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Tuesday, April 7, 2009

Premonizioni



Ieri notte mi sono svegliata alle 5.37, improvvisamente preda, chissà, di un incubo, o forse della sete e del caldo.
Non potevo sapere che nello stesso momento, a L'Aquila, alcune persone avrebbero chiuso definitivamente i loro occhi, non svegliandosi mai più da quella notte di sonno.


La mattina, arrivando in ufficio, sono stata accolta dalle domande dei miei colleghi e dalle immagini brutali che Rai News24 sembrava quasi scagliarmi addosso con violenza quasi a farmi ammettere qualche colpa o a farmi abbandonare alla vergogna. Come aveva potuto il mio sonno essere così tranquillo?, sembrava chiedermi lo schermo. Ero impietrita.
Poi ho realizzato. L'Aquila. Mia sorella, Manuela, studia a L'Aquila.
Cazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzo.
L'ho chiamata, il suo cellulare era spento. Ho sentito il sangue gelarmisi nelle vene.
Ho chiamato mia madre, squillava. "Pronto. Hai saputo?" "Manuela. Come sta? Il cellulare è spento." "Non ti preoccupare, sta bene. Era qui a Pescara stanotte. A casa sua c'erano le sue coinquiline, c'è stata qualche lesione, ma niente di grave. Stanno bene."
DiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzieDiograzie.


5,8° della Scala Richter. Non è uno scherzo.
Circa 180 vittime finora. Non sono uno scherzo.
La settimana scorsa mia madre mi aveva scritto via e-mail che c'era stata una scossa di terremoto a L'Aquila e che mia sorella era stata svegliata nel cuore della notte dalla Protezione Civile e che il quartiere in cui abita era stato evacuato. Io avevo letto distrattamente, senza dar troppo peso alla cosa, conscia che l'interno dell'Abruzzo è quasi interamente zona sismica e che i terremoti sono avvenimenti ricorrenti, per fortuna senza finora aver eguagliato il vecchio "record" detenuto dal
Terremoto di Avezzano del 1915.


17.000 sfollati. Una cifra enorme.
Già me li immagino i nostri amministratori, rapaci come avvoltoi che sorvolano una carogna, riuniti tra i calcinacci nel Palazzo dell'Emiciclo, a fregarsi le mani pensando ai soldi della ricostruzione.
Pensando a come sfruttare la tragedia per fare un po' di promozione spiccia a questa regione "forte e gentile" dimenticata da Dio, ma non dai politici disonesti.
Finalmente, l'Abruzzo sarà un po' più conosciuto.
Finalmente, il terremoto aiuterà gli italiani ad imparare a situare questa regione sulla cartina geografica.
Per tantissimi anni l'Abruzzo è stata una regione sconosciuta, tanto che, quando sono andata a studiare a Venezia, i miei compagni di corso mi chiedevano da dove venivo e, non appena saputa la risposta, incalzavano: "E in che regione si trova Pescara?". La mia migliore amica, una che sa che Yaoundé è la capitale del Camerun, pensava che Pescara fosse nelle Marche.


Ora, finalmente, questa terra bellissima, con mare e montagne, parchi, boschi, cascate, chiese e castelli, diventerà un po' più famosa.
Eh sì, perché almeno stavolta è salita agli onori delle cronache nazionali per il terremoto, per le vittime che commuovono lo spettatore e lo muovono a pietà.
Un bel passo avanti rispetto agli scandali politici, l'unico altro parametro grazie al quale l'Abruzzo non cade nell'oblio.












p.s.: Se vi fidate di un'altra mia premonizione, il prossimo dovrebbe essere Franco Marini.
Ma il vecchio lupo appenninico è troppo furbo per farsi fregare come quegli altri fessi.


Tuesday, November 11, 2008

News dalla Terra Santa (perche' e' sempre bene non dimenticare...)



oggi e’ il quarto anniversario della morte di Yasser Arafat.


so che questo blog di solito parla di cazzate, frizzi e lazzi (e tra poco riprendo a farlo…), ma spesso questo avviene perche’ parlare di altre cose fa male. al cuore.
come per esempio parlare di Palestina

e gia’ mi faccio del male parlando tutti i giorni di Palestina con la mia collega R., palestinese con passaporto giordano che non ha mai visto la casa in cui suo padre e’ nato e che quasi ogni giorno mi racconta con le lacrime agli occhi le storie della sua famiglia e dei loro ulivi.
o mi faccio del male ripensando ad A., studente di informatica di Nablus che doveva far parte di una conferenza ad Alessandria alla quale ho partecipato anch’io, ma che non e’ potuto essere con noi perche’ gli hanno rifiutato il visto 6 volte e, quando sembrava che ce l’avesse finalmente fatta, i militari israeliani l’hanno bloccato e gli hanno impedito di lasciare il SUO paese.
o anche quando sul giornale leggo le notizie provenienti da “Gerusalemme Occupata” (come la chiamano qui) o da Gaza, dove la mia amica M. ha vissuto tutti i 24 anni della sua vita di donna forte e coraggiosa, con una speranza nel cuore ed il sorriso sulle labbra, scrivendo e-mail del tipo “Non preoccupatevi, va tutto bene. Io sto bene ed e’ tutto come al solito: non preoccupatevi per me.”

come disse un amico libanese una volta: “alcune persone sono nate per resistere”.


allora pubblico solamente una mail appena ricevuta da Roberta, un’amica italiana (alcuni suoi scritti li trovate qui), contenente “notizie e aggiornamenti alla rinfusa” (testuali parole):

"Gaza:
- sempre bloccati i rifornimenti (medicinali compresi, dal giugno 2007sono morte 255 persone perche` le autorita` israeliane non fanno entrare i farmaci o non fanno uscire i malati).
http://www.gcmhp.net/.
- La settimana scorsa gli israeliani hanno assassinato altre 5 persone.
- Il fine sett scorso e` attraccata la nave con aiuti umanitari per bloccare l`assedio, personalita` internazionali a bordo (tra cui amira hass, intervista di Haniyeh pubblicata su Haaretz).
- Fuochi d`artificio
Cisgiordania in generale niente di nuovo:
- soliti arresti (24 solo nel fine settimana), qualche morto, soldi internaz in arrivo
Da Ramallah notizie un po` piu` allegre: e` iniziato il festival del cinema delle donne, domani inizia quello internaz del cinema... finalmente e` uscito Ein Shams.., a fine mese in programma festa per raccolta fondi contro chiusura del manifesto.
Gerusalemme sempre al centro della notizia:
- Costruzione del nuovo museo della tolleranza sopra l`antico cimitero musulmano sul monte degli ulivi! Israeliani 10+ anche questo giro
- Nuove espulsioni a Gerusalemme est, tra cui la famiglia dei vecchietti AlKurd espulsi dalla loro casa due gg fa dall`esercito alle 6 di mattina. Il piano e` di costruire 250 unita` abitative per i poveri israeliani ebrei che a ovest non hanno piu` spazio
- Ieri l`esercito ha chiuso anche il teatro nazionale palestinese di gerusalemme est perche` stava organizzando un festival sovversivo.. festival di arte popolare!
- Oggi elezioni per il sindaco di Gerusalemme, della Gerusalemme capitale di israele, boicottate dai palestinesi residenti in citta`.. Scacco matto!
Indiscrezioni: tra i candidati a sindaco c`e` pure un russo, sospetto trafficante d`armi...”




e poi vi consiglio di visitare questo sito internet, in cui ci sono foto realizzate dai ragazzi nati e cresciuti nel campo di Balata, vicino Nablus.
spero di conoscerli presto questi ragazzi.


perche’ credo che ci sara’ un giorno, non troppo lontano, in cui R. potra’ finalmente usare la sua “chiave del ritorno” e tornare a vivere nella casa dei suoi nonni circondata dagli ulivi, M. potra’ finalmente viaggiare liberamente senza essere fermata negli aeroporti americani come “sospetta terrorista”, A. potra’ finalmente avere un passaporto vero e non vedersi rifiutare il visto per l’Egitto sei volte di fila e noi potremo dire che, si’, ci sono persone nate per resistere. Ed alla fine vincono.



فلسطين حرة



Sunday, November 9, 2008

Figlio di papà


Eh, è dura la vita dei celebuspawn, i figli delle celebrities! Mi immagino i poveri gemellini Brangelina, o la dolce Suri Cruise, o i Beckham boys… sempre sotto i riflettori, dover reggere il paragone con dei genitori così famosi, imparare prima la parola "paparazzo" che la parola "mamma"… certo, è dura!

Ma ancora più dura dev'essere per i pargoli di una celebrità "sui generis" come
OBL (se qualcuno indovina da dove ho preso l'acronimo gli dedico un post sull'argomento che preferisce… anche la fisica quantistica), come dimostra la storia del "piccolo" Omar, 27 anni ed una rischiesta d'asilo politico rifiutata.


È di mercoledì la notizia che
Omar Bin Laden ha chiesto asilo politico in Spagna, dopo che gli era stato rifiutato il permesso di vivere in Gran Bretagna con sua moglie inglese (qui una foto dei piccioncini...).
Ma aspettate perchè i risvolti della vicenda sono abbastanza interessanti, anzi, non saprei se definirli comici o grotteschi… che personaggio questo Bin Laden junior!

Omar, che si professa pacifista, ha chiesto asilo politico immediatamente dopo il suo arrivo all'aeroporto di Madrid con un volo dal Cairo, dove risiede.
Le autorità britanniche avevano rifiutato la sua richiesta di un visto da residente ad aprile, quando aveva spiegato di voler stabilirsi in Inghilterra con la sua nuova moglie inglese, Zaina Alsabah Bin Laden, 52 anni, il cui nome prima del matrimonio era Jane Felix-Browne (e già mi puzza la cosa).
L'ambasciata britannica al Cairo in una nota ha detto di aver basato la propria decisione sul timore che la sua presenza nel Paese possa causare "una considerevole preoccupazione a livello pubblico".


Omar è il quarto degli 11 figli nati dal matrimonio del padre con la prima moglie (Osama Bin Laden in totale è padre di 19 figli): in un'intervista trasmessa dalla CNN (qui) a gennaio, Omar aveva esortato il padre a rinunciare alla violenza con parole pregne di significato (le riporto in inglese come da articolo di Khaleej Times perché meritano): "I try and say to my father: 'Try to find another way to help or find your goal. This bomb, this weapons [sic], it's not good to use it for anybody."
Inoltre ha dichiarato di non aver più parlato con suo padre dal 2000, quando ha lasciato un campo di addestramento di Al Qaeda in Afghanistan con "la benedizione di Osama" (ah beh, e allora stiam tranquilli…) e di non sapere dove si trovi il leader di Al Qaeda (te lo dico io Omar: in una villetta in riva al Lago di Ginevra a godersi la plastica facciale e i soldi derivanti dagli affari con la famiglia Bush).

Oltretutto 'sto genio ha chiesto asilo proprio ai due Paesi europei che hanno sofferto dei più gravi attacchi terroristici dopo l'11 settembre 2001 rivendicati da organizzazioni facenti parte della galassia di Al Qaeda… priceless!

Secondo le leggi spagnole, il Ministro dell'Interno, Alfredo Perez Rubalcaba, ha 72 ore per prendere una decisione ed il richiedente ha diritto di appellarsi. Per il momento, mentre la sua pratica sarà vagliata dal Ministero dell'Interno, Omar Bin Laden rimarrà all'aeroporto.


Bene, le 72 ore sono scadute e devo assolutamente sapere se Omar ha ricevuto asilo o no. Ormai questa vicenda mi sta appassionando… go Omar go!




foto: vid' Omar quant'è bello... (talis pater...)



Update: oggi leggo che anche la Spagna ha rifiutato la sua richiesta di asilo… acc'! Chissà se ora ci riproverà con l'Italia...

Ma secondo voi su Facebook esiste una pagina per diventare fan di Omar? Beh, se non c'è a questo punto la creo io!



Saturday, November 8, 2008

Yes, we are different!


ci stiamo abituando a tutto in italia. ci stiamo abituando alle porcate di questo governo in materia di giustizia, istruzione, sanita', lavoro, immigrazione, ambiente, informazione... ci stiamo abituando ad un modo di pensare che non ha mai fatto parte della nostra cultura, ma che, a causa di vent'anni di martellanti messaggi mediatici, e' ormai entrato in tutte le case degli italiani. ci stiamo abituando a dichiarazioni che hanno del grottesco e del paradossale. ci stiamo abituando alla logica del "forte coi deboli, debole coi forti". ci stiamo abituando al razzismo.

l'ultima uscita di berlusconi sull'abbronzatura di obama e' stata solo l'ennesima cazzata uscita dalla bocca del nostro (sic) presidente del consiglio, ma ha avuto il merito di far scoppiare un caso a livello internazionale.
non che il fatto che venga insultato obama sia piu' grave del fatto che venga insultato un "negro" qualsiasi, ma almeno stavolta la cazzata e' stata di dimensioni cosi' enormi che ne hanno parlato tutti.
non avrei mai pensato di doverlo fare un giorno, ma stamattina ho inviato una mail al sito internat di obama, non perche' il fatto che sia stato insultato mi faccia star talmente male da non dormirci la notte, ma semplicemente per prendere le distanze (una volta di piu') da questo governo di ignoranti razzisti che io non ho votato. per dire al presidente statunitense (come se gliene fregasse qualcosa) che non tutti gli italiani si rispecchiano nelle parole e nella politica di quel buffone che ci ritroviamo a palazzo chigi.


a questo proposito, vi segnalo l'iniziativa, partorita da Il Russo e Silvano, contro il clima di razzismo generalizzato ed impunito che si sta diffondendo in italia e per dire al mondo






Siamo milioni di italiani e siamo invisibili.
Siamo milioni e non siamo volgari.
Siamo milioni e non siamo razzisti.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato la nostra storia.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato di essere di essere un popolo di emigranti.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato che eravamo dalla parte sbagliata nella seconda guerra mondiale.
Siamo milioni e siamo onesti e civili.
Siamo milioni e NON CI riconosciamo nelle parole del signor Berlusconi.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NON PARLA PER NOI - SI' NOI SIAMO DIFFERENTI



There are millions of us Italians and we are invisible.
There are millions of us and we are not vulgar.
There are millions of us and we are not racists.
There are millions of us and we have not forgotten our history.
There are millions of us and we have not forgotten that we are a people of emigrants.
There are millions of us and we have not forgotten that we were on the wrong side in the Second World War.
There are millions of us and we are honest and civil.
There are millions of us Italians who DO NOT recognize ourselves in Mr. Berlusconi's statements.
THE PRIME MINISTER DOES NOT SPEAK FOR US – YES, WE ARE DIFFERENT



Elezioni in vista in Ghana


Nome Ufficiale: Republic of Ghana
Capitale: Accra
Superficie: 238.540 km²
Popolazione (2007): 22,5 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 47,8% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 42,1% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: inglese (ufficiale), gha, akan, dagaare, twi, gonja, ewe, dagbani, dangme, fante, kasem, nzema, gurma, grusi, hausa…
Religione: Islamismo, Animismo, Cristianesimo
Gruppi etnici: Akan, Dagomba, Ewe, Ashanti, Akwapim, Krobo, Guan, Gurma, Gurunsi, Mande-Busanga, Fulani, Hausa…
PIL (2007): 14,9 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dal Regno Unito dal 6 marzo 1957
Capo di Stato: John Kofi Agyekum Kufuor (in carica dalle elezioni del dicembre 2000)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ghana

Dove eravate il 3 febbraio 2008? Io me lo ricordo benissimo: ero al Ninar Café di Abu Dhabi con uno dei rappresentanti con cui lavoriamo, F., un ragazzo siriano molto simpatico, Sales Executive di una tipografia con cui abbiamo avuto una fruttuosa collaborazione per un annetto.
Davanti ad una bella tazza di the verde al gelsomino, F. cercava di spiegarmi che da parecchio tempo voleva dirmi di provare ad andare oltre l'amicizia perché sentiva che ero "la ragazza giusta" e che… beh, ecco… insomma era "in love with me". Tutto questo mentre io cercavo di guardare in TV la finale della African Cup of Nations, il Campionato Africano di Calcio (tipo i nostri Europei, insomma, solo che si svolgono ogni due anni), che quest'anno si è tenuto in Ghana, la patria delle Black Stars (vincitori di 4 Coppe d'Africa): Egitto-Camerun. E non vi dico che urlo ho mollato quando l'Egitto ha segnato, vincendo così il secondo Campionato Africano consecutivo (eh sì, avevo visto anche la finale del 2006, vinta ai rigori contro il Senegal). E non vi dico neanche quanto fosse incazzato F. quando gli ho spiegato che stavo con un ragazzo egiziano (in realtà mentivo, perchè erano già un paio di mesi che la storia era finita in un tripudio di grida, litigi e parolacce): "Ho sempre odiato gli egiziani, ma ora li odio ancora di più" mi ha detto con un'espressione sprezzante.
Giuro che all'epoca m'era dispiaciuto per F., un bravo ragazzo, così come mi era dispiaciuto per il Ghana che non era arrivato in finale, un Paese che prende il calcio molto seriamente, almeno quanto la politica.
Ed infatti, in questo periodo di euforia per le elezioni americane, quanti sanno quali altre elezioni si tengono nel mondo in questa fine di 2008? Diverse, tra cui le elezioni ghanesi che si terranno il 7 dicembre per eleggere un nuovo presidente ed un nuovo parlamento.
Il Ghana presenta un innegabile dinamismo economico ed una stabilità politica invidiata da numerosi Paesi della regione, un bilancio che il presidente John Kufuor non mancherà di evocare alla fine dell'anno, quando lascerà la sua carica al termine del suo secondo ed ultimo mandato. Dalla sua elezione nel 2000, il successore di Jerry John Rawlings ha progressivamente liberalizzato i settori strategici della vecchia Costa d'Oro, attirando in questo modo investimenti stranieri e riuscendo a mantenere un livello di crescita sostenuto – una media annuale del 6% dal 2004 – nonostante l'instabilità climatica e la crisi attraversata dal Volta River Authority, l'impresa statale incaricata di produrre e fornire l'elettricità.
Inoltre, nel corso dell'anno passato, una serie di buone notizie ha alimentato il morale del Paese, prima fra tutte la scoperta, nel giugno 2007, di un giacimento di petrolio al largo della costa occidentale ghanese di una capacità pari, secondo la britannica Tullow Oil, a 400 milioni di barili (due mesi più tardi, la stessa compagnia ha scoperto un altro giacimento tra il porto di Takoradi e la frontiera ivoriana, portando così la capacità delle riserve provate a 1,2 miliardi di barili). In attesa dello sfruttamento di questi giacimenti, il settore minerario, ed in particolare quello aurifero, che vede il Paese al secondo posto nel continente per produzione dopo l'Africa del Sud, continua a sostenere la bilancia commerciale. Un'altra notizia che fa prevedere un futuro economico più roseo per il Paese è il boom del settore del cacao, che nel 2007, con 700.000 tonnellate, si è attestato al secondo posto mondiale dopo la Costa d'Avorio.
Nonostante le buone prestazioni economiche e nonostante il Ghana sia al di sopra della media africana in termini di reti stradali ed elettriche, rimane molto indietro per quanto riguarda l'accesso all'acqua potabile, gli impianti igienici e la connessione internet e la Banca Mondiale ammette che il Ghana necessita di spendere in infrastrutture circa il 12% in più all'anno per la prossima decade. Sicuramente qualcosa con cui il nuovo Presidente della Repubblica dovrà confrontarsi.
Nonostante 9 partiti si siano registrati per partecipare alle elezioni, pare che gli unici contendenti con buone probabilità di vittoria siano il National Patriotic Party (NPP) al potere ed il National Democratic Party (NDC) fondato dall'ex-presidente Jerry John Rawlings, una figura populista ancora difficile da ignorare.
Il NPP mette in campo Nana Addo Dankwa Akufo-Addo, luminare in campo giuridico e finanziariamente ben dotato, figlio del secondo Presidente del Ghana William Akufo-Addo. Con un gran numero di importanti finanziatori dalla sua parte, il NPP sta facendo la miglior campagna possibile ed i suoi PR si stanno ancora una volta dimostrando tra i migliori del Paese, ma, nonostante la minore disponibilità economica, il NDC non è assolutamente tagliato fuori dalla corsa.
Fino a qualche anno fa, il NDC era il partito più brillante del Ghana. Sia detto a suo credito, Rawlings lasciò il Paese nel 2000 in uno stato molto migliore di come l'aveva trovato quand'era salito al potere con il colpo di Stato del 1981: ha lasciato al Ghana le forze armate più disciplinate dell'Africa Occidentale, istituzioni che funzionano bene come l'Electoral Commission e la Commission for Human Rights and Administrative Justice (CHIRAJ) e, last but not least, ha passato il potere all'opposizione in modo pacifico in seguito alle elezioni libere e democratiche del 2000, in cui non aveva potuto presentarsi perché la Costituzione proibisce un terzo mandato presidenziale ed in cui il suo delfino Mills correva contro John Kufuor, risultato vincitore. Un'altra eredità lasciata da Rawlings è la pletora di media di cui il Ghana gode attualmente. Insomma, Rawlings rimane uno dei pochi ex-presidenti golpisti dell'Africa che può girare liberamente per la strada senza il rischio di venire linciato dalla popolazione.
Ironicamente, la popolarità di Rawlings è una sorta di spada di Damocle che pende sulla testa del suo partito. Il candidato presidenziale del NDC, il Prof. John Atta Mills, era un eminente professore di legge e capo dell'Internal Revenue Service prima che Rawlings lo nominasse suo vice. Questo è il terzo tentativo di Mills alla presidenza, dopo aver perso due volte contro Kufuor nel 2000 e nel 2004. Diversamente dal suo accattivante e loquace ex-capo, Mills è un uomo di buone maniere che parla placidamente, esattamente come il professore che è, e proprio per questo i suoi oppositori lo chiamano "il cagnolino di Rawlings", dicendo che un voto per lui non sarebbe altro che un voto per l'ex-presidente.
Non sono pochi a non digerire le ingerenze dell’ex-presidente: qualche anno fa, alcuni giovani dirigenti del NDC che non potevano più reggere il carattere prepotente di Rawlings provocarono una scissione all'interno del partito, abbandonandolo e formando il loro nuovo partito, il Democratic Freedom Party (DFP).
Neanche il NPP sembra privo di contraddizioni interne: dopo il rischio di uno spaccamento del partito durante l'ultimo congresso e dopo mesi di speculazioni, pressioni e pettegolezzi, il 15 agosto Nana Akufo-Addo ha scelto il Dott. Mahamudu Bawumiah, vice-governatore della Bank of Ghana, come vice. Prima dell'annuncio, diversi nomi erano stati fatti come possibili candidati: Hajia Alima Mahama, Ministro degli Affari delle Donne e dei Bambini, Boniface Abubakar Saddique, Ministro delle Risorse Acquatiche, del Lavoro e degli Alloggi, e Alhaji Mohammed Nurudeen Dauda Jawula, ex-Direttore Generale del Ministero della Sanità. Nonostante il Dott. Bawumiah, 44 anni, sia virtualmente sconosciuto all'interno dei circuiti politici, la sua selezione sembra servire a prevenire una frattura all'interno del partito: egli è infatti considerato un candidato di compromesso che può radunare sostegno per il partito nella parte settentrionale del Paese. Inoltre, per i commentatori politici, la scelta del Dott. Bawumiah dovrebbe contenere l'impatto del suo oppositore del NDC, John Dramani Mahama, che continua ad attrarre molti elettori. Al NPP, comunque, sono convinti che le buone prestazioni del Dott. Bawumiah alla Bank of Ghana siano una carta a favore suo e del partito.
Una tendenza preoccupante della campagna in corso è l'introduzione di etnicismo e violenza. Negli anni passati, i periodi elettorali erano occasioni gioiose in Ghana, ma la campagna di quest'anno ha assistito diversi scontri ed il linguaggio politico è spesso stato incivile.
Le violenze sono avvenute soprattutto tra sostenitori del NPP e del NDC, con il NDC che sostiene che la polizia è in combutta con il partito di governo. Molti ghanesi sono talmente preoccupati da aver iniziato ad organizzare preghiere collettive pubbliche per chiedere a Dio che le elezioni siano pacifiche ed una radio di Accra ha anche trasmesso programmi per sensibilizzare i ghanesi sulla necessità di un'elezione pacifica.
Varie strategie sono state impiegate dai partiti per attirare i votanti, ma quella che sembra aver avuto maggiore successo è quella delle 4 squadre adottata dal NPP, capeggiate rispettivamente dal presidente Kufuor, dal vice-presidente Aliu Mahama, da Nana Akufo-Addo e dal Dott. Bawumiah, prevede che esse girino parti diverse del Paese allo stesso tempo in ciò che la leadership descrive come "l'approccio multi-sistema per mantenere il potere", mentre il team di tre uomini del NDC del Prof. Mills, l'ex-presidente Jerry John Rawlings e John Mahama ha una missione simile. Queste elaborate strategie elettorali hanno ricevuto uno stimolo supplementare quando anche le mogli dei candidate presidenziali si sono imbarcate in campagne separate per sollecitare sostegno e voti per i loro mariti. L'unica che non si è gettata nella mischia è l'ex-first lady Nana Konadu Agyemang Rawlings, che, secondo alcuni analisti ghanesi, starebbe protestando contro la scelta del Prof. Mills di John Mahama come vice invece della preferita della signora Rawlings, Betty Mould Iddrisu.
Insomma, chi vincerà? Nonostante ci siano 9 partiti coinvolti, le elezioni sembrano una corsa a due tra Nana Akufo-Addo del NPP ed il Prof. John Atta Mills del NDC. Il terzo incomodo è il candidato del Convention People's Party (CPP, il partito del primo Presidente del Ghana, Kwame Nkrumah, che governò il Paese dal 1957 al 1966), il Dott. Papa Kwesi Nduom, che è stato ministro nel governo di Kufuor in entrambe le legislature. Eppure sembra comunque destinato ad arrivare terzo.
Akufo-Addo è oltremodo sicuro della sua vittoria e la sua sicurezza è stata rinforzata negli ultimi mesi delle grandi folle presenti ai raduni del partito. Ma gli osservatori indipendenti dicono che sarà un testa a testa, che il NDC non è una forza esaurita e che il Prof. Atta Mills potrebbe essere "third-time lucky": di certo, trattandosi della terza volta in cui guida il partito alle presidenziali, l'affabile Atta Mills deve vincere oppure scordarsi di condurre di nuovo il NDC in battaglia.
La posta in gioco è alta, ma i giochi sono ancora aperti.
Fate il vostro gioco allora.*

Per la Mente (Libri):
The Beautiful Ones are not yet born (Avi Kwei Armah);
Two Thousand Seasons (Avi Kwei Armah – un'epica sulla storia dell'Africa e sulla tratta degli schiavi: da molti critici definito banale e verboso, apprezzato dal Premio Nobel Wole Soninka. A chi crediamo?);
The Healers (Avi Kwei Armah);
Why are we so Blest? (Avi Kwei Armah);
Fragments (Avi Kwei Armah);
Anowa (Ama Ata Aidoo);
An Angry Letter in January (Ama Ata Aidoo – poesie);
In My Father's House (Kwame Anthony Appiah);
Cutting the Rose (Efua Doorkenoo – libro sul tema delle mutilazioni genitali femminili. La Doorkenoo è una delle fondatrici dell'associazione FORWARD – Foundation for Women's Health, Research and Development);
Ghana: The Authobiography of Kwame Nkrumah (Kwame Nkrumah);
Sosu's Call (Meshack Asare – per bambini);
Faceless (Amma Darko);
Beyond the Horizon (Amma Darko)

Per le Orecchie (Musica):
Selasee
George Darko
Reggie Rockstone
Obrafour
Daniel Amponsah
Akyeame
Okukuseku
Ashanti Brothers
Hi-Life International

Per gli Occhi (Cinema):
Heritage Africa (Kwa Ansah)

Per il Cuore (Arte):
Momodou Ceesay

Per la Bocca (Cibo):
Jollof Rice (riso servito con pollo e salsa al pomodoro);
Fufu (una specie di polenta fatta con cassava e platano e servita con una zuppa);
Kenkey (impasto di farina di granturco fermentata avvolto in foglie di banana e cotto al vapore);
Akara (fritti di fagioli);
Kontomire (foglie di cocoyam ridotte in purea, spesso servite con un po' di tonno e semi di zucca e condite con olio di palma);
Kelewele (platano fritto speziato);
Gari Biscuits (biscotti alla cassava)



* ho visto le foto dei candidati: così, a pelle, preferisco Mills. Però scommetto che vince Akufo-Addo.

Thursday, November 6, 2008

Hasta la esperanza siempre!


ero indecisa se inserire la foto sopra oppure questa con il titolo "Sant'Obama aiutaci tu!"...
ma girando un po' sul web noto che Obama e' subito diventato un'icona di certa sinistra, un'icona alla stregua di Che Guevara.

sono sinceramente contenta che abbia vinto e che questa sua vittoria sia un segnale cosi' forte per cosi' tante persone, ma... non staremo esagerando?

tutto il web e' tappezzato di post a sostegno di Obama. e, ripeto, mi fa piacere.
ieri apro Skype e vedo che la mia amica Mongi nel profilo ha scritto "... dopo Miss Italia avere un presidente nero non me par vero...". vabbe'.
la mia migliore amica, Sara, tornata ieri al lavoro (e ad una connessione internet) dopo un mese, mi manda una mail (oggetto: yes, we can) in cui mi parla un po' delle sue vicissitudini dell'ultimo mese ed in calce mi mette la frase pronunciata dal rapper americano Jay-Z alla vittoria di Obama: "Rosa Parks sat so Martin Luther King could walk, Martin Luther King walked so Obama could run, Obama ran so we could fly!". bella, non c'e' che dire.
poi ieri sera Mr. K. mi manda un sms, scrivendomi: "Today everybody believe that dreams realize. i have one..."
poi mi arriva una sfilza di sms da un caro amico, diplomatico ad abu dhabi, il primo dei quali e': "abbiamo.liberato.l'amerika.adesso.che.l'amerika.ci.liberi.da.anzio.a.kogelo.a.piazzale.loreto..." vabbe', forse era ubriaco...
infine Shareef (vedi post precedente) m'ha chiesto in prestito dei soldi ;-)


unica voce fuori dal coro, la mia amica F. (giusto per tornare al tema toccato 3 post fa di come gli expats frequentino persone con cui non hanno molto in comune):
F.: "allora, vieni alla festa hawaiana? io non so che mettermi..."
Clauds: "no, io non vengo. ma tu mi avevi detto che avevi deciso cosa metterti..."
F.: "si', avevo comprato una gonna hawaiana, ma non mi sta bene... mi fa i fianchi troppo larghi, adesso cerco qualcosa al marina mall... speriamo che trovo, senno' mi metto una gonna qualsiasi, una maglietta tirata un po' su e delle hawaianas..."
Clauds: "senno' vestiti da Obama, in fondo e' hawaiano pure lui! ho visto che ad halloween c'era una vestita come la palin..." (travestimento riuscitissimo oltretutto...)
F.: "e basta co' 'sto Obama! tutti co' Obama, Obama... a me m'ha gia' rotto 3/4..."


beh, non sarei cosi' drastica (anche perche' fino a gennaio non si insediera'...)
attendo con ansia che il nostro non ci deluda dopo tutta questa gioia e queste speranze (saranno ben riposte?) e, tra un annetto, mi riservo il diritto anch'io di cospargermi il capo di cenere e di entrare a far parte del club degli "obami" (la definizione e' del blogger Articolo21)...
per il momento... Obama attento: i'm watching you!
;-)

Shareef for VP!


quello nella foto e' Shareef, il "Kitchen Manager" del mio ufficio: purtroppo non si vede bene nella foto, ma non son riuscita a trovarne una migliore... :-( ... eppure ce l'avevo...
vi basti sapere che e' una persona deliziosa e sempre con il sorriso sulle labbra, anzi, molto spesso scoppia a ridere in maniera contagiosa e ci aiuta a mandare giu' le perle di stupidita' dei nostri boss e di molti dei clienti con cui abbiamo a che fare.

questo e' un post per chiedere ufficialmente la revoca della nomina di VP per Biden e la conseguente nomina di Shareef.
Obama, mettitela via: senza Shareef non ce l'avresti mai fatta!

a parte gli scherzi, Shareef e' un musulmano salafista (o salafita che dir si voglia), una persona moooolto religiosa (pur senza sconfinare nel radicalismo), e quello che mi ha detto ieri mi ha fatto molta tenerezza.
premetto (per l'ennesima volta) che ho sempre preferito Obama agli altri aspiranti democratici e repubblicani alla presidenza degli stati uniti, ma, nonostante questo, sono abbastanza scettica sulla sua politica (soprattutto sulla sua politica estera, che in definitiva e' cio' che mi interessa di piu' personalmente ed in quanto cittadina del mondo di cui Obama e' il "nuovo imperatore" -per usare un'espressione mutuata da Rouge: andatevi a leggere i suoi ultimi post che rispecchiano molto il mio umile pensiero sull'argomento Obama...).

vabbe', gia' mi sono dilungata abbastanza.
dicevo che ieri mattina per qualche strano motivo a me sconosciuto verso le 6 ho fatto una specie di strano sogno (ero in dormiveglia, quindi non son sicura se fosse un sogno o la mia coscienza che vacillava...) in cui vedevo i titoli dei giornali e le edizioni speciali dei telegiornali acclamare il nuovo presidente degli stati uniti... John McCain! John McCain? oddio, eppure l'altra sera m'ero tenuta leggera con la cena...
allora sono andata in ufficio, un po' spaventata per la verita'.
entro e vedo Shareef. sorridente, come al solito.
chiedo a lui...
Clauds: "Shareef, so what? Obama or McCain?"
Shareef s'illumina, mi fa uno di quei sorrisi enormi che mettono in mostra i suoi denti che non hanno avuto la fortuna di conoscere un dentista fino ad ora. denti veri, insomma, non come i miei riallineati con l'apparecchio. "un sorriso: un buon segno. e' fatta!" penso io.
Shareef: "you like Obama or this white man Glady?" (ok, mi chiamo Claudia, ma Shareef e' l'unico da me autorizzato a storpiare il mio nome... con gli altri m'incazzo, specie quando mi chiamano Clodia!)
Clauds: "come on Shareef tell me! Obama aw la?" (dimenticavo di dirvi che Shareef parla almeno 5 lingue tra cui l'arabo...)
ride. ride lui! io mi sto scagazzando addosso e lui ride!
poi mi prende la faccia con entrambe le mani e, sempre ridendo, mi fa: "Obama, Glady, Obama!"
Clauds: "evvai!" e gli ho dato un highfive.
Shareef: "you also like Obama, Glady? this other man not good, Glady. this not smiling. this too much war."
Clauds: "yes Shareef, i like Obama too. you are right: this McCain not good."
Shareef: "you know Glady? yesterday evening i'm praying for this Obama. i'm telling Allah: please Obama... today i see Obama, i'm too much happy!"
e ride.


io lo guardo ridere e viene da ridere anche a me. poi penso alle foto che mi mostra ogni tanto dei suoi figli in India e per una volta sorrido di cuore. penso a quanto questa vittoria di Obama possa significare per lui, a quanto le parole "hope" and "yes, we can" debbano avergli dato forza. penso che dovrei essere un po' meno cinica e che davvero per molte persone Obama rappresenta almeno un simbolo di speranza per un futuro migliore.

YES, WE CAN.

Wednesday, November 5, 2008

Saturday, November 1, 2008

Avevate dei dubbi?

e se il mondo potesse votare per l'elezione del presidente degli stati uniti d'america?




finalmente potete scoprire chi vincerebbe, grazie al sito

If the world could vote?




lo so, lo so che non potevate vivere senza...

Monday, October 27, 2008

La Grande Etiopia


Nome Ufficiale: የኢትዮጵያ ፌዴራላዊ ዲሞክራሲያዊ ሪፐብሊክ (traslitterazione dei quadratini: Ityop'iya Federalawi Demokrasiyawi Ripeblik – traduzione: Repubblica Democratica Federale d'Etiopia)
Capitale: Addis Ababa
Superficie: 1.104.300 km²
Popolazione (2007): 79,3 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 16% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 64,1% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: amharico (ufficiale), oromo, somalo, arabo, tigrino, bussa, afar, gurage, harari… oddio, mi sembra di stare ripassando filologia semitica… Peccato che Wikipedia mi dice che il ge'ez è il nome dell'alfabeto etiopico, mentre il pallosissimo libro che ci aveva appioppato la Cussini per l'esame spiegava che il ge'ez è una lingua del gruppo semitico parlata sugli altipiani dell'Etiopia. Diciamo che mi fido più della Cussini: Ca' Cappello rulez!
Religione: Cristianesimo (Copti), Islamismo, Ebraismo (ormai in Etiopia è rimasta un'esigua minoranza di falasha, ebrei etiopi che dicono di discendere dal Re Salomone e dalla Regina di Saba. La maggior parte di loro è stata mandata in Israele in cambio di armi israeliane usate dall'Etiopia per combattere i ribelli eritrei. Quando si dice la religione…)
Gruppi etnici: Ahmara, Tigré, Oromo, Afar, Sidamo…
PIL (2007): 15,9 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dall'Italia dal 27 novembre 1941 (anche qui ci sarebbe da discutere, che, a parte la breve dominazione fascista, l'Etiopia è stata un regno indipendente per oltre due millenni)
Capo di Stato: Girma Wolde Giorgis (in carica dalle elezioni del giugno 1995)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Etiopia

L’Etiopia è uno dei paesi africani che più mi affascina. Si mormora che qui si trovava il mitico regno di Saba di cui parla la Bibbia. La famosa regina di questo regno ha molti nomi, ma che voi la chiamiate Sheba, Saba, Makeda o Bilqis è indissolubilmente legata a Re Salomone. Gli etiopi credono infatti che dall’unione di questi due grandi monarchi sia nato il glorioso regno di Axum, uno dei più potenti dell’antichità. Ad Axum è anche stata riportata la celeberrima stele, rubata dai fascisti dopo la conquista dell’Etiopia nel 1935. Ci causa grande vergogna e infamia ricordare la conquista dell’Etiopia ad opera fascista, come l’operato del viceré Rodolfo Graziani o quello di Badoglio, che ha usato i gas irpini quando questi erano vietati dalle convenzioni internazionali. Tutto sommato, però, se a mia nonna l’Etiopia può ricordare una certa terribile canzone colonialista, a me ricorda di più i mezzofondisti alle Olimpiadi. L’Etiopia è il paese dei negus, gli imperatori. Sì, perché sebbene l’Etiopia sia stata conquistata dall’Italia fascista, è sempre stato un paese con mire imperiali, basti notare le sue politiche in materia di confini. L’Etiopia ha dato i natali alla parola ras, che designava in origine i signori feudali etiopici, ma che dopo la conquista dell’Etiopia è diventata sinonimo di capo di squadra d’azione fascista. L’Etiopia è anche, ovviamente, il paese simbolo della cultura rastafari, il cui nome deriva da Ras Tafari, cioè l’imperatore d’Etiopia Haile Selassie I, che secondo alcuni credenti era la reincarnazione di Gesù.

Questa bellissima introduzione me l'ha inviata Stefania, che ringrazio dal profondo del cuore (e non solo per l'introduzione e per il tempo che ha impiegato per scriverla): volutamente non ho cambiato neanche una virgola perché la sento molto "vicina" alle mie sensazioni e si tratta, parola più parola meno, di quello che avrei voluto scrivere io se fossi dotata di una prosa altrettanto fluida.
Rastafari, fondisti e mezzofondisti (quando ero adolescente e correvo i 5000 e le campestri il mio mito assoluto era Abebe Bikila… poi ho aggiunto anche Gebreselassie)… alle suggestioni aggiungerei solo l'amharico, che è una lingua che mi sarebbe sempre piaciuto imparare.
Giustamente la Stef accenna ai negus ed alle mire imperiali (ed imperialistiche) dell'Etiopia, che si riscontrano ancora oggi nei suoi controversi rapporti con i Paesi vicini.


Secondo Presidente della Repubblica Federale Democratica d'Etiopia democraticamente eletto dopo Negasso Gidada, l'8 ottobre 2007 Girma Wolde Giorgis è stato rieletto per ulteriori sei anni. L'avvenimento però è passato piuttosto inosservato. Ed a ragione, visto che in Etiopia la presidenza è un titolo puramente onorifico e chi concentra l'essenza del potere è il Primo Ministro, ovvero il "padre padrone" Meles Zenawi.
Inizialmente presidente ad interim, poi Primo Ministro eletto nel 1995, 2000 e 2005, Zenawi nel 2008 ha collezionato il suo 17° anno consecutivo al potere.

Tigré (del nord), 53 anni, ex-studente di medicina prima di darsi alla macchia nel 1974 e raggiungere i ribelli del Tigrayan Peoples' Liberation Front (TPLF), Zenawi ha saputo stabilizzare un Paese devastato dal "terrore rosso" di Menghistu Haile Mariam che ha fatto centinaia di migliaia di morti. Un tempo citato tra i dirigenti africani garanti di un certo "rinascimento democratico" e sostenuto da tutte le potenze occidentali, a partire dal 2005 il suo governo è stato oggetto di pesanti condanne da parte della comunità internazionale ed ha perso legittimità anche tra gli etiopi.
Le controverse elezioni del maggio 2005, infatti, hanno dato luogo a numerose manifestazioni represse nel sangue dalle autorità. Bilancio: 199 cittadini morti e 60000 arrestati, tra cui i leader dei principali partiti d'opposizione, con l'accusa di "oltraggio alla Costituzione". Poi, nel luglio 2007, 35 dei 38 membri dell'opposizione indagati per "complotto contro la Costituzione" ed "incitazione alla ribellione armata" sono stati condannati all'ergastolo. Tra loro, Hailu Shawel, capo del principale partito d'opposizione (la Coalition for Unity and Democracy), ed il sindaco eletto di Addis Ababa, Berhanu Nega. Qualche giorno dopo il verdetto i due sono stati graziati e liberati, facendo sorgere sospetti che tanta clemenza improvvisa sia stata ordinata dagli Stati Uniti, grande alleato dell'Etiopia. In seguito all'11 settembre 2001 gli USA forniscono ogni anno all'Etiopia un importante aiuto militare ed umanitario, adducendo la mtivazione che il Paese rappresenta un'isola di stabilità in una regione dominata da scontri armati. Più verosimilmente gli Stati Uniti hanno molto a cuore le sorti dell'Etiopia perché essa è il Paese più popoloso della regione e, ancora più importante, perché è l'unico Paese a maggioranza cristiana in un'area dominata dalla fede musulmana, spesso nelle sue componenti più radicali. Infatti, il governo di Washington ha bisogno dell'Etiopia per tenere sotto controllo la regione e nel 2007 ha accordato al Paese 200 milioni di euro per finanziare la lotta al terrorismo islamico. Che però non è l'unico "fronte di guerra" che l'Etiopia tiene aperto attualmente.
Sul piano interno, movimenti di opposizione armata, principalmente l'Ogaden National Liberation Front (ONLF) e l'Oromo Liberation Front (OLF), continuano nell'opera di destabilizzazione del governo, pur non costituendo una minaccia diretta.
Il 24 aprile 2007 l'ONLF aveva attaccato un sito petrolifero nell'est dell'Etiopia gestito dalla compagnia cinese Zhongyuan, filiale di Sinopec, uccidendo 74 persone. Al raid, che voleva essere un avvertimento alle multinazionali straniere operanti in una regione privata del suo "diritto all'autodeterminazione", l'esercito di Meles Zenawi (uno dei meglio equipaggiati del continente) ha risposto con una repressione violentissima nella regione interessata (chiamata Ogaden dagli autoctoni, ufficialmente Sud-Est, al confine con la Somalia): villaggi bruciati, assalti ai civili, donne violentate ed uomini torturati, blocco commerciale, arresti. Tutto ciò ha prodotto una crisi umanitaria non da poco causata dalle fughe e dalla carenza di cibo. Le attività della Croce Rossa e di Medecins sans Frontières sono state sospese e le due organizzazioni non sono state autorizzate a recarsi in zona, mentre numerosi giornalisti che seguivano la storia sono stati arrestati e deportati.

Non lontano dall'Ogaden, l'esercito etiope è implicato in un'altro conflitto che alla lunga potrebbe definirsi disastroso. Il 24 dicembre 2006 Zenawi ha infatti impegnato le sue truppe in Somalia al fianco del governo federale di transizione diretto da Abdallahi Yusuf Ahmed allo scopo di rovesciare i tribunali islamici al potere a Mogadishu. Non ci volle molto (con il sostegno logistico degli Stati Uniti che ne approfittarono per lanciare degli attacchi "mirati" contro dei siti che secondo loro servivano da rifugio a militanti di Al-Qaida), ma da allora la situazione sta assumendo i contorni di un incubo per l'esercito etiope, attaccato persino nelle zone urbane da militanti che ormai non esitano a ricorrere agli attacchi suicidi.
Ma ora è difficile per Zenawi ritirarsi: un ritiro unilaterale agli occhi dei ribelli somali apparirebbe come una ritirata, galvanizzandoli, ed il governo provvisorio non durerebbe più di un paio di giorni. Ed a questo punto il soccorso non arriverebbe né dall'Unione Africana (che nel quadro dell'Operazione "Amisom" ha schierato solo 1600 soldati ugandesi) né tantomeno dalle Nazioni Unite, che non vogliono veder ripetersi in alcun caso gli esiti catastrofici dell'Operazione "Restore Hope" del 1993. Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-Moon infatti ha mandato un messaggio chiaro che le Nazioni Unite non corse al salvataggio dell'Etiopia, dicendo che l'ipotesi di un intervento in Somalia non è "fattibile né realistico", mentre il Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari John Holmes ha "consigliato" alle truppe etiopi di evitare "attacchi indiscriminati e sproporzionati che possano colpire i civili".

Impantanata in questi conflitti, l'Etiopia accusa l'Eritrea di Isaias Afewerki di attizzare il fuoco rifornendo di armi non solo i ribelli somali, ma anche l'ONLF e l'OLF.
Le relazioni con i cugini eritrei sono avvelenate anche a causa del rifiuto del governo di Zenawi di piegarsi, dal 2002, alla frontiera tracciata dalla Eritrea – Ethiopia Boundary Commission, che aveva in un primo momento accettato. La mobilitazione di forze da parte di Addis Ababa lungo la frontiera contesa ha esaperato i diplomatici internazionali che cercano di risolvere questa pericolosa impasse.
Ma a Zenawi non piacciono le critiche: sei diplomatici norvegesi sono stati espulsi dal Paese nell'agosto 2007 per "nuocere agli interessi dell'Etiopia" essendo intervenuti su questo dossier.

A chi lo critica, Zenawi risponde sottolineando le buone prestazioni economiche che l'Etiopia registra da quando il suo governo è al potere, citando un tasso annuo di crescita medio del 10,7% tra il 2003 ed il 2007 contro la media del 5,8% degli altri Paesi sub-sahariani.
La popolazione etiope però soffre ancora a causa di gravi carenze sociali: 3 milioni di etiopi ogni anno hanno bisogno di assistenza alimentare, l'aspettativa media di vita è di circa 43 anni, il consumo elettrico è pari a 30 KWh per abitante e l'acqua potabile è accessibile solo al 22% della popolazione (ultimo posto nella graduatoria dei Paesi africani, peggio anche della Somalia).
Con un aumento del budget militare del 16% (ovvero 36,5 milioni di euro supplementari), come farà il governo ad assicurare agli etiopi un miglioramento del livello di vita che vada di pari passo con la crescita economica?

Per la Mente (Libri). Anche la bibliografia è gentilmente a cura della bibliofila (o bibliomane? ;-P ) Stefania:
Regina di Fiori e di Perle – Gabriella Ghermandi (scrittrice e performer italo-etiope);
Tempo di Uccidere – Ennio Flaiano (romanzo storico sulla colonizzazione italiana in Etiopia);
Cera e Oro – Mauro Curradi (un viaggio in Etiopia);
Dal ventre della iena. Ricordi della mia Giovinezza in Etiopia - Nega Mezlekia;
Ebano - Ryszard Kapuscinski;
Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate - Ryszard Kapuscinski;
Negus – Angelo Del Boca (il nostro storico del colonialismo);
Lemn Sissay (un poeta inglese di origini etiopiche, spesso scrive sulla ricerca delle proprie origini);
Le Cose che Porta il Cielo - Dinaw Mengestu (autore americano-etiope il cui libro citato ha vinto il Guardian First Book Award)


Per le Orecchie (Musica). Non sapevo nulla della musica etiope (non sapevo neppure che esistesse) finché alla biblioteca dell’Institut du Monde Arabe non mi sono imbattuta nella serie Ethiopiques: per curiosità ho comprato un CD e… bello bello bello! Il sito è http://www.ethiopiques.info/ e la maggior parte degli artisti che cito nella lista è presente nella collezione:
Alemayehu Eshete
Mahmoud Ahmed
Gigi
Alegu Ama
Asnaketch Worku
Tilahun Gessesse
Teddy Afro
Ali Birra
Aster Aweke
Temesgen
Tedmak
Tadesse Alemu

Per gli Occhi (Cinema):
Vas, vis et deviens (Radu Mihaileanu – IT: Vai e vivrai. La storia di un bambino cristiano che dall'Etiopia viene portato in Israele nel corso dell'Operazione Mosé e che finge di essere un falasha. Lo so, lo so: è pura propaganda ebraica, ma a me 'sto film fa piangere ogni volta. E poi il bimbo che interpreta Shlomo è tenerissimo! Comunque l'avete visto di sicuro anche voi…);
Téza (Haile Gerima – premiato alla Mostra del Cinema di Venezia con il Premio Speciale della Giuria ed il premio per la Miglior Sceneggiatura);
Harvest: 3000 years (Haile Gerima);
Sankofa (Haile Gerima);
Adwa, an African victory (Haile Gerima);
Child of Resistance (Haile Gerima);
Cela s'appelle l'aurore (Yemane Demissié)


Per il Cuore (Arte):
Loulou Cherinet


Per la Bocca (Cibo):
Berberé (un misto di spezie piccantissime. Dai, ve l’ho già raccontata quella della Festa dei Popoli di Giavera…);
Injera;
Doro Wat (è il "pollo piccante" che il padre di Chef Kumalé ricorda della sua prigionia in Etiopia! … Dite che leggo troppi libri di cucina?);
Kitfo (manzo crudo macinato ed aromatizzato con nither kebbeh -burro chiarificato speziato- e spezie varie);
Fitfit (injera spezzettata condita con spezie: la colazione del campione… adesso ho capito come fanno i mezzofondisti: sono dopati di chilli!);
Dulet (trippa, fegato, manzo e peperoni accompagnati da injera e spezie piccanti… anche questo si mangia a colazione);
Tej (idromele aromatizzato con foglie e rametti polverizzati di una pianta di nome gesho);
Tella (birra tradizionale etiope, ricavata dalla fermentazione di teff e mais, o, in alcune regioni, sorgo, orzo o miglio, ed aromatizzata col gesho)



So che non c’entra nulla, ma non siete d’accordo con me che le donne etiopi sono tra le più belle al mondo? Io ogni volta che ne vedo una rimango incantata... Allora ecco una cosa che mi aveva scritto Stefania: “[...] secondo gli antichi greci, gli etiopi erano persone di una bellezza talmente straordinaria da essere adorati persino dagli dei. Secondo la mitologia greca, il colore scuro della loro pelle è dovuto al fatto che un giorno il sole si avvicinò troppo alla terra.”


Colonna sonora: Abay (Gigi)

Wednesday, October 22, 2008

Côte d'Ivoire, le elezioni dei rancori.


Nome Ufficiale: République de Côte d'Ivoire (nonostante il nome ufficale sia diventato Côte d'Ivoire in tutte le lingue, io nel post continuerò a chiamare il Paese Costa d'Avorio - semplicemente per la mia pigrizia nel metter gli accenti)
Capitale: Yamoussoukro (sempre perché ho studiato geografia sui libri degli Anni '70, io ero convinta che la capitale fosse Abidjan…)
Superficie: 322.460 km²
Popolazione (2007): 18,4 milioni (fonte: World Bank)
Popolazione urbana (2006): 45% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Tasso d'analfabetismo (2007): 51,3% (fonte: Africa Economic Outlook 2007)
Lingua: francese (ufficiale), dioula, baoulé, bété, senoufo…
Religione: Cristianesimo, Islam
Gruppi etnici: Senoufo, Dan, Agri, Beté, Baoulé, Dioula, Malinke…
PIL (2006): 19,5 miliardi USD (fonte: World Bank e IMF)
Indipendente dalla Francia dal 7 agosto 1960
Capo di Stato:
Laurent Gbagbo (in carica dalle elezioni presidenziali del 22 ottobre 2000)
Wikipedia Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Costa_d'Avorio

Il 2008 era stato indicato da ribelli ed ufficiali filo-governativi come l'anno della riunificazione dopo oltre cinque anni di divisioni, giusto completamento del processo di pace iniziato con l'accordo firmato il 4 marzo 2007 a Ouagadougou dal Presidente Laurent Gbagbo e dal rappresentante delle Forces Nouvelles (FN) Guillaume Soro, attuale Primo Ministro.
Questo documento prevedeva l'identificazione dei numerosi sans papiers che vivono nel Paese, la spedizione di carte d'identità e l'aggiornamento delle liste elettorali in vista di un' "elezione presidenziale democratica e trasparente". Inizialmente prevista per gennaio 2008, la consultazione elettorale era stata rimandata sine die, ma, in un'intervista esclusiva a Jeune Afrique (n. 2490), Guillaume Soro conferma che la data delle elezioni è stata fissata al 30 novembre prossimo (qui il link all'intervista originale in francese; per chi volesse una traduzione in italiano, potete chiedermela ed in un paio di giorni ve la invio per e-mail. Comunque, pur non condividendo tutte le sue idee, trovo Soro un personaggio molto affascinante. Ho deciso, da grande voglio diventare anch'io come lui!)
Le elezioni si presentano già infuocate, dato che tra i candidati non corre esattamente buon sangue.
I tre candidati alla presidenza della Costa d'Avorio sono Laurent Gbagbo (63 anni), l'ex-Presidente Aimé Henri Konan Bédié (74 anni) e l'ex-Primo Ministro Alassane Dramane Ouattara (66 anni).
Tre leader, tre scuole politiche ed una poltrona. La corsa è incontestabilmente serrata.
Quando nell'ottobre 2000, nel quartier generale del suo comitato elettorale di Cocody ad Abidjan, il candidato socialista del Front Populaire Ivoirien (FPI) si autoproclama Presidente della Repubblica di fronte al Gen. Robert Gueï che aveva annunciato la sua vittoria, Laurent Gbagbo sapeva di rischiare grosso: sapeva che questo bluff poteva o essergli fatale o essere la fine del suo status di oppositore. Allora, quel giorno, ha selezionato le parole, pesato le frasi e lanciato agli ivoriani, per la prima volta nella storia del Paese, l'idea di un'insurrezione popolare: "Chiedo a tutti i militanti di alzarsi per fare da barriera all'impostura. Chiedo che in tutte le città della Costa d'Avorio ed in tutti i quartieri, i patrioti scendano in strada fino a che il diritto sia riconosciuto, fino a che il generale faccia marcia indietro." Gbagbo aveva sentito che la sua ora era venuta e, dal 26 ottobre 2000, è il Presidente della Costa d’Avorio eletto in “condizioni di calamità”. E vuole restarlo, ripresentandosi per un altro mandato.
Malgrado la situazione di crisi politico-militare verificatasi nel paese dal 2002 con la ribellione condotta da Guillame Soro, Gbagbo si è impegnato a rifinire le sue ambizioni, di modo che oggi i rapporti di forza sul fronte politico pendano leggermente in suo favore. Al termine di otto anni di presidenza, questo presidente “atipico”, storico di formazione, che detiene il record di durata al Palazzo Presidenziale (escludendo il defunto Félix Houphouët-Boigny), dorme sonni tranquilli sul confortevole materasso finanziario rappresentato dai 55 miliardi di franchi CFA accordati annualmente al Capo di Stato della Costa d’Avorio. Tutto ciò, unito ad una visione “personalistica” dell’economia, gli ha permesso di rendere il FPI una vera macchina da guerra che spazza via tutto al proprio passaggio. Parecchi militanti e quadri di altre formazioni politiche hanno cambiato bandiera ed attualmente militano nel partito del presidente. Gbagbo intende appoggiarsi a queste personalità che hanno dato una forma alla Costa d’Avorio di oggi (la più importante delle quali è Laurent Dona Fologo, attualmente presidente del Conseil Economique et Social e più volte ministro nei diversi governi di Houphouët-Boigny). Un altro elemento messo in funzione per favorire la sua vittoria è il Congrès National de la Résistance pour la Démocratie (CNRD), composto essenzialmente da sindacati, partiti politici ed associazioni. Laurent Gbagbo ha piazzato i quadri del suo partito a capo di tutte le strutture dello Stato e degli organismi parastatali, nonché delle maggiori imprese private ivoriane tramite prestiti emessi dalla Banque Nationale d’Investissement (BNI) diretta da Victor Silué Nembelessini, molto vicino a sua moglie, l’influente Simone Gbagbo.
Aldilà delle considerazioni strategiche, Laurent Gbagbo gode di un reale capitale affettivo in seno ad una parte della popolazione: la sua spontaneetà, il suo parlare in maniera franca, la sua “desacralizzazione” della funzione presidenziale… per molti ivoriani Gbagbo è “uno di loro”. Inoltre, un altro dei suoi punti di forza, è il fatto di essere riuscito a far credere a buona parte della popolazione che la lotta che viene condotta contro di lui non è altro che un tentativo di ricolonizzazione della Costa d’Avorio da parte della Francia e si è sforzato a più riprese di riportare la crisi ivoriana in un’idea di lotta per il nazionalismo africano, presentandosi come l’erede della grande tradizione decolonialista africana. A tal proposito, basta dare un’occhiata al sostegno che arriva a Gbagbo dall’estero: suoi “partigiani” sono Lansana Conté della Guinea, il presidente angolano José Eduardo dos Santos, il maliano Alpha Oumar Konaré (ex-Presidente del Mali e dell’Unione Africana), la Guida libica Qaddafi e l’ex-presidente sudafricano Thabo Mbeki.
I suoi rapporti con la Francia, che continua a giocare un ruolo fondamentale nella gestione economico-politica delle sue vecchie colonie, sono invece piuttosto ambigui, ma sembrano comunque essersi distese da quando ad occupare l’Eliseo è Nicolas Sarkozy.
Il più anziano tra i candidati, Aimé Henri Konan Bédié, ha dimostrato durante la sua carriera di essere l’immagine della fenice, che rinasce dalle sue ceneri. Durante la sua presidenza, iniziata nel 1993 in seguito al decesso del Presidente Félix Houphouët-Boigny, si è avuto il primo putsch militare del paese, diretto dal defunto generale Robert Guëi, che venne accolto come un eroe dalla folla giubilante. Nessun analista poteva prevedere che dopo il 24 dicembre 1999 ci sarebbe stato ancora posto per lui sullo scacchiere politico nazionale. Nel 2001, due anni dopo la sua caduta, ha definitivamente adottato una logica di riconquista del potere, che, secondo lui, gli spettava di diritto essendogli stato consegnato dal “padre dell’indipendenza” Houphouët-Boigny poco prima della propria morte. Da allora, cerca in tutti i modi di tornare a capo del paese ed il prossimo scrutinio è la sua ultima chance di presentarsi, prima di superare il limite d’età stabilito dalla Costituzione. In quest’ottica, la sconfitta non è ammessa da quest’uomo, che, prima di dirigere il Paese e fomentare l’odio interetnico con la sua enfatizzazione dell’ivoirité (la pura razza ivoriana, se mi passate l’espressione) e le leggi volte a reprimere il potere politico di ivoriani di origine straniera (soprattutto burkinabé, che in Costa d’Avorio sono sempre stati molto numerosi) e militari, ha dedicato tutta la vita all’impegno politico. Bédié è stato il primo ambasciatore negli Stati Uniti ed in Canada, poi, dal 1966 al 1977, ha diretto il Ministero degli Affari Economici e Finanziari, diventando in seguito deputato e sindaco di Daoukro e, a partire dal 1980, Presidente dell’Assemblea Nazionale. Un ciclo concluso con la presidenza della Repubblica di Costa d’Avorio, ma che Bédié, attualmente presidente del Parti Démocratique de Côte d’Ivoire – Rassemblement Démocratique Africain (PDCI-RDA), vuole riaprire. Per contrastare il FPI al potere, Bédié denuncia la disuguaglianza sociale, la concussione ed il nepotismo ai più alti livelli dello Stato e le sue prese di posizione hanno spesso personalizzato il dibattito politico, lanciando attacchi diretti unicamente a Laurent Gbagbo. Per attuare il suo piano di riconquista del potere, l’ex-Presidente della Repubblica ha riattivato i suoi comitati all’estero e si è circondato di personaggi di caratura internazionale, primo fra tutti Daniel Kablan Duncan, ex-Primo Ministro e persona dalla reputazione di uomo onesto e determinato.
Nonostante la repressione politica ed il clima di violenza istituzionale del periodo, oggi molti ivoriani rimpiangono l’“era Bédié”, un’epoca certo segnata da tensioni quotidiane, ma non da “squadroni della morte”, assassini politici e ribellione. Bédié ed i suoi partigiani stimano che il suo percorso politico sia stato deviato in maniera iniqua e forzata e la sua vittoria le presidenziali sarebbe, in definitiva, il giusto ritorno alla normalità. La realtà, però, è cambiata e, nonostante Bédié – malgrado le critiche contro la sua passata presidenza – goda ancora di un grande favore presso l’etnia Akan (che rappresenta circa il 40% della popolazione), il PDCI-RDA non è più al potere da 9 anni e le finanze del partito, un tempo rimpinguate dalle casse di Stato, restano insufficienti per fronteggiare il partito di Gbagbo e fare una campagna alla sua altezza per sperare di vincere le presidenziali. Ciononostante, la stanchezza degli ivoriani nei confronti della guerra e la constatazione della crescente pauperizzazione del loro Paese potrebbero essere dei fattori a suo vantaggio.
Ma la partita non è ancora chiusa, perchè le voci dell’opposizione si dividono tra Bédié ed il Rassemblement des Républicains (RDR) di Alassane Dramane Ouattara.
Il RDR ha partecipato finora ad una sola elezione: le municipali del 2004, che ha vinto davanti al PDCI ed al FPI.
Ouattara, oltre al suo entourage di 21 politici di alto valore, può contare anche sulle sue relazioni internazionali, che potrebbero costringere il regime ivoriano ad organizzare un'elezione veritiera, trasparente e democratica. A Parigi le cose sono cambiate dalla partenza del Presidente Jacques Chirac nel 2007: i legami affettivi tra Houphouët-Boigny e Chirac quasi obbligavano quest'ultimo a preferire Bédié rispetto agli altri candidati: comunque Houphouët-Boigny era stato sei volte ministro durante la IV Repubblica e ministro di Stato nel 1958 in Francia… mica pizza e fichi!
Da parte sua, Ouattara era considerato un atlantista dai collaboratori di Chirac, ma, ciononostante, ha potuto tessere una buona rete di connessioni all'interno della classe politica francese: una "rubrica" riempita nel tempo passato come Primo Ministro della Costa d'Avorio dal 1990 al 1993, poi come direttore generale aggiunto al Fondo Monetario Internazionale con il francese Michel Camdessus come direttore generale. Inoltre, è amico di lunga data del presidente francese Nicolas Sarkozy, cosa che ha portato i suoi sostenitori a decretare che Ouattara ha la vittoria in pugno.
Alassane Dramane Ouattara ha anche amici miliardari, come Vincent Bolloré e Martin Bouygues in Francia e Georges Soros negli Stati Uniti, ma è soprattutto in Africa che conta numerosi sostenitori, come il presidente gabonese Omar Bongo, il burkinabé Blaise Compaoré, la liberiana Ellen Johnson-Sirleaf e l'ex-segretario generale dell'ONU, il ghanese Kofi Annan.
Quando diventò Primo Ministro nel 1990, un rapporto della Banca Mondiale indicava che "il 10% di privilegiati si accaparrava il 43% delle ricchezze" del Paese. Ouattara rimise velocemente gli ivoriani in carreggiata: obbligò i baroni del PDCI a pagare le tasse, ridusse drasticamente il carrozzone statale. E beneficiò di un opinione favorevole in seno alla popolazione. Ma questo esercizio di salubrità pubblica non piacque a tutti, a cominciare dai membri del suo partito, il PDCI. Inoltre, la voce che Houphouët-Boigny, che aveva modificato 17 volte l'articolo 11 della Costituzione per permettere a Bédié di succedergli, desiderasse affidare la propria successione a Ouattara, non fece che aggiungere legna al fuoco.
Alla morte di Houphouët-Boigny, con Bédié presidente, il PDCI mise pubblicamente in causa la nazionalità di Ouattara: i media si scagliarono contro "ADO il mossi" (la principale etnia del vicino Burkina Faso), l'amministrazione del PDCI-RDA lo accusò di aver imbrogliato sulla sua nazionalità ivoriana. Iniziò allora una guerra giuridica. All'epoca, e a più di 80 anni, la madre di Ouattara, Hadja Nabintou Cissé, venne sottoposta dalla polizia ad un interrogatorio di oltre quattro ore con la questione ricorrente "Alassane Ouattara è davvero suo figlio?". L'ultima frontiera della morale politica.
Fu proprio per sbarrargli la strada delle presidenziali del 1995 che Henri Konan Bédié inventò il concetto di ivoirité, la cui conseguenza è stat oil degradamento del clima sociopolitico. Inoltre, accusò Ouattara di aver progettato un colpo di Stato "dolce" per prendere il suo posto alla morte di Houphouët-Boigny e lo minacciò di arresto per "insubordinazione". Infine Bédié lo accusa di essere anche dietro il putsch che l'ha cacciato dal potere nel 1999.
Il socialista "oppositore storico" Laurent Gbagbo ha anch'egli dei conti in sospeso con Bédié e Ouattara: quando era stato arrestato nel 1991 nel corso di una marcia di protesta, i due uomini erano rispettivamente Presidente dell'Assemblea Nazionale e Primo Ministro.
Oggi, Bédié e Ouattara sono uniti nel denunciare il regime di Gbagbo, colpevole, secondo loro, del carnaio scoperto nel 2000 nella comune di Yopougon vicino Abidjan (57 corpi, per la maggior parte crivellati di pallottole) e soprattutto del deterioramento della vita politica. Lo accusano inoltre di aver cercato di assassinarli durante i moti del 19 settembre 2002, data dello scoppio della crisi politico-militare, ma di non essere riuscito nell'intento solo perché i due si erano rifugiati presso dei diplomatici.
Aldilà di questi rancori, saranno tre scuole politiche ad affrontarsi: quella degli "ereditieri" incarnati da Henri Konan Bédié, quella degli oppositori di lunga data che a volte hanno pagato con la vita simboleggiati da Laurent Gbagbo ed infine la scuola di coloro che hanno appreso la pratica democratica in Occidente, i cosiddetti "tecnocrati", rappresentati da Alassane Ouattara.
Sarà interessante vedere che piega prenderanno le alleanze nel caso di un secondo turno di voto… Se eventualmente Gbagbo non andasse al secondo turno, Alassane Ouattara non potrebbe comunque contare sui voti del FPI. Ouattara e Bédié sono alleati nel quadro di una piattaforma politica chiamata Rassemblement des Houphouëtistes pour la Démocratie et la Paix (RHDP), quindi, a meno di giochi sporchi da parte di Bédié, nel caso il secondo turno di votazioni fosse tra Gbagbo e Ouattara, quest'ultimo dovrebbe ricevere i voti del PDCI.
E Soro? Avendo avuto rapporti stretti con tutti e tre i candidati, finora il Primo Ministro non si è sbilanciato, ma presto dovrà prendere una posizione. Staremo a vedere…
Per ora… si accettano scommesse.

Per la Mente (Libri):
Les soleils des indépendances (Ahmadou Kourouma, non so se questo libro è stato tradotto in italiano);
En attendant le vote des bêtes sauvages (Ahmadou Kourouma, questo libro è stato pubblicato in italiano – se non sbaglio dalle edizioni e/o – con il titolo Aspettando il voto delle bestie selvagge);
Allah n'est pas obligé (Ahmadou Kourouma, anche questo libro è stato pubblicato in italiano dalle edizioni e/o – credo – con il titolo Allah non è mica obbligato);
Carnets de prison (Bernard Binlin Dadié);
Climbié (Bernard Binlin Dadié);
Une vie de crab (Tanella Boni);
Matins de couvre-feu (Tanella Boni);
Elle sera de jaspe et de corail (Werewere Liking);
La mémoire amputée (Werewere Liking)

Per le Orecchie (Musica): la musica ivoriana è attualmente una delle più quotate del continente e le nuove tendenze (zouglou e, soprattutto, coupé-décalé) vengono ormai "copiate" in molti altri Paesi dell'Africa Nera. Ma anche il reggae ivoriano va molto forte, graze alle star Alpha Blondy e Tiken Jah Fakoly, conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.
Alpha Blondy
Tiken Jah Fakoly
Magic System (vi giuro, sono passata indenne da tutte le varie "manie da boyband": Take That, Backstreet Boys, 'Nsync mi hanno lasciato completamente indifferente, ma loro… li ADORO! Saaaaraaaa, il CIDDÌ!!!)
Dobet Gnahoré
Douk Saga
Espoir 2000
Jean-Jacques Kouamé
Ernesto Djédjé
Aïcha Koné
Yelemba D'Abidjan
Le Zagazougou
Angelo
Zo Gang

Per gli Occhi (Cinema):
Adanggaman Roi Nègre (Roger Gnoan M'Bala);
Au nom du Christ (Roger Gnoan M'Bala);
Bouka (Roger Gnoan M'Bala);
Le 6ème doigt (Henri Duparc);
Caramel (Henri Duparc);
Wariko, le gros lot (Fadika Kramo-Lancine)

Per la Bocca (Cibo):
Kedjenou (salsa speziata di carne ed ortaggi);
Yam al forno (con uova, burro, noce moscata e cannella);
Calalou (zuppa di verdure e carne di manzo, pollo o pesce);
Aloko (banane fritte)

Per il Cuore (Arte):
Gilbert G. Groud


colonna sonora: Bouger Bouger (Magic System)