Wednesday, October 8, 2008

Il Botswana, oltre i diamanti.


Nome Ufficiale: Lefatshe la Botswana (Repubblica del Botswana)
Capitale: Gaborone
Superficie: 600.370 km²
Popolazione (2007): 1,8 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 53% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 18,8% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: inglese e setswana (ufficiali), kalanga, sekgalagadi
Religione: Cristianesimo, Animismo
Gruppi etnici: Tswana (o Batswana), Kalanga, Basarwa, Kgalagadi, Bushmen
PIL (2006): 10,8 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dal Regno Unito dal 1966
Capo di Stato:
Ian Khama (in carica dall'aprile 2008, in seguito alle dimissioni dell' allora presidente Festus Mogae)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Botswana
Dal momento dell'indipendenza, il Botswana ha saputo gestire con intelligenza le proprie risorse tanto da avere una delle crescite più veloci per quanto riguarda il reddito pro-capite, trasformandosi da uno dei Paesi più poveri del mondo ad un Paese a reddito medio con un tasso di crescita economica annua eccedente il 9%. Principalmente grazie ai diamanti, di cui il Paese è il secondo produttore mondiale: il settore diamantifero rappresenta il 70% delle esportazioni ed il 33% del PIL. Per contro, il numero di impieghi generati dalla filiera rimane poco elevato e solo il 25% della popolazione attiva è legata, direttamente o indirettamente, al diamante. La cifra dovrebbere crescere in seguito alla creazione, nel marzo scorso, della Diamond Trading Company Botswana (DTCB), un'impresa nazionale (in seguito ad un'intesa con il gruppo sud-africano De Beers) per la valutazione, la selezione e la vendita delle pietre preziose provenienti dal sottosuolo del Paese.
Questa società, descritta da De Beers come la più sofisticata al mondo, grazie ad un trasferimento di competenze da Londra, assumerà e formerà migliaia di motswana per selezionare e vendere diamanti senza doverli più inviare a Londra.
Inoltre De Beers, presente in Botswana dal 1969, detiene in parti uguali con il governo la società mineraria Debswana, che produce oltre 30 milioni di carati all'anno (circa il 22% della produzione mondiale) e che impiega 6300 persone, di cui il 95% cittadini del Botswana.
Queste misure potrebbero effettivamente stimolare ulteriormente l'occupazione e la crescita del Paese (nel 2006 il tasso di disoccupazione del Botswana era al 17,5%).

La buona salute dell'economia del Botswana e la sua stabilità politica hanno attirato nel Paese un numero elevatissimo di immigrati alla ricerca di lavoro.
Fin dall'indipendenza nel 1966, il Botswana ha fatto ricorso ad un'immigrazione qualificata allo scopo di assicurarsi lo sviluppo economico di cui gode attualmente. Medici del Ghana e dello Zimbabwe ed ingegneri kenyani sono quindi arrivati in forze, ma oggi molti abitanti del Botswana si lamentano del gran numero di immigrati non qualificati provenienti dallo Zimbabwe. In un'intervista pubblicata da Jeune Afrique, Eugène Campbell, professore di sociologia all'Università di Gaborone, constata come "gli immigrati qualificati ormai preferiscano il Sud Africa o l'Europa. Oggi quelli che arrivano sono operai, domestici o lavoratori agricoli e l'85% di loro proviene dallo Zimbabwe". Ne sarebbero stati circa 80000 ad aver varcato la frontiera dal 2002, ma l'economia del Botswana (che oltretutto conta meno di 2 milioni di abitanti), concentrata sul commercio di diamanti e sul turismo, non riesce ad assorbire un tale flusso.
E, come succede anche nel nostro "Bel Paese", diventano un capro espiatorio cui imputare tutti i crimini commessi in un Paese noto per la sua quiete. Il Botswana, in cui possono passare 3 mesi senza visto, è ormai diventato una destinazione di prima scelta in cui molti rimangono illegalmente.
Certo, la situazione non è così esasperata come in Sud Africa, dove i rifugiati zimbabweani sono stati vittime di atroci violenze negli ultimi mesi, ma il nuovo presidente del Botswana Ian Khama (figlio del primo Presidente della Repubblica del Botswana Sir Seretse Khama) non è certo Thabo Mbeki ed ha deciso di far uscire il Botswana dalla sua neutralità opponendosi ferocemente al vicino Robert Mugabe e guidando una campagna contro la xenofobia in collaborazione con la Croce Rossa e le Nazioni Unite: vedendosi attribuire lo status di rifugiati, i cittadini zimbabweani sono dunque percepiti come "vittime" piuttosto che come clandestine.
Ora il problema più grave da risolvere per Khama rimane l'elevatissimo tasso di diffusione dell'AIDS nel Paese (il secondo al mondo dopo lo Swaziland), che affligge il 25% della popolazione adulta e fa sì che la speranza media di vita nel Paese non superi i 35 anni d'età.
Grazie ad una politica determinata di accesso ai trattamenti, durante i 10 anni di governo di Festus Mogae, che aveva fatto della lotta all'AIDS la sua priorità, il tasso di trasmissione del virus HIV di madre in figlio è calata dal 40% al 6%, ma c'è ancora tanta strada da fare per riuscire a preservare almeno le prossime generazioni.


p.s.: ogni volta che parlo o leggo di diamanti o che li vedo (per sbaglio, perchè a me non piacciono i gioielli) nelle vetrine delle gioiellerie continua a tornarmi in mente il film Blood Diamonds (anche se quello è ambientato in Sierra Leone…). Un pugno allo stomaco continuo. Bellissimo. (se non fosse così stupidamente hollywoodiano…)


Per la Mente (Libri):
The n.1 ladies' detective agency (Alexander McCall Smith);
When rain clouds gather (Bessie Head);
Maru (Bessie Head);
A question of power (Bessie Head)


Per le Orecchie (Musica):
Ratsie Setlhako
Matsieng
Franco and Afro Musica
Vee

Per gli Occhi (Cinema):
Attualmente stanno girando una versione cinematografica della serie di racconti The N.1 Ladies' Detective Agency diretta da Anthony Minghella (Il Paziente Inglese).

Per la Bocca (Cucina):
Ah, la cucina del Botswana! Molto "variegata"... ;-)
Queste ricette non ce l'ho, ma sono certa che qualcuna si trova sul libro di Chef Kumalé Cucine Africane (Ed. Sonda 1998)...
Seswaai o Chotlho (una specie di bollito molto salato);
Serobe (piatto fatto con intestini e frattaglie di pecora, capra o vacca cotti fino a diventare morbidi);
Bogobe (un porridge di sorgo, mais o miglio accompagnato da carne o verdure);
Ting (porridge di sorgo o mais fermentati cotti con l'aggiunta di latte e zucchero);
Tophi (bogobe cotto con latte acido ed un melone da cucina localmente chiamato lerotse);
Allora, adesso devo avvisarvi di una cosa… è disgustoso, ma devo farlo! Se per caso doveste passare da un supermercato in Botswana e vedere delle scatolette tipo delle del tonno sott'olio con su scritto mopane, mashonja o phane… NON COMPRATELE! A meno che non vi piacciano le avventure gastronomiche estreme…
In Botswana un'importante (ed economica) risorsa di proteine è costituita dai cosiddetti mopane worms (nome scientifico: gonimbrasia belina), che si possono trovare facilmente sul mercato in varie forme: seccati tipo patatine fritte, in salamoia, col sugo di pomodoro o con il peperoncino… Addirittura il Botswana li esporta pure 'sti vermaccioni! Ed il giro d'affari pare essere di circa 8 MILIONI DI DOLLARI L'ANNO!
Per chi fosse incuriosito dalla "gastonomia entomologica" (ed avesse uno stomaco più forte del mio), potete dare un'occhiata al sito
Food Insects (che culo! C'è anche The Food Insects Newsletter con le ricette)… buon divertimento!


Blog di alcuni volontari di Peace Corps in Botswana:

Tuesday, October 7, 2008

Benin: in marcia per emergere.


Nome Ufficiale: République du Bénin
Capitale: Porto-Novo
Superficie: 112.620 km²
Popolazione (2007): 7,8 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 46,9% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 65,3% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: francese (ufficiale), fon e yoruba
Religione: Cristianesimo, Islam, Animismo
Gruppi etnici: Fon, Adja, Peul, Yoruba, Somba
PIL (2005): 4,5 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 1 agosto 1960
Capo di Stato:
Thomas Boni Yayi (in carica dalle elezioni del 2006)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Benin

Da due anni, il Benin, il primo Paese africano ad aver sperimentato un vero ritorno alla democrazia all'inizio degli Anni '90, vive al ritmo di un dinamismo nuovo, caratterizzato da una reale ambizione economica.
Di più, gli abitanti di questo piccolo Stato dell'Africa occidentale si sono impegnati nella sfida di fare progressivamente del Benin una "tigre dell'Africa", proprio come esistono le "tigri dell'Asia". È la marcia per emergere.

Gran parte di questo nuovo impulso si deve al Presidente della Repubblica, Thomas Boni Yayi, eletto trionfalmente nel marzo 2006 con il 74,5% dei suffragi. Di formazione economica, ex-capo della Banca di Sviluppo dell'Africa Occidentale (BOAD), dal suo insediamento Boni Yayi sta conducendo una vera e propria crociata contro la corruzione dilagante da decenni nel Paese e che continua a frenarne lo sviluppo economico. Basti pensare che nel 2007 la classifica secondo l'indice di sviluppo umano dell'UNDP vedeva il Benin al 163° posto su 177 Paesi, mentre il vicino Togo, privato degli aiuti internazionali per più di 12 anni, era 152° in graduatoria. Secondo un rapporto dell'Ispettorato Generale di Stato reso pubblico nel novembre 2007 la corruzione fa perdere al Paese 50 miliardi di franchi CFA (equivalenti a circa 75 milioni di euro) ogni mese.
E allora al lavoro per salvare l'economia!


Per il momento la Cina rimane il più importante partner commerciale del Benin (e, per intensificare le relazioni con la Cina, si stanno costruendo nella città portuale di Cotonou degli enormi magazzini per lo stoccaggio di prodotti cinesi destinati ai mercati dell'Africa occidentale), ma il presidente sta puntando su una diplomazia attiva e basata sullo sviluppo che negli ultimi mesi l'ha portato in Francia, Germania, Cina, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud, Malesia, Singapore, Unione Europea, Stati Uniti, Belgio e Lussemburgo ad incontrare tutti i maggiori leader mondiali (strano che in Italia non sia venuto, eh?!). Boni Yayi, però, riserva un interesse particolare alla cooperazione Sud – Sud, così si è recato in quasi tutti i Paesi africani ed ha contribuito a mettere a punto un accordo di cooperazione con la Nigeria, il Togo ed il Ghana.
Ora il governo prevede una crescita del PIL del 6,8% nel 2008 e dell'8% nei prossimi anni, aspettative basate soprattutto sulla notizia (data nel novembre scorso) della scoperta di quattro grandi giacimenti le cui licenze sono già andate a compagnie canadesi, statunitensi e cinesi.
Escludendo il petrolio, l'agricoltura costituisce la vera rampa di lancio dell'economia del Benin. Terzo produttore di cotone a sud del Sahara dietro Burkina Faso e Mali, la raccolta 2007-2008 è stata particolarmente proficua, con un aumento di circa il 20% rispetto alla raccolta precedente. Inoltre, nel corso di questi due anni, il governo si è impegnato in un rafforzamento della filiera cerealicola ed in una diversificazione delle colture, sviluppando la filiera della palma da olio, dell'anacardo e dell'ananas.


Al cuore del cambiamento del Benin figura una vera politica di sviluppo delle risorse umane. Il governo ha fatto dell'istruzione una priorità. Così come le cure mediche per i bambini di meno di cinque anni, l'insegnamento primario è ormai gratuito, come era stato disposto dalla Costituzione dell'11 dicembre 1990 e come aveva promesso il candidato Boni Yayi.
Inoltre, per la prima volta nella sua storia, lo Stato del Benin ha lanciato un ambizioso programma di microcredito per i più poveri, finanziato con fondi statali ed accolto favorevolmente da Mohamed Yunus al momento del suo soggiorno in Benin nel 2007.

Insomma, in Benin qualcosa si muove. A grande velocità.
Ma, ovviamente, tutto questo dinamismo non piace agli "elefanti" della vecchia classe politica beninese e Boni Yayi può già annoverare tra i suoi nemici l'ex-Presidente della Repubblica Nicéphore Soglo e l'ex-Presidente dell'Assemblea Nazionale (il Parlamento del Benin) Adrien Houngbédji che lo accusano di condurre una politica accentratrice, tanto che nelle ultime settimane accesi scontri verbali in Parlamento sono diventati così soventi da far temere per l'unità del Paese.
Come nel caso della Mauritania (
ve lo ricordate?), io sono un po' scettica. Personalmente credo che un Paese come il Benin, governato per quasi 20 anni da un regime militare e sconvolto dalla corruzione dei suoi più alti dirigenti, abbia bisogno di un serio rilancio economico e di una figura politica forte. Ed il fatto che sia un economista invece che un militare mi fa ben sperare.
E voi, che ne pensate?


Per la Mente (Libri): Comment je suis devenu un rebelle (Serge Daniel – intervista a Guillame Soro);
Les routes clandestines (Serge Daniel);
Toute une vie ne suffirait pas pour en parler (Adelaide Fassinou);
Enfant d'autrui, fille de personne (Adelaide Fassinou);
Le chant du lac (Olympe Bhêly-Quénum);
Un piège sans fin (Olympe Bhêly-Quénum);
Les Francs-Maçons (Olympe Bhêly-Quénum);
La naissance d'Abikou (Olympe Bhêly-Quénum);
Sur la "philosophie africaine" (Paulin J. Hountondji)



Per le Orecchie (Musica):
Angélique Kidjo
Tchinck Système
Nel Oliver
Ardiess Posse
Africando
Tohon Stan



Per gli Occhi (Film):

Africa Paradis (Sylvestre Amoussou);

Anna from Benin (Monique Mbeka Phoba, regista di origine congolese)

Dilemma

che dilemma!

ho ricevuto dall'
inviato cazzone (ve lo ricordate?) un invito per andare a Kabul, una citta' che mi ha sempre affascinato in un paese che da sempre vorrei visitare.
e' partito in quarta: "vieni per un fine settimana, penso a tutto io: non preoccuparti per il biglietto che lo chiedo a mio cugino ha l'agenzia di viaggio e per il visto chiamo l'ambasciatore che tanto e' amico mio!" io cercavo di sviare il discorso, ma lui nulla, non ha voluto sentire ragioni... "no, no, ma di cosa hai paura? qui e' tutto tranquillo, non ti fidi di me? (ehrm... no! - ndr) fammi prendere cura di tutto e ti richiamo dopo!" vi giuro, un razzo!
e' vero che la sua famiglia vive li' e lui ha tanti agganci... MA IO HO PAURA!!!

che fare? accetto e rischio la vita o rinuncio e mi perdo il viaggio di una vita?



p.s.: il 10 ottobre e' la Giornata Europea Contro la Pena di Morte. ricevo dalla Mongi e vi giro l'invito di Nessuno Tocchi Caino: l'elenco dei relatori non e' dei migliori, ma magari qualcuno e' interessato...

Monday, October 6, 2008

Angola a muca para melhor?


Nome Ufficiale: República de Angola
Capitale: Luanda
Superficie: 1.246.700 km²
Popolazione (2007): 16,4 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 38% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 32,6% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: portoghese
Religione: Cristianesimo, Animismo
Gruppi etnici: Bantù (Ovimbundu, Kimbundu, Lunda, Bakongo, Cabinda)
PIL (2007): 61,3 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dal Portogallo dall'11 novembre 1975
Capo di Stato:
José Eduardo dos Santos (in carica dal 1979, quando fu designato Capo di Stato dai quadri del MPLA, il partito al potere)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Angola

Anche l'Angola è un Paese che mi sta molto simpatico, per la lunga lotta per l'indipendenza e per quella bandiera un po' così, una bandiera da vero Paese marxista (immagine). Ma purtroppo sembra che anche lì non tutto vada per il meglio…

Il 5 settembre si sono tenute le prime storiche elezioni legislative.
Grande due volte la Francia, situata al confine tra l'Africa centrale francofona e l'Africa australe anglofona (confina con i due Congo, lo Zambia e la Namibia), l'Angola è il settimo Paese del continente per superficie. Antica colonia portoghese, è il terzo Paese lusofono per popolazione (dopo Brasile e Mozambico). Le sue terre, tra le più fertili del continente, e le sue favolose ricchezze minerarie (in particolare petrolio e diamanti, che sono stati una delle ragioni della durata della guerra civile postcoloniale) spiegano il suo dinamismo economico attuale.
Dal 1964 (data dell'inizio della guerra per l'indipendenza, proclamata nel 1975) al 2002, l'Angola non ha conosciuto pace che per brevi sprazzi. Nel 1992, il partito d'opposizione, l'Unita (União Nacional para a Indipendência Total de Angola), non aveva accettato i risultati delle elezioni presidenziali e legislative che vedevano vincente il MPLA (Movimento Popular de Libertação de Angola), macchiate dal sospetto di brogli, ed aveva ripreso le armi.
Le elezioni del mese scorso invece, sono state monitorate da organizzazioni internazionali, che, considerando anche alcuni ritardi avvenuti nell'arrivo del materiale e nello spoglio delle schede (lo scrutinio è stato prolungato di una giornata per dare a tutti il tempo di votare), le hanno giudicate "imparziali e credibili" (a detta degli osservatori dell'Unione Europea e dell'Unione Africana) e "pacifiche e trasparenti" (secondo la Comunità di Sviluppo dell'Africa Australe e la Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese).
Ciò non ha impedito al MPLA, al potere dal 1975, di ottenere l'81,64% dei suffragi espressi (ovvero 191 deputati su 220).
L'Unita, che non ha raccolto che il 10,39% delle preferenze (16 deputati, contro i 70 del precedente parlamento), in un primo tempo aveva denunciato la "mancanza di credibilità" delle elezioni chiedendo, insieme ad alcuni degli altri 14 partiti presenti, un nuovo voto nei seggi in cui c'erano state difficoltà. La richiesta è stata immediatamente respinta da Caetano de Sousa, il presidente della Commissione Nazionale Elettorale, e dall'8 settembre l'Unita ha dovuto prendere atto della propria sconfitta senza appello.
Da parte sua, il MPLA non è sorpreso del declino del proprio principale avversario: "Politicamente, l'Unita paga il prezzo di tutti i crimini che ha commesso durante la guerra" afferma Rui Pinto de Andrade, direttore del dipartimento di Informazione e Propaganda del MPLA. Lopo do Nascimento, deputato MPLA ed ex-Primo Ministro, che aveva criticato il suo partito nel 2005, spiega che "L'Unita non ha saputo modificare la propria immagine di partito venuto dalla campagna" a causa di una mancanza di figure politiche emergenti dopo la morte in combattimento del suo fondatore Jonas Savimbi nel 2002.
Le figure-chiave dell'Unita sono infatti: l'attuale presidente Isaias Samakuva (cui vengono imputate la maggior parte delle colpe per la disastrosa sconfitta elettorale), che all'inizio degli Anni '90 dirigeva a Londra le rappresentanze esterne del partito; il suo rivale alla testa dell'Unita Abel Chivukuvuku, che era appena più conosciuto per aver partecipato all'organizzazione delle prime elezioni a Luanda nel 1992; il segretario generale del partito, Abilio Camalata Numa, che aveva un ruolo essenzialmente militare; Alcides Sakala, ex-presidente del gruppo parlamentare dell'Unita, e Adalberto da Costa Junior, segretario dell'informazione del partito, che, durante la guerra, erano entrambi delegate in Europa. Dunque, per il momento, l'unico punto di riferimento dell'Unita rimane… il fantasma di Savimbi.
Data questa mancanza di un leader riconosciuto e riconoscibile, la maggioranza degli elettori ha associato l'Unita alla guerra civile finanziata da Stati Uniti e Sud Africa per destabilizzare il governo di matrice marxista-socialista ed ha votato per la stabilità incarnata dal MPLA.

Al MPLA, partito al potere dal 1975, ed al presidente José Eduardo dos Santos, in carica dalla morte del "padre della patria" Agostinho Neto nel 1979, tecnocrate di formazione sovietica, gli elettori chiedono soprattutto un cambiamento in campo sociale ed una maggiore condivisione delle ricchezze.
Infatti, nonostante i progressi realizzati dal 2003 nella ricostruzione del Paese (grazie allo sfruttamento delle risorse petrolifere, il tasso di crescita del Paese è il più elevato al mondo – 23,4% nel 2007 – e l'inflazione è passata dal 44% del 2004 all'11,8% del 2007. In sei anni di pace il governo dichiara di aver realizzato 2400 km di strade, 223 servizi medico-sanitari e 30000 aule scolastiche e di aver formato almeno 90000 insegnanti!), la vera sfida per le autorità rimane il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, che continua a concentrare gli indicatori più bassi dal punto di vista della speranza di vita (41 anni; fonte Banca Mondiale 2006), dell'istruzione (nel 2005 il tasso di scolarizzazione primaria, secondaria e superiore era pari al 25,6% della popolazione e superiore solo a Somalia, Niger e Gibuti; fonte UNDP) e della ricchezza per abitante (2/3 degli Angolani vivono sotto la soglia di povertà, con meno di 2 dollari al giorno).
Tutto ciò mentre la capitale Luanda si modernizza e si ricostruisce (nel 2008 è diventata la città più costosa del mondo, detronizzando Tokyo, grazie ad una classe media frutto del boom economico che non si fa mancare alcun piacere: moda glamour, oggetti di design, strumenti high-tech, cocktail bar, serate di tendenza…), i prezzi degli immobili salgono alle stelle e le musseques (bidonville) aumentano nei quartieri periferici.
Luanda nuova Dubai?

Letteratura:
As Aventuras de Ngunga (Pepetela – EN: Ngunga's adventures: a story of Angola);
Luandando (Pepetela);
Ecos da minha terra (Óscar Bento Ribas – EN: Echoes of my land);
Luuanda (José Luandino Vieira);
A vida verdadeira de Domingos Xavier (José Luandino Vieira – EN: The Real Life of Domingos Xavier);
Nós os do Makulusu (José Luandino Vieira – EN: Our Gang from Makulusu)


Musica:
Ngola Ritmos
Bonga
Teta Lando
Carlos Vieira Dias
Waldemar Bastos
Neblina
Don Kikas
Army Squad
Dog Murras


Cinema: O Herói (Zézé Gamboa – EN: The Hero; FR: L'Héros);
Sambizanga (Sarah Maldoror)


Oh! E anche in Angola quante donne con gli attributi... ne parleremo un giorno (insha'llah!).

Sunday, October 5, 2008

Algeria: colonizzazione da manuale.


Nome Ufficiale: الجمهورية الجزائرية الديمقراطية (Repubblica Democratica Popolare d'Algeria)
Capitale: الجزائر (Algeri)
Superficie: 2.381.741 km²
Popolazione (2007): 33,3 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 60,5% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 30,1% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: arabo (ufficiale), berbero e francese
Religione: Islam
Gruppi etnici: Arabi, Berberi (Cabila, Touareg)
PIL (2006): 124,1 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 3 luglio 1962
Capo di Stato: Abdelaziz Bouteflika (in carica dalle elezioni presidenziali del 15 aprile 1999)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Algeria
L'Algeria è uno dei Paesi africani che amo di più, sicuramente perchè quando abitavo a Parigi nel fine settimana lavoravo in un ristorante algerino nel 20° arrondissement (anzi, se passate da Parigi e vi piace il couscous ve lo consiglio: Le Taïs, sul blvd. Ménilmontant, proprio di fronte all'omonima fermata della linea 2 del métro. Il venerdì ed il sabato sera il cous cous è offerto dalla casa a tutti i clienti!). In questo modo ho fatto amicizia con tanti algerini (la maggior parte di etnia cabila, non araba) di cui conservo ancora un bel ricordo. Anzi, il mio (ex) collega H. ancora continua a chiamarmi per invitarmi in Cabilia...

Ma l'Algeria è anche uno degli Stati africani che ha subito maggiormente le conseguenze della colonizzazione europea. Addirittura, dal 1947 all'indipendenza l'Algeria (grande circa quattro volte la Francia) non aveva più lo status di territorio coloniale, ma addirittura di département ("provincia"), alla stregua di Parigi o dell'Auvergne o di qualsiasi altra provincia sul territorio dell'Hexagone. Questa parificazione territoriale tra l'Algeria ed il territorio metropolitano francese tentava in parte di rimediare alle discriminazioni subite dai musulmani algerini fin dalla conquista francese (iniziata nel giugno 1830 e portata a termine solo 27 anni dopo, nel 1857, con la presa della Cabilia. Rivolte indigene continuarono ancora per un decennio circa e l'Algeria fu definitivamente "pacificata" solo nel 1871: un milione di persone, un terzo della popolazione, perì nella resistenza all'esercito colonizzatore): in base al decreto Crémieux del 1870 la cittadinanza francese veniva attribuita automaticamente solo ai 37.000 ebrei d'Algeria. Con l'introduzione del code de l'indigénat nel 1887, si distinse tra cittadini (metropolitani) e sudditi (indigeni), questi ultimi privi di quasi tutti i diritti politici e sociali. Al contrario, nel 1889 la cittadinanza francese fu concessa agli stranieri residenti, in gran parte coloni europei, che andarono così a formare il gruppo dei "pieds-noirs".
L'Algeria ha poi conquistato l'indipendenza nel 1962 in seguito ad una sanguinosa guerra di liberazione durata di 8 anni (un film da vedere è La Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo) che si concluse solo con il trattato di Evian che dichiarò il cessate-il-fuoco e legalizzò il Fronte de Libération Nationale (FLN).
La colonizzazione francese ha portato conseguenze importanti sia sul piano culturale (leggete ad esempio l'opera del tunisino Albert Memmi), tanto che molti algerini hanno ancora oggi più familiarità con il francese piuttosto che con l'arabo dato che l'istruzione venne "arabizzata" solo negli Anni '90, sia sul piano politico e sociale.
Come è accaduto in molti altri Paesi del Medio Oriente e dell'Africa, anche in Algeria dal momento dell'indipendenza si sono susseguiti una serie di colpi di stato e regimi militari che hanno portato, negli Anni '90, alla guerra civile ed alla nascita di movimenti islamisti (FIS, GIA, Groupe Salafiste pour la Prédication et le Combat…) che ancora oggi destabilizzano il Paese continuando nella loro politica stragista (l'ultimo attentato, il 29 settembre, ha causato 3 morti).
I regimi militari, purtroppo, sono una delle eredità più pesanti che la colonizzazione europea ha lasciato in Africa: nonostante Bouteflika sia stato eletto per mezzo di elezioni popolari, egli è il prodotto di quel establishment militare che aveva lottato fin dalla prima ora contro I coloni e che in tante società gode ancora del prestigio del resistente. L'Algeria oggi ha bisogno di democratizzazione e di normalizzare le relazioni con le minoranze etniche presenti nel Paese (in particolare è da risolvere la questione della Cabilia) e necessita di un ricambio generazionale ai vertici. Nonostante la grande ricchezza del proprio sottosuolo, l'Algeria non riesce ad uscire dalla sua impasse economica e tante risorse non vengono sfruttate (per esempio il suolo agricolo) per puntare sugli idrocarburi, che però vengono usati come merce di scambio per pagare il debito internazionale del Paese, creando un circolo vizioso che non permette all'economia algerina di decollare.
Tanti imprenditori si stanno facendo strada nel settore dei servizi (es. Aigle Azur), imprenditori nati nel periodo della decolonizzazione e che spesso hanno studiato o vissuto in Francia prima di rientrare ad investire in patria, quindi senza "agganci" con i partiti di governo: probabilmente proprio il tipo di classe dirigente di cui oggi ha bisogno l'Algeria.

Oh, e quanto si potrebbe parlare di grandi figure femminili in Algeria!


Per la Mente (Libri):
I dannati della terra (Frantz Fanon, di origine martinicana, ha vissuto in Algeria gran parte della sua vita e lì ha concepito la maggior parte della sua opera di critica della colonizzazione);
Storia dell'Algeria indipendente. Dalla guerra di liberazione al fondamentalismo islamico (Giampaolo Calchi Novati);
Algérie : la question kabyle (Ferhat Mehenni);
Lo straniero (Albert Camus);
La peste (Albert Camus);
La morte felice (Albert Camus);
La sete (Assia Djebar);
Donne d'Algeri nei loro appartamenti (Assia Djebar);
Lontano da Medina (Assia Djebar);
Nedjma (Kateb Yacine);
Il cerchio delle rappresaglie (Kateb Yacine);
Il Ripudio (Rachid Boudjedra);
La pioggia (Rachid Boudjedra);
La memoria del corpo (Ahlam Mosteghanemi);
Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (Amara Lakhouch – scrittore algerino residente da anni a Roma, ricercatore a La Sapienza, che scrive in italiano);
Zero Kill (Y.B., pseudonimo di Yassir Benmiloud);
Allah Superstar (Y.B.);
Il n'y a pas d'os dans la langue (Nourredine Saadi);
Pour une histoire franco-algérienne. En finir avec les pressions officielles et les lobbies de mémoire (Frédéric Abécassis e Gilbert Meynier, consultabile online su http://ens-web3.ens-lsh.fr/colloques/france-algerie/ );
Les Harkis dans la colonisation et ses suites (Fatima Besnaci-Lancou e Gilles Manceron);
Aujourd'hui en Algérie (Mohamed Kacimi, illustrazioni di Charlotte Gastaut e Christian Heinrich – libro per bambini);
Anche Jacques Derrida era nato in Algeria da genitori di fede ebraica…


Per le Orecchie (Musica):
Cheb Khaled
Cheikha Remitti
Cheb Mami
Faudel
Rachid Taha (il mio preferito)
Souad Massi
Ami Karim & Slam'Aleikoum
Beihdja Rahal
Karim Ziad
Lounès Matoub


Per gli Occhi (Cinema):
Dans la vie (Philippe Faucon);
La battaglia di Algeri (Gillo Pontecorvo);
Indigènes (Rachid Bouchareb);
Mémoires d'immigrés (Yamina Benguigui);
Barakat! (Djamila Sahraoui)


Per la Bocca (Cibo):
Cous cous (per chi volesse la ricetta del Taïs… basta chiedere!)
... e poi ci sono delle focaccine di semola troppo yummi di cui non mi ricordo mai il nome :-(


Per il Cuore (Arte):
Kader Attia;
Bruno Hadjih;
Rachid Koraïchi;
Abdallah Benanteur


Blogs:


colonna sonora: Ya Rayah (Rachid Taha)

Monday, September 29, 2008

Post Scriptum

probabilmente domani sara' l'Eid el-Fitr (non e' ancora certo, perche' dipende dalla luna), quindi avro' 3 giorni 3 di vacanza: ci vediamo sabato!
Eid Moubarak!

Clauds

Mal d'Africa

ieri non sono andata al lavoro perche' non mi sentivo bene. mal di gola e febbre. sembra paradossale visto che qui c'e' ancora una temperatura media di 32-35 gradi C, ma immaginatemi per 9 ore al giorno in una stanza con l'aria condizionata a 10 gradi e capirete meglio.

beh, essendo rimasta a casa tutto il giorno ad imbottirmi di musica e panadol, ho avuto il tempo di leggiucchiare un po' le riviste ed i giornali che avevo comprato il giorno prima alla co-op: Khaleej Times, Jeune Afrique, Afrique Magazine, New African e Courrier International.
ed allora direi che, visto il fatto che ottobre 2008 in gran bretagna e' il "Black History Month 2008", il mese dedicato alla storia dell'Africa, durante questo mese postero' sempre (o quasi) sul continente piu' sfruttato, piu' dimenticato e piu' bello del mondo. quello che ci fa venire il "male da ritorno". la culla dell'umanita'.
anzi, di piu', cerchero' di dedicare un post ad ogni paese, anche se questo significa 53 post in un mese (e' una media di 1,7 post al giorno eh!).
vabbe', ci provero'!
e spero che questo vi aggradi.


ed ora permettetemi di utilizzare le parole di una delle piu' belle canzoni del rapper di origine senegalese Akon:

(...)
A is for all the love and the life took away
F don't forget we were bought and trade
R ripped from the land and shipped away
I is the inspiration we use to survive
C have to see it with your own cries
A no play add it up and arrive

Still you don't know
The land is so gold and green
The place is so fresh and clean
And everyday I water my garden
Tell if you feel it deep in your heart and
The space is so cool and nice
Visit once guaranteed to visit twice
And if you just believe in the most high
I know you'll be all right

(...)

A that's my favourite place when I need to get away
F must forget but we can't forget to pray
R flight lands right on the runway
I in my homeland and I'm feeling so alive
C imagine Africa unite
A go on an accept her now it's all right

Still you don't know
Skin is so dark and brown
She lifts me right off the ground
But no you're not gonna see it on your TV.
So you just listen up and believe me
Her trees have the only cure
Her love is so new and pure
Act like this and then you can fly by
No I don't have to lie
Ma ma Africa you got
So much love to share
Pure blackness wantness is so rare
So much love to care
Let them no they missing out
(Mama Africa has) so much love to share
Sweet blackness wantness is be there
So much love to care
Let them no they missing out...

Tuesday, September 23, 2008

Whatever Happened to the Egyptians? *

Be forewarned: this post is bilingual and veeeeery loooooong.



Questo post era stato originariamente concepito in inglese qualche tempo fa (il 3 agosto per la precisione), in seguito ad alcune notizie che mi avevano colpita (una su tutte: la condanna in contumacia del sociologo
Saad Eddin Ibrahim a due anni di prigione per aver diffamato l'Egitto in una serie di discorsi sulla democrazia ed i diritti di cittadinanza in cui aveva criticato il regime della Sfinge, il presidente egiziano Hosni Mubarak). Ora, dopo la notizia di ieri del rapimento di 11 turisti (tra cui 5 italiani) nell'area di Gebel Uwainat, al confine tra Egitto, Libia e Sudan (QUI la notizia dal sito di RaiNews 24. QUI l'aggiornamento. Sono stati liberati? Boh, ancora non si capisce…), questo post torna buono per raccontarvi qualcosa che io so dell'Egitto e che Vespa e Mentana ignorano.
Per esempio che l'Egitto è un Paese bellissimo, dove però, purtroppo, la vita umana non vale molto…


Allora ho deciso che posterò l'originale in inglese e poi aggiungerò un commento in italiano.



This post was originally conceived in (a very poor) English on August, 3. Following the kidnapping of 11 tourist (including 5 Italians) in the mountainous area of Gebel Uwainat, near the borders between Egypt, Libya and Sudan, I am gonna publishing today the original draft in English followed by a comment in Italian. Just 'cause there are 2 or 3 things that I know and that our aligned journalists will not tell you.
For example: Egypt is a wonderful Country, but unfortunately human life is very cheap there…


"Exiled Egyptian human rights activist Saad Eddin Ibrahim, who also holds US nationality, was sentenced in absentia yesterday [August, 2] to two years in prison for defaming Egypt. Judge Hisham Beshir of Cairo's Al-Khalifa Court sentenced the sociologist and human right activist, who is currently in the United States, to two years behind bars for "tarnishing Egypt's reputation". He was granted bail of 10,000 EGP (equal to 1,890 USD). Lawyers Abul Naga al-Mehrezi and Hossam Salim had taken Ibrahim to court and accused him of defaming the Country after a series of speeches on citizenship and democracy in which he criticized the Egyptian regime. A judicial source said that Ibrahim has the right to appeal the decision (MENA – Middle East News Agency). HERE the (edited) news from Al Jazeera website.


But which offences did he cause to Egypt’s reputation?
And which reputation has Egypt today? The reputation of a Country whose president is just a puppet in American hands? A Country where someone who wants to run for the presidential elections (
Ayman Nour: 44 years old, chief of the opposition party Al-Ghad – Tomorrow – held in infamous Tora Prison since the "free" elections of 2005. In March 2008 a request of freedom for health reasons – Nour is diabetic – had been refused and even for the Egyptian National Day on July, 23 President Hosni Mubarak didn't include his name in the list of 1,587 prisoners who have been conceded pardon) is imprisoned? Where the government hunts and tortures any kind of out-of-line voices (homosexuals, trade unionists, journalists, bloggers…)? Where the governmental party agrees to giving the Muslim Brotherhood more “islamization” on civil matters to keep them quiet and then condemns them when they ask for more political power (they still have the biggest number of parliamentarians among the opposition parties in the Egyptian parliament)? Where, in the middle of a humangous crisis due to a galloping inflation and the rise of basic foodstuff, the President says he will reduce the taxes and then increases the price of oil and other goods by 20%?

Nope, the Egypt I know is not this Country.
The Egypt I know is a Country full of life and culture (not the Pharaonic culture and not the pre-packed culture of the Sphinx Mubarak).
The Egypt I know is the Egypt of poor warm people who shares with you their small dinner. The Egypt of kind, funny, sweet Bahz. The Egypt of people singing and playing oud in the streets in those hot summer nights. The Egypt of SDA. The Egypt of people assembling in the street to demonstrate for democracy and ready to be beaten by riot police while Mubarak held his pre-elections speech in the adjacent Presidential Palace.


If you go to Egypt on vacation, avoid Sharm el-Sheikh and try to live the contradictions of cities such as Cairo and Alexandria. Try to get acquainted to Egyptians and you'll be deeply paid back for your effort. Talk with the taxi drivers who want to convert you to Islam and never stop chitchatting about how bad the government is. Eat foul from a stall in the street. Go to Al-Azhar Mosque and lose yourself in the quietness and holiness of the place. Go to
Townhouse Gallery to discover the new generation of Egyptian artists.
Talk to the Egyptian youths: they move, they have ideas, they are clever. They are trying to figure out how to save their lives and their Country, but it's a long way to go if they don't have the support of other youngsters.

Egyptian bloggers are 2% of the global total.
Go and check
Bahz's blog (if you can read Arabic) or the internationally renowned Sandmonkey.
See what young people are doing, for example
Sustainable Development Association NGO.
Keep yourself updated and read.
And keep your mind open and ready to learn from everyone."


Fin dal mio primo viaggio in Egitto, nel 2004, ho avuto una sorta di affinità elettiva con questo Paese ed, ancor di più, con i suoi abitanti. Da allora ci sono tornata una volta all’anno. Ma, nonostante tutto questo amore, non sono mai stata a Sharm el-Sheikh… Perchè? Perchè Sharm el-Sheikh non è l’Egitto. O perlomeno non il mio Egitto.
Il mio Egitto è quello delle serate passate con gli amici alla Moqattam, a guardare l’immensa distesa illuminata del Cairo, chiacchierando, bevendo the e fumando. È quello della gente che nelle calde sere d’estate si riunisce nei café a cantare e suonare l’oud. È quello del koshary venduto a 1 ghinea o della colazione a base di foul mangiata in fretta per la strada, sul cofano di una macchina. È quello dei minibus che si infilano correndo tra una macchina e l’altra con i passeggeri aggrappati fuori perchè non sono riusciti a salire. È quello della condivisione. Condivisione dei bicchieri di stagno quando al “ristorante” ne portano uno solo per tutti i commensali. Condivisione della cena preparata dalla mamma di M. e M. che, per non farci accorgere della povertà della loro casa ha apparecchiato la tavola in camera da letto perchè le sembrava la stanza arredata in modo più dignitoso. Condivisione delle paure per il proprio futuro nonostante un’intelligenza brillante ed anni di studio. Condivisione di qualsiasi cosa.
E allora io condivido il mio Egitto con voi e non vi nego che mi intristisco quando leggo notizie come quelle che ho riportato sopra. Perchè, sarò pazza, ma a furia di condividere, ormai condivido anche la paura di tanti egiziani per le sorti del loro Paese. E condivido il loro essere egiziani, perchè un po’, sotto sotto, mi ci sento anch’io…


E mi intristisco anche quando sento parlare dell’egiziano medio come lo stereotipo del furbastro che cerca di imbrogliare i turisti.
Perchè questo non è l’egiziano medio che conosco io. Io conosco tanti egiziani. Ma nessuno di loro è un furbastro da quattro soldi.
Gli egiziani che io conosco sono persone umili, ma che condividono con gioia quel poco che hanno. Che mi hanno sempre aiutato in qualsiasi momento di difficoltà. Che non hanno esitato ad accogliermi nelle loro case e nelle loro famiglie. Che a volte mi hanno commosso per il grande valore che hanno dato alla nostra amicizia. Che non smettono di battersi per far tornare il loro Paese ad essere la culla della civiltà e della democrazia nel mondo arabo. Che scendono in piazza a protestare incuranti dei poliziotti anti-sommossa che a breve li massacreranno di botte e li arresteranno e tortureranno.
Che continuano a credere nel futuro e ad avanzare verso di esso a testa alta.





* Whatever Happened to the Egyptians? Changes in Egyptian Society from 1950 to the Present. (AUC Press, Cairo 2000 – 9th edition 2006) is a pamphlet by Galal Amin, Professor of Economics at the American University in Cairo.


Links:

3arabawy: journalist Hossam el-Hamalawy's blog (EN);

http://www.nawalsaadawi.net/: Nawal el-Saadawi's official website (EN);

Manal and Alaa's bit bucket: blog published by Alaa Abdel Fatah (who was imprisoned for 45 days in 2006) and his wife Manal (AR/EN);

Baheyya's blog (EN);

Fustat/Duweiqa, blog published di Ibn ad Dunia -Son of the World (EN);

Review of the movie "These Girls" about the lives of 4 girls from Cairo's poorest suburbia - from the blog Confessions of a Funky Ghetto Hijabi (thanks to Stef for the recommendation);

Salam(e)lik: journalist Sherif el-Sebaie's blog (IT);

http://www.harakamasria.org/: Kefaya, the Egyptian movement for change (AR).


Suggested Readings:


Non-fiction:
- Le Prophète et Pharaon (Gilles Kepel - originally in French, published in Italian as “Il Profeta e il Faraone” by Laterza): the best essay to understand the rise of Muslim Brotherhood and other radical Islamist organizations in Egypt;
- Cent mots pour comprendre l'Egypte moderne (Caroline Gaultier-Kurhan, Ali Kurhan et Abdel-Hafez Saleh Magdi - Paris, Editions Maisonneuve et Larose 2005);
- Il Risveglio della Sfinge (Vincent Hugeux e Tangi Salaün – in Internazionale 615, 4/10 novembre 2005);
- Explaining Egypt’s Targeting of Gays (Hossam Bahgat –
here on Middle East Report Online;
- Avenues of Participation: family, politics and network in urban quarters of Cairo (Diane Singerman – Cairo, AUC Press 1997);
- All’Ombra di Piramidi e Moschee. Scritti e Interviste (Naguib Mahfouz – published in Italian by Datanews);
- Arabi Invisibili. Catalogo ragionato degli arabi che non conosciamo. Quelli che non fanno i terroristi (Paola Caridi, prefazione di 'Ala al-Aswani – Milano, Feltrinelli 2007);
- There is a very interesting book I bought (in a moment of unexpected optimism about my knowledge of Arabic) in a bookshop in Alexandria whose title in Arabic is Gomhorrikiyah Ahl Mubarak ( جمهركية اهل مبارك ). I have never finished reading it (till now, insha'llah in the future), but it is a collection of enlightening articles written by an Egyptian journalist to highlight Mubarak's dirty manoeuvre to make his son Gamal succeed to him as Egypt's next president. Actually the title is very difficult to translate since Gomhorrikiyah is a word that does not exist in Arabic: it is a contraction of Gomhorriyah (= Republic) and Malikiyah (= Monarchy). Let's say "The Mubaraks' Monarchic Republic"!

Fiction:
- Emarat Yacoubian ('Ala al-Aswani – published in English as "The Yacoubian Building" by AUC Press and in Italian as "Palazzo Yacoubian" by Feltrinelli);
- Shikagu ('Ala al-Aswani – published in English as "Chicago" by AUC Press and in Italian under the same name by Feltrinelli -> I'm looking forward to
Stefania's review);
- Taxi (Khaled al-Khamissi – published in English under the same name by Aflame Books);
- Shatf al-Nar (Gamal al-Ghitani – published in Italian as “Schegge di Fuoco” by Jouvence);
- Zayni Barakat (Gamal al-Ghitani – published in Italian as “Zayni Barakat. Storia del Gran Censore della città del Cairo” by Giunti);
- Baydat al-Na'amah (Ra'uf Mus'ad Bastà – published in Italian as "L'Uovo di Struzzo. Memorie Erotiche" by Jouvence);
- Al-Karnak (Naguib Mahfouz – published in Italian as “Karnak Café” by Newton Compton);
- Hadrat al-Muhtaram (Naguib Mahfouz – published in English as “Respected Sir” by Anchor and in Italian as “Un Uomo da Rispettare” by Newton Compton);
- Yawm Maqtal al-Za’im (Naguib Mahfouz – published in English as “The Day the Leader was Killed” by Anchor and in Italian as “Il Giorno in cui fu ucciso il Leader” by Newton Compton);
- Mawt al-Rajul al-Wahid (Nawal el-Saadawi – published in English as “God Dies by the Nile” by Zed Press and in Italian as “Dio muore sulle rive del Nilo” by Eurostudio);
- Imra’a ‘ind Nuqtat al-Sifr (Nawal el-Saadawi – published in English as “Woman at Point Zero” by Zed Press and in Italian as “Firdaus. Storia di una donna egiziana” by Giunti).

Monday, September 22, 2008

Turisti italiani rapiti in Egitto.

ho appena appreso che un gruppo di turisti (non riesco a capire se 11 o 15) e' stato rapito ad Assuan. tra di loro pare ci siano anche 5 italiani (perlomeno cosi' ha confermato la farnesina).
avevo scritto un post sull'Egitto qualche settimana fa. direi che domani urge pubblicarlo, per ricordare il fermento di questo paese al di la' dei commenti portaportiani che ci (vi) attenderanno in questi giorni e dell'immagine stereotipata che ne presenteranno i media italiani.
ibm (insha'llah boukra mumkin).
ma3 al-salama
clauds

Sunday, September 21, 2008

Oltre il Velo - Un po' di storia.

L'altra sera sono andata con alcuni amici (tra cui F. e G., il nuovo stagista dell'ambasciata) ad un iftar (per i distratti: ne parlavo l'altro giorno, rileggetevi il post precedente). In macchina si parlava del Ramadan e di come ci si dovrebbe comportare per rispetto dei musulmani e di ciò che per loro significa digiunare e ad un certo punto G. ha detto: "Che religione di merda l'Islam! Non si può fare niente!". Io mi sono un attimino rabbuiata, invece F. è scoppiata a ridere ed ha detto: "Lo dici a lei (io, ndr) che è mezza musulmana!". Quindi abbiamo cercato di spiegargli che la religione islamica non è quello che ci fanno credere nei programmi televisivi ed abbiamo iniziato a parlare di come i princìpi di base dell'Islam siano molto simili a quelli del Cristianesimo. E lui ribatteva parlando di velo…

Ora, io non me la sono presa per il suo discorso perchè capisco che non si può essere dei completisti come er sor Alessio (e così ci ho rimollato pure la marchetta) e, come quando si parlava del crack della Lehman io, che sono una capra in economia, ho dovuto chiedere lumi a G. che ne sa sicuramente molto più di me (e non ci vuole molto, ma lui ha studiato Business Administration), alcune persone ignorano cosa significhi davvero "Islam" e ne hanno una visione distorta da quello che dicono i media.
Quindi credo solo sia ora di continuare a fare un po' di
"storia del velo".



l'immagine è un'opera dell'artista iraniana Shirin Neshat.



Il complesso rapporto tra la donna e l'Islam è definito principalmente dalla shari'a (شريعة dalla stessa radice di "strada, cammino, via"), la legge islamica basata sui testi islamici secondo l'interpretazione di 4 principali scuole giurisprudenziali musulmane, e dalla storia e cultura del mondo islamico.
Diffondendosi oltre i confine dell'Arabia, l'Islam incontrò società con radici molto antiche con cui dovette imparare a convivere.
L'Islam è infatti una religione "flessibile" (nel senso che tende ad adattarsi alla società in cui si diffonde) ed allo stesso tempo "conservativa" (che tende cioè ad assimilare e lasciare immutate pratiche ed usi indigeni dei luoghi in cui si è affermata), perciò i Paesi a maggioranza musulmana danno alle donne gradi di diritti variabili rispetto al matrimonio, al divorzio, ai diritti civili, allo status legale, al codice vestimentario ed all'istruzione.

L'Islam, comunque, è sempre stato pieno di grandi figure femminili di cui col tempo mi piacerebbe parlare.

La shari'a è il prodotto di linee guida coraniche recepite dalla giurisprudenza islamica o fiqh (فقه = diritto), secondo l'interpretazione delle tradizioni riguardanti la vita del profeta Muhammad (سنّة = Sunna, formata dagli أحاديث = ahadith, sing. حديث= hadith), selezionate in base all'attendibilità dei trasmettitori da studiosi musulmani. Queste due fonti principali (ovvero Corano e Sunna) vengono integrate dall'ijma' (إجماع), ovvero il consenso della comunità, e dal qiyas (قياس), cioè il ragionamento personale induttivo del giurista musulmano (فقيه = faqih).

Le riforme coraniche, che in molte regioni hanno migliorato la posizione femminile rispetto al periodo precedente l'avvento dell'Islam, sono state spesso "minate" dalla riasserzione dei costumi tribali, o dall'uso di tali costumi sotto il nome di legge islamica (un esempio famoso: le mutilazioni genitali femminili, che non c'entrano nulla con la religione islamica, ma piuttosto con tradizioni antichissime -non a caso si parla di "circoncisione faraonica"- presenti in alcune zone dell'Africa in cui successivamente l'Islam si è diffuso).

Analizzando la situazione femminile da un punto di vista marxista, come fa per esempio Valentine M. Moghadam nel suo Modernizing Women: Gender & Social Change in the Middle East (Lynne Rienner Publishers, USA 1993, nuova edizione riveduta 2003), la posizione delle donne è influenzata maggiormente dal grado di urbanizzazione, industrializzazione, proletarizzazione e strategie politiche dello Stato piuttosto che dalla cultura o dalle proprietà intrinseche dell'Islam ed infatti la religione islamica non è nè più nè meno patriarcale di altre fedi, come per esempio il Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Induismo.

Inoltre lo spirito delle riforme coraniche è stato spesso modificato da interpretazioni storiche o culturali riaffermanti la dominazione maschile o perpetranti la disuguaglianza di genere (per esempio il wahhabismo vigente in Arabia Saudita).
Per valutare l'effetto innovativo dell'Islam sullo status femminile basta comparare la situazione femminile nella Penisola Araba prima e dopo l'avvento dell'Islam.
La condizione femminile nell'Arabia pre-islamica era piuttosto povera: gli storici citano come pratiche comuni l'infanticidio delle bambine, la poligamia illimitata, l'esclusione delle donne dall'eredità. L'avvento dell'Islam nel VII sec. d.C., invece, migliorò lo status delle donne introducendo dei diritti (divorzio, eredità, istruzione, proprietà) che nelle legislazioni occidentali vennero accordati solo secoli più tardi.

Per esempio fu abolito l'infanticidio femminile ed alle donne fu riconosciuto totale diritto di personalità. Furono istituite misure per la protezione di vedove ed orfani. La dote, che prima era una sorta di "bride-price" pagato al padre divenne un dono nuziale mantenuto dalla sposa come proprietà personale. Venne introdotto il contratto matrimoniale per il quale serviva il consenso della sposa.
Nell'Islam le donne hanno da sempre diritto di proprietà, tanto che la prima moglie del Profeta Muhammad,
Khadijah, era quella che si definirebbe oggi una "donna in carriera" ed era la proprietaria di un commercio carovaniero in cui lavoravano molti uomini, tra cui appunto il suo futuro marito. L'unica questione un po' controversa a mio avviso riguarda il diritto ereditario: la parte d'eredità riservata ad una donna è normalmente la metà di quella che spetta ad un uomo. Storicamente questo viene spiegato argomentando che le responsabilità dell'uomo nel sostentamento della famiglia sono maggiori di quelle della donna, che in passato non lavorava e si occupava della casa e dell'educazione dei figli.
Anche in materia legale il peso della donna è minore di quello dell'uomo: ad esempio, per alcuni tipi di reato, la testimonianza di una donna non è ammessa o vale metà di quella dell'uomo (ovvero: per incriminare qualcuno servono due testimoni di sesso maschile o quattro di sesso femminile). Inoltre, il "prezzo del sangue" (دية = diyya), ovvero il risarcimento pagato ai parenti della vittima di un omicidio non intenzionale, è doppio nel caso di un uomo (questo perchè la diyya è una consuetudine pre-islamica che non è stata modificata nel Corano).


Bene, dopo questa premessa generale, direi che prossimamente potrò iniziare un excursus Paese per Paese.



Vi lascio la poesia "Linguaggio Segreto" di Zhabiya Khamis, poetessa degli Emirati Arabi Uniti incarcerata per cinque mesi senza processo a causa dei suoi scritti che in seguito sono stati messi al bando. La poesia l'ho presa dal libro Non Ho Peccato Abbastanza. Antologia di Poetesse Arabe Contemporanee. (a cura di Valentina Colombo - Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2007).


La pelle della donna sogna qualcuno che la possa leccare
i suoi capelli sognano la mano che li districhi
la sua mano sogna il sudore annidato nel palmo dell'altra mano
le sue labbra sognano l'ardore del bacio
le sue ginocchia sognano due baci distinti
il capezzolo sogna qualcuno che lo succhi con passione
il collo sogna qualcuno che lo abbracci con una tenerezza dolorosa
il corpo sogna qualcuno che lo stringa senza tregua
il cuore sogna che i suoi battiti comunichino con un altro cuore
l'anima sogna qualcuno che la ospiti
i piedi sognano di camminare con questo ospite
e le braccia sognano di cullarlo per farlo addormentare
gli occhi sognano una lingua segreta che non ha bisogno di parole
l'orecchio sogna di udire il suo nome nell'immaginazione dell'altro
quando tutto è arido, i fiumi sognano l'esuberanza.




Qualche Link:

The Status of Woman in Islam by Jamal A. Badawi (EN);
Women and Islam: una serie di saggi riguardanti lo stato della donna nell'Islam con un'ottica comparativa (EN);
Symposium: Gender Apartheid and Islam (EN);
RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan): perchè NON va tutto bene! (IT).


Per chi fosse interessato a dei consigli di lettura, suggerisco, oltre ai saggi della Moghadam, quelli di Nawal El Saadawi e Fatema Mernissi (si trovano facilmente le traduzioni in italiano).

Wednesday, September 17, 2008

Ramadan Kareem! *



nella foto dei fanoos (lanterne usate durante il Ramadan)


Due sorprese mi hanno dato il bentornato ad Abu Dhabi mercoledì mattina al mio rientro in ufficio.
Una inaspettata, ovvero
il terremoto di magnitudo 6.1 con epicentro nel porto iraniano di Bandar Abbas e che ha causato almeno 7 morti in Iran. Una leggera scossa si è sentita anche qui e, nonostante cercassi di sembrare calma mentre la mia collega R. era presa dal panico, ammetto che un po' mi sono impanicata. Soprattutto perchè la scossa si è sentita distintamente e perchè l'ufficio si trova AL 12esimo PIANO! Una trappola per topi praticamente!
La seconda sorpresa, che in realtà una sorpresa non è in quanto ricorre ogni anno e le date le sapevo da parecchio, è stato il Ramadan (رمضان), cioè il nono mese del calendario musulmano, celebrato come mese sacro in quanto per i musulmani è il mese in cui il sacro Corano (القرآن الكريم) fu rivelato all'angelo Gabriele che poi l'ha dettato al Profeta Muhammad.
Le persone di fede islamica festeggiano quindi la rivelazione del Corano digiunando: il digiuno (صوم = sawm) del mese di Ramadan è uno dei cinque "pilastri dell'Islam" (أركان الإسلام = arkan al-Islam), ovvero quelle pratiche basilari che distinguono un musulmano (le altre sono la shahada cioè la professione di fede, la salat cioè la preghiera da effettuare 5 volte al giorno, il hajj cioè il pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita e la zakat cioè l'elemosina legale).
Digiunare durante il mese di Ramadan significa che nessun tipo di sostanza solida, liquida e/o gassosa deve penetrare nel corpo del fedele dall'alba al tramonto: sostanzialmente non si mangia, non si beve e non si fuma. Questo perchè il digiuno dovrebbe insegnare la pazienza, il sacrificio e l'umiltà. Inoltre si dovrebbe pregare più del solito, leggere il Corano, astenersi dal linguaggio volgare, vestire in maniera castigata e moderare emozioni indesiderabili come la rabbia, l'avarizia, l'invidia e la lussuria. Durante il Ramadan i musulmani chiedono perdono per i peccati compiuti in passato, chiedono una guida per il futuro e si purificano tramite il sacrificio e le buone azioni caritatevoli.
Ogni giorno durante il sacro mese di Ramadan i musulmani di tutto il mondo si svegliano prima dell'alba per consumare un pasto leggero chiamato suhoor (سحور) ed effettuano la preghiera dell'alba (فجر = fajr). Poi si astengono da cibo, bevande e qualsiasi altro piacere fisico fino alla quarta preghiera della giornata, quella del tramonto (مغرب = maghrib). Poi possono consumare la colazione o iftar (إفطار) ed il digiuno si interrompe fino all'alba del giorno seguente.
Il 27esimo giorno di Ramadan è la notte più sacra: la "notte del destino" (ليلة القدر = Laylat al-Qadr), cioè l'anniversario di quando l'angelo Gabriele rivelò al Profeta il primo verso del Corano. Alla fine del mese di Ramadan si festeggia la "Festa della Rottura del Digiuno" (عيد الفطر = Eid al-Fitr) o "Festa Piccola" per distinguerla dalla “Festa Grande” o “Festa del Sacrificio” ( عيد الأضحى = Eid al-Adhà), cioè la festa della fine del pellegrinaggio, che è la più importante del calendario islamico.
Un'altra implicazione del Ramadan è la lettura dell'intero Corano. A questo scopo si tengono ogni sera nelle moschee delle speciali preghiere chiamate tarawih (تراويح) durante le quali si recita un'intera sezione del Corano (جزء = pezzo, parte: equivale ad 1/30 del Corano).

Questa è la teoria.
Ma nella pratica che succede nei Paesi musulmani durante il mese di Ramadan? La maggior parte dei negozi chiudono nel pomeriggio fino all'ora dell'iftar e poi rimangono aperti per gran parte della notte. Si preparano pasti particolari e si va a visitare parenti ed amici. Si comprano regali per la famiglia e gli amici. Si fa l'elemosina ai meno fortunati. Gli orari di lavoro vengono ridotti.
E poi di notte ci si scatena. O almeno questo è ciò che succede nella maggior parte dei Paesi a maggioranza islamica. Festival, concerti, recital di poesie, la gente che si riversa nelle strade a pregare ed a mangiare nelle tende allestite dale moschee o dai ristoranti…

Ecco, questo succede nella maggior parte dei Paesi musulmani, ma non negli Emirati, che, come al solito, sono un Paese particolare…
Qui i grandi alberghi allestiscono delle tende in cui è possibile fumare la shisha e giocare a carte, domino o backgammon però la musica dal vivo è severamente proibita (infatti le band che di solito si esibiscono nei club vanno in vacanza per tutto il mese), le radio devono essere tenute a basso volume (tranne che per la recitazione del Corano) ed è strettamente vietato ballare.
In compenso tutte le discoteche sono aperte e si può consumare alcool (solo i non-musulmani ovviamente). E questo non l'ho ancora capito perchè, mentre l'alcool è proibito dall'Islam, la musica non lo è. Ed in ogni caso il Ramadan rappresenta un mese sacro, quindi credo che noi expatriates potremmo anche rinunciare all'alcool per un mese per rispettare la cultura del Paese in cui viviamo.

Questo è il secondo Ramadan che passo ad Abu Dhabi, ma quest'anno, lo dico sinceramente e con un po' di vergogna, non sto digiunando (anche se, ovviamente, evito di mangiare, bere o fumare in pubblico).
L'anno scorso, temprata da due anni di "digiuno parziale", ho praticato un digiuno degno di un wahhabita: dall'alba al tramonto niente cibo, niente bevande, niente fumo, niente profumi e niente trucco. Rompevo il digiuno mangiando datteri come vuole la tradizione del Profeta. Nessun tipo di rapporto carnale. Vestiti casti.
Mi faccio i complimenti da sola: sono stata brava!
Però è stata un po' dura, quindi quest'anno evito di digiunare malamente per mancanza di motivazione.

L'anno scorso inoltre ho passato una settimana di Ramadan ad Alessandria d'Egitto e lì mi sono resa conto davvero come vivono il Ramadan i musulmani. Di giorno era tutto piuttosto morto, ma la sera, dopo l'iftar con i miei amici, non sono stata ferma un attimo: siamo andati a feste, ad un recital di poesie, al concerto di Mohamed Mounir all'Opera de Il Cairo… le strade erano piene di gente e non ci ritiravamo mai prima delle 3 di mattina. E ci ritiravamo alle 3 solo perchè i miei amici volevano mangiare il suhoor prima dell'alba e pregare, altrimenti saremmo rimasti svegli tutta la notte! Quindi me ne tornavo al mio alberghetto dove Ehab, il portiere di notte con cui ho fatto chiacchierate infinite, mi aspettava con il suhoor a base di foul (fave) e uova sode: la colazione dei campioni offerta dall'Hotel Cleopatra e compresa negli 8 euri di tariffa giornaliera della mia stanza…
In compenso, nonostante circa il 10% della popolazione egiziana sia di religione cristiana copta (e ad Alex la percentuale è ancora più alta), tutti i negozi che vendono alcoolici erano chiusi.

Ora, se qualcuno vuole provare l'emozione di digiunare per un giorno in segno di rispetto verso gli amici di fede islamica, vi lascio la ricetta per preparare la harira, una zuppa marocchina che si usa per rompere il digiuno e che io e la mia migliore amica S. abbiam cercato di preparare la settimana scorsa.
Ingredienti per 10 persone:
500 gr. di ceci lessati
200 gr. di lenticchie
500 gr. di cipolle
2 litri di brodo
concentrato di pomodoro
aglio (noi non ce l'abbiamo messo)
sale e pepe
cumino in polvere
olio d'oliva
prezzemolo e/o coriandolo
Fate un soffritto con aglio e cipolla. Aggiungete il brodo e poi ceci, lenticchie, concentrato di pomodoro, cumino, prezzemolo, sale e pepe. Fate cuocere a fuoco lento per un'ora e servite.
Noi abbiamo aggiunto al soffritto carne d'agnello (però in questo caso dovrete lasciar andare la zuppa per almeno due ore in modo da far intenerire la carne) e poi, alla fine, abbiamo aggiunto capelli d'angelo: era deliziosa!


Qualche link per chi volesse saperne di più:
Ramadan su Wikipedia (IT);
Le leggi che governano il digiuno durante il Ramadan (EN);
Il Ramadan per idioti ovvero tutto quello che c'è da sapere sul Ramadan spiegato come se avessimo 6 anni (EN);
Special Report di Arabian Business sul Ramadan (EN);
Informazioni utili dal sito del quotidiano The National per chi osserva il Ramadan ad Abu Dhabi (EN).

E qui sotto ho messo il calendario delle preghiere del mese di Ramadan ad Abu Dhabi (gentilmente regalatomi dal mio collega S.):



* Ramadan Kareem è l'augurio che i musulmani si scambiano durante il Ramadan (anche se mi dicono dalla regia che in Marocco si dice "Ramadan Moubarak"). Se qualcuno ve lo dice non fate come me che rispondevo "Grazie!"… gli egiziani dicono "Allah Akram", altrimenti si può semplicemente ripetere "Ramadan Kareem".