorire la sua vittoria è il Congrès National de la Résistance pour la Démocratie (CNRD), composto essenzialmente da sindacati, partiti politici ed associazioni. Laurent Gbagbo ha piazzato i quadri del suo partito a capo di tutte le strutture dello Stato e degli organismi parastatali, nonché delle maggiori imprese private ivoriane tramite prestiti emessi dalla Banque Nationale d’Investissement (BNI) diretta da Victor Silué Nembelessini, molto vicino a sua moglie, l’influente Simone Gbagbo.
Aldilà delle considerazioni strategiche, Laurent Gbagbo gode di un reale capitale affettivo in seno ad una parte della popolazione: la sua spontaneetà, il suo parlare in maniera franca, la sua “desacralizzazione” della funzione presidenziale… per molti ivoriani Gbagbo è “uno di loro”. Inoltre, un altro dei suoi punti di forza, è il fatto di essere riuscito a far credere a buona parte della popolazione che la lotta che viene condotta contro di lui non è altro che un tentativo di ricolonizzazione della Costa d’Avorio da parte della Francia e si è sforzato a più riprese di riportare la crisi ivoriana in un’idea di lotta per il nazionalismo africano, presentandosi come l’erede della grande tradizione decolonialista africana. A tal proposito, basta dare un’occhiata al sostegno che arriva a Gbagbo dall’estero: suoi “partigiani” sono Lansana Conté della Guinea, il presidente angolano José Eduardo dos Santos, il maliano Alpha Oumar Konaré (ex-Presidente del Mali e dell’Unione Africana), la Guida libica Qaddafi e l’ex-presidente sudafricano Thabo Mbeki.
I suoi rapporti con la Francia, che continua a giocare un ruolo fondamentale nella gestione economico-politica delle sue vecchie colonie, sono invece piuttosto ambigui, ma sembrano comunque essersi distese da quando ad occupare l’Eliseo è Nicolas Sarkozy.
Il più anziano tra i candidati, Aimé Henri Konan Bédié, ha dimostrato durante la sua carriera di essere l’immagine della fenice, che rinasce dalle sue ceneri. Durante la sua presidenza, iniziata nel 1993 in seguito al decesso del Presidente Félix Houphouët-Boigny, si è avuto il primo putsch militare del paese, diretto dal defunto generale Robert Guëi, che venne accolto come un eroe dalla folla giubilante. Nessun analista poteva prevedere che dopo il 24 dicembre 1999 ci sarebbe stato ancora posto per lui sullo scacchiere politico nazionale. Nel 2001, due anni dopo la sua caduta, ha definitivamente adottato una logica di riconquista del potere, che, secondo lui, gli spettava di diritto essendogli stato consegnato dal “padre dell’indipendenza” Houphouët-Boigny poco prima della propria morte. Da allora, cerca in tutti i modi di tornare a capo del paese ed il prossimo scrutinio è la sua ultima chance di presentarsi, prima di superare il limite d’età stabilito dalla Costituzione. In quest’ottica, la sconfitta non è ammessa da quest’uomo, che, prima di dirigere il Paese e fomentare l’odio interetnico con la sua enfatizzazione dell’ivoirité (la pura razza ivoriana, se mi passate l’espressione) e le leggi volte a reprimere il potere politico di ivoriani di origine straniera (soprattutto burkinabé, che in Costa d’Avorio sono sempre stati molto numerosi) e militari, ha dedicato tutta la vita all’impegno politico. Bédié è stato il primo ambasciatore negli Stati Uniti ed in Canada, poi, dal 1966 al 1977, ha diretto il Ministero degli Affari Economici e Finanziari, diventando in seguito deputato e sindaco di Daoukro e, a partire dal 1980, Presidente dell’Assemblea Nazionale. Un ciclo concluso con la presidenza della Repubblica di Costa d’Avorio, ma che Bédié, attualmente presidente del Parti Démocratique de Côte d’Ivoire – Rassemblement Démocratique Africain (PDCI-RDA), vuole riaprire. Per contrastare il FPI al potere, Bédié denuncia la disuguaglianza sociale, la concussione ed il nepotismo ai più alti livelli dello Stato e le sue prese di posizione hanno spesso personalizzato il dibattito politico, lanciando attacchi diretti unicamente a Laurent Gbagbo. Per attuare il suo piano di riconquista del potere, l’ex-Presidente della Repubblica ha riattivato i suoi comitati all’estero e si è circondato di personaggi di caratura internazionale, primo fra tutti Daniel Kablan Duncan, ex-Primo Ministro e persona dalla reputazione di uomo onesto e determinato.
Nonostante la repressione politica ed il clima di violenza istituzionale del periodo, oggi molti ivoriani rimpiangono l’“era Bédié”, un’epoca certo segnata da tensioni quotidiane, ma non da “squadroni della morte”, assassini politici e ribellione. Bédié ed i suoi partigiani stimano che il suo percorso politico sia stato deviato in maniera iniqua e forzata e la sua vittoria le presidenziali sarebbe, in definitiva, il giusto ritorno alla normalità. La realtà, però, è cambiata e, nonostante Bédié – malgrado le critiche contro la sua passata presidenza – goda ancora di un grande favore presso l’etnia Akan (che rappresenta circa il 40% della popolazione), il PDCI-RDA non è più al potere da 9 anni e le finanze del partito, un tempo rimpinguate dalle casse di Stato, restano insufficienti per fronteggiare il partito di Gbagbo e fare una campagna alla sua altezza per sperare di vincere le presidenziali. Ciononostante, la stanchezza degli ivoriani nei confronti della guerra e la constatazione della crescente pauperizzazione del loro Paese potrebbero essere dei fattori a suo vantaggio.
Ma la partita non è ancora chiusa, perchè le voci dell’opposizione si dividono tra Bédié ed il Rassemblement des Républicains (RDR) di Alassane Dramane Ouattara.
Il RDR ha partecipato finora ad una sola elezione: le municipali del 2004, che ha vinto davanti al PDCI ed al FPI.
Ouattara, oltre al suo entourage di 21 politici di alto valore, può contare anche sulle sue relazioni internazionali, che potrebbero costringere il regime ivoriano ad organizzare un'elezione veritiera, trasparente e democratica. A Parigi le cose sono cambiate dalla partenza del Presidente Jacques Chirac nel 2007: i legami affettivi tra Houphouët-Boigny e Chirac quasi obbligavano quest'ultimo a preferire Bédié rispetto agli altri candidati: comunque Houphouët-Boigny era stato sei volte ministro durante la IV Repubblica e ministro di Stato nel 1958 in Francia… mica pizza e fichi!
Da parte sua, Ouattara era considerato un atlantista dai collaboratori di Chirac, ma, ciononostante, ha potuto tessere una buona rete di connessioni all'interno della classe politica francese: una "rubrica" riempita nel tempo passato come Primo Ministro della Costa d'Avorio dal 1990 al 1993, poi come direttore generale aggiunto al Fondo Monetario Internazionale con il francese Michel Camdessus come direttore generale. Inoltre, è amico di lunga data del presidente francese Nicolas Sarkozy, cosa che ha portato i suoi sostenitori a decretare che Ouattara ha la vittoria in pugno.
Alassane Dramane Ouattara ha anche amici miliardari, come Vincent Bolloré e Martin Bouygues in Francia e Georges Soros negli Stati Uniti, ma è soprattutto in Africa che conta numerosi sostenitori, come il presidente gabonese Omar Bongo, il burkinabé Blaise Compaoré, la liberiana Ellen Johnson-Sirleaf e l'ex-segretario generale dell'ONU, il ghanese Kofi Annan.
Quando diventò Primo Ministro nel 1990, un rapporto della Banca Mondiale indicava che "il 10% di privilegiati si accaparrava il 43% delle ricchezze" del Paese. Ouattara rimise velocemente gli ivoriani in carreggiata: obbligò i baroni del PDCI a pagare le tasse, ridusse drasticamente il carrozzone statale. E beneficiò di un opinione favorevole in seno alla popolazione. Ma questo esercizio di salubrità pubblica non piacque a tutti, a cominciare dai membri del suo partito, il PDCI. Inoltre, la voce che Houphouët-Boigny, che aveva modificato 17 volte l'articolo 11 della Costituzione per permettere a Bédié di succedergli, desiderasse affidare la propria successione a Ouattara, non fece che aggiungere legna al fuoco.
Alla morte di Houphouët-Boigny, con Bédié presidente, il PDCI mise pubblicamente in causa la nazionalità di Ouattara: i media si scagliarono contro "ADO il mossi" (la principale etnia del vicino Burkina Faso), l'amministrazione del PDCI-RDA lo accusò di aver imbrogliato sulla sua nazionalità ivoriana. Iniziò allora una guerra giuridica. All'epoca, e a più di 80 anni, la madre di Ouattara, Hadja Nabintou Cissé, venne sottoposta dalla polizia ad un interrogatorio di oltre quattro ore con la questione ricorrente "Alassane Ouattara è davvero suo figlio?". L'ultima frontiera della morale politica.
Fu proprio per sbarrargli la strada delle presidenziali del 1995 che Henri Konan Bédié inventò il concetto di ivoirité, la cui conseguenza è stat oil degradamento del clima sociopolitico. Inoltre, accusò Ouattara di aver progettato un colpo di Stato "dolce" per prendere il suo posto alla morte di Houphouët-Boigny e lo minacciò di arresto per "insubordinazione". Infine Bédié lo accusa di essere anche dietro il putsch che l'ha cacciato dal potere nel 1999.
Il socialista "oppositore storico" Laurent Gbagbo ha anch'egli dei conti in sospeso con Bédié e Ouattara: quando era stato arrestato nel 1991 nel corso di una marcia di protesta, i due uomini erano rispettivamente Presidente dell'Assemblea Nazionale e Primo Ministro.
Oggi, Bédié e Ouattara sono uniti nel denunciare il regime di Gbagbo, colpevole, secondo loro, del carnaio scoperto nel 2000 nella comune di Yopougon vicino Abidjan (57 corpi, per la maggior parte crivellati di pallottole) e soprattutto del deterioramento della vita politica. Lo accusano inoltre di aver cercato di assassinarli durante i moti del 19 settembre 2002, data dello scoppio della crisi politico-militare, ma di non essere riuscito nell'intento solo perché i due si erano rifugiati presso dei diplomatici.
Aldilà di questi rancori, saranno tre scuole politiche ad affrontarsi: quella degli "ereditieri" incarnati da Henri Konan Bédié, quella degli oppositori di lunga data che a volte hanno pagato con la vita simboleggiati da Laurent Gbagbo ed infine la scuola di coloro che hanno appreso la pratica democratica in Occidente, i cosiddetti "tecnocrati", rappresentati da Alassane Ouattara.
Sarà interessante vedere che piega prenderanno le alleanze nel caso di un secondo turno di voto… Se eventualmente Gbagbo non andasse al secondo turno, Alassane Ouattara non potrebbe comunque contare sui voti del FPI. Ouattara e Bédié sono alleati nel quadro di una piattaforma politica chiamata Rassemblement des Houphouëtistes pour la Démocratie et la Paix (RHDP), quindi, a meno di giochi sporchi da parte di Bédié, nel caso il secondo turno di votazioni fosse tra Gbagbo e Ouattara, quest'ultimo dovrebbe ricevere i voti del PDCI.
E Soro? Avendo avuto rapporti stretti con tutti e tre i candidati, finora il Primo Ministro non si è sbilanciato, ma presto dovrà prendere una posizione. Staremo a vedere…
Per ora… si accettano scommesse.

Per la Mente (Libri):
Les soleils des indépendances (Ahmadou Kourouma, non so se questo libro è stato tradotto in italiano);
En attendant le vote des bêtes sauvages (Ahmadou Kourouma, questo libro è stato pubblicato in italiano – se non sbaglio dalle edizioni e/o – con il titolo Aspettando il voto delle bestie selvagge);
Allah n'est pas obligé (Ahmadou Kourouma, anche questo libro è stato pubblicato in italiano dalle edizioni e/o – credo – con il titolo Allah non è mica obbligato);
Carnets de prison (Bernard Binlin Dadié);
Climbié (Bernard Binlin Dadié);
Une vie de crab (Tanella Boni);
Matins de couvre-feu (Tanella Boni);
Elle sera de jaspe et de corail (Werewere Liking);
La mémoire amputée (Werewere Liking)

Per le Orecchie (Musica): la musica ivoriana è attualmente una delle più quotate del continente e le nuove tendenze (zouglou e, soprattutto, coupé-décalé) vengono ormai "copiate" in molti altri Paesi dell'Africa Nera. Ma anche il reggae ivoriano va molto forte, graze alle star Alpha Blondy e Tiken Jah Fakoly, conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.
Alpha Blondy
Tiken Jah Fakoly
Magic System (vi giuro, sono passata indenne da tutte le varie "manie da boyband": Take That, Backstreet Boys, 'Nsync mi hanno lasciato completamente indifferente, ma loro… li ADORO! Saaaaraaaa, il CIDDÌ!!!)
Dobet Gnahoré
Douk Saga
Espoir 2000
Jean-Jacques Kouamé
Ernesto Djédjé
Aïcha Koné
Yelemba D'Abidjan
Le Zagazougou
Angelo
Zo Gang

Per gli Occhi (Cinema):
Adanggaman Roi Nègre (Roger Gnoan M'Bala);
Au nom du Christ (Roger Gnoan M'Bala);
Bouka (Roger Gnoan M'Bala);
Le 6ème doigt (Henri Duparc);
Caramel (Henri Duparc);
Wariko, le gros lot (Fadika Kramo-Lancine)

Per la Bocca (Cibo):
Kedjenou (salsa speziata di carne ed ortaggi);
Yam al forno (con uova, burro, noce moscata e cannella);
Calalou (zuppa di verdure e carne di manzo, pollo o pesce);
Aloko (banane fritte)

Per il Cuore (Arte):
Gilbert G. Groud


colonna sonora: Bouger Bouger (Magic System)