Friday, October 31, 2008

Gabon, l'emirato africano di Bongo


Nome Ufficiale: République Gabonaise
Capitale: Libreville
Superficie: 267.670 km²
Popolazione (2007): 1,4 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 83,6% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 16% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: francese (ufficiale), fang, punu, myené, teké, kota...
Religione: Animismo, Cristianesimo (Cattolici e Protestanti)
Gruppi etnici: Fang, Nzebi, Punu, Myené, Teké, Kota, Eshira, Adouma…
PIL (2007): 10,3 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 17 agosto 1960
Capo di Stato: El Hadj Omar Bongo Ondimba (in carica dalla morte del suo predecessore Léon M'ba il 28 novembre 1967. Bongo è il dirigente africano contemporaneo in carica da più tempo, ma molti vedono la sua presidenza come un'usurpazione poiché, alla morte di Léon M'ba, chi avrebbe dovuto succedergli avrebbero dovuto essere Paul Marie Yembi –il primo Primo Ministro dopo l'indipendenza– e non l'allora Vice-Presidente Bongo. Ma la Costituzione fu emendata pochi giorni prima dell'improvvisa e misteriosa morte di M'ba, tanto che alcuni ci vedono il coinvolgimento della Francia, desiderosa di controllare questa piccolo nazione ricca di petrolio attraverso l'"uomo di fiducia" Bongo)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gabon

Voi avete mai visto le Schede Geografiche del Mondo della De Agostini? Beh, io purtroppo sì! Le maestre di mio fratello avevano chiesto alle famiglie di comprare questi "pratici raccoglitori ad anelli A5 con schede patinate a colori" di tutti gli Stati del mondo, le capitali, i fiumi e le montagne più importanti, con foto, grafici, esercizi… oddio, quando ci ripenso godo. Erano bellissime! Vabbé, "ecchissenefrega delle tue perversioni geografiche" direte voi. C'avete ragione, allora vengo al punto: per mia sfortuna un giorno sfogliando in religiosa contemplazione le Schede Geografiche del Mondo vedo la scheda sul Gabon e cado in estasi mistica. Da allora il Gabon è diventato, dopo la Mongolia e l'Afghanistan, la meta della mia vita. Ragazzi: è bellissimo! Cioé, Libreville non è niente di che, ma l'interno del Paese… canyon, foreste… una cosa eccezionale.
Beltà confermata in toto da un mio amico senegalese che ci ha vissuto per un paio d'anni: "Il più bel Paese dell'Africa!" mi ha detto lui (anche se dubito che abbia vissuto in altri Paesi africani oltre al Senegal ed al Gabon). "Sì, sì, è bellissimo!", mi ha detto anche la mia amica Mongi che c'è andata l'anno scorso per una conferenza sulla pena di morte.
Grrr! Insomma, qua ci vanno tutti tranne io… e allora, scrivo!
Allora mettiamola così, il Gabon è un po' come lo stereotipo della bionda (senza offesa per Stefania che ha un cervello di tutto rispetto): bello, ma stupido.
Effettivamente si tratta di un Paese molto meno dinamico dal punto di vista sociale e culturale rispetto ad altri della regione. Anzi, ormai il Gabon sta diventando un vero e proprio "emirato" africano: Omar Bongo è ormai definitivamente orientato verso una presidenza a vita (e probabilmente ereditaria), l'economia si basa quasi esclusivamente sullo sfruttamento delle risorse petrolifere, l'opposizione politica è praticamente inesistente… oddio, un po' come l'Italia, ma almeno loro hanno il petrolio!
Ma andiamo con ordine signori.
Lo scorso dicembre sono stati festeggiati i 40 anni al potere del presidente El Hadj Omar Bongo Ondimba e né lui né il suo partito, il Parti Démocratique Gabonais (PDG), sembrano contemplare l'idea di un piano per la successione presidenziale: infatti, i due argomenti tabù nel Paese son oil dopo-Bongo ed il dopo-petrolio.
Nonostante questo molti speculano sul destino dei figli del presidente: Pascaline, direttrice del gabinetto presidenziale e dal 2005 moglie dell'ex-Ministro dell'Economia, delle Finanze, del Tesoro e della Privatizzazione Paul Toungui (dal 7 ottobre scorso successore di Jean Ping agli Affari Esteri); il Ministro della Difesa Ali Ben e, in misura minore, Christian, Presidente della Banque Gabonaise de Développement. Sicuramente esistono altri pretendenti, ma Bongo, rispondendo a domande sulla propria successione, ha messo tutti a tacere parlando di una sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2012.
E non sembra avere troppo di cui preoccuparsi il presidente, visto che ha riempito il governo di persone a lui vicine: al posto del genero Paul Tougui ora alle Finanze siede Blaise Louembe, intimo di Pascaline, mentre negli altri ministeri "strategici" per Bongo (quelli finanziari) gli alti funzionari, in maggioranza provenienti dal sud-est del Paese, hanno eretto da tempo delle potenti baronie che fanno sì che tutti i principali servizi siano controllati esclusivamente da cittadini provenienti dalla regione dell'Haut-Ogooué (quella d'origine del presidente), come per esempio il Ministro del Budget Juste-Valère Okologo, il Ministro della Pianificazione Ange Macaire Longo ed il Ministro della Contabilità Pubblica Rufin Pouho Ondimba, tutti "fedeli al Boss".
Questo "mischiare le carte" in maniera solo apparente ben rappresenta la "Bongo way": al fine di evitare frodi, ai gabonesi era stato promesso un nuovo sistema elettorale con nuove tessere contenenti le informazioni biometriche dell'elettore, ma, dopo aver emesso un'ordinanza per farle entrare in circolazione nell'agosto 2007, il governo ha fatto marcia indietro con il pretesto che il nuovo dispositivo era troppo costoso e difficile da stabilire.
Il Gabon ha un reddito pro-capite pari a quattro volte quello medio dei Paesi dell'Africa Sub-sahariana, dopato dalla sua produzione di petrolio offshore. Quest'anno è stato particolarmente favorevole, visto che il petrolio ha superato i 100 dollari al barile: grazie all'aumento delle entrate legate agli idrocarburi, il Gabon ha potuto rivedere il suo budget al rialzo, +68% rispetto alle previsioni iniziali (fatte con il barile a 71 dollari). C'è da dire in realtà che nel 2008 si è assistito ad una leggera diminuzione della produzione (12 milioni di tonnellate), ma, con l'aumento stratosferico del costo del greggio, gli introiti petroliferi hanno raggiunto i 1.358 miliardi di franchi CFA, ovvero un aumento del 32% rispetto all'anno precedente.
Il governo però finora non ha investito questi redditi per diversificare e modernizzare l'economia del Paese, che dipende in larghissima parte dalle proprie risorse naturale, ma, al contrario, li utilizzerà per la riduzione del debito esterno del Paese, mettendo sul tavolo 1.163 miliardi di franchi CFA, il doppio del previsto, per il rimborsamento anticipato di circa l'85% del debito.
L'unico oppositore di un certo calibro del Presidente Bongo al momento sembra essere il Presidente del Rassemblement Démocratique du Peuple Gabonais (RDPG) Siméon J. Francis Ekoga, in esilio in Francia. Ekoga milita da una ventina d'anni in diversi movimenti politici aventi come idea la "liberazione del Gabon" attraverso una transizione dolce per evitare le brutture della guerra civile.

Trascrivo alcuni estratti della sua intervista pubblicata da New African di novembre/dicembre 2008:

N.A.: Lei è uno degli oppositori più virulenti al presidente gabonese Omar Bongo. Lei denuncia, tra l'altro, la concussione, la demagogia, il nepotismo, il malgoverno e la gestione clanica del regime. Pensa realmente tutte queste critiche o le fa per esistere nella sfera politico-mediatica del suo paese?
S.E.: […] Nel suo discorso di fine anno alla nazione, il Presidente Bongo ha ricordato la necessità di restaurare l'autorità dello Stato. Ma, come si può ristabilire uno Stato sfiancato dalla corruzione e dal non-rispetto delle disposizioni regolatrici? È un vero ostacolo alla ricostruzione della fiducia tra i cittadini e le istituzioni del Paese, rappresentando, in maniera concomitante, un intralcio allo sviluppo nazionale. D'altronde, tutto l'anno è stato marcato dalla rivelazione mediatica di grossi scandali finanziari, di casi di corruzione e di altri abusi, implicanti persone vicine al Capo dello Stato gabonese che non saranno stati sotto inchiesta che il tempo di un comunicato stampa. Questo nonostante la presenza in seno all'esecutivo di un ministero incaricato del controllo della lotta contro l'arricchimento illecito. Transparency International non ha sbagliato classificando il nostro Paese tra i più corrotti al mondo. […] Il sistema clientelare stabilito dal regime di Bongo ha brillato per il recupero degli oppositori al regime quando non ne ha fabbricati esso stesso per i bisogni della causa. Un uomo politico dev'essere visionario e l'esempio della fine del regime in diversi Paesi africani deve servirci da lezione, cause uguali producono effetti uguali.

N.A.: Lei denuncia "la pseudo democrazia che conosciamo in Gabon nei fatti è una dittatura che ha imbavagliato il popolo e creato una parvenza di opposizione per darsi una buona coscienza democratica". Non sta esagerando?
S.E.:
Per niente! Il regime di Libreville ed il clan al potere governano questo Paese in maniera egoistica. Si riempiono le tasche, senza preoccuparsi del popolo. Bongo ed il suo regime hanno messo il bavaglio alle popolazioni del Gabon. Le elezioni organizzate non sono niente altro che fumo negli occhi, una parvenza di democrazia. Tutti i giochi sono fatti in anticipo. E per addormentarci e divertirci in rapporto ai veri problemi ai quali le popolazioni gabonesi sono confrontate, ci parlano di invalidare l'elezione del tale o tal'altro candidate, per tenerci in permanenza in questa atmosfera elettorale. Bongo è solidamente impiantato al potere, sostenuto politicamente all'interno come all'estero. […]

N.A.: Nel 2004, un rapporto congiunto della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale indicava che "il 3% della popolazione gabonese beneficiava del 90% delle risorse dello Stato"?
S.E.:
L'enorme maggioranza della popolazione è unita nella sua sofferenza. I gabonesi hanno gli stessi problemi: povertà, disoccupazione, istruzione dei bambini, accesso alla sanità ed all'alloggio. Gli abitanti hanno bisogno di strade per collegare le loro regioni e riversare i loro prodotti sul mercato. L'ospedale pubblico scarseggia di medicine. Le scuole scoppiano. L'acqua potabile è rara e l'elettricità è un lusso per molti. La miseria esiste e la situazione non è cambiata da otto anni, anzi, non ha fatto altro che peggiorare. Il costo finanziario ed economico della crisi è astronomico a causa della cattiva gestione. Lo Stato ogni anno subisce una perdita finanziaria stimata a circa il 4% del Prodotto Interno Lordo, ovvero circa 400 miliardi di franchi CFA. […] Dove vanno a finire questi soldi? Dove sono i "guru" internazionali che parlano di "trasparenza" e di "buon governo"? Centinaia di migliaia di gabonesi si sentono abbandonati a se stessi e traditi nei loro sogni.

Per la Mente (Libri):
Brothers in Spirit: the Correspondence of Albert Schweitzer and William Larimer Mellon Jr. (Albert Schweitzer e Jeannette Q. Byers);
Autobiographie d'un Gabonais: du villageois au ministre (Vincent de Paul Nyonda);
Le combat de Mbombi: tragi-comédie en XII scènes Libreville (Vincent de Paul Nyonda);
La mort de Guykafi: Drame en cinq actes; suivi de deux albinos à la M'Passa; et le soûlard (Vincent de Paul Nyonda);
Le roi Mouanga: tragédie en VI actes (Vincent de Paul Nyonda);
G'amèrakano (Angèle Rawiri);
Fureurs et cris de femme (Angèle Rawiri);
Mema (Daniel M. Mengara)

Per le Orecchie (Musica):
Pierre Akendengué
Oliver N'Goma
Hilarion Nguema
Patience Dabany
Professeur T
Annie-Flore Batchiellilys
Siya po'ossi.x
Onoye Sissai
François N'Gwa
Angèle Assélé
Masta Geez

Per gli Occhi (Cinema):
Le grand blanc de Lambaréné (Bassek Ba Kohbio);
Le silence de la forêt (Bassek Ba Kohbio);
La chambre des filles: exclusion VIH (André Ottong Come);
Les couilles de l'éléphant (Henri-Joseph Koumba Bididi);
Djogo (Henri-Joseph Koumba Bididi);
L'ombre de Liberty (Imunga Ivanga);
Dôlé (Imunga Ivanga);
Ayouma (Pierre-Marie Dong e Charles Mensah)


Wednesday, October 29, 2008

Datemi un Cornetto!


aiuuuutoooo!!!

sono stata contattata da alcuni amici dell'ambasciata perche' arrivano da dubai degli imprenditori italiani che hanno bisogno di un'interprete italiano-inglese-italiano... tra 1 ORA!
e' un lento stillicidio, cazo, continuo a torturarmi con domande tipo "saro' all'altezza?", "e se devo tradurre parole troppo difficili di cui non so il significato?", "e se parlano di fisica quantistica o nanotecnologie?"... mi hanno rassicurata: no, si parlera' solo di investimenti di milioni di euro... ah, bene! ora si' che sono piu' tranquilla! annamo bbene: gia' non capivo quello che mi dicevano in italiano per telefono...

inoltre da stamattina alle 9,02 ora locale ho gia' preso una quindicina di incazzature quindi quando arrivero' all'appuntamento (tra l'altro con una delle maggiori ditte di real estate di abudhabi...) immaginatevi come saro' bella fresca fresca...

beh ragazzi, accendete un cero al santo patrono della vostra citta' perche' oggi pomeriggio vada tutto bene ed anche per... no, non ve lo dico!
voi accendete il cero e fatemi sapere da che santi verro' raccomandata... cosi' in caso so con chi prendermela! ;-P

Monday, October 27, 2008

La Grande Etiopia


Nome Ufficiale: የኢትዮጵያ ፌዴራላዊ ዲሞክራሲያዊ ሪፐብሊክ (traslitterazione dei quadratini: Ityop'iya Federalawi Demokrasiyawi Ripeblik – traduzione: Repubblica Democratica Federale d'Etiopia)
Capitale: Addis Ababa
Superficie: 1.104.300 km²
Popolazione (2007): 79,3 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 16% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 64,1% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: amharico (ufficiale), oromo, somalo, arabo, tigrino, bussa, afar, gurage, harari… oddio, mi sembra di stare ripassando filologia semitica… Peccato che Wikipedia mi dice che il ge'ez è il nome dell'alfabeto etiopico, mentre il pallosissimo libro che ci aveva appioppato la Cussini per l'esame spiegava che il ge'ez è una lingua del gruppo semitico parlata sugli altipiani dell'Etiopia. Diciamo che mi fido più della Cussini: Ca' Cappello rulez!
Religione: Cristianesimo (Copti), Islamismo, Ebraismo (ormai in Etiopia è rimasta un'esigua minoranza di falasha, ebrei etiopi che dicono di discendere dal Re Salomone e dalla Regina di Saba. La maggior parte di loro è stata mandata in Israele in cambio di armi israeliane usate dall'Etiopia per combattere i ribelli eritrei. Quando si dice la religione…)
Gruppi etnici: Ahmara, Tigré, Oromo, Afar, Sidamo…
PIL (2007): 15,9 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dall'Italia dal 27 novembre 1941 (anche qui ci sarebbe da discutere, che, a parte la breve dominazione fascista, l'Etiopia è stata un regno indipendente per oltre due millenni)
Capo di Stato: Girma Wolde Giorgis (in carica dalle elezioni del giugno 1995)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Etiopia

L’Etiopia è uno dei paesi africani che più mi affascina. Si mormora che qui si trovava il mitico regno di Saba di cui parla la Bibbia. La famosa regina di questo regno ha molti nomi, ma che voi la chiamiate Sheba, Saba, Makeda o Bilqis è indissolubilmente legata a Re Salomone. Gli etiopi credono infatti che dall’unione di questi due grandi monarchi sia nato il glorioso regno di Axum, uno dei più potenti dell’antichità. Ad Axum è anche stata riportata la celeberrima stele, rubata dai fascisti dopo la conquista dell’Etiopia nel 1935. Ci causa grande vergogna e infamia ricordare la conquista dell’Etiopia ad opera fascista, come l’operato del viceré Rodolfo Graziani o quello di Badoglio, che ha usato i gas irpini quando questi erano vietati dalle convenzioni internazionali. Tutto sommato, però, se a mia nonna l’Etiopia può ricordare una certa terribile canzone colonialista, a me ricorda di più i mezzofondisti alle Olimpiadi. L’Etiopia è il paese dei negus, gli imperatori. Sì, perché sebbene l’Etiopia sia stata conquistata dall’Italia fascista, è sempre stato un paese con mire imperiali, basti notare le sue politiche in materia di confini. L’Etiopia ha dato i natali alla parola ras, che designava in origine i signori feudali etiopici, ma che dopo la conquista dell’Etiopia è diventata sinonimo di capo di squadra d’azione fascista. L’Etiopia è anche, ovviamente, il paese simbolo della cultura rastafari, il cui nome deriva da Ras Tafari, cioè l’imperatore d’Etiopia Haile Selassie I, che secondo alcuni credenti era la reincarnazione di Gesù.

Questa bellissima introduzione me l'ha inviata Stefania, che ringrazio dal profondo del cuore (e non solo per l'introduzione e per il tempo che ha impiegato per scriverla): volutamente non ho cambiato neanche una virgola perché la sento molto "vicina" alle mie sensazioni e si tratta, parola più parola meno, di quello che avrei voluto scrivere io se fossi dotata di una prosa altrettanto fluida.
Rastafari, fondisti e mezzofondisti (quando ero adolescente e correvo i 5000 e le campestri il mio mito assoluto era Abebe Bikila… poi ho aggiunto anche Gebreselassie)… alle suggestioni aggiungerei solo l'amharico, che è una lingua che mi sarebbe sempre piaciuto imparare.
Giustamente la Stef accenna ai negus ed alle mire imperiali (ed imperialistiche) dell'Etiopia, che si riscontrano ancora oggi nei suoi controversi rapporti con i Paesi vicini.


Secondo Presidente della Repubblica Federale Democratica d'Etiopia democraticamente eletto dopo Negasso Gidada, l'8 ottobre 2007 Girma Wolde Giorgis è stato rieletto per ulteriori sei anni. L'avvenimento però è passato piuttosto inosservato. Ed a ragione, visto che in Etiopia la presidenza è un titolo puramente onorifico e chi concentra l'essenza del potere è il Primo Ministro, ovvero il "padre padrone" Meles Zenawi.
Inizialmente presidente ad interim, poi Primo Ministro eletto nel 1995, 2000 e 2005, Zenawi nel 2008 ha collezionato il suo 17° anno consecutivo al potere.

Tigré (del nord), 53 anni, ex-studente di medicina prima di darsi alla macchia nel 1974 e raggiungere i ribelli del Tigrayan Peoples' Liberation Front (TPLF), Zenawi ha saputo stabilizzare un Paese devastato dal "terrore rosso" di Menghistu Haile Mariam che ha fatto centinaia di migliaia di morti. Un tempo citato tra i dirigenti africani garanti di un certo "rinascimento democratico" e sostenuto da tutte le potenze occidentali, a partire dal 2005 il suo governo è stato oggetto di pesanti condanne da parte della comunità internazionale ed ha perso legittimità anche tra gli etiopi.
Le controverse elezioni del maggio 2005, infatti, hanno dato luogo a numerose manifestazioni represse nel sangue dalle autorità. Bilancio: 199 cittadini morti e 60000 arrestati, tra cui i leader dei principali partiti d'opposizione, con l'accusa di "oltraggio alla Costituzione". Poi, nel luglio 2007, 35 dei 38 membri dell'opposizione indagati per "complotto contro la Costituzione" ed "incitazione alla ribellione armata" sono stati condannati all'ergastolo. Tra loro, Hailu Shawel, capo del principale partito d'opposizione (la Coalition for Unity and Democracy), ed il sindaco eletto di Addis Ababa, Berhanu Nega. Qualche giorno dopo il verdetto i due sono stati graziati e liberati, facendo sorgere sospetti che tanta clemenza improvvisa sia stata ordinata dagli Stati Uniti, grande alleato dell'Etiopia. In seguito all'11 settembre 2001 gli USA forniscono ogni anno all'Etiopia un importante aiuto militare ed umanitario, adducendo la mtivazione che il Paese rappresenta un'isola di stabilità in una regione dominata da scontri armati. Più verosimilmente gli Stati Uniti hanno molto a cuore le sorti dell'Etiopia perché essa è il Paese più popoloso della regione e, ancora più importante, perché è l'unico Paese a maggioranza cristiana in un'area dominata dalla fede musulmana, spesso nelle sue componenti più radicali. Infatti, il governo di Washington ha bisogno dell'Etiopia per tenere sotto controllo la regione e nel 2007 ha accordato al Paese 200 milioni di euro per finanziare la lotta al terrorismo islamico. Che però non è l'unico "fronte di guerra" che l'Etiopia tiene aperto attualmente.
Sul piano interno, movimenti di opposizione armata, principalmente l'Ogaden National Liberation Front (ONLF) e l'Oromo Liberation Front (OLF), continuano nell'opera di destabilizzazione del governo, pur non costituendo una minaccia diretta.
Il 24 aprile 2007 l'ONLF aveva attaccato un sito petrolifero nell'est dell'Etiopia gestito dalla compagnia cinese Zhongyuan, filiale di Sinopec, uccidendo 74 persone. Al raid, che voleva essere un avvertimento alle multinazionali straniere operanti in una regione privata del suo "diritto all'autodeterminazione", l'esercito di Meles Zenawi (uno dei meglio equipaggiati del continente) ha risposto con una repressione violentissima nella regione interessata (chiamata Ogaden dagli autoctoni, ufficialmente Sud-Est, al confine con la Somalia): villaggi bruciati, assalti ai civili, donne violentate ed uomini torturati, blocco commerciale, arresti. Tutto ciò ha prodotto una crisi umanitaria non da poco causata dalle fughe e dalla carenza di cibo. Le attività della Croce Rossa e di Medecins sans Frontières sono state sospese e le due organizzazioni non sono state autorizzate a recarsi in zona, mentre numerosi giornalisti che seguivano la storia sono stati arrestati e deportati.

Non lontano dall'Ogaden, l'esercito etiope è implicato in un'altro conflitto che alla lunga potrebbe definirsi disastroso. Il 24 dicembre 2006 Zenawi ha infatti impegnato le sue truppe in Somalia al fianco del governo federale di transizione diretto da Abdallahi Yusuf Ahmed allo scopo di rovesciare i tribunali islamici al potere a Mogadishu. Non ci volle molto (con il sostegno logistico degli Stati Uniti che ne approfittarono per lanciare degli attacchi "mirati" contro dei siti che secondo loro servivano da rifugio a militanti di Al-Qaida), ma da allora la situazione sta assumendo i contorni di un incubo per l'esercito etiope, attaccato persino nelle zone urbane da militanti che ormai non esitano a ricorrere agli attacchi suicidi.
Ma ora è difficile per Zenawi ritirarsi: un ritiro unilaterale agli occhi dei ribelli somali apparirebbe come una ritirata, galvanizzandoli, ed il governo provvisorio non durerebbe più di un paio di giorni. Ed a questo punto il soccorso non arriverebbe né dall'Unione Africana (che nel quadro dell'Operazione "Amisom" ha schierato solo 1600 soldati ugandesi) né tantomeno dalle Nazioni Unite, che non vogliono veder ripetersi in alcun caso gli esiti catastrofici dell'Operazione "Restore Hope" del 1993. Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-Moon infatti ha mandato un messaggio chiaro che le Nazioni Unite non corse al salvataggio dell'Etiopia, dicendo che l'ipotesi di un intervento in Somalia non è "fattibile né realistico", mentre il Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari John Holmes ha "consigliato" alle truppe etiopi di evitare "attacchi indiscriminati e sproporzionati che possano colpire i civili".

Impantanata in questi conflitti, l'Etiopia accusa l'Eritrea di Isaias Afewerki di attizzare il fuoco rifornendo di armi non solo i ribelli somali, ma anche l'ONLF e l'OLF.
Le relazioni con i cugini eritrei sono avvelenate anche a causa del rifiuto del governo di Zenawi di piegarsi, dal 2002, alla frontiera tracciata dalla Eritrea – Ethiopia Boundary Commission, che aveva in un primo momento accettato. La mobilitazione di forze da parte di Addis Ababa lungo la frontiera contesa ha esaperato i diplomatici internazionali che cercano di risolvere questa pericolosa impasse.
Ma a Zenawi non piacciono le critiche: sei diplomatici norvegesi sono stati espulsi dal Paese nell'agosto 2007 per "nuocere agli interessi dell'Etiopia" essendo intervenuti su questo dossier.

A chi lo critica, Zenawi risponde sottolineando le buone prestazioni economiche che l'Etiopia registra da quando il suo governo è al potere, citando un tasso annuo di crescita medio del 10,7% tra il 2003 ed il 2007 contro la media del 5,8% degli altri Paesi sub-sahariani.
La popolazione etiope però soffre ancora a causa di gravi carenze sociali: 3 milioni di etiopi ogni anno hanno bisogno di assistenza alimentare, l'aspettativa media di vita è di circa 43 anni, il consumo elettrico è pari a 30 KWh per abitante e l'acqua potabile è accessibile solo al 22% della popolazione (ultimo posto nella graduatoria dei Paesi africani, peggio anche della Somalia).
Con un aumento del budget militare del 16% (ovvero 36,5 milioni di euro supplementari), come farà il governo ad assicurare agli etiopi un miglioramento del livello di vita che vada di pari passo con la crescita economica?

Per la Mente (Libri). Anche la bibliografia è gentilmente a cura della bibliofila (o bibliomane? ;-P ) Stefania:
Regina di Fiori e di Perle – Gabriella Ghermandi (scrittrice e performer italo-etiope);
Tempo di Uccidere – Ennio Flaiano (romanzo storico sulla colonizzazione italiana in Etiopia);
Cera e Oro – Mauro Curradi (un viaggio in Etiopia);
Dal ventre della iena. Ricordi della mia Giovinezza in Etiopia - Nega Mezlekia;
Ebano - Ryszard Kapuscinski;
Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate - Ryszard Kapuscinski;
Negus – Angelo Del Boca (il nostro storico del colonialismo);
Lemn Sissay (un poeta inglese di origini etiopiche, spesso scrive sulla ricerca delle proprie origini);
Le Cose che Porta il Cielo - Dinaw Mengestu (autore americano-etiope il cui libro citato ha vinto il Guardian First Book Award)


Per le Orecchie (Musica). Non sapevo nulla della musica etiope (non sapevo neppure che esistesse) finché alla biblioteca dell’Institut du Monde Arabe non mi sono imbattuta nella serie Ethiopiques: per curiosità ho comprato un CD e… bello bello bello! Il sito è http://www.ethiopiques.info/ e la maggior parte degli artisti che cito nella lista è presente nella collezione:
Alemayehu Eshete
Mahmoud Ahmed
Gigi
Alegu Ama
Asnaketch Worku
Tilahun Gessesse
Teddy Afro
Ali Birra
Aster Aweke
Temesgen
Tedmak
Tadesse Alemu

Per gli Occhi (Cinema):
Vas, vis et deviens (Radu Mihaileanu – IT: Vai e vivrai. La storia di un bambino cristiano che dall'Etiopia viene portato in Israele nel corso dell'Operazione Mosé e che finge di essere un falasha. Lo so, lo so: è pura propaganda ebraica, ma a me 'sto film fa piangere ogni volta. E poi il bimbo che interpreta Shlomo è tenerissimo! Comunque l'avete visto di sicuro anche voi…);
Téza (Haile Gerima – premiato alla Mostra del Cinema di Venezia con il Premio Speciale della Giuria ed il premio per la Miglior Sceneggiatura);
Harvest: 3000 years (Haile Gerima);
Sankofa (Haile Gerima);
Adwa, an African victory (Haile Gerima);
Child of Resistance (Haile Gerima);
Cela s'appelle l'aurore (Yemane Demissié)


Per il Cuore (Arte):
Loulou Cherinet


Per la Bocca (Cibo):
Berberé (un misto di spezie piccantissime. Dai, ve l’ho già raccontata quella della Festa dei Popoli di Giavera…);
Injera;
Doro Wat (è il "pollo piccante" che il padre di Chef Kumalé ricorda della sua prigionia in Etiopia! … Dite che leggo troppi libri di cucina?);
Kitfo (manzo crudo macinato ed aromatizzato con nither kebbeh -burro chiarificato speziato- e spezie varie);
Fitfit (injera spezzettata condita con spezie: la colazione del campione… adesso ho capito come fanno i mezzofondisti: sono dopati di chilli!);
Dulet (trippa, fegato, manzo e peperoni accompagnati da injera e spezie piccanti… anche questo si mangia a colazione);
Tej (idromele aromatizzato con foglie e rametti polverizzati di una pianta di nome gesho);
Tella (birra tradizionale etiope, ricavata dalla fermentazione di teff e mais, o, in alcune regioni, sorgo, orzo o miglio, ed aromatizzata col gesho)



So che non c’entra nulla, ma non siete d’accordo con me che le donne etiopi sono tra le più belle al mondo? Io ogni volta che ne vedo una rimango incantata... Allora ecco una cosa che mi aveva scritto Stefania: “[...] secondo gli antichi greci, gli etiopi erano persone di una bellezza talmente straordinaria da essere adorati persino dagli dei. Secondo la mitologia greca, il colore scuro della loro pelle è dovuto al fatto che un giorno il sole si avvicinò troppo alla terra.”


Colonna sonora: Abay (Gigi)

DIAMINE!

CONTINUO AD AVERE PROBLEMI AD "EDITARE" I POST... MALEDETTO BLOGSPOT!
MI VENDICHERO', AH SE MI VENDICHERO'...

Sunday, October 26, 2008

Eritrea da prima pagina


Nome Ufficiale: ሃገረ ኤርትራ - دولة إرتريا (Stato dell'Eritrea) - e pensare che m'ero pure sbattuta a scaricare l'alfabeto ge'ez... ecco il risultato!
Capitale: Asmara
Superficie: 117.600 km²
Popolazione (2007): 4,5 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 19,4% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 43% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: tigrino, arabo (ufficiali), tigré, dahlik, afar, beja, blin, saho, kunama, nara… inglese ed italiano sono molto diffusi.
Religione: Islam, Cristianesimo (Copti), Animismo
Gruppi etnici: Tigrini, Tigré, Saho, Afar, Hedareb, Bilen, Kunama, Nara, Arabi Rashaida
PIL (2007): 1.425 milioni USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dall'Italia dal novembre 1941; fu annessa all'Etiopia nel 1962 e le fu riconosciuta totale indipendenza solo il 24 maggio 1993
Capo di Stato: Isaias Afewerki (in carica dall'indipendenza, ottenuta il 24 maggio 1993)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Eritrea

È vero che in un Paese come l'Eritrea, al 157° posto su 177 Paesi nella classifica UNDP sull'indice di sviluppo umano, un Paese con un debito estero pari al 69% del PIL, in cui il reddito medio per abitante è pari a circa 200 USD all'anno ed il consumo elettrico a 56 KWh per abitante, dove l'aspettativa di vita arriva a malapena a 55 anni, un Paese circondato da vicini "ingombranti" e non ancora del tutto pacificato… ecco, dicevo, è vero che in un Paese come l'Eritrea ci sarebbero questioni più serie a cui pensare, ma volevo condividere un articolo che avevo letto un po' di tempo fa su Jeune Afrique e che mi aveva lasciata un po' perplessa.
Ci sarebbero tante riflessioni da fare, ma intanto lo trascrivo:

Media – L'Eritrea, peggio della Corea del Nord!
di Jean-Dominique Geslin - Jeune Afrique

86 giornalisti uccisi, 887 interrogati, 67 rapiti, 1511 aggrediti o minacciati… Pubblicato il 13 febbraio, il Rapporto Annuale di Reporters sans Frontières (RSF) è, ancora una volta, più che preoccupante. Il caso più grave, tanto in Africa quanto su scala planetaria, è indiscutibilmente quello dell'Eritrea. Questa piccolo repubblica indipendente dal 1993 figura all'ultima posizione del palmares di RSF sulla libertà di stampa nel mondo, soppiantando per la prima volta la Corea del Nord ed il Turkmenistan.
"Ogni critica al regime di Issayas Afewerki è ormai tacciata di attentato alla sicurezza nazionale.", spiega la ONG, che rivela che tre giornalisti arrestati nel 2001 sono morti nel corso della detenzione negli ultimi anni. L'11 gennaio 2007, per esempio, il drammaturgo Fessehaye Yohannes, detto "Joshua", una delle grandi figure intellettuali del Paese, non ha resistito a delle condizioni d'incarcerazione estremamente rigorose.
Dopo aver qualificato i prigionieri politici di criminali comuni, poi di spie, il governo eritreo è arrivato semplicemente a negare la loro esistenza. È uno scandalo, certo, ma, per RSF, il silenzio della comunità internazionale è quasi altrettanto condannabile. Questo Paese diretto col pugno di ferro da un piccolo clan ultranazionalista continua in effetti a beneficiare dei sussidi dell'Unione Europea, a titolo di aiuti allo sviluppo…
"La codardia di alcuni Stati occidentali e delle grandi istituzioni internazionali nuoce alla libertà d'espressione, stima Robert Ménard, (ex) segretario generale di RSF, nella prefazione al rapporto 2008. La mancanza di determinazione delle democrazie nel difendere i valori che dovrebbero incarnare è inquietante." È il minimo che si possa dire.


Allora, innanzitutto quando nell'articolo si legge "diretto col pugno di ferro da un piccolo clan ultranazionalista" mi viene un dubbio… ma il People's Front for Liberation and Justice al potere in Eritrea non è una costola diretta dell'Eritrean People's Liberation Front d'ispirazione marxista? Ok, sorvoliamo su questo particolare, che poi per la comunità internazionale è quello più importante, però ci sono una serie di questioni che mi sono posta leggendo l'articolo.

Che cosa si può definire esattamente "ingerenza straniera" in un Paese? Ovvero: le parole di Geslin quando scrive "Questo Paese […] continua in effetti a beneficiare dei sussidi dell'Unione Europea, a titolo di aiuti allo sviluppo…" o di Ménard quando parla di "mancanza di determinazione delle democrazie nel difendere i valori che dovrebbero incarnare" significano che in effetti è giusto tagliare gli aiuti allo sviluppo ad uno dei Paesi più poveri del mondo in nome della difesa della libertà di stampa?
Non si tratterebbe di nuovo di un'imposizione di tipo colonialista? Della serie: noi siamo la civiltà, dovete seguire i nostri valori altrimenti ve lo scordate che vi aiutiamo a far progredire il Paese.

E fino a che punto le "democrazie occidentali" possono osare chiedere a Paesi che hanno prima invaso (assoggettando ed uccidendo le popolazioni indigene e distruggendo le forme di civiltà e di Stato -inteso in senso lato- già presenti sul territorio) e a cui hanno poi "concesso" l'indipendenza senza però sostenere alcun processo di democratizzazione o nation-building, ma lasciandoli semplicemente allo sbaraglio dopo aver cancellato le loro consuetudini millenarie per rimpiazzarle con altre che non hanno avuto tempo di essere recepite, di adottare tout court pratiche ed ideali -la libertà di stampa era solo un pretesto, in realtà il discorso è ben più ampio- che ancora non appartengono ad alcune zone del mondo, non per difetto loro, ma a causa nostra che abbiamo destabilizzato completamente il loro equilibrio socio-politico-culturale distruggendo tutti i loro valori di riferimento? (Rileggetela due volte ché è molto confusa…)

Personalmente credo che ogni popolo debba avere la possibilità di fare il proprio percorso di crescita e maturazione senza interferenze esterne da parte di nessuno (eccetto in condizioni di palese illegalità, ma qui ci sarebbero da fare diversi distinguo), per riuscire a completare un percorso democratico "personalizzato". Abbiamo ostacolato il loro percorso storico già (più di) una volta: forse ora è il caso di smetterla di spingere per riforme imposte dall'esterno ed invece ripensare i nostri di valori e la nostra di civiltà. In fondo, chi ha detto che la democrazia "all'americana" o "alla francese" sia migliore di quella, chessò, "alla senegalese" o "alla tanzanese"?
Non so, oggi vi lascio con delle domande…

Per la Mente (Libri):
The Five Dimensions of the Eritrean Conflict 1941 – 2004: Deciphering the Geo-Political Puzzle (Daniel Kendie);
Against All Odds: A Chronicle of the Eritrean Revolution With a New Afterword on the Postwar Transition (Dan Connell);
Conversations with Eritrean Political Prisoners (Dan Connell);
A Story of a Conscript (Ghebreyesus Hailu);
Dawn of Freedom (Teklai Zeweldi)
Entrambi i romanzi sono moooooolto vecchi e raccontano di uomini che si oppongono alla dominazione italiana… quindi ci riguardano da vicino.

Per le Orecchie (Musica):
Abraham Afewerki
Dehab Faytinga
Yemane Baria

Per la Bocca (Cibo): Berberé (un misto di spezie piccantissime. Sono sicura che, chi di voi l'ha assaggiato ed è sopravvissuto/a, ce l'ha ben presente! E dire che io mangio piuttosto piccante, ma quando l'ho assaggiata alla Festa dei Popoli di Giavera -dove mi avevano detto che era "light" per venire incontro ai gusti italiani- le mie papille gustative avevano quasi raggiunto il limite massimo di sopportazione…);
Injera (una specie di crèpe fatta con grano, sorgo o con un cereale chiamato tiff. Gli eritrei ed etiopi la usano anche come "piatto da portata");
Zighinì (una specie di spezzatino di manzo –piccante, c'è bisogno di dirlo?)
Cucina eritrea ed etiope hanno in commune la maggior parte dei piatti, quindi aspettatevi di ritrovarvi la stessa lista nel post di domani sull'Etiopia.
Purtroppo, nonostante l'altissimo numero di eritrei ed etiopi che abitano qui, ad Abu Dhabi non c'è alcun ristorante di questo tipo: avevo letto su Time Out che c'è un ristorante etiope a Dubai, ma sugli ultimi numeri era scomparso… mmmhhh eppure ci vorrei andare. Vabbé, sono masochista!

Breve "storia" della musica egiziana. Ovvero "decadance" - 1

Se avessi anch’io un terrazzino come quello di F. credo che ci passerei la mia vita…
Di sera potrei appoggiarmi all’alta balaustra ed incantarmi a guardare quello che si presenta ai miei occhi.
Decine di moschee illuminate dal neon verde, tetti bianchi con i panni stesi ad asciugare, automobili per le strade e figure solitarie che escono dalle villette del quartiere. E poi luci, luci all’orizzonte, a non finire, fin dove arriva l’occhio.
Saranno le luci verdi dei minareti, ma io ho sentito l’aria intorno a me diversa, non era l’aria di Abu Dhabi. Sentivo come di essere ritornata al Cairo, quella Cairo che vedevo dai balconi, eppure una Cairo diversa, piu’ tranquilla, piu’ pulita, piu’ ricca, piu’ curata.
Una Cairo come stilizzata. O come un falso d’autore di un quadro famoso. Eh si’ perche’ in fondo la cosa piu’ importante, l’aria, l’atmosfera, era la stessa. ma quello che mancava era il segno distintivo: il rumore. Rumore che sovrasta ogni cosa. Rumore che ti costringe a gridare anche per farti sentire dalla persona che ti sta accanto. La persona che ti sta accanto…
Era come essere la spettatrice senza invito di un film ambientato al Cairo, ma, per qualche guasto tecnico, privo di colonna sonora. Hanno fermato la musica. Un film muto sul Cairo, quanto di piu’ paradossale possa esserci…
Poi, d’improvviso, tu, gatto, mi hai leccato il piede. La prima volta che mi fai le fusa da quando ti conosco. Di colpo mi sono risvegliata dai miei sogni e ti ho guardato… No, tu, con quel collare di glitter dorato, tu, cosi’ bello ed in carne, tu, gatto, no, tu non sei un gatto egiziano.


Sayyed Darwish (1892 - 1923): Masruna

Ecco fatto!

via il post via il problema!
e vabbe', ho voluto strafare... 10 video in una botta sola avrebbero azzerato anche la piu' sofisticata delle piattaforme blogger...

Saturday, October 25, 2008

Egitto: nel nome del Padre... e del Figlio.



Nome Ufficiale: جمهورية مصر العربية (Repubblica Araba d'Egitto)
Capitale: القاهرة (Il Cairo. Il nome arabo significa "La Vittoriosa", ma la maggioranza degli egiziani chiama la città Masr, come il Paese, quindi per esempio esistono i quartieri di Masr el-Gedeeda – lett.: Egitto Nuovo – e Masr el-Qadeema – lett.: Egitto Vecchio. Che campanilisti!)
Superficie: 1.001.450 km²
Popolazione (2007): 75,4 milioni (fonte: World Bank). Su The Africa Report mi dicono che la densità (media) di popolazione del Paese è pari a 75 ab/ km². Sì, però secondo me dovrebbero fare una colonnina a parte con la densità di popolazione al Cairo… impressionante! 22 milioni di abitanti! (fonte: statistiche "ufficiose" 2004)
Popolazione urbana (2006): 42,8% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 19,6% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: arabo (dialetto egiziano)
Religione: Islam, Cristianesimo (Copti)
Gruppi etnici: Arabi, Berberi, Nubiani, Greci (in realtà il numero di expatriates è altissimo – basti pensare che nella sola Cairo ci sono circa 100.000 italiani)
PIL (2007): 127,9 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dal Regno Unito dal 22 febbraio 1922, ma de facto fu governato da re-fantoccio fino al 18 giugno 1953, quando i cosiddetti Ufficiali Liberi proclamarono l'Egitto una repubblica retta dal Gen. Muhammad Naguib
Capo di Stato: Hosni Mubarak (in carica dalla morte del suo predecessore Anwar Sadat, assassinato durante una parata militare il 6 ottobre 1981)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Egitto

*flap eyelashes* Oooohhh! Ci sarebbero così tante cose da dire sull'Egitto di oggi, ma per "rallegrare" la vostra giornata vi voglio raccontare una storia di amore paterno.
È la storia di come Hosni "La Sfinge" Mubarak, dopo 27 anni e dico 27 anni di potere, stia cercando a tutti i costi di creare una dinastia ereditaria in Egitto, facendo eleggere suo figlio Gamal come Presidente della Repubblica e creando un precedente pericoloso per altri Paesi africani (adesso anche il senegalese Wade ha iniziato a pensarci… Bravo Hosni, sempre in anticipo sui tempi!)

Anche per gli standard di longevità dei governanti arabi, Hosni Mubarak è un caso particolare: è colui che ha governato l'Egitto più a lungo dai tempi di Mohammed Ali, il pasha di origine albanese che iniziò la dinastia che ha governato l'Egitto fino alla rivoluzione del 1952.
Con quella rivoluzione si pensava di terminare una tradizione dinastica che rimonta ai tempi dei Faraoni, ma oggi, grazie a Mubarak, l'Egitto è scosso dalla possibilità che la vecchia tradizione torni in auge attraverso l'elezione di suo figlio Gamal.
Nato nella provincia di Minufiya, nella regione del Delta del Nilo, Mubarak era un comandante dell'aeronautica conosciuto soprattutto per il suo ruolo di primo piano nella preparazione degli attacchi contro Israele nella Guerra dello Yom Kippur (all'epoca era Vice-Ministro della Guerra! Ad oltre 30 anni dalla Guerra dello Yom Kippur, i cartelloni elettorali lo raffigurano ancora giovane comandante dell'aeronautica con tanto di occhiali da top gun e ritocco di rughe e capigliatura… se non è culto della personalità questo…). La sua fama di eroe di guerra quindi convinse molti egiziani che il Paese arabo più popoloso sarebbe stato in mani sicure.
Dal momento che Sadat aveva già firmato gli Accordi di Camp David (uno dei principali motive del suo assassinio), a Mubarak non rimase che continuare la trasformazione economica dell'Egitto e gestire il massiccio flusso di aiuti occidentali (soprattutto statunitensi), la giusta ricompensa per aver fatto pace con Israele (l'unico Paese al mondo a ricevere dagli USA aiuti maggiori di quelli ricevuti dall'Egitto).
Privo del carisma dei suoi due predecessori, Mubarak è riuscito a mantenere finora un potere "assoluto" sul Paese tramite l'instaurazione della legge marziale all'indomani dell'assassinio del precedente presidente Anwar Sadat ad opera di un gruppo di fondamentalisti islamici facenti parte dell'esercito durante la parata commemorative della "vittoria" egiziana su Israele nella Guerra dello Yom Kippur, parata in cui, essendo seduto accanto a Sadat, anche lui aveva rischiato di essere ucciso (in proposito potete leggere il bellissimo Il Profeta e il Faraone di Gilles Kepel, edito da Laterza: credo il miglior studio sulla nascita -e la rinascita- del fondamentalismo islamico in Egitto).
27 anni dopo l'assassinio del Presidente Sadat e l'ascesa al potere del suo Vice-Presidente Hosni Mubarak, in Egitto vige ancora la legge militare, rafforzata ed indurita di tanto in tanto (ad esempio dopo un altro tentativo di assassinio ad Addis Abbeba nel 1995 ad opera di ufficiali del regime islamista allora al potere in Sudan).
L'ossessione di Mubarak per la sicurezza e ed il controllo politico sono costati all'Egitto in termini di governance e di welfare.
Le ondate di violenta militanza islamista sono una piaga del Paese, ma la pressione governativa sui militanti di tutte le correnti e sfumature, dai partiti islamisti non-violenti agli attivisti della società civile, ha effettivamente sgombrato la scena politica da qualsiasi opposizione significativa al presidente ed al suo Al-Hizb al-Watani al-Dimukrati (National Democratic Party – NDP).
Nel 2005, la ONG Freedom House ha stimato i diritti politici in Egitto a 6 (in una scala in cui 1 rappresenta la maggiore libertà e 7 la totale mancanza di libertà) e le libertà civili a 5, dando nel totale al Paese la classificazione di "Non Libero" ed aggiungendo che "nel 2005 l'Egitto ha assistito alle proprie elezioni presidenziali e legislative più trasparenti e competitive in oltre mezzo secolo e ad un dibattito pubblico sempre più sfrenato sul futuro politico del Paese." (link)
Nonostante le riforme economiche che hanno visto il 7% di crescita annuale del PIL dal 2005 (crescita largamente basata su settori non produttivi, come il turismo, l'edilizia e le telecomunicazioni), la privazione economica e sociale che ha fatto sollevare una violenta opposizione politica e civile è ancora molto evidente ed i critici di Mubarak dicono che il suo lascito sarà minimo. L'editore ed attivista per i diritti umani Hisham Kassem dice: "Stagnazione è la parola che userei [per descrivere il suo periodo al potere]. Il Paese aspettava un uomo che agisse. Mubarak piuttosto che guidarlo lo ha gestito su base quotidiana."
Malgrado per anni sia riuscito ad alzarsi al di sopra della mischia e a godere una deferenza pubblica considerevole nonostante la sua performance appannata, tutto ciò è cambiato con l'invasione dell'Iraq, quando le sue strette relazioni con gli Stati Uniti hanno nociuto alla sua popolarità. Le critiche hanno assunto un carattere sempre più personale e le sue risposte sono state seri provvedimenti contro la stampa e la pressione per cambiamenti della Costituzione che aumenteranno il monopolio dello Stato sul potere politico.

Il Presidente potrebbe appuntare le sue speranze su suo figlio per aiutarlo a riguadagnare la sua statura politica, ma il passato recente rema contro di lui. Dal 1952 ogni presidente egiziano è stato vice-presidente del suo predecessore, ma Mubarak, per ragioni su cui si è speculato a lungo, non ha mai nominato un vice-presidente. Invece Gamal, un civile, è stato catapultato in una posizione di potere nel partito di governo ed ha lanciato un efficace programma di riforme economiche.
Si iniziò a speculare su una possibile successione Mubarak-Mubarak nel giugno 2000, quando il siriano Bashar al-Asad subentrò al potere giusto poche ore dopo la morte del padre Hafez: tutto ciò fece sorgere un infuocato dibattito nella stampa egiziana sulle probabilità che un simile scenario potesse ripetersi in Egitto. Entrambi gli interessati hanno sempre negato questa possibilità, ma ultimamente i segni che questa sia effettivamente la volontà del presidente egiziano stanno diventando sempre più evidenti.

44 anni, laureato in Business Administration all'American University in Cairo, il minore dei due figli del Capo di Stato e di Suzanne Mubarak si atteggia a delfino.
Caro agli americani, con un percorso professionale nel settore bancario e finanziario (dopo la laurea presso la AUC, ha lavorato per la filiale egiziana della Bank of America, per poi essere trasferito presso la sede londinese e diventarne un executive, e per EFG-Hermès. Con alcuni colleghi ha poi fondato Medinvest Associates Ltd., che gestisce un fondo azionario privato, e si è affermato come consulente finanziario), Gamal Mubarak rappresenta l'ala riformatrice del regime e finora non ha occupato alcuna funzione ufficiale, se non quella di Vice-Segretario Generale. È però molto vicino al Primo Ministro Ahmed Nazif ed ai ministri incaricati del settore economico, in maggioranza formatisi presso università anglosassoni e provenienti da ambienti affaristici.
Per poter essere il candidato del NDP alle prossime elezioni presidenziali (previste per il 2011), doveva essere ufficialmente membro del comitato politico del partito da almeno un anno. L'ostacolo è stato aggirato lo scorso novembre con la fusione del comitato politico e della segreteria (di cui Gamal era membro) in un Consiglio Politico Supremo, del quale è ormai un membro ufficiale.
Inoltre, il suo matrimonio (celebrato il 4 maggio 2007 a Sharm el-Sheikh) con Khadiga el-Gammal, figlia del ricco uomo d'affari Mahmoud el-Gammal e laureata in management all'AUC, ha contribuito a renderlo più popolare.

Il 26 febbraio 2005, in previsione delle "libere e transparenti" elezioni presidenziali che si sarebbero tenute nel settembre dello stesso anno, il presidente ordinò di cambiare la Costituzione per permettere elezioni con diversi candidati, cosa che il Parlamento avvallò tramite l'emendamento dell'art. 76 della Costituzione. Questo cambiamento costituzionale è visto da molti analisti come un escamotage per permettere a Gamal Mubarak di ereditare la presidenza: la loro previsione è che Gamal Mubarak potrebbe essere uno dei candidati delle prossime elezioni presidenziali e che godrebbe di tutto il sostegno del partito di governo e dei media controllati dal governo. Gli altri candidati di un certo livello sarebbero dequalificati dalla People Assembly (una delle due camere del parlamento, controllato dal NDP), lasciando in corsa solo i candidati meno popolari. In questo modo, l'ereditarietà del potere avverrebbe in maniera "democratica".
Nonostante la diffusissima opposizione alla successione ereditaria, alcuni sporadici sostenitori sostengono che questo sarebbe l'unico modo di dare al Paese il suo primo presidente civile (non proveniente dall'esercito) e finalmente terminare gli oltre 50 anni di monopolio dell'esercito sulla presidenza egiziana, iniziato con il colpo di Stato militare del 1952 che rovesciò la monarchia nel 1953, ma l'opposizione preferisce comunque altri civili molto popolari.

L'establishment militare da cui Mubarak senior proviene rimane una forza politica potente, ma opaca, e di certo intende continuare la tradizione di fornire il presidente al Paese, magari attraverso due figure di un certo peso nella vita politica egiziana come il capo dei servizi segreti Omar Suleiman o il Ministro della Difesa Mohammed Hussein Tantawi, entrambi però settantenni e quindi in una posizione di svantaggio rispetto al più giovane Gamal.
Gli egiziani non avranno molta scelta su chi governerà, ma la maggior parte di essi ha una forte avversione per il potere ereditario.
Molti egiziani non sono contrari a priori all'elezione di Gamal Mubarak, ma si oppongono veeementemente all'idea che il potere diventi ereditario e che si torni alla vecchia tradizione dinastica che per oltre 3000 ha governato il Paese.
Come mi disse un amico l'anno scorso: "We are not a kingdom and he's not a Pharaoh".


Per la Mente (Libri). Se siete particolarmente interessati all'Egitto, la potrete integrare con quelli che avevo inserito a conclusione del post Whatever happened to Egyptians?* del 23 settembre:
Qasr al-Shawq (Naguib Mahfouz – IT: Il palazzo del desiderio);
Bayn al-Qasrain (Naguib Mahfouz – IT: Tra i due palazzi);
Al-Sukkariyah (Naguib Mahfouz – IT: La via dello zucchero);
Yawm Maqtal al-Za’im (Naguib Mahfouz – IT: Il Giorno in cui fu ucciso il Leader);
Mawt al-Rajul al-Wahid (Nawal el-Saadawi – IT: Dio muore sulle rive del Nilo);
Imra’a ‘ind Nuqtat al-Sifr (Nawal el-Saadawi – IT: Firdaus. Storia di una donna egiziana);
Al Ayyam (Taha Hussain - IT: I giorni);
Emarat Yacoubian ('Ala al-Aswani – IT: Palazzo Yacoubian);
Shikagu ('Ala al-Aswani – IT: Chicago -> qui la recensione di Stefania);
Taxi (Khaled al-Khamissi – IT: Taxi, le strade del Cairo si raccontano);
Zayni Barakat (Gamal al-Ghitani – IT: Zayni Barakat. Storia del Gran Censore della città del Cairo);
Hadith nusf al-mitr (Sabri Musa - IT: L'incidente del mezzo metro. Mannaggia a me che dopo aver vagato per una settimana nel mercato dei libri usati di Atabba per trovare la versione in arabo l'ho regalato!);
L’Egypte nassérienne (Samir Amin);
Accumulation on a World Scale (Samir Amin);
Le développement inégal (Samir Amin);
Spectres of capitalism: a critique of current intellectual fashions (Samir Amin);
Mondialisation, comprehendre pour agir (Samir Amin);
Obsolescent Capitalism (Samir Amin);
The Liberal Virus: Permanent War and the Americanization of the World (Samir Amin);
Women and Gender in Islam: Historical Roots of a Modern Debate (Leila Ahmed);
Parias. Gays and lesbians in the Arab world (Brian Whitaker. Scusate, ma questo è il mio campo d'interesse. Ero tentata di leggerlo già da tempo, ma ora vedo che è consigliato anche da Qantara, la rivista dell'Institut du Monde Arabe, quindi…);
Egypte. L'envers du décor (Sophie Pommier);
Ti ho amata per la tua voce (Selim Nassib, autore libanese racconta la storia della "stella d'Oriente" Umm Khulthum e dell'Egitto dalla monarchia all'epoca di Sadat. Non so quale sia il titolo originale, ma in Italia si trova presso le Edizioni e/o. Davvero, leggetelo! Io l'ho trovato commovente, ma anche se non conoscete molto la figura di Oum Khulthum secondo me vi appassionerete…);
Dossier: L'Egypte sous pression (Politique Africaine n. 108, dicembre 2007, Ed. Karthala: qui trovate degli estratti)


Per le Orecchie (Musica): Umm Khulthum, "la stella d'Oriente"
Mohamed Mounir, "il re"
Natacha Atlas
Dalida
Hakim
Sayed Darwish
Mohamed Abdel Wahad
Abdel Halim Hafez
Farid el-Atrash
Mohamed Fouad
Amr Diab
Ehab Tawfiq
Hani Shaker
Hisham Abbas
Shaaban Abdel Rahim, quello della "canzone contro Israele"
Ruby
Shireen Wagdy
Tamer Hosny
Amira Salah (questa sarà un po' difficile da eMulizzare: è un'amica mia, ma è anche una bravissima musicista. Anzi, mi dicono dalla regia, una delle migliori suonatrici di qanoun in Egitto…)
Wust al-Balad, band fusion: bravissimi!


Per gli Occhi (Cinema). Preparatevi ad un'invasione di film nella lista. Gli "studios" egiziani (Misr Studio) sono molto antichi e prolifici ed hanno dato al cinema internazionale diversi registi ed attori di indiscussa fama e bravura:
Iskandariyah leh? (Youssef Chahine - EN: Alexandria… why?; FR: Alexandrie… pourquoi?. Essendo il film più famoso negli oltre 50 anni di carriera di Chahine, credo si trovi anche in italiano, con il titolo Alessandria… perché? Io sono molto legata a questo film, che sembra un po' fare capolino nella mia vita ogni tanto, e vi consiglio di vederlo);
Hadduta Masriyah (Youssef Chahine - EN: An Egyptian Tale; FR: Une histoire égyptienne);
Iskandariyah kaman wa kaman (Youssef Chahine - EN: Alexandria again and again; FR: Alexandrie encore et toujours. Anche questo non so se esista in italiano…);
Iskandariyah – New York (Youssef Chahine - EN: Alexandria-New York; FR: Alexandrie-New York. Questo è uno degli ultimi film di Chahine, girato nel 2004, ed è il capitolo finale del "quartetto autobiografico": a mio avviso non uno dei migliori, ma l'ho messo per completezza);
Wadaan Bonabart (Youssef Chahine - FR: Adieu Bonaparte. Interessante, sulla campagna d'Egitto napoleonica);
Al-Massir (Youssef Chahine - EN: The Destiny; FR: Le déstin; IT: Il destino. Questo sono sicura che si trova in italiano, perchè io l'ho visto in italiano. È la storia del filosofo Averroé nell’Andalusia del XII secolo);
Al-Mohager (Youssef Chahine - EN: The Emigrant; FR: L'émigrant. Racconta la storia del profeta Giuseppe, figlio di Giacobbe. Per questo film Chahine ebbe molti problemi con i fondamentalisti);
Bab al-Hadid (Youssef Chahine - EN: Cairo Station);
Al-Asfour (Youssef Chahine - EN: The Sparrow. Non so se si trova in italiano, comunque parla della Guerra dei Sei Giorni tra Egitto ed Israele);
Al Nasser Salah ed-Din (Youssef Chahine - EN: The Victorious Saladin. La sceneggiatura è stata scritta dal Premio Nobel per la Letteratura Naguib Mahfouz e nella figura del Saladino molti vedono un ritratto dell'ex-Presidente Gamal Abdel-Nasser);
Al-Medina (Youssri Nasrallah - EN: The City; FR: La ville. Gran parte del film si svolge a Parigi. Molto bello, con Roshdy Zem e Bassem Samra. Prima di intraprendere la sua carriera da regista, Nasrallah è stato aiuto-regista di Chahine per vari anni);
Bab al-Shams (Youssri Nasrallah - EN: The Gate of Sun; FR: La porte du soléil. Film famosissimo, tratto dal romanzo di Elias Khoury ed ambientato in Libano e Siria: tratta della questione palestinese);
Zawgat Ragul Mohim (Mohamed Khan - EN: The Wife of an Important Man);
Ahlam Hind wa Kamilia (Mohamed Khan - EN: Dreams of Hind and Kamilia);
Ayyam al-Sadat (Mohamed Khan - EN: Days of Sadat. Film sulla vita dell'ex-Presidente Anwar Sadat, interpretato dal più grande attore egiziano, il fu Ahmed Zaki);
Sahar al-Layali (Hani Khalifa - EN: Sleepless Nights);
Awkat Faragh (Mohamed Mostapha - EN: Free Times);
Emarat Yacoubian (Marwan Hamed - Palazzo Yacoubian… è uscito in Italia, giusto?! Il film più costoso nella storia del cinema egiziano, tratto dal best-seller di Al-Aswani… beh, una gran delusione! Salvo solo Adel Imam -per una volta- e quello che interpreta Hatem, il giornalista gay);
Hassan wa Morkos (Ramy Imam - attualmente nelle sale, una specie di "commedia degli equivoci" con Adel Imam ed Omar Sharif… mi sa che mo' me lo vado a vedere e vi faccio sapere…);
Ein Shams (Ibrahim el-Batout - EN: Eye of the Sun)


Per la Bocca (Cibo):
Koshari (penso sia il piatto tipico nazionale, addirittura degli amici mi avevano spiegato che risale al tempo dei Faraoni… Comunque si tratta di un piatto molto sostanzioso, fatto con riso, lenticchie, ceci, maccheroni –scotti – ed una salsa piccante al pomodoro e poi guarnito con aglio e cipolla fritti nell'olio. 'Na bbotta de vita! Detto così non sembra, però è buono… ed è anche economico! Un piatto come quello che si vede nella foto costa sulle 2 ghinee (circa 0,25 euri);
Mulukhiyah (una zuppa fatta con un'erba dello stesso nome: buona, ma non è esattamente tra i miei piatti preferiti a causa della consistenza viscida e collosa);
Ful medammes (la mia colazione tipica ;-) : fave parzialmente schiacciate e cotte con tantissimo olio, cipolla, aglio e succo di limone. Poi di solito ci aggiungono la tahina, cioé una salsa di sesamo vagamente amarognola. Si mangiano con il pane tradizionale, l'eish (in arabo = vita). In arabo "pane" si dice "khubz": personalmente trovo magnifico che gli egiziani lo chiamino "vita");
Taameyah (sono praticamente le famosissime falafel, ma vengono fatte con fave invece che ceci… ed anche un sacco di aglio!);
Bastrami (manzo marinato essiccato);
Bassbousah (un dolce buonissimo fatto con semolino, burro, latte e yoghurt e coperto da sciroppo e granella di pistacchi);
Umm Ali (una specie di tortina all'uvetta annegata nel latte);
Erfah (infuso di cannella, dall'arabo qerfah = cannella); Sahlab (una bevanda calda buonissima fatta con latte, amido di riso o grano, uva sultanina e pezzetti di mandorla);
'Asir al-Hasab (succo di canna da zucchero, spremuta al momento).
Vi risparmio il racconto di altri piatti tipici un po' più "estremi" che ho molto apprezzato (no, sul serio!).


Per il Cuore (Arte):
Youssef Nabil
Susan Hefuna
Ghada Amer
Ahmed Askalany
Rehab el-Sadek
Amina Mansour

Blogs:
Donkeys, Elephants and Crocs: le elezioni americane viste dai bloggers egiziani;
The Sandmonkey;
Bab Al Shams;
Egyptian Chronicles;
Manal & Alaa’s bit bucket;
Baheyya: Egypt Analysis and Whimsy;
Fustat;
Salam(e)lik, già Sherif’s Blog: blog del giornalista Sherif el-Sebaie, in italiano



colonna sonora: Che Guevara (Wust al-Balad)

Wednesday, October 22, 2008

Côte d'Ivoire, le elezioni dei rancori.


Nome Ufficiale: République de Côte d'Ivoire (nonostante il nome ufficale sia diventato Côte d'Ivoire in tutte le lingue, io nel post continuerò a chiamare il Paese Costa d'Avorio - semplicemente per la mia pigrizia nel metter gli accenti)
Capitale: Yamoussoukro (sempre perché ho studiato geografia sui libri degli Anni '70, io ero convinta che la capitale fosse Abidjan…)
Superficie: 322.460 km²
Popolazione (2007): 18,4 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 45% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 51,3% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: francese (ufficiale), dioula, baoulé, bété, senoufo…
Religione: Cristianesimo, Islam
Gruppi etnici: Senoufo, Dan, Agri, Beté, Baoulé, Dioula, Malinke…
PIL (2006): 19,5 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 7 agosto 1960
Capo di Stato:
Laurent Gbagbo (in carica dalle elezioni presidenziali del 22 ottobre 2000)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Costa_d'Avorio

Il 2008 era stato indicato da ribelli ed ufficiali filo-governativi come l'anno della riunificazione dopo oltre cinque anni di divisioni, giusto completamento del processo di pace iniziato con l'accordo firmato il 4 marzo 2007 a Ouagadougou dal Presidente Laurent Gbagbo e dal rappresentante delle Forces Nouvelles (FN) Guillaume Soro, attuale Primo Ministro.
Questo documento prevedeva l'identificazione dei numerosi sans papiers che vivono nel Paese, la spedizione di carte d'identità e l'aggiornamento delle liste elettorali in vista di un' "elezione presidenziale democratica e trasparente". Inizialmente prevista per gennaio 2008, la consultazione elettorale era stata rimandata sine die, ma, in un'intervista esclusiva a Jeune Afrique (n. 2490), Guillaume Soro conferma che la data delle elezioni è stata fissata al 30 novembre prossimo (qui il link all'intervista originale in francese; per chi volesse una traduzione in italiano, potete chiedermela ed in un paio di giorni ve la invio per e-mail. Comunque, pur non condividendo tutte le sue idee, trovo Soro un personaggio molto affascinante. Ho deciso, da grande voglio diventare anch'io come lui!)
Le elezioni si presentano già infuocate, dato che tra i candidati non corre esattamente buon sangue.
I tre candidati alla presidenza della Costa d'Avorio sono Laurent Gbagbo (63 anni), l'ex-Presidente Aimé Henri Konan Bédié (74 anni) e l'ex-Primo Ministro Alassane Dramane Ouattara (66 anni).
Tre leader, tre scuole politiche ed una poltrona. La corsa è incontestabilmente serrata.
Quando nell'ottobre 2000, nel quartier generale del suo comitato elettorale di Cocody ad Abidjan, il candidato socialista del Front Populaire Ivoirien (FPI) si autoproclama Presidente della Repubblica di fronte al Gen. Robert Gueï che aveva annunciato la sua vittoria, Laurent Gbagbo sapeva di rischiare grosso: sapeva che questo bluff poteva o essergli fatale o essere la fine del suo status di oppositore. Allora, quel giorno, ha selezionato le parole, pesato le frasi e lanciato agli ivoriani, per la prima volta nella storia del Paese, l'idea di un'insurrezione popolare: "Chiedo a tutti i militanti di alzarsi per fare da barriera all'impostura. Chiedo che in tutte le città della Costa d'Avorio ed in tutti i quartieri, i patrioti scendano in strada fino a che il diritto sia riconosciuto, fino a che il generale faccia marcia indietro." Gbagbo aveva sentito che la sua ora era venuta e, dal 26 ottobre 2000, è il Presidente della Costa d’Avorio eletto in “condizioni di calamità”. E vuole restarlo, ripresentandosi per un altro mandato.
Malgrado la situazione di crisi politico-militare verificatasi nel paese dal 2002 con la ribellione condotta da Guillame Soro, Gbagbo si è impegnato a rifinire le sue ambizioni, di modo che oggi i rapporti di forza sul fronte politico pendano leggermente in suo favore. Al termine di otto anni di presidenza, questo presidente “atipico”, storico di formazione, che detiene il record di durata al Palazzo Presidenziale (escludendo il defunto Félix Houphouët-Boigny), dorme sonni tranquilli sul confortevole materasso finanziario rappresentato dai 55 miliardi di franchi CFA accordati annualmente al Capo di Stato della Costa d’Avorio. Tutto ciò, unito ad una visione “personalistica” dell’economia, gli ha permesso di rendere il FPI una vera macchina da guerra che spazza via tutto al proprio passaggio. Parecchi militanti e quadri di altre formazioni politiche hanno cambiato bandiera ed attualmente militano nel partito del presidente. Gbagbo intende appoggiarsi a queste personalità che hanno dato una forma alla Costa d’Avorio di oggi (la più importante delle quali è Laurent Dona Fologo, attualmente presidente del Conseil Economique et Social e più volte ministro nei diversi governi di Houphouët-Boigny). Un altro elemento messo in funzione per favorire la sua vittoria è il Congrès National de la Résistance pour la Démocratie (CNRD), composto essenzialmente da sindacati, partiti politici ed associazioni. Laurent Gbagbo ha piazzato i quadri del suo partito a capo di tutte le strutture dello Stato e degli organismi parastatali, nonché delle maggiori imprese private ivoriane tramite prestiti emessi dalla Banque Nationale d’Investissement (BNI) diretta da Victor Silué Nembelessini, molto vicino a sua moglie, l’influente Simone Gbagbo.
Aldilà delle considerazioni strategiche, Laurent Gbagbo gode di un reale capitale affettivo in seno ad una parte della popolazione: la sua spontaneetà, il suo parlare in maniera franca, la sua “desacralizzazione” della funzione presidenziale… per molti ivoriani Gbagbo è “uno di loro”. Inoltre, un altro dei suoi punti di forza, è il fatto di essere riuscito a far credere a buona parte della popolazione che la lotta che viene condotta contro di lui non è altro che un tentativo di ricolonizzazione della Costa d’Avorio da parte della Francia e si è sforzato a più riprese di riportare la crisi ivoriana in un’idea di lotta per il nazionalismo africano, presentandosi come l’erede della grande tradizione decolonialista africana. A tal proposito, basta dare un’occhiata al sostegno che arriva a Gbagbo dall’estero: suoi “partigiani” sono Lansana Conté della Guinea, il presidente angolano José Eduardo dos Santos, il maliano Alpha Oumar Konaré (ex-Presidente del Mali e dell’Unione Africana), la Guida libica Qaddafi e l’ex-presidente sudafricano Thabo Mbeki.
I suoi rapporti con la Francia, che continua a giocare un ruolo fondamentale nella gestione economico-politica delle sue vecchie colonie, sono invece piuttosto ambigui, ma sembrano comunque essersi distese da quando ad occupare l’Eliseo è Nicolas Sarkozy.
Il più anziano tra i candidati, Aimé Henri Konan Bédié, ha dimostrato durante la sua carriera di essere l’immagine della fenice, che rinasce dalle sue ceneri. Durante la sua presidenza, iniziata nel 1993 in seguito al decesso del Presidente Félix Houphouët-Boigny, si è avuto il primo putsch militare del paese, diretto dal defunto generale Robert Guëi, che venne accolto come un eroe dalla folla giubilante. Nessun analista poteva prevedere che dopo il 24 dicembre 1999 ci sarebbe stato ancora posto per lui sullo scacchiere politico nazionale. Nel 2001, due anni dopo la sua caduta, ha definitivamente adottato una logica di riconquista del potere, che, secondo lui, gli spettava di diritto essendogli stato consegnato dal “padre dell’indipendenza” Houphouët-Boigny poco prima della propria morte. Da allora, cerca in tutti i modi di tornare a capo del paese ed il prossimo scrutinio è la sua ultima chance di presentarsi, prima di superare il limite d’età stabilito dalla Costituzione. In quest’ottica, la sconfitta non è ammessa da quest’uomo, che, prima di dirigere il Paese e fomentare l’odio interetnico con la sua enfatizzazione dell’ivoirité (la pura razza ivoriana, se mi passate l’espressione) e le leggi volte a reprimere il potere politico di ivoriani di origine straniera (soprattutto burkinabé, che in Costa d’Avorio sono sempre stati molto numerosi) e militari, ha dedicato tutta la vita all’impegno politico. Bédié è stato il primo ambasciatore negli Stati Uniti ed in Canada, poi, dal 1966 al 1977, ha diretto il Ministero degli Affari Economici e Finanziari, diventando in seguito deputato e sindaco di Daoukro e, a partire dal 1980, Presidente dell’Assemblea Nazionale. Un ciclo concluso con la presidenza della Repubblica di Costa d’Avorio, ma che Bédié, attualmente presidente del Parti Démocratique de Côte d’Ivoire – Rassemblement Démocratique Africain (PDCI-RDA), vuole riaprire. Per contrastare il FPI al potere, Bédié denuncia la disuguaglianza sociale, la concussione ed il nepotismo ai più alti livelli dello Stato e le sue prese di posizione hanno spesso personalizzato il dibattito politico, lanciando attacchi diretti unicamente a Laurent Gbagbo. Per attuare il suo piano di riconquista del potere, l’ex-Presidente della Repubblica ha riattivato i suoi comitati all’estero e si è circondato di personaggi di caratura internazionale, primo fra tutti Daniel Kablan Duncan, ex-Primo Ministro e persona dalla reputazione di uomo onesto e determinato.
Nonostante la repressione politica ed il clima di violenza istituzionale del periodo, oggi molti ivoriani rimpiangono l’“era Bédié”, un’epoca certo segnata da tensioni quotidiane, ma non da “squadroni della morte”, assassini politici e ribellione. Bédié ed i suoi partigiani stimano che il suo percorso politico sia stato deviato in maniera iniqua e forzata e la sua vittoria le presidenziali sarebbe, in definitiva, il giusto ritorno alla normalità. La realtà, però, è cambiata e, nonostante Bédié – malgrado le critiche contro la sua passata presidenza – goda ancora di un grande favore presso l’etnia Akan (che rappresenta circa il 40% della popolazione), il PDCI-RDA non è più al potere da 9 anni e le finanze del partito, un tempo rimpinguate dalle casse di Stato, restano insufficienti per fronteggiare il partito di Gbagbo e fare una campagna alla sua altezza per sperare di vincere le presidenziali. Ciononostante, la stanchezza degli ivoriani nei confronti della guerra e la constatazione della crescente pauperizzazione del loro Paese potrebbero essere dei fattori a suo vantaggio.
Ma la partita non è ancora chiusa, perchè le voci dell’opposizione si dividono tra Bédié ed il Rassemblement des Républicains (RDR) di Alassane Dramane Ouattara.
Il RDR ha partecipato finora ad una sola elezione: le municipali del 2004, che ha vinto davanti al PDCI ed al FPI.
Ouattara, oltre al suo entourage di 21 politici di alto valore, può contare anche sulle sue relazioni internazionali, che potrebbero costringere il regime ivoriano ad organizzare un'elezione veritiera, trasparente e democratica. A Parigi le cose sono cambiate dalla partenza del Presidente Jacques Chirac nel 2007: i legami affettivi tra Houphouët-Boigny e Chirac quasi obbligavano quest'ultimo a preferire Bédié rispetto agli altri candidati: comunque Houphouët-Boigny era stato sei volte ministro durante la IV Repubblica e ministro di Stato nel 1958 in Francia… mica pizza e fichi!
Da parte sua, Ouattara era considerato un atlantista dai collaboratori di Chirac, ma, ciononostante, ha potuto tessere una buona rete di connessioni all'interno della classe politica francese: una "rubrica" riempita nel tempo passato come Primo Ministro della Costa d'Avorio dal 1990 al 1993, poi come direttore generale aggiunto al Fondo Monetario Internazionale con il francese Michel Camdessus come direttore generale. Inoltre, è amico di lunga data del presidente francese Nicolas Sarkozy, cosa che ha portato i suoi sostenitori a decretare che Ouattara ha la vittoria in pugno.
Alassane Dramane Ouattara ha anche amici miliardari, come Vincent Bolloré e Martin Bouygues in Francia e Georges Soros negli Stati Uniti, ma è soprattutto in Africa che conta numerosi sostenitori, come il presidente gabonese Omar Bongo, il burkinabé Blaise Compaoré, la liberiana Ellen Johnson-Sirleaf e l'ex-segretario generale dell'ONU, il ghanese Kofi Annan.
Quando diventò Primo Ministro nel 1990, un rapporto della Banca Mondiale indicava che "il 10% di privilegiati si accaparrava il 43% delle ricchezze" del Paese. Ouattara rimise velocemente gli ivoriani in carreggiata: obbligò i baroni del PDCI a pagare le tasse, ridusse drasticamente il carrozzone statale. E beneficiò di un opinione favorevole in seno alla popolazione. Ma questo esercizio di salubrità pubblica non piacque a tutti, a cominciare dai membri del suo partito, il PDCI. Inoltre, la voce che Houphouët-Boigny, che aveva modificato 17 volte l'articolo 11 della Costituzione per permettere a Bédié di succedergli, desiderasse affidare la propria successione a Ouattara, non fece che aggiungere legna al fuoco.
Alla morte di Houphouët-Boigny, con Bédié presidente, il PDCI mise pubblicamente in causa la nazionalità di Ouattara: i media si scagliarono contro "ADO il mossi" (la principale etnia del vicino Burkina Faso), l'amministrazione del PDCI-RDA lo accusò di aver imbrogliato sulla sua nazionalità ivoriana. Iniziò allora una guerra giuridica. All'epoca, e a più di 80 anni, la madre di Ouattara, Hadja Nabintou Cissé, venne sottoposta dalla polizia ad un interrogatorio di oltre quattro ore con la questione ricorrente "Alassane Ouattara è davvero suo figlio?". L'ultima frontiera della morale politica.
Fu proprio per sbarrargli la strada delle presidenziali del 1995 che Henri Konan Bédié inventò il concetto di ivoirité, la cui conseguenza è stat oil degradamento del clima sociopolitico. Inoltre, accusò Ouattara di aver progettato un colpo di Stato "dolce" per prendere il suo posto alla morte di Houphouët-Boigny e lo minacciò di arresto per "insubordinazione". Infine Bédié lo accusa di essere anche dietro il putsch che l'ha cacciato dal potere nel 1999.
Il socialista "oppositore storico" Laurent Gbagbo ha anch'egli dei conti in sospeso con Bédié e Ouattara: quando era stato arrestato nel 1991 nel corso di una marcia di protesta, i due uomini erano rispettivamente Presidente dell'Assemblea Nazionale e Primo Ministro.
Oggi, Bédié e Ouattara sono uniti nel denunciare il regime di Gbagbo, colpevole, secondo loro, del carnaio scoperto nel 2000 nella comune di Yopougon vicino Abidjan (57 corpi, per la maggior parte crivellati di pallottole) e soprattutto del deterioramento della vita politica. Lo accusano inoltre di aver cercato di assassinarli durante i moti del 19 settembre 2002, data dello scoppio della crisi politico-militare, ma di non essere riuscito nell'intento solo perché i due si erano rifugiati presso dei diplomatici.
Aldilà di questi rancori, saranno tre scuole politiche ad affrontarsi: quella degli "ereditieri" incarnati da Henri Konan Bédié, quella degli oppositori di lunga data che a volte hanno pagato con la vita simboleggiati da Laurent Gbagbo ed infine la scuola di coloro che hanno appreso la pratica democratica in Occidente, i cosiddetti "tecnocrati", rappresentati da Alassane Ouattara.
Sarà interessante vedere che piega prenderanno le alleanze nel caso di un secondo turno di voto… Se eventualmente Gbagbo non andasse al secondo turno, Alassane Ouattara non potrebbe comunque contare sui voti del FPI. Ouattara e Bédié sono alleati nel quadro di una piattaforma politica chiamata Rassemblement des Houphouëtistes pour la Démocratie et la Paix (RHDP), quindi, a meno di giochi sporchi da parte di Bédié, nel caso il secondo turno di votazioni fosse tra Gbagbo e Ouattara, quest'ultimo dovrebbe ricevere i voti del PDCI.
E Soro? Avendo avuto rapporti stretti con tutti e tre i candidati, finora il Primo Ministro non si è sbilanciato, ma presto dovrà prendere una posizione. Staremo a vedere…
Per ora… si accettano scommesse.

Per la Mente (Libri):
Les soleils des indépendances (Ahmadou Kourouma, non so se questo libro è stato tradotto in italiano);
En attendant le vote des bêtes sauvages (Ahmadou Kourouma, questo libro è stato pubblicato in italiano – se non sbaglio dalle edizioni e/o – con il titolo Aspettando il voto delle bestie selvagge);
Allah n'est pas obligé (Ahmadou Kourouma, anche questo libro è stato pubblicato in italiano dalle edizioni e/o – credo – con il titolo Allah non è mica obbligato);
Carnets de prison (Bernard Binlin Dadié);
Climbié (Bernard Binlin Dadié);
Une vie de crab (Tanella Boni);
Matins de couvre-feu (Tanella Boni);
Elle sera de jaspe et de corail (Werewere Liking);
La mémoire amputée (Werewere Liking)

Per le Orecchie (Musica): la musica ivoriana è attualmente una delle più quotate del continente e le nuove tendenze (zouglou e, soprattutto, coupé-décalé) vengono ormai "copiate" in molti altri Paesi dell'Africa Nera. Ma anche il reggae ivoriano va molto forte, graze alle star Alpha Blondy e Tiken Jah Fakoly, conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.
Alpha Blondy
Tiken Jah Fakoly
Magic System (vi giuro, sono passata indenne da tutte le varie "manie da boyband": Take That, Backstreet Boys, 'Nsync mi hanno lasciato completamente indifferente, ma loro… li ADORO! Saaaaraaaa, il CIDDÌ!!!)
Dobet Gnahoré
Douk Saga
Espoir 2000
Jean-Jacques Kouamé
Ernesto Djédjé
Aïcha Koné
Yelemba D'Abidjan
Le Zagazougou
Angelo
Zo Gang

Per gli Occhi (Cinema):
Adanggaman Roi Nègre (Roger Gnoan M'Bala);
Au nom du Christ (Roger Gnoan M'Bala);
Bouka (Roger Gnoan M'Bala);
Le 6ème doigt (Henri Duparc);
Caramel (Henri Duparc);
Wariko, le gros lot (Fadika Kramo-Lancine)

Per la Bocca (Cibo):
Kedjenou (salsa speziata di carne ed ortaggi);
Yam al forno (con uova, burro, noce moscata e cannella);
Calalou (zuppa di verdure e carne di manzo, pollo o pesce);
Aloko (banane fritte)

Per il Cuore (Arte):
Gilbert G. Groud


colonna sonora: Bouger Bouger (Magic System)