Tuesday, August 12, 2008

A Modest Proposal - Update #2




allora, cari amici, vi aggiorno un po' (anche se in ritardo...).

ieri alle 15,15 ora locale sono tornata dal mio colloquio con l'ambasciatore afghano durato ben 1 ora e 20 minuti!!! (l'ambasciatore italiano non mi ha mai concesso piu' di un quarto d'ora credo...)
comunque ribadisco cio' che ho detto fin qui su Farid Zekria: trattasi di persona affascinante, colta, intelligente e dall'inglese impeccabile.
intanto vi dico che l'ambasciata afghana mi piace molto e si trova in una zona centrale e tranquilla, proprio di fronte al british council, vicino all'ambasciata dell'iraq ed a poca distanza dall'ambasciata inglese (non so se sono matta, ma personalmente ci vedo un qualcosa di simbolico nella collocazione geografica delle varie ambasciate ad abu dhabi... per esempio l'ambasciata del pakistan e' proprio accanto a quella americana, la maggior parte delle ambasciate dei paesi arabi "moderati" sono pure li' vicino ma non troppo, sulla 26esima ci sono le ambasciate dei paesi che "non contano e non accusano" come si dice dalle mie parti, tipo italia, marocco, turchia... vabbe', lasciamo stare...), quindi dall'ufficio ci arrivo in 3 minuti scarsi...

tutti sono stati molto carini con me e l'ambasciatore si e' dimostrato di una gentilezza e cordialita' disarmanti. inizialmente pensava lavorassi per qualche ONG, poi, quando gli ho spiegato a grandi linee qual era il nostro progetto, si e' illuminato in volto e mi (ci) ha ringraziato.

prima abbiamo parlato della storia dell'afghanistan negli ultimi 30 anni, con incursioni riguardanti anche la conquista mongola ed alessandro magno, mi ha raccontato cosa avesse significato per lui l'invasione sovietica e la guerra da essa risultante con accenni alla sua storia famigliare e a fatti vissuti in prima persona che i libri di storia non raccontano.
mi ha rassicurato non poco quando gli ho detto che personalmente nutro forti dubbi sulla presenza dei nostri soldati in afghanistan. vi riporto il suo discorso perche' mi ha letteralmente levato un peso dal cuore: "devi essere fiera del lavoro che i vostri giovani uomini e giovani donne stanno facendo nel nostro paese. le vostre truppe non sono venute ad occuparci per usufruire delle nostre risorse, anche perche' non glielo avremmo permesso. noi afghani siamo duri ed amiamo la nostra terra. quando l'unione sovietica ci ha invaso tutti gli afghani si sono sollevati ed hanno resistito e, tutti insieme, abbiamo sconfitto uno degli eserciti piu' forti del mondo che si trova solo a pochi kilometri da casa nostra. certo, 2 milioni di afghani sono morti per l'amore che provano per la loro patria, ma abbiamo sconfitto un esercito di 200.000 soldati. (vabbe', sugli sviluppi della guerra afghano-sovietica non sono del tutto d'accordo perche' il suo discorso e' stato un po' semplicistico, comunque riprendo - n.d.r.) pensi che se i vostri militari volessero ingerire in afghanistan noi glielo lasceremmo fare? i vostri soldati ci stanno aiutando a rimetterci in piedi cosi', quando, grazie a loro e a tutta la comunita' internazionale, saremo di nuovo in grado di contare sulle nostre forze potremo combattere il terrorismo cosi' come abbiamo combattuto l'unione sovietica. per la prima volta da molti anni l'afghanistan ha di nuovo un esercito nazionale e forze di polizia e questo e' importante per poter essere indipendenti e sosteneci con le nostre forze: questo e' avvenuto grazie agli aiuti della comunita' internazionale. l'80% del lavoro dei vostri militari e' lavoro civile di ricostruzione: ri-costruiscono scuole, ospedali, strade, ad Herat mi ricordo di aver visto soldati italiani distribuire giochi e palloni da calcio e da pallavolo ai bambini. dovete essere orgogliosi del lavoro dei vostri militari come lo siamo noi."

vabbe', e' un discorso di un diplomatico e bisogna prenderlo con le pinze, pero' ammetto che un po' ha alleviato delle sofferenze e dei dubbi che continuavo ad avere fino all'altro giorno. non che abbia dimenticato "gli effetti collaterali", tutt'altro, ma mi ha dato un pochino di speranza...
abbiamo preso il the, poi dalla storia afghana siamo passati all'arte ed alla poesia afghane, al sufismo, mi ha mostrato dei libri sulle bellezze architettoniche di Herat (ironia della sorte i libri li aveva comprati da Shah Muhammad Rais. quando gliel'ho fatto notare si e' messo a ridere e mi ha detto che e' un suo caro amico...) e mi ha declamato delle poesie di Maulana Jalaladdin Balkhi meglio conosciuto come
Rumi.

questo e' l'afghanistan che vorrei si vedesse nei media...

arrivando allo scopo principale dell'incontro, gli ho esposto l'idea e gli ho chiesto consigli dicendo che io (noi) sicuramente non conosco (conosciamo) la situazione quanto lui quindi non mi rendo (ci rendiamo) conto se effettivamente dei libri possano essere utili.
e li' si e' di nuovo illuminato ed ha detto: "30 anni di guerra ci hanno portato via tutto. scuole, case, ospedali, biblioteche, monumenti, tutto e' stato distrutto. nomina una cosa ed io ti diro' che si', ne abbiamo bisogno. tutto. abbiamo bisogno di tutto. ma i libri sono una cosa importante. in afghanistan l'istruzione e' gratuita e, siccome la maggioranza della popolazione e' povera, il governo stampa libri che distribuisce gratuitamente agli studenti dalle scuole elementari alle superiori. quest'anno ci sono 6 milioni di ragazzi e ragazze iscritti nelle scuole afghane ed il governo, insieme agli aiuti della comunita' internazionale, sta facendo uno sforzo immane per stampare 30 milioni di libri da distribuire nelle scuole insieme a penne e quaderni. ma nonostante tutto in afghanistan c'e' un tasso di analfabetismo superiore al 70%. tutte le biblioteche sono state distrutte ed i libri sono andati perduti. le giovani generazioni non possono sapere nulla della nostra grande cultura e delle tradizioni letterarie e poetiche dell'afghanistan perche' delle biblioteche che c'erano non e' rimasto nulla. la cultura e' importante ed e' il primo passo verso la liberta'. se anche voi riuscisse a raccogliere solo 50 libri sarebbe un aiuto enorme e sono sicuro che sarebbe apprezzato."

gli ho spiegato che pensavo di contattare il primo segretario dell'ambasciata italiana a kabul per informazioni logistiche e per vedere se loro possano occuparsi della distribuzione e mi ha detto che in caso lui potrebbe mettermi in contatto con qualcuno od occuparsene personalmente...

"mi raccomando, chiamami e tienimi al corrente della cosa. ti (vi) ringrazio tanto dell'iniziativa. come ho detto, abbiamo bisogno di tutto ed ogni aiuto e' prezioso per noi, ma la cultura e' qualcosa che dobbiamo assolutamente regalare ai giovani del nostro paese per avere speranze di una vita migliore."

ricapitolando:
libri in farsi e pashto sono most welcome.
libri in inglese sono also most welcome, soprattutto quelli riguardanti architettura (di qualsiasi tipo), ingegneria (di qualsiasi tipo), informatica, medicina, arte e storia (questi sono gli argomenti che lui ha citato piu' volte).
inoltre, qualsiasi altro tipo di libro o materiale scolastico (cartine geografiche, quaderni, penne, matite colorate e chi piu' ne ha piu' ne metta) e' also welcome.

ora io direi che chiunque fosse interessato all'iniziativa puo' farmelo sapere nei commenti o scrivermi via e-mail (cip.983@gmail.com); se conoscete qualcuno che puo' essere interessato, ma non legge i blog spargete la voce e fatemi sapere; se ci sono domande/proposte potete postare un commento o mandarmi una e-mail.

faro' una lista di persone interessate, poi potete dirmi voi se avete libri che potreste donare o se volete fare, che ne so, un banchetto per la raccolta di libri nella vostra citta' o qualsiasi altra cosa vi venga in mente.
fatemi sapere quali sono le vostre idee in modo da coordinarci!

un grazie a tutti quanti per la disponibilita' ed un abbraccio.

vi lascio con delle foto dei minareti di Herat (non siamo gli unici che hanno le torri pendenti ;-P ) ...




... e con una poesia di Rumi che mi piace molto (tra l'altro e' una di quelle che mi ha letto):

Come, come, whoever you are...
Come and come yet again...
Come even if you have broken your vows a thousand times
Wanderer, idolater, worshipper of fire...
Ours is not a caravan of despair,
This is the date of hope,
Come, come yet again, come.