Tuesday, October 14, 2008

Burundi, a quando la stabilità?



Nome Ufficiale: Republika y'u Burundi – République du Burundi
Capitale: Bujumbura
Superficie: 27.830 km²
Popolazione (2007): 7,8 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 10% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 40,7% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: kirundi, francese (ufficiali), swahili
Religione: Cristianesimo, Islamismo (solo il 2% circa della popolazione è di fede islamica, ma nel 2005 il governo ha dichiarato l'Eid al-Fitr e l'Eid al-Adha vacanze pubbliche)
Gruppi etnici: Hutu, Tutsi, Twas
PIL (2007): 989 milioni USD (fonte: IMF)
Indipendente dal Belgio dal 1° luglio 1962
Capo di Stato:
Pierre Nkurunziza (dalle elezioni del 19 agosto 2005)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Burundi
Il Burundi continua a fronteggiare una crisi economica, sociale e politica (il Paese è il terzo più povero al mondo secondo la Banca Mondiale) che minaccia la sua fragile pace. Le stime di crescita dell'IMF si sono rivelate superiori alla realtà del Paese, che, anche a causa delle alluvioni dello scorso anno, presenta una situazione economica disastrosa: la produzione di caffé, il solo prodotto d'esportazione del Paese, è calata a meno di 10000 tonnellate nel 2007, contro le 36000 del 2006, il prezzo del pane è più che raddoppiato nella capitale Bujumbura ed uno dei progetti più ambiziosi, lo sfruttamento del giacimento di nickel di Musongati, è stato posticipato a data da destinarsi.
Il governo, inoltre, non ha più fondi sufficienti per mantenere la sua promessa di aumentare gli stipendi degli impiegati statali e, complice anche il carovita, la malnutrizione aumenta e tanti burundesi non sanno come arrivare alla fine del mese (
qui un link).
Dal punto di vista politico, dopo 15 anni di guerra civile e 300000 morti, sembra che la situazione stia cominciando a stabilizzarsi.
Il Burundi soffre delle stesse divisioni etniche che hanno infiammato il vicino Ruanda nel 1994: da un lato la minoranza Tutsi che detiene la maggior parte del potere e delle risorse, dall'altra la popolazione Hutu, più numerosa e più povera. Scoppiato nel 1993 in seguito all'assassinio del Presidente Melchior Ndadaye, di etnia Hutu, da parte di alcuni ufficiali Tutsi, il conflitto è rimasto all'ombra dei numerosi conflitti che hanno fatto milioni di vittime nella regione.
Il 28 agosto 2000, la firma degli accordi di pace di Arusha stabiliva la formazione di un governo di transizione per sostituire il dittatore Pierre Buyoya, che deteneva il potere dal golpe del 25 luglio 1996. Il governo, guidato da Domitien Ndayizeye, leader del Front pour la Démocratie au Burundi (Frodebu), il partito dell'ex-Presidente Ndadaye, fu costituito nell'aprile 2003 e successivamente, nel febbraio 2005, fu promulgata la nuova Costituzione, che stabiliva le quote etniche per determinare le posizioni di governo per Hutu e Tutsi. Malgrado questo gesto di avvicinamento e la firma del cessate-il-fuoco del 7 settembre 2006, le Forces Nationales de Libération (FNL), hutu, avevano deciso di continuare a combattere contro il nuovo potere, tanto che il loro leader, Agathon Rwasa, aveva dichiarato: "Questo governo è corrotto e non ha risolto il problema dell'inuguaglianza tra le popolazioni. Noi proseguiamo la nostra lotta contro le discriminazioni."
Lo scorso mese di maggio Rwasa è rientrato dal suo esilio volontario in Tanzania per partecipare al tavolo delle negoziazioni insieme a tutti gli altri partiti. A fine maggio è stato firmato un cessate-il-fuoco tra tutte le fazioni rivali, compresi i dirigenti dei movimenti in esilio, che il governo di Bujumbura considera alla stregua di terroristi. Se il cessate-il-fuoco costituisce il primo passo verso la riconciliazione, il disarmo rimane un altro compito difficile: nonostante anche nel 2006 le FLN avessero accettato il cessate-il-fuoco per poi invece riprendere le armi e far fallire le negoziazioni, stavolta, anche per merito della mediazione di Sudafrica e Tanzania, tutte le parti si dicono fiduciose ed assicurano che le cose andranno diversamente.
Alla fine di luglio, diversi militanti delle FLN si erano riuniti a Rugazi, nella provincia di Bubanza nel nord-ovest del Paese, per rendere le loro armi all'unità di protezione dell'Unione Africana, ma, secondo gli osservatori, solo una minima percentuale di armi sarebbe stata resa, spingendo il governo a chiedersi dove potesse essere la parte restante. "Tutti i combattenti ancora in possesso di armi sono considerati come criminali" hanno allora dichiarato le autorità il 25 luglio, criticando le FLN di non aver trasmesso al Mécanisme Conjoint de Vérification et de Suivi (MCVS) la lista dei propri combattenti. Agli occhi delle autorità si tratterebbe di una prova del fatto che il movimento continua a reclutare combattenti per raggiungere i 21100 uomini che dice di avere a disposizione in modo da ottenere condizioni più favorevoli al tavolo delle trattative. Il 7 luglio infatti, le FNL avevano preteso di essere riconosciute come partito politico, ma il governo ha negato la legalizzazione del movimento finché non fossero terminate i raduni dei combattenti.
Agathon Rwasa prima di tornare in Burundi aveva firmato un accordo con il governo in cui il suo gruppo si impegnava a mettere fine alla ribellione, infatti, dal 30 maggio, giorno del suo ritorno, i fucili hanno taciuto e lui continua a denunciare la ribellione. Questa nuova facciata moderata serve a Rwasa per ottenere posti di governo per le FNL: il 15 agosto, infatti, le FNL hanno recapitato una lettera ai mediatori in cui esigevano la suddivisione del potere "50% - 50%" tra il Palipehutu (Parti de Libération du Peuple Hutu, il ramo politico delle FNL) ed il governo burundese. "Durante tutto il processo di negoziazione, il Palipehutu-FNL ed il governo del Burundi sono stati messi sullo stesso piano d'uguaglianza […] perciò la suddivisione del potere deve essere effettuata sul principio d'uguaglianza in tutti gli aspetti della vita nazionale", afferma Rwasa nella lettera, continuando: "Per essere precisi, vogliamo avere una delle due vice-presidenze (del Paese, ndr) e 13 dei 26 ministeri del governo burundese, tra cui il Ministero degli Interni, degli Affari Esteri, della Difesa, delle Finanze, della Pianificazione, dell'Agricoltura e dell'Allevamento, della Pubblica Istruzione, della Sanità, del Commercio, del Lavoro e dell'Energia e delle Miniere." (sì, prego, servitevi pure! E poi che altro? Una fetta di culo vicina all'osso?) Inoltre (ecco, la fetta di culo…), le FNL chiedono una divisione "metà-metà" anche dell'esercito, della polizia e dei servizi segreti, oltre (ovviamente) alla testa di questi corpi, 10 posti d'ambasciatore, in particolare all'ONU e nelle grandi capitali del mondo, il posto di procuratore generale della Repubblica, 9 dei 17 posti di governatori delle province e la testa di una decina di imprese pubbliche e banche.
Il Presidente Pierre Nkurunziza, ex-capo ribelle delle Forces pour la Défense de la Démocratie (FDD), ed Agathon Rwasa si sono incontrati il 18 agosto 2008 in presenza del Ministro della Sicurezza sudafricano Charles N'qakula per discutere delle richieste dei ribelli. Secondo Pasteur Habimana, il portavoce dei ribelli, essi avrebbero "deciso di trovarsi due volte a settimana, il martedì ed il giovedì, di mettere in piedi una commissione che si riunirà ogni volta che ci sarà un problema e di rivedersi a partire da domani [19 agosto, ndr] per studiare tutte le questioni in sospeso."
Le questioni in sospeso riguardano principalmente la divisione dei poteri politico e militare, che finora ha bloccato l'applicazione dell'accordo di cessate-il-fuoco dato che il governo finora ha rifiutato categoricamente di negoziare su questo punto.
Dopo che l'Unione Africana il 19 agosto aveva fatto sapere al governo ed ai ribelli del FNL che "la pazienza della comunità internazionale aveva dei limiti", esortando le due parti a smettere di procrastinare ritardando l'applicazione del cessate-il-fuoco del 7 settembre 2006, anche l'ONU il 27 agosto aveva fatto appello ad un accordo tra le parti in causa.
Durante un ulteriore incontro tenutosi il 29 agosto nella provincial settentrionale di Ngozi, il Presidente Nkurunziza ed il leader delle FNL Rwasa si erano inoltre accordati sul rilascio di un numero imprecisato di ribelli, altra condizione necessaria posta dalle FNL per il rispetto del cessate-il-fuoco.
Mentre le maggiori personalità politiche burundesi si dicono soddisfatte dei piccoli passi che si stanno compiendo per mettere fine al lungo periodo di instabilità, l’ex-Presidente Domitien Ndayizeye è stato eletto dai delegati del Frodebu (con oltre l’86% dei voti) candidato alle elezioni presidenziali che si terranno nel 2010. Se la vedrà ancora con Nkurunziza (che l’aveva fatto incarcerare con l’accusa, poi smontata, di stare preparando un colpo di Stato)?


Per informarsi: